"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
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mercoledì 6 marzo 2013

Rubbiano, l'autorizzazione fantasma


Lo scorso 18 dicembre la Provincia di Parma, come ente responsabile, ha confermato la chiusura positiva dell’iter autorizzativo per il rinnovo dell'Aia, riguardante il coincenerimento di rifiuti speciali pericolosi di Laterlite, a Rubbiano.
Il provvedimento ha ottenuto il via libera in sole tre sole sedute della conferenza dei servizi, suscitando stupore per la celerità davvero sorprendente con la quale viene nuovamente rilasciata un’autorizzazione molto discussa e contestata.
Sono passati tre mesi e dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) non vi è traccia.
Il rinnovo, come detto, è avvenuto a tappe forzate, ma per il momento nessuno vedere il documento.
Le linee guida di una nuova autorizzazione devono tendere ad un miglioramento complessivo degli standard ambientali.
Per questo il comitato Rubbiano per la vita chiede che si renda pubblica l’Aia.
Vorremmo verificare quali sono le misure adottate per ridurre sensibilmente le emissioni in atmosfera, passaggio obbligato per alleggerire l’impatto ambientale, in aderenza con la direttiva vigente.
I temi dell’informazione e della trasparenza sono importanti.
Non è stato possibile partecipare come comitato alla conferenza dei servizi, rimasta off-limits per i cittadini.
Contiamo quindi che a breve ci sia la convocazione del rinnovato Osservatorio Ambientale, per approfondire con gli enti preposti le motivazioni che hanno portato al rinnovo e le novità introdotte ai fini del miglioramento degli impatti.
Ci pare del tutto evidente che consideriamo scontata la consegna del documento di AIA in tempi brevi: non è pensabile che ci voglia più tempo per distribuire un documento che per approvarlo.

Comitato Rubbiano per la Vita

giovedì 14 febbraio 2013

Monitoraggio sanitario, a Rubbiano cittadini di serie B?

“Garantire sicurezza al territorio e ai cittadini. E’ questo l’obiettivo dell’attività di monitoraggio programmata, su mandato delle istituzioni, dall’Ausl di Parma prima dell’avvio del termovalorizzatore”.
Con queste rassicuranti parole inizia il comunicato stampa diramato dalla Provincia di Parma a seguito della presentazione del progetto di sorveglianza sanitaria che servirà ad evidenziare gli eventuali effetti nocivi delle emissioni del costruendo inceneritore di Parma.
Non un gran sollievo per i cittadini coinvolti nelle zone di ricaduta, che almeno potranno controllare il livello di peggioramento del territorio in cui vivono legato all’incenerimento di 130 mila tonnellate all’anno di rifiuti, perché certamente la condizione non potrà migliorare.
Noi che viviamo a Rubbiano, Ramiola, Fornovo, ecc. , invece, un impianto di co-incenerimento di rifiuti speciali pericolosi lo abbiamo già, a due passi dai centri abitati, con emissioni inquinanti, ampiamente certificate, ma per noi nessun piano di monitoraggio e analisi. Si tratta dello stabilimento di Laterlite, per il quale la Provincia stessa autorizza il co-incenerimento di 65 tonnellate all’anno di oli esausti ed emulsioni oleose.
O, perlomeno, queste erano le quantità autorizzate dall’AIA in scadenza a fine 2012. Della nuova autorizzazione infatti non sappiamo nulla, la conferenza dei servizi è rimasta off-limits per i rappresentanti dei cittadini.
Il comitato però non si è dato per vinto ed ha inviato alla stessa conferenza le proprie considerazioni e richieste.
Una di queste riguarda proprio l’esecuzione di uno studio epidemiologico e di monitoraggi sulle matrici ambientali, al fine di approfondire il tema dell’impatto sanitario e verificare se ciò possa essere riferibile alle emissioni di Laterlite.
Naturalmente per fare questo serve studiare precisamente le zone di ricaduta, in relazioni ai venti, alle correnti ed ai fenomeni climatici come l’inversione termica. Abbiamo anche chiesto l’analisi di matrici biologiche: aria, acqua, vegetali, licheni, ma soprattutto tessuti di bioaccumulo, come il grasso animale ed il latte materno sempre nell’ottica di approfondire l’argomento.
Di tutto ciò ancora nulla. Chiediamo che al più presto ciò che è stato pianificato per l’inceneritore di Parma possa essere proposto ed attuato anche qui, tra Val Ceno e Val Taro, dove le emissioni del camino di Laterlite da ormai oltre un decennio rilasciano in atmosfera, diossine, PCB, metalli pesanti, furani, composti organici volatili e molti altri inquinanti che pur essendo monitorati , senza dubbio contribuiscono a render critica la situazione ambientale.
Nell’incontro pubblico del 16 novembre, a Rubbiano, il dott. Pirondi (Ausl) ci disse che lo studio si può fare, ma mancano le risorse.
Noi crediamo che le risorse vadano trovate, perché la tutela del territorio, della salute e dell’ambiente non prevedono compromessi. Crediamo che non sia solo un problema di risorse, ma molto dipenda alla volontà di percorrere la strada della trasparenza e della chiarezza.
Leggiamo nel comunicato della Provincia, che è stato l’ente stesso ad imporre le attività di monitoraggio ad Enia (oggi Iren), sull’Autorizzazione Integrata Ambientale. Non capiamo perché a Parma sì e a Rubbiano no. Eppure l’attività di co-incenerimento è parificata a quella di incenerimento puro, a livello normativo Laterlite è sottoposta agli stessi limiti emissivi.
Allora perché non agli stessi controlli? Agli stessi monitoraggi a tutela del territorio?
Attendiamo fiduciosi, d’altronde gli attori protagonisti, a Parma come a Rubbiano sono gli stessi, la Provincia, l’Arpa , l’Ausl, i sindaci del territorio, non siamo e non ci riteniamo cittadini di serie B ed è per questo che pretendiamo che ogni iniziativa a tutela e garanzia di ambiente e salute che riguarda l’impianto di Parma si debba prevedere per quello di Rubbiano che oltre tutto è un impianto privato e non ha nessuna funzione pubblica.

Comitato Rubbiano per la Vita

martedì 6 novembre 2012

Laterlite, l'ambiente, la salute

Sabato 20 ottobre Laterlite ha illustrato sulla Gazzetta di Parma la propria attività, proponendosi come società sensibile ai temi ambientali e con un irrilevante impatto sul territorio.

Oggi sarebbe davvero difficile autorizzare un impianto privato di co-incenerimento di rifiuti pericolosi, tenendo conto del principio di precauzione, del buon senso e della legge, che impone una distanza minima di 500 metri dal primo centro abitato, regola che ci illumina sul potenziale 
impatto di impianti insalubri di prima classe come è quello di Laterlite.

Il comitato Rubbiano per la vita non ha mai negato la legittimità di un’attività privata, autorizzata al coincenerimento di 65000 tonnellate all'anno di rifiuti pericolosi nell'ambito della propria attività, ma desidera dare voce ai cittadini che pongono domande sul potenziale impatto ambientale e quindi sanitario, data la quantità delle emissioni inquinanti, ancorché normate dalla legge vigente. Purtroppo gli annunci dell’azienda non contribuiscono a rasserenare e tranquillizzare le persone che vivono nei pressi di tale realtà, un territorio, ricordiamolo, fortemente antropizzato, di grande pregio naturalistico, situato al centro della food valley.

Il comitato da sempre vuole essere attento alle criticità ambientali con particolare attenzione alle possibili conseguenze sulla salute umana e per questo si muove su tre obiettivi principali:

1) La riduzione degli inquinanti immessi in atmosfera, che come prescrive Aia (Autorizzazione Integrata Ambiente), devono diminuire; 
2) L'integrazione, intensificazione e trasparenza dei controlli eseguiti da Arpa, organo preposto; 
3) L'informazione puntuale sull'autorizzazione e sui dati forniti.

Ci pare doveroso entrare nel merito delle questioni, per dare il nostro contributo.

Ci poniamo alcune domande.

Laterlite è in grado di garantire che le sostanze inquinanti che immette in atmosfera, ancorché sotto la soglia di legge, non abbiano un impatto ambientale e quindi sanitario, così come l’estrema positività al test sulla mutagenesi di tutto ciò che esce dal camino?

Perché la diossina immessa in atmosfera negli ultimi 5 anni, si è moltiplicata 50 volte, attestandosi agli 0,5 grammi del 2011, travisando lo spirito dell’Aia?

Perché il valore degli ossidi di azoto Nox (pericoloso inquinante) è pubblicato ridotto di circa il 50% rispetto ai valori realmente emessi, in contrasto col principio di trasparenza?

Perché ai cittadini non è consentito partecipare alla conferenza dei servizi, momento decisionale molto importante in cui si possono modificare le caratteristiche di questi impianti?

In mancanza di risposte esaurienti e definitive, non ci pare che identificarsi, come fa Laterlite, come una azienda leader nel proprio settore ci metta al riparo dalle possibili conseguenze provocate sull'ambiente.

Il comitato si è fatto promotore di alcune analisi su matrici ambientali che, senza accusare nessuno, tanto meno Laterlite, hanno evidenziato uno stato di salute del territorio in cui viviamo perlomeno critico.

Per questo motivo i nostri sforzi si moltiplicheranno per raggiungere gli obiettivi individuati.

Una riflessione particolare crediamo vada fatta su come si liquida, forse in modo frettoloso, il potenziale impatto ambientale, insistendo sul fatto che le emissioni sono a norma di legge e certificate dai controlli dell’ente preposto.

Ricordiamo che nemmeno i camini dell'Ilva di Taranto presentano valori emissivi fuori legge, ma si ritiene ora che l’accumulo nel tempo abbia provocato le gravi conseguenze che sono agli onori della cronaca in questi giorni, considerazione che ci spinge a consigliare a tutti la massima prudenza.

Altra doverosa precisazione riguarda i rifiuti pericolosi trattati a Rubbiano, diversamente da quanto riportato dall'azienda, destano in noi preoccupazione. Nel 2010, sono state trattate, tra l’altro, emulsioni per circuiti idraulici, codice CER 130105, emulsioni oleose, codice CER 130507, emulsioni per macchinari, codice CER 120109, rifiuti pericolosi, che apparentemente non sembrano avere caratteristiche tali da poter sostituire il gas metano, in quanto a potere calorico come prescrive l’Aia vigente.

Dalle considerazioni espresse dall'amministratore delegato apprendiamo che il mercato ha subito una forte contrazione valutata in un calo del 50% dal 2007, cui però non ha corrisposto un dimezzamento dei rifiuti pericolosi trattati che sono utilizzati da allora in quantità invariata.

Se l’utilizzo dei rifiuti pericolosi è strettamente legato alla produzione, non si comprende come a un calo di produttività non sia seguito un corrispondente calo dei rifiuti utilizzati.

Il comitato intende proporre questi e altri argomenti di discussione che ritiene meritevoli di attenzione e approfondimento, nella sede legittima che è l’Osservatorio Ambientale, che il 4 luglio scorso vide con unanimità di consensi la sua rinascita.

Purtroppo ad oggi non è stato ancora convocato.

Non vi è alcuna intenzione persecutoria né diffamatoria da parte del Comitato Rubbiano per la Vita nei confronti di Laterlite.

Riteniamo invece che si stia aprendo solo ora un legittimo dibattito sulla gestione del territorio, che democraticamente riguarda tutte le sue componenti, ma soprattutto i cittadini che su quel territorio ci vivono con le proprie famiglie ed hanno il diritto di essere informati e di conoscere nella massima trasparenza, tutte le scelte strategiche che riguardano grandi impianti industriali come Laterlite.

Comitato Rubbiano per la Vita

martedì 9 ottobre 2012

Barilla & Laterlite, convivenza possibile?

Si inaugura il nuovo stabilimento di Rubbiano a fianco di Laterlite, co-inceneritore di rifiuti speciali e pericolosi. Quale compatibilità?


Lunedì 8 ottobre giungerà a Rubbiano il Presidente del Consiglio Mario Monti per inaugurare il nuovo stabilimento che Barilla ha realizzato a fianco dell’insediamento storico.

Il sito produttivo è costato circa 50 milioni di euro e permetterà all'azienda di internalizzare la produzione dei sughi pronti, mercato in forte crescita in Europa.

Non abbiamo però notato nessuna considerazione sulla localizzazione del nuovo polo produttivo, i cui impianti sono situati a poche centinaia di metri dal camino del co-inceneritore di Laterlite. L'azienda, che produce Leca ed altri isolanti per l'edilizia, incenerisce ogni anno oltre 60 mila tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, in particolare oli esausti ed emulsioni oleose, per alimentare il forno di cottura. Tale attività immette in atmosfera 100 mila metri cubi all'ora di aria contenente inquinanti come diossine, metalli pesanti, ossidi di azoto e zolfo, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, ed altre molecole preoccupanti.

Da tempo il Comitato Rubbiano per la Vita pone la questione dell’impatto ambientale di questa attività, proprio ed anche in relazione alla posizione centrale rispetto alla Food Valley. I nostri territori, alla congiunzione tra Valtaro e Valceno, fanno delle condizioni ambientali e delle attività agroalimentari un proprio punto di forza.

Da una parte uno dei marchi simbolo del food emiliano ed italiano, che fa della qualità e della sicurezza dei cibi uno dei propri dogmi aziendali.

Dall'altra un'attività insalubre e di riconosciuto impatto ambientale, così come certificato dall'autorizzazione attualmente in vigore, che parla appunto di combustione di rifiuti pericolosi.

Il pastificio più importante d'Italia ritiene che un co-inceneritore di rifiuti pericolosi situato accanto al proprio polo produttivo abbia un impatto trascurabile?

Non vi è nulla da eccepire e segnalare rispetto al potenziale impatto ambientale e sanitario dell’attività di co-incenerimento di Laterlite? Si pensa di mettere in campo azioni di controllo delle condizioni ambientali (aria, acqua e terreni) anche per tutelare i propri dipendenti che aumenteranno notevolmente?

Le domande sono per tutti.
I sindacati, ad esempio, sono solo organismi di tutela dei lavoratori e delle loro condizioni contrattuali oppure si occupano anche della salubrità e dell’ambiente in cui i lavoratori operano? E l’AUSL, data la presenza di tante attività agricole ed agroalimentari, ritiene del tutto inutile un monitoraggio delle matrici ambientali per valutare le reali condizioni del territorio?

I Consorzi di tutela di Parmigiano-Reggiano e Prosciutto di Parma, come giustificano un impianto in zona di produzione DOP?

Domande per ora senza risposte, che noi continueremo tenacemente a riproporre.

Quotidianamente vengono sponsorizzate azioni rivolte alla sostenibilità ed alla tutela dell'ambiente, vedi il “Center for Food & Nutrition”, tutti i giorni nei comunicati e sui siti web si ragiona su “Alimentazione e benessere per una vita sana”, ponendo attenzione ai concetti di “impronta ecologica” e di sostenibilità ambientale.

Questo lodevole intento è poi applicato anche alle realtà produttive?

Quale compatibilità esiste fra una attività di coincenerimento di rifiuti speciali pericolosi e quella di un produttore di specialità alimentari?


Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

lunedì 30 maggio 2011

Il nostro deprimente oggi

Viviamo giorni bui.

Balliamo sull'orlo del baratro, grasse risate davanti al nulla, quasi a fingere di non sapere e non conoscere verso dove stiamo tutti andando, coscientemente.

Lo stato di salute del nostro territorio, e della nostra gente, è preoccupante.

Eppure ogni giorno assistiamo a questo far finta di nulla, perché non bisogna allarmare, bisogna star tranquilli, calma e gesso.

Come scheletri che anche vestiti rimangono tali, l'eterna finzione della green city, delle greenways, della green economy, quando a Ugozzolo si costruisce la demolizione del futuro e l'aria è già oggi irrespirabile, senza bisogno di peggiorarla ulteriormente.

Ci accusano di terrorismo e di essere talebani, e abbiamo ribadito che per la salute lo siamo eccome, perché la salute dei nostri cari non ha prezzo ne bandiera.

Ci sembra veramente da dementi il far finta di non avere ascoltato le pesanti parole dei medici, che il 23 marzo scorso, in seduta congiunta delle commissioni ambiente a sanità, hanno sciorinato dati a voce unica, ma inutilmente.

Ci hanno spiegato i rischi e i meccanismi di questi rischi.

Le uniche risposte sono state le schermaglie partitiche, una immensa, irraggiungibile mediocrità, da parte dei nostri amministratori, di quale parte non sembra far mutare il giudizio.

Una superficialità preoccupante ma che specchia lo stato delle cose del nostro mondo di oggi.

Sarebbe tanto facile fare luce definitiva su questi argomenti così importanti per il nostro futuro.

Talmente semplice che nessuno ha il coraggio di produrre fatti e non chiacchiere.

Basterebbe eseguire i campionamenti sulle matrici biologiche: polli, uova, latte materno, cercando gli inquinanti dove ci sono e non dove non ci sono.

Prelevando nelle zone giuste, come ad esempio vicino all'inceneritore di Rubbiano, che da 10 anni sta emettendo fumi su Fornovo. Qui nel 2007 Arpa aveva eseguito test di mutagenesi, che erano risultati tutti positivi (nel senso che i campioni prelevati erano tossici, quindi pericolosi) ma nulla si è mosso nonostante questi dati allarmanti e il silenzio è tornato ad essere opprimente.

Stiamo assistendo ad una vera e propria pandemia silenziosa, i dati sull'incidenza dei tumori sono allarmanti.

Nell'infanzia il tasso di incremento annuo è del 1,1% in Europa, del 2,2% in Italia.

Nei linfomi +0,9 in Europa, +4,6 in Italia.

La donne di Parma si ammalano più di tutte quelle italiane (Rapporto sui tumori in Italia - Artum 2008), eppure noi, oggi, fingiamo serenità e ci occupiamo di amene distrazioni, spendendo più soldi ed energie per scegliere un paio di scarpe che per la salute dei nostri figli o magari per una biciclettata togli pensieri.

Ogni anno in Europa 380 mila persone muoiono prematuramente a causa delle polveri sottili inferiori ai 2,5 micron (Agenzia Europea per l'Ambiente 2007), proprio quelle che gli inceneritori producono in quantità.

Ma noi, tutti i giorni, fingiamo di stare bene.

E fuggiamo da ogni confronto serrato con la verità.

Se l'ordine dei medici dell'Emilia Romagna chiede una moratoria sugli inceneritori, viene subito isolato e messo all'indice dai politici.

Se una associazione minaccia il boicottaggio di una azienda che costruirà un inceneritore gigantesco ed inutile, viene portata in tribunale.

Capite l'enormità di quello che ci passa sotto gli occhi ogni giorno?

E noi stiamo ancora davanti ai televisori con gaiezza, a guardare persone in mutande rincorrere una sfera, applaudendo pure, utilizzando le scene come uno scacciapensieri

Noi dobbiamo cambiare, nel cuore dobbiamo decidere di reagire.

Il nostro deprimente oggi ci deve scuotere.

Ora che sappiamo, non possiamo più tirarci indietro e fingere ignoranza come tanti nostri amministratori oggi stanno facendo. Tocca a noi fare la differenza.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 29 maggio 2011

-343 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+363 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?
+41 giorni dal lancio di Boicottiren:http://tinyurl.com/boicottiren
Aderisci anche tu: boicotta Iren, digli che non finanzierai un euro dell'inceneritore di Parma


sabato 28 maggio 2011

Scoppia il caso Laterlite E Paolo Rabitti fa paura

E' un Foro Boario gremito di cittadini quello che ha accolto venerdì sera, a Fornovo, i relatori dell'incontro “Il co-inceneritore di Rubbiano, impatto sanitario ed ambientale”, organizzato da Rete Ambiente Parma, assieme al comitato “Rubbiano per la vita”.
Nonostante il colpevole silenzio dei media, almeno duecento persone hanno seguito sino a tardi l'incontro, concluso con un acceso dibattito, a cui ha partecipato anche il sindaco di Fornovo Emanuela Grenti.
La serata pubblica aveva lo scopo di dare una puntuale informazione su un tema troppo a lungo marginalizzato, ma meritevole di ampia divulgazione e conoscenza, vista la portata e le implicazioni del non piccolo problema.
Come fondatore del comitato “Rubbiano per la vita”, Gianluca Ori ha elencato i punti salienti della vicenda. E' dal 2000 che lo stabilimento Laterlite di Rubbiano, nato sul territorio negli anni '60 contemporaneamente allo stabilimento Barilla, è stato autorizzato dalla Provincia di Parma a utilizzare al posto del gas metano, rifiuti tossico nocivi, per alimentare il forno che produce argilla espansa, le famose palline Leca, un prodotto che l'azienda presenta come ecologico.
L'autorizzazione ambientale integrata (Aia), che ha dato il via a questa modificazione, riporta cifre ragguardevoli, come le 65 mila tonnellate di rifiuti combusti all'anno, che hanno di fatto stravolto le emissioni ambientali dello stabilimento.
Un cambio di lavorazione che per 5 anni è stato tenuto sottotraccia, ignari tutti i cittadini, nonostante abbia cambiato totalmente l'impatto dell'azienda sul territorio, e che da ormai dieci anni continua senza sosta.
Il comitato Rubbiano per la vita, nato il giorno dopo che la notizia della trasformazione dell'impianto in un co-inceneritore di rifiuti fu rivelata, ha proposto oggi di fare chiarezza sulle emissioni e sulla loro nocività.
Un monitoraggio Arpa del 2007 aveva evidenziato la positività alla mutagenesi di tutti i test messi in campo, con valori altissimi che non hanno altresì portato ad alcuna conseguenza.
Laterlite, in uno stabilimento gemello di Boiano, Campobasso, è stata condannata penalmente nel 2007 per disastro ambientale e lesioni volontarie alla salute dei cittadini. Le parole della sentenza la dicono lunga sull'affidabilità dei controlli: “Se solo l'ente di controllo avesse adoperato la logica del buon padre di famiglia per tutelare la salute dei cittadini, forse i dati sarebbero diversi”.
Così oggi è venuta la proposta di 4 sindaci, Fornovo, Medesano, Varano, Solignano, i territori soggetti agli impatti dell'azienda, di inserire come consulente dell'osservatorio ambientale di Rubbiano il tecnico Paolo Rabitti.
Ma la proposta, portata in Provincia all'attenzione dell'assessore Castellani, è stata subito cassata, “perché Rabitti non è gradito all'azienda”.
Lo sconcerto a questo punto è evidente e la popolazione non può accettare questo tipo di imposizioni. Anzi se l'azienda è tranquilla sulle performance del proprio impianto non si riesce a comprendere come possa giudicare inopportuno un tecnico di levatura nazionale, che vanta esperienze di collaborazione con le procure di mezza Italia.
E' stata poi l'oncologa Patrizia Gentilini, dell'associazione internazionale Medici per l'Ambiente (Isde), a concentrare l'attenzione sui rischi della combustione di rifiuti, con l'imponente massa di emissioni e di ricadute ambientali, e sanitarie.
Abitiamo in un territorio, la pianura padana, già gravato da un fardello pesantissimo, quinta area più inquinata al mondo, con tassi di incidenza di malattie, tumori in particolari, sopra la norma, continuamente in crescita, in particolare tra i bambini.
Che senso ha aggiungere emissioni?
Non sarà il caso di applicare seri monitoraggi ambientali per stabilire lo stato di salute di persone e cose? Non sarà il caso di eseguire campionamenti su matrici animali quali polli e uova per stabilire una volta per tutte come stanno davvero le cose a Rubbiano?
Come mai fino ad oggi, dopo dieci anni di emissioni, gli enti preposti ancora non hanno messo in campo dei controlli di questo genere?
Il dubbio dei cittadini è un sentimento ancora lecito?
Matteo Incerti, giornalista di Radio Bruno che si interessa in particolare di ambiente, ha sottolineato la vicinanza di Laterlite con lo stabilimento Barilla, un binomio per lo meno scomodo per l'immagine del colosso alimentare, dicendosi stupito del gran rifiuto al tecnico Rabitti come consulente dell'osservatorio ambientale. Se tutto è in ordine che motivo ci può essere per respingere uno specialista che ha collaborato con tante procure italiane, dimostrando sempre le proprie capacità e l'irreprensibile valore dell'agire.
E' il momento di attrezzarsi, di rispondere alle mancanze del pubblico con azioni puntuali dei cittadini, per verificare la situazione ambientale sul posto con campionamenti ed analisi affidate a laboratori terzi indipendenti e certificati.
E' giunto di momento di non nascondere più le situazioni.
Se nulla preoccupa, se tutto è sotto controllo, che motivo c'è di titubare e di opporsi a una aperta, puntuale, completa verifica dello stato dell'arte, in modo da fugare ogni dubbio, paura, timore, che giustamente i cittadini sentono dentro.
Un appello alla trasparenza che l'ente pubblico non può più negare.
Un appello che Rete Ambiente Parma con il comitato Rubbiano per la vita faranno loro nei prossimi mesi. L'Aia di Rubbiano conclude la sua validità nel 2012. I cittadini oggi pretendono che l'azienda ritorni ad alimentare l'impianto con il gas metano che, tra i combustibili fossili, è quello con minori impatti ambientali. Aldilà della verifica degli eventuali danni fin qui provocati, questo ritorno al passato pare essere l'unica strada percorribile, la sola a poter riportare un po' di fiducia tra le popolazioni.
Nel frattempo è fuor di dubbio che se 4 sindaci hanno indicato un consulente non si può che prendere atto e dare l'incarico alla persona prescelta. Poi seguiranno i fatti, che tutti speriamo positivi per lo stato di salute dell'ambiente e dei cittadini.

Rete Ambiente Parma
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