"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
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martedì 17 giugno 2014

Tagliare è illogico, bruciare diabolico

Dall'Olio, incubo del bosco parmense
Di fronte allo scempio della montagna oggi è il tempo di agire

Nicola Dall'Olio, candidato alle primarie Pd, candidato assessore con Bernazzoli, candidato alle europee, ma sempre trombato, nel 2010 aveva detto, in un documento a sua firma, che era possibile prelevare dai boschi del parmense 390 mila tonnellate di legna ogni anno senza intaccare la rinnovabilità.


Avevamo contestato questo dato, perché ottenuto moltiplicando l'accrescimento annuo dei faggi (notoriamente superiore a quello dei querceti) per gli ettari della totalità dei boschi.
Dall'Olio voleva giustificare la possibilità di impiantare 30, 40 centrali termiche a cippato nei borghi di montagna. Per lui un sogno, per il bosco un incubo.
Già nel 2009 i dati delle comunicazioni di taglio alle comunità montane dicevano che gli ettari di ceduo richiesti al taglio erano quasi doppi rispetto al 2008.
L'autoconsumo era in costante diminuzione e si ipotizzava che fossero state prodotte 200 mila tonnellate di legna da ardere.
Non era che l'inizio.
Ancora non si erano visti i ripidi versanti completamente denudati e le cataste ininterrotte di legna lungo le strade di montagna, pronte per essere prelevate e portate chissà dove dai camion.
Le strade non erano completamente sfondate dal passaggio dei mezzi pesanti.
Gli effetti idrogeologici di questo dissennato abbattere non si erano ancora manifestati.
Come a Pietta, dove il taglio è stato una delle cause della frana e, come tale, denunciato all'autorità giudiziaria dalla Forestale.
E' il mercato a decidere quanta legna debba essere tagliata e quale sarà l'assetto economico e paesaggistico là in alto.
Dati provinciali sul prelievo di legna non ce ne sono, se ci sono non vengono resi pubblici.
E' disponibile un dato nazionale sulla legna consumata nel 2013 elaborato da AIEL.
In totale sono 19,3 milioni di tonnellate.
Di queste, 3,5 milioni vengono importate dall'estero, che sottratte al totale ci danno la legna prodotta in Italia, 15,8 milioni di tonnellate.
Stiamo superando la sostenibilità ed intaccando la rinnovabilità dei nostri boschi.
I boschi da cui è possibile ricavare legna sono i 3.663.000 ettari di ceduo che, moltiplicati per il 4% di accrescimento annuo per ettaro, danno 14,62 milioni di tonnellate.
Solo l'anno scorso abbiamo tagliato 1,2 milioni di tonnellate di legna in più da quanto consentito dalle normative nazionali e regionali che preservano la rinnovabilità.
Ma nel nostro Appennino, in cui il ceduo è l'80% del totale dei boschi, è pensabile che la quantità tagliata sia ancora maggiore, perché più vicino al mercato padano.
Il dirigente ambientalista (?) del Pd manda avanti il progetto delle centrali a cippato, che ora sono 6 già impiantate ed una, quella di Berceto, in costruzione.
Bruciano cippato di ramaglie non stagionato, sono senza filtri, emettono polveri a livello industriale, la cenere volante dei multi cicloni, piena di particelle di metalli pesanti (rifiuto speciale che deve andare in discarica) non si sa dove vada a finire.
Il tutto senza che i finanziamenti fatti affluire per impiantarle abbiano creato un solo posto di lavoro.
Non solo, ma il loro consumo di legna si va ad assommare a quello dei tagli per la legna da ardere che viene portata in tutta la pianura padana.
Solo la centrale di Monchio brucia 1.800 tonnellate di cippato di legna ogni anno (dato dichiarato dal sindaco), una quantità forse addirittura inferiore al reale.
Riteniamo che in montagna al degrado dei boschi per l'eccesso dei tagli si cominci a sommare anche quello dell'aria causato dalle polveri di queste centrali.
Tagliare e bruciare non crea alcuna economia, solo danni all'ambiente ed al turismo.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma
16 giugno 2014


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giovedì 27 febbraio 2014

Veri ecologisti cercasi

La Provincia, il finto green think, l'ondivago agire sull'ambiente

E' comparsa recentemente sui media la presa di posizione di Nicola Dall'Olio e Vincenzo Bernazzoli sulla necessità di non sforare i limiti del consumo di suolo, per Parma e Fontevivo non oltre il 10% di cementificazione.
La dichiarazione è stata fatta soprattutto in polemica con l'ipotesi della concessione da parte dell'amministrazione comunale di Parma di un terreno per un altro supermercato a Ugozzolo.
Un ulteriore cementificazione sicuramente deprecabile, anche se ereditata dalle precedenti amministrazioni.

Vediamo però di valutare il pulpito da cui è giunta la reprimenda.
In realtà il presidente della Provincia solo due anni fa voleva cementificare a tutto spiano.
Infatti durante la serata alla corale Verdi di venerdì scorso Liana Avanzini, responsabile ambiente territorio del Pd, ha affermato che non si poteva tacere che Bernazzoli nel 2011 presentava a Fontevivo un Psc con un consumo di suolo dal 13 al 19%, 43 ettari di terra da immolare al tondino.
E se lo dicono loro...
Il limite del 10% oggi elevato a icona dello pseudo ambientalismo de noantri era quindi decisamente superato.
L'evento a cui fa riferimento la responsabile ambiente è la presentazione del nuovo PSC di Fontevivo da parte dell’assessorato all’Urbanistica del Comune di Fontevivo.
Un incontro aperto al pubblico, svoltosi il 17 febbraio 2011, durante il quale venivano presentate le linee programmatiche dello strumento urbanistico.
Ecco le auliche e promettenti parole che presentavano il dibattito.
“Il Piano Strutturale di Fontevivo completa il suo percorso e arriva ai cittadini. In attesa del passaggio finale di approvazione in Consiglio comunale, infatti, il nuovo PSC sarà presentato al pubblico giovedì prossimo, 17 febbraio, alle ore 18.30 a Ponte Taro. L’incontro – a cui interverrà il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli – sarà introdotto da Raffaella Pini. Seguirà un intervento del Presidente stesso e del sindaco di Fontevivo, Massimiliano Grassi, che affronterà le linee guida ed i criteri di individuazione del programma di sviluppo. Il compito di illustrare i contenuti del PSC spetterà all’architetto Sergio Beccarelli, che ha curato il Piano per la società Policreo srl. L’appuntamento si concluderà con un rinfresco”.
Evidentemente un piano ritenuto di grande qualità e visione.
Ma la retromarcia fu repentina.
L'assessore provinciale Ugo Danni corresse quell'impostazione, come si desume dalla risposta data a due consiglieri di opposizione.
Eccone il resoconto sulla stampa.
“PSC di Fontevivo: parlano gli atti. Danni risponde ai consiglieri del Pdl che hanno interrogato la Provincia: <Va ricordato ancora una volta - secondo Danni - che le scelte urbanistiche del territorio sono prerogativa dei rispettivi comuni. Siamo ora in attesa delle controdeduzioni che saranno elaborate da quel Comune materia su cui, come per tutti gli altri Comuni, ci sono stati fra gli uffici preposti dei due enti momenti di confronto>”.
Su un sito web il commento di un meravigliato lettore.
“Solo duemila metri quadrati. A tanto ammonterà la superficie che dovrà accogliere il nuovo polo logistico, direzionale e commerciale del Comune di Fontevivo previsto dal Psc (Piano sviluppo comunale) nell'area cosiddetta Case Rosi. Un progetto partito con ben altri volumi - 43 ettari, quanto l'abitato del comune, scrive il Nuovo di Parma - che la Provincia, d'accordo con l'Amministrazione del sindaco Pd Massimiliano Grassi alla fine ha deciso di ridimensionare nel nome del risparmio del suolo agricolo”.
Altro intervento.
Nonsolodisinformazione. “Si legge e si sente di tutto e di più, ma da profano mi piacerebbe
capire più precisamente come mai (motivazioni esatte) la provincia ha “bloccato” il PSC originario, redatto da un pool di architetti di comprovata esperienza?”.

Insomma un girovagare a casaccio, che non da certo nessun imprimatur di salvatori del suolo alla Provincia ed ai suoi funzionari, che oggi si stracciano le vesti di fronte al progetto di Ugozzolo.

venerdì 10 agosto 2012

Neviano, dalle parole ai fatti.

L'assemblea di Neviano del 30 luglio avrebbe dovuto fugare ogni dubbio dei cittadini sulla sostenibilità dei progetti e delle iniziative delle amministrazioni sulla centrale a cippato e sui tagli dei boschi. Almeno di tale tenore erano le affermazioni del sindaco Garbasi e del capo del Pd Dall'Olio che accusavano sulla "Gazzetta" noi di Reteambiente di fare del terrorismo ambientale.
Ecco, però, una prima crepa alla sicumera della loro narrazione.
Una signora di Neviano, preoccupatissima, ci scrive per avere voce e sostegno contro lo scempio perpetuato  all'amministrazione direttamente sopra casa sua.
Queste le sue parole.

"Sono residente a Neviano A. e sto vivendo con angoscia la devastazione in atto sul territorio. Non ho mai visto una tale rapidità negli interventi del passato: qui procedono a tamburo battente.Abito in una casa sotto il cimitero, dove il terreno è in forte pendenza; per evitare il rischio di smottamenti più di quarant'anni fa la Forestale aveva aggiunto alle querce originarie dei pini neri, poco adatti al clima e quindi bisognosi di manutenzione, che peraltro da vent'anni il Comune si è ben guardato di fare.Ora, nel giro di pochi giorni hanno raso al suolo tutto il bosco e non mi risulta nessuna perizia geologica. E' altamente probabile che, con l'arrivo delle piogge autunnali, particolarmente violente in queste ultimi anni a causa del riscaldamento globale, riprendano i movimenti franosi che caratterizzano la zona. Il cimitero che mi sovrasta arriverà qui, a casa mia.Vi scrivo per chiedere aiuto affinchè si tenti di arrestare lo scempio in atto e si proceda al rimboschimento dei terreni messi a nudo. Ho seguito con interesse gli interventi di Giuliano Serioli sulla caldaia a cippato: quello che sta accadendo è tutto collegato.In giro c'è rassegnazione.Aspetto una vostra risposta.Grazie e distinti salutiRaffaella Sassi"
Le parole della signora non fanno che confermarlo.
E' in atto un taglio forsennato dei boschi prodotto da una domanda speculativa del mercato della legna da ardere. Tali tagli hanno ormai superato la stessa domanda e il prezzo della legna accatastata è crollato dagli 8 euro al quintale di tre anni fa agli attuali 5,5 euro.
Tutti sono convinti che tale scempio non si fermerà.
Anzi, il crollo stesso del prezzo spingerà molti a tagliare di più per intascare almeno
gli stessi soldi dell'anno prima.
Non ci stiamo riferendo ai boscaioli, che fanno correttamente il loro lavoro di sempre,  ma a tutti coloro che assoldano extracomunitari in nero per farli lavorare al posto loro e per il proprio profitto.
Ebbene, proprio la sera dell'assemblea abbiamo sentito amministratori e tecnici affermare che oggi c'è il doppio di legna rispetto a quarant'anni fa e che non sarebbe un male se la si tagliasse, recuperando i prati di una volta e
la biodiversità che questi rappresentavano.
Il recupero dei prati è incentivato con finanziamenti dalla Regione, anche se non serve a niente perchè vacche al pascolo non ce n'è più. 
Forse, però, serve a creare un do ut des in occasione delle elezioni.
Certi amministratori non si rendono conto che non si può tornare indietro, ma che soprattutto non si deve farlo per non riinnescare il degrado idrogeologico imperante in quei tempi.
Non si può creare lavoro saccheggiando le risorse naturali, mettendo a rischio frane i versanti e in forse la sicurezza della gente e delle loro case.

Noi diciamo che il lavoro lo si può creare avviando il risparmio energetico. Concentrando tutti i finanziamenti su di esso in modo da farlo diventare il volano della ristrutturazione dei borghi, a sua volta strumento efficace di una ricezione turistica accogliente e diffusa.

Serioli Giuliano

mercoledì 8 agosto 2012

Neviano, la grande stufa buona

E' solo una caldaia, ha sottolineato Dall'Olio, nient'altro che una grossa stufa, che inquinerà molto meno di sette vecchie stufe di potenza equivalente.
Il leit motiv della serata a Neviano è stato questo, tranquillizzare, sminuire, presentare la centrale a cippato come una favola a lieto fine, da replicare ovunque nelle terre alte.
Un'assemblea a senso unico, senza alcun contraddittorio, dove a parlare erano gli stessi progettisti dell'impianto, quasi fosse una serata di promozione aziendale.
La grande stufa buona. Dall'Olio, capogruppo Pd a Parma, dovrebbe sapere che la grande maggioranza dei cittadini della montagna si è già dotata di moderne stufe a pellet o miste legna-pellet, impianti automatizzati che hanno emissioni dieci volte inferiori della centrale a cippato che verrà costruita.
Un articolo sul "Sole 24 ore" conferma il boom di vendita di stufe a pellet nel nostro paese nel 2011, 200 mila unità.
Abbiamo chiesto al sindaco Garbasi perché non incentivare la sostituzione completa delle vecchie stufe, invece di impegnare mezzo milione di euro tra centrale e teleriscaldamento.
Abbiamo chiesto perché non impiegare quei finanziamenti europei per il risparmio energetico, a partire dagli edifici pubblici.
Non sarebbe meglio pensare prima a come ridurre i consumi?
Di risposte nemmeno una.
E' chiaro che la decisione è calata dall'alto e non la si discute.
Regione e Provincia hanno deliberato di sviluppare queste centrali e le finanziano.
Dall'Olio ha fatto notare l'esiguità dei consumi, solo 4 mila tonnellate di cippato.
Tra quelle già funzionanti e quelle in cantiere rispetto alla quantità di legna tagliata nel 2009, 150 mila tonnellate.
Ha anche dichiarato che nel progetto complessivo si conta di arrivare a 24 centrali.
Un consumo crescente, e se tutte seguiranno l'esempio di Monchio che vuole fare anche cogenerazione, cioè produrre energia elettrica, ancora di più, visto che gli impianto rimarrebbero accesi anche d'estate.
Il rendimento di una centrale a cippato per produrre elettricità è molto basso, tra il 12 a il 15%, per cui quelle tonnellate di cippato delle 24 centrali dovranno essere moltiplicate per 6, che vuol dire arrivare a 70, 80 mila tonnellate.
E in effetti una volta installate, gli amministratori si chiederanno per quale motivo non si dovrebbe sfruttarle appieno trasformandole in cogenerazione come Monchio.
In assemblea i tecnici chiamati dal comune, tra cui l'ingegner Francescato, direttore nazionale di AIEL (azienda italiana energia dal legno), hanno subissato la platea per due ore con relazioni e slides su come siano efficienti e non inquinanti le caldaie che le loro aziende costruiscono ed impiantano.
E' roba loro, devono venderle, cosa potevano dire di diverso?
Sulle polveri però hanno dovuto ammettere che le emissioni sono tra i 40 e i 70 mg/ Nm3, cioè da 6 a 10 volte più inquinanti delle moderne caldaie automatizzate familiari.
Certo quei valori rientrano nei 100 mg/Nm3 stabiliti dalla normativa italiana, ma l'Europa sta spingendo per portare quei limiti a 30 mg/Nm3, perché c'è grande preoccupazione per gli effetti nocivi delle polveri fini sulla salute.
Le polveri da camino, che il filtro meccanico a multiciclone non abbatte minimamente, confermato dallo stesso Francescato, contengono carboni organici volatili (COV), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), ossidi di metalli pesanti e diossine.
Queste sostanze sono velenose e mutagene e si attaccano alle particelle di polvere che poi noi respiriamo.
Questo non è terrorismo, è sapere scientifico comprovato.
Questo è il motivo per cui a Parma i cittadini hanno votato contro l'inceneritore.
Lungo le strade di montagna, tutti possono vedere le cataste che fanno ormai da contorno all'asfalto, dappertutto.
E' in atto un taglio forsennato dei boschi prodotto da una domanda speculativa del mercato della legna da ardere. Tali tagli hanno ormai superato la stessa domanda e il prezzo dei tronchetti accatastati è crollato dagli 8 euro al quintale di tre anni fa agli attuali 5,5 euro.
Tutti sono convinti che tale scempio non si fermerà.
Anzi, il crollo stesso del prezzo spingerà molti a tagliare di più per intascare almeno gli stessi soldi dell'anno prima.
Non ci stiamo riferendo ai boscaioli, che fanno correttamente il loro lavoro di sempre, ma a tutti coloro che assoldano immigrati in nero per farli lavorare al posto loro e per il proprio profitto.
Abbiamo sentito amministratori e tecnici affermare che oggi c'è il doppio di legna rispetto a quarant'anni fa e che non sarebbe un male se la si tagliasse, recuperando i prati di una volta e la biodiversità che questi rappresentavano.
Qualcuno, Bricoli, si è permesso di usare la biodiversità contro l'ambiente nel suo complesso. Veramente il colmo.
Tecnici che non si rendono conto che non si può tornare indietro, ma che soprattutto non si deve farlo per non innescare di nuovo il degrado idrogeologico imperante in quei tempi.
Non si può creare lavoro saccheggiando le risorse naturali e mettendo in forse la salute della gente.

Giuliano Serioli

martedì 24 maggio 2011

Incontro con la Provincia

Giovedì 19 alle ore 09 reteambienteparma si è incontrata con il vicepresidente dell'amministrazione Ferrari e con Nicola Dall'Olio. Oltre al sottoscritto era presente MariaCarla del Comitato Pro val Parma e Paolo Fornaciari, aggiuntosi più tardi.
Dati i precedenti con Dall'Olio, ci eravamo ripromessi di tenere un profilo basso : domande sulla sostanza del documento della provincia e niente polemica sulle loro risposte. Come un'un'intervista giornalistica, e tale è stata.

Domanda : E' evidente a tutti e riconosciuta anche dai sindaci di Monchio e Langhirano l'enormità dei tagli dei boschi per la speculazione della legna da ardere.Cosa intende fare la Provincia?

Risposta-Ferrari : La Provincia ha sempre avuto a cuore la montagna e io in particolar modo. La montagna ha sempre vissuto con la legna nè può smettere di farlo ora, versando nelle condizioni che sappiamo.
R- Dall'olio : Se ci sono state inottemperanze nei tagli ci penseranno le autorità preposte, comunità montana e forestale. Non è certo competenza della provincia.
D : Vero, però la provincia ha deciso un progetto di filiera 10 e 41 per avviare il taglio meccanizzato dei boschi, cosa che andrà a sommarsi ai tagli attuali.
R-Ferrari : I dati dello studio Zanzucchi ci dicono che c'è una larga disponibilità di legna. per chi esagera ci penserà la forestale.
D : I tagliaboschi stessi parlano di una vera e propria speculazione, fatta sulle loro teste e attuata da furbi che si improvvisano imprenditori e che mettono le motoseghe in mano a gente dell'est per tagliare il più possibile.

R-Ferrari : c'è sempre chi esagera. Noi, in ogni caso siamo per garantire il lavoro alla nostra gente, anche se non siamo contro chi viene a lavorare nel nostro paese.
D : Dal documento della dott.ssa Frattini risultano discrepanze tra i valori dati all'incremento corrente dei querceti rispetto alle faggete. La vostra uniformità di incrementi annui di volume finisce, invece, col
far risultare una biomassa disponibile maggiore.

R-Dall'Olio : ( prendendo in mano il documento in questione) Qui c'è tutto. Leggetelo per bene e vedrete che i conti tornano.

R-Ferrari : Ci siamo adoperati al massimo per contabilizzare le risorse prelevabili e il lavoro di questo documento ne è la prova. La Provincia ha fatto ogni sforzo per rendere di pubblico dominio le analisi e i
progetti sulla montagna nei 3 convegni di Langhirano, Borgotaro e Parma.

D : In sostanza affermate che si tratterebbe di sfruttare le 50.000 t. di legno di castagno potenzialmente prelevabile per avviare decine di centrali a cippato sotto il Mw, come Monchio e Borgotaro.
R-Dall'Olio : Non ci interessa produrre energia elettrica, solo energia termica per il teleriscaldamento.
R-Ferrari : Intendiamoci con le parole. Voi dite centrali, in realtà sono solo grosse caldaie che andrebbero a sostituire le stufe a legna delle case.
D-: Beh, a Corniglio si parlava di di una centrale da 1 Mw, come voi dite, ma avrebbe consumato 70 o 80.000 quintali di legna. ben altro dal consumo delle stufe di casa!
R-Dall'Olio : No, no quella era tutt'altra cosa. Si prefiggeva di fare cogenerazione e di produrre elettricità. Ecco perchè le stime dei consumi erano così alte : circa 5 volte tanto il consumo delle centrali solo termiche. Questo perchè la loro resa è molto bassa del 17-18%. Non confondiamo le cose.
D- : Vero, le centrali termiche sono a resa maggiore e vanno solo 200 giorni all'anno, tuttavia quella di Monchio se andasse a regime consumerebbe 15.000 q. di cippato. Ora ne consuma solo 3.000 perchè va al 20%, ma dopo? Che senso hanno delle centrali di quella taglia per dei paesi semiabbandonati? Non è uno
spreco di bosco?

R-Ferrari : vi invito a venire a vedere quella dell'ospedale di Borgotaro, così vi renderete conto di persona.
R-Dall'Olio : Monchio ha in programma di allacciare al teleriscaldamento le case dei privati, sta aspettando le domande. La gente purtroppo in montagna è restia alle novità.
D : Abbiamo individuato nelle centrali due grosse criticità : sono antieconomiche e inquinano. Le stufe a pellet potrebbero essere una soluzione ad entrambi i problemi, sia per gli edifici pubblici che per le case. Ormai la maggior parte della gente in montagna va a pellet.

R-Dall'Olio : intanto ci sono finanziamenti regionali per il teleriscaldamento e il cippato a 6 euro è già conveniente e poi è più sicuro del pellet.

D : Ma se Monchio intende investire i soldi che ricava dal fotovoltaico nella ristrutturazione delle case e nel loro isolamento termico, a quel punto anche per una intera casa basterebbe una stufa da 10 Kw che
massimo consumerebbe 6-700 euro a stagione. E' proprio il risparmio energetico che finirà col non aver bisogno di centrali da 1 Mw. Inoltre, una stufa a pellet ha emissioni 10 volte inferiori : 4-5 mg/m3, mentre
la centrale per stare dentro i 50mg/m3 deve bruciare cippato con umidità non superiore al 20%. Gara dura!
R-Dall'Olio : La centrale è tarata e le emissioni possono essere controllate, mentre le case no. Mentre, poi, il cippato lo produciamo noi da legna vergine e sappiamo cosa contiene, il pellet è di difficile tracciabilità e ci potrebbero essere dentro addirittura delle traversine ferroviarie triturate. Cosa ne sappiamo noi?

In sostanza non siamo riusciti a discutere il documento sulle disponibilità di biomassa. Quel documento fonda la pretesa disponibilità a produrre cippato per decine di centrali termiche, come dice la Provincia. Avevamo già espresso le nostre perplessità circa l'uso contraddittorio dei dati. ( vedi doc. : LA PROVINCIA DA I NUMERI)

"Ogni burocrazia si adopera per rafforzare la superiorità della sua posizione mantenendo segrete le sue informazioni e le sue intenzioni. Cerca di sottrarsi alla visibilità del pubblico, perchè questo è il modo migliore per difendersi dallo scrutinio critico." ( Max Weber )

Serioli Giuliano

Piano energetico di utilizzo dei boschi: la provincia dà i numeri

"Il bosco come risorsa energetica" è la definizione di Ferrari, vicepresidente della amministrazione provinciale. Queste le sue parole nel presentare lo studio di Zanzucchi-Dall'Olio che stima in 393.948 tonnellate la disponibilità ritraibile dei boschi cedui. Disponibilità potenziale, si dece nel documento di analisi, da cui detrarre i volumi relativi ai boschi con pendenza maggiore dell'80% e ai boschi a quota maggiore di 1300 m. Ma è sufficiente tale detrazione, vien subito da chiedersi ? Nell'ottica di taglio industriale dei boschi degli estensori del documento ( parlano infatti di esbosco a pianta intera, significativo in tal senso) dovrebbero spiegarci come farebbero degli harvester da 11 tonnellate e delle cippatrici a lavorare su pendenze comprese tra il 40% e l'80%. La dottoressa Frattini infatti, estensore di un documento del settembre 2010 sulla biomassa legnosa nella comunità montana est, afferma espressamente che è necessario detrarre dalla
biomassa potenziale quella situata sopra pendenze del 45%, perchè andando oltre "la meccanizzazione delle utilizzazioni industriali non è più possibile"; ma afferma inoltre che "la sua convenienza diminuisce sensibilmente per pendenze superiori al 35%, acclività che richiede il ricorso a strumenti di esbosco via cavo". Altri fattori di riduzione, prosegue la Frattini, sono l'estrema frammentarietà delle proprietà e le limitazioni per la conversione all'alto fusto, per cui, conclude che la disponibilità potenziale di biomassa della comunità montana est dal
valore teorico di 157.292 m3 si riduce ad una disponibilità detraibile di 103.000 m3, corrispondenti a 82.400 t. (800 Kg/m3). 
Non si capisce, quindi, perchè per Zanzucchi-Dall'Olio tale disponibilità debba essere di 117.731 m3, come da loro documento. Ma tali discrepanze sono irrisorie se paragonate agli effetti falsanti
del criterio da loro usato per calcolare le utilizzazioni forestali. Per arrivare all'effettiva disponibilità detraibile di biomasse, infatti, occorre naturalmente togliere le utilizzazioni forestali in atto. Tutti sanno che a partire dalla crisi del 2008 sono enormemente aumentati i tagli perchè si è sviluppato notevolmente il mercato della
legna da ardere. C'è, quindi, una sorta di cesura rispetto a prima e quella data segna un grosso cambiamento sull'utilizzazione dei boschi a livello energetico. Dai dati della Frattini per la comunità montana est, infatti, se negli anni che vanno dal 2005 al 2008 gli ettari soggetti a taglio si sono mantenuti attorno alla cifra di 400, nel solo 2009 la richiesta di taglio è balzata a 730 ettari, cioè 73.000 t. (calcolando in circa 1.000 q. la resa di esbosco per ettaro, cioè 100 t.).
I nostri due estensori, invece, non tengono conto del cambiamento in atto fortemente pregiudizievole per la sostenibilità, fanno semplicemente la media statistica degli ultimi 5 anni, come d'uso nei documenti di routine delle istituzioni. E in tal modo fanno risultare nella comunità montana est un utilizzo boschivo di 50.089 t. e non
quello realmente in atto che è molto maggiore e che per il 2009 è di 73.000 t.( quasi il 50% in più).
Se La dott.ssa Frattini calcolava in 82.400 tonnellate il massimo retraibile dai boschi perchè fosse garantita la sostenibilità e la loro rinnovabilità, con le 73.000 t. del 2009 ci siamo molto vicini, non c'è proprio spazio per altri tagli. D'altra parte tutte le informazioni arrivate direttamente dai tagliaboschi dei vari borghi confermano che i tagli nel 2010 hanno abbondantemente superato tale soglia di sostenibilità, come confermato anche dal sindaco Bovis di Langhirano. E' già in atto, quindi, un grave pregiudizo per la rinnovabilità dei boschi
nella comunità montana est a causa della speculazione massiccia sulla legna da ardere.
Se i dati dello studio Zanzucchi-Dall'Olio fanno a pugni con la realtà dei tagli nella comunità montana est e con gli stessi dati da questa emessi, è presumibile che lo stesso avvenga per la realtà e i dati della
comunità montana ovest.
Questo perchè fin dall'inizio il calcolo della massa potenziale è fatto moltiplicando la totalità di ettari del ceduo per l'incremento corrente annuo del faggio, che è di 7,4 m3 all'ettaro. Da questo criterio loro ricavano una disponibilità potenziale per la comunità est di 157.292, mentre per la Frattini è di 137.472 perchè considera l'incremento corrente per il faggio di 7,4 e invece per tutte le altre latifoglie del ceduo di 5,3 m3 per ettaro, facendo giustamente una media tra gli incrementi correnti dei querceti mesofili, delle cerrete, dei querceti
xerofili e degli ostrieti.
Seguendo il criterio della Frattini, nella comunità ovest non risulterebbero allora 448.132 m3 di disponibilità potenziale, ma, considerando che gli ettari di altre latifoglie sono circa il doppio di quelli a faggio e che gli ettari a castagno sono circa 1/20 del totale, se ne avrebbero 370.000 circa, da cui detraendo il 25% per i tre noti fattori di riduzione ( acclività, frammentazione delle proprietà e vincoli al taglio per la conversione del ceduo invecchiato) si arriverebbe a circa 278.000 m3 di disponibilità detraibile, vale a dire circa 222.000 t.
Da questi occorre detrarre l'utilizzo reale per l'anno 2009 che risulta di circa 1200 ha richiesti al taglio, vale a dire circa 120.000 t. Infine occorrerà valutare di quanto è cresciuto il taglio nel 2010.
Mentre quindi per i comuni della comunità montana est con i tagli siamo già ai limiti della sostenibilità, se non è addirittura già stata superata; nei comuni della comunità montana ovest il prelievo è già del 60% ( 120.000 t. su 222.000 ) a causa della speculazione della legna da ardere che sta continuando a crescere.
C'è, però, da chiedersi addirittura un'altra cosa. Se hanno considerato l'incremento corrente per le altre latifoglie pari a quello del faggio è possibile che anche tutta la massa disponibile al 2005 l'abbiano
conteggiata con lo stesso criterio. A quel punto la massa prelevabile si ridurrebbe ancora e saremmo vicini ai limiti di sostenibilità che si hanno già nella comunità montana est.

In conclusione. Confrontando i conti ed i criteri di contabilità, le tanto strombazzate 393.000 t. di disponibilità detraibile di legname si sono ridotte a 304.000 e le utilizzazioni forestali per l'anno 2009 sono state 193.000 t. Tali utilizzazioni sono ulteriormente cresciute nel 2010 e c'è da quantificare addirittura la loro sostenibilità.
Non si vede, quindi, dove si possa trovare tutto quel cippato per decine di centrali, come detto dai due estensori, e per la produzione di 60 Mw termici come da loro sostenuto.

Parma 30 / 3 / 2011

Serioli Giuliano