"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
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lunedì 20 agosto 2012

Centrale all'olio di colza a Bedonia?

Sorpresi, apprendiamo che uno dei maggiori sostenitori dell'inceneritore di Uguzzolo, nonchè ex vicepresidente di Iren, Luigi Giuseppe Villani, denuncia oggi il carattere speculativo e nocivo di un impianto accettato dall'amministrazione di Bedonia.
Forse è solo un modo di cominciare anzitempo la campagna elettorale contro il Pd.
Ma chissà, potrebbe anche aver fatto fare una piroetta di 180° ai suoi convincimenti. Sappiamo tutti che l'opportunismo di questa classe politica non ha limiti.
In ogni caso, stando a quanto detto, in data 29/03/2012 il Comune di Bedonia (PR) avrebbe sottoscritto una convenzione con la ditta Evifacility s.r.l. per la costruzione, l’esercizio e la manutenzione di un impianto di cogenerazione elettrica alimentato a olio vegetale, della potenza massima di Kw 999, finalizzato alla produzione di energia termica da utilizzare per alimentare la piscina comunale.
Tale centrale brucerebbe 2.000 tonnellate annue di olio di colza, forse addirittura di più dato lo scarso rendimento del combustibile, con emissioni nocive ed odorigene incredibili per un impianto pubblico ma soprattutto aperto al pubblico.
Molti studi, infatti, indicano che un motore diesel alimentato con oli vegetali ha un calo di rendimento che provoca un maggior consumo e nel contempo un aumento di emissioni.
Si tratta in questo caso di concentrazioni di PM10 e di polveri ultrafini notevolmente maggiori che non dalla combustione dello stesso gasolio, con aumento delle frazioni più pericolose, quelle inferiori ai PM10. Con un contenuto di IPA (idrocarburi policiclici aromatici, doppio rispetto a quello generato dal gasolio e con un forte incremento delle concentrazioni di ossidi di azoto (dati di uno studio del 2002 della Provincia di Bologna).
Altre ricerche evidenziano la formazione di benzene e butadiene che diffuse nell'aria portano a pericolosi composti come PCB e diossine, formaldeide e ozono (tutte sostanze ignorate o sottostimate dalle aziende proponenti e dai costruttori degli impianti).
L'ozono stesso è un inquinante secondario che si forma in atmosfera a partire dagli ossidi di azoto, se le condizioni sono favorevoli, come quelle estive (smog fotochimico).
Tutta la combustione di biomasse produce,infatti, significative emissioni di ossidi d'azoto e quindi d'estate aumenterà la concentrazione di ozono, nocivo per la salute.

Accenniamo di sfuggita che occorrerebbero circa 1500 ettari di coltivazioni dedicate per rispettare il dettato regionale della filiera corta, tanto sappiamo che il biocarburante verrebbe importato come capita per tanti altri impianti similari.
Pare che l'amministrazione ora abbia fatto marcia indietro e rinneghi l'accordo con la ditta proponente e che questa, a sua volta, voglia rivalersi legalmente nei suoi confronti.

L'importante è che i cittadini sappiano e vigilino.

Serioli Giuliano

venerdì 10 agosto 2012

Neviano, dalle parole ai fatti.

L'assemblea di Neviano del 30 luglio avrebbe dovuto fugare ogni dubbio dei cittadini sulla sostenibilità dei progetti e delle iniziative delle amministrazioni sulla centrale a cippato e sui tagli dei boschi. Almeno di tale tenore erano le affermazioni del sindaco Garbasi e del capo del Pd Dall'Olio che accusavano sulla "Gazzetta" noi di Reteambiente di fare del terrorismo ambientale.
Ecco, però, una prima crepa alla sicumera della loro narrazione.
Una signora di Neviano, preoccupatissima, ci scrive per avere voce e sostegno contro lo scempio perpetuato  all'amministrazione direttamente sopra casa sua.
Queste le sue parole.

"Sono residente a Neviano A. e sto vivendo con angoscia la devastazione in atto sul territorio. Non ho mai visto una tale rapidità negli interventi del passato: qui procedono a tamburo battente.Abito in una casa sotto il cimitero, dove il terreno è in forte pendenza; per evitare il rischio di smottamenti più di quarant'anni fa la Forestale aveva aggiunto alle querce originarie dei pini neri, poco adatti al clima e quindi bisognosi di manutenzione, che peraltro da vent'anni il Comune si è ben guardato di fare.Ora, nel giro di pochi giorni hanno raso al suolo tutto il bosco e non mi risulta nessuna perizia geologica. E' altamente probabile che, con l'arrivo delle piogge autunnali, particolarmente violente in queste ultimi anni a causa del riscaldamento globale, riprendano i movimenti franosi che caratterizzano la zona. Il cimitero che mi sovrasta arriverà qui, a casa mia.Vi scrivo per chiedere aiuto affinchè si tenti di arrestare lo scempio in atto e si proceda al rimboschimento dei terreni messi a nudo. Ho seguito con interesse gli interventi di Giuliano Serioli sulla caldaia a cippato: quello che sta accadendo è tutto collegato.In giro c'è rassegnazione.Aspetto una vostra risposta.Grazie e distinti salutiRaffaella Sassi"
Le parole della signora non fanno che confermarlo.
E' in atto un taglio forsennato dei boschi prodotto da una domanda speculativa del mercato della legna da ardere. Tali tagli hanno ormai superato la stessa domanda e il prezzo della legna accatastata è crollato dagli 8 euro al quintale di tre anni fa agli attuali 5,5 euro.
Tutti sono convinti che tale scempio non si fermerà.
Anzi, il crollo stesso del prezzo spingerà molti a tagliare di più per intascare almeno
gli stessi soldi dell'anno prima.
Non ci stiamo riferendo ai boscaioli, che fanno correttamente il loro lavoro di sempre,  ma a tutti coloro che assoldano extracomunitari in nero per farli lavorare al posto loro e per il proprio profitto.
Ebbene, proprio la sera dell'assemblea abbiamo sentito amministratori e tecnici affermare che oggi c'è il doppio di legna rispetto a quarant'anni fa e che non sarebbe un male se la si tagliasse, recuperando i prati di una volta e
la biodiversità che questi rappresentavano.
Il recupero dei prati è incentivato con finanziamenti dalla Regione, anche se non serve a niente perchè vacche al pascolo non ce n'è più. 
Forse, però, serve a creare un do ut des in occasione delle elezioni.
Certi amministratori non si rendono conto che non si può tornare indietro, ma che soprattutto non si deve farlo per non riinnescare il degrado idrogeologico imperante in quei tempi.
Non si può creare lavoro saccheggiando le risorse naturali, mettendo a rischio frane i versanti e in forse la sicurezza della gente e delle loro case.

Noi diciamo che il lavoro lo si può creare avviando il risparmio energetico. Concentrando tutti i finanziamenti su di esso in modo da farlo diventare il volano della ristrutturazione dei borghi, a sua volta strumento efficace di una ricezione turistica accogliente e diffusa.

Serioli Giuliano

mercoledì 8 agosto 2012

Neviano, la grande stufa buona

E' solo una caldaia, ha sottolineato Dall'Olio, nient'altro che una grossa stufa, che inquinerà molto meno di sette vecchie stufe di potenza equivalente.
Il leit motiv della serata a Neviano è stato questo, tranquillizzare, sminuire, presentare la centrale a cippato come una favola a lieto fine, da replicare ovunque nelle terre alte.
Un'assemblea a senso unico, senza alcun contraddittorio, dove a parlare erano gli stessi progettisti dell'impianto, quasi fosse una serata di promozione aziendale.
La grande stufa buona. Dall'Olio, capogruppo Pd a Parma, dovrebbe sapere che la grande maggioranza dei cittadini della montagna si è già dotata di moderne stufe a pellet o miste legna-pellet, impianti automatizzati che hanno emissioni dieci volte inferiori della centrale a cippato che verrà costruita.
Un articolo sul "Sole 24 ore" conferma il boom di vendita di stufe a pellet nel nostro paese nel 2011, 200 mila unità.
Abbiamo chiesto al sindaco Garbasi perché non incentivare la sostituzione completa delle vecchie stufe, invece di impegnare mezzo milione di euro tra centrale e teleriscaldamento.
Abbiamo chiesto perché non impiegare quei finanziamenti europei per il risparmio energetico, a partire dagli edifici pubblici.
Non sarebbe meglio pensare prima a come ridurre i consumi?
Di risposte nemmeno una.
E' chiaro che la decisione è calata dall'alto e non la si discute.
Regione e Provincia hanno deliberato di sviluppare queste centrali e le finanziano.
Dall'Olio ha fatto notare l'esiguità dei consumi, solo 4 mila tonnellate di cippato.
Tra quelle già funzionanti e quelle in cantiere rispetto alla quantità di legna tagliata nel 2009, 150 mila tonnellate.
Ha anche dichiarato che nel progetto complessivo si conta di arrivare a 24 centrali.
Un consumo crescente, e se tutte seguiranno l'esempio di Monchio che vuole fare anche cogenerazione, cioè produrre energia elettrica, ancora di più, visto che gli impianto rimarrebbero accesi anche d'estate.
Il rendimento di una centrale a cippato per produrre elettricità è molto basso, tra il 12 a il 15%, per cui quelle tonnellate di cippato delle 24 centrali dovranno essere moltiplicate per 6, che vuol dire arrivare a 70, 80 mila tonnellate.
E in effetti una volta installate, gli amministratori si chiederanno per quale motivo non si dovrebbe sfruttarle appieno trasformandole in cogenerazione come Monchio.
In assemblea i tecnici chiamati dal comune, tra cui l'ingegner Francescato, direttore nazionale di AIEL (azienda italiana energia dal legno), hanno subissato la platea per due ore con relazioni e slides su come siano efficienti e non inquinanti le caldaie che le loro aziende costruiscono ed impiantano.
E' roba loro, devono venderle, cosa potevano dire di diverso?
Sulle polveri però hanno dovuto ammettere che le emissioni sono tra i 40 e i 70 mg/ Nm3, cioè da 6 a 10 volte più inquinanti delle moderne caldaie automatizzate familiari.
Certo quei valori rientrano nei 100 mg/Nm3 stabiliti dalla normativa italiana, ma l'Europa sta spingendo per portare quei limiti a 30 mg/Nm3, perché c'è grande preoccupazione per gli effetti nocivi delle polveri fini sulla salute.
Le polveri da camino, che il filtro meccanico a multiciclone non abbatte minimamente, confermato dallo stesso Francescato, contengono carboni organici volatili (COV), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), ossidi di metalli pesanti e diossine.
Queste sostanze sono velenose e mutagene e si attaccano alle particelle di polvere che poi noi respiriamo.
Questo non è terrorismo, è sapere scientifico comprovato.
Questo è il motivo per cui a Parma i cittadini hanno votato contro l'inceneritore.
Lungo le strade di montagna, tutti possono vedere le cataste che fanno ormai da contorno all'asfalto, dappertutto.
E' in atto un taglio forsennato dei boschi prodotto da una domanda speculativa del mercato della legna da ardere. Tali tagli hanno ormai superato la stessa domanda e il prezzo dei tronchetti accatastati è crollato dagli 8 euro al quintale di tre anni fa agli attuali 5,5 euro.
Tutti sono convinti che tale scempio non si fermerà.
Anzi, il crollo stesso del prezzo spingerà molti a tagliare di più per intascare almeno gli stessi soldi dell'anno prima.
Non ci stiamo riferendo ai boscaioli, che fanno correttamente il loro lavoro di sempre, ma a tutti coloro che assoldano immigrati in nero per farli lavorare al posto loro e per il proprio profitto.
Abbiamo sentito amministratori e tecnici affermare che oggi c'è il doppio di legna rispetto a quarant'anni fa e che non sarebbe un male se la si tagliasse, recuperando i prati di una volta e la biodiversità che questi rappresentavano.
Qualcuno, Bricoli, si è permesso di usare la biodiversità contro l'ambiente nel suo complesso. Veramente il colmo.
Tecnici che non si rendono conto che non si può tornare indietro, ma che soprattutto non si deve farlo per non innescare di nuovo il degrado idrogeologico imperante in quei tempi.
Non si può creare lavoro saccheggiando le risorse naturali e mettendo in forse la salute della gente.

Giuliano Serioli

venerdì 20 luglio 2012

Neviano, il Sindaco, la centrale

La "Gazzetta" di oggi riporta le dichiarazioni del sindaco di Neviano, rammaricato e  dispiaciuto che qualcuno sia preoccupato degli effetti della centrale a cippato che vuol costruire in paese.
Anzi, è anche un pò incazzato che "si debbano esprimere opinioni senza conoscere ciò di cui si parla".
In sostanza, le competenze le ha solo lui. Questo vuol dire.
E infatti dimostra subito quali siano le sue.

Dice  "... una caldaia a  cippato non è altro che una stufa,  come quelle di una volta nelle scuole.."

Forse è lui che non sa che un inceneritore a biomassa per essere economico non può bruciare  legna stagionata, ma cippato di ramaglie.
Il cippato fresco ha un'umidità del 50%,  brucia male, ha un basso rendimento, cioè occorre bruciarne di più, ha notevoli emissioni da camino e produce dal 3 al 5% di ceneri della massa bruciata.
Provi a chiederlo al  sindaco di Monchio, la cui centrale  brucia già da tempo, o a quello di Palanzano che, con la sua centrale, ha pensato bene di smettere di bruciare cippato per i fumi e le ceneri e di passare al
pellet, anche se più costoso.
Forse, poi, non sa che la depurazione dei fumi della centrale è solo meccanica. Che il  multiciclone serve ad abbattere solo la fuliggine, non le polveri volanti che contengono le sostanze nocive. Forse non sa che è molto meno efficiente dell'abbatimento dei fumi di una moderna caldaia a pellet o legna di cui i suoi compaesani si sono già dotati (emissioni di 50 mg/Nm3 per la centrale, contro i 5mg/Nm3 della stufa a pellet).

Dice... "questi sistemi sono ampiamente utilizzati nei territori alpini"

Ma sicuramente non sa che le grandi centrali termiche a cippato dell'Alto Adige non solo bruciano segatura e scarti di segheria senza intaccare i loro boschi, ma possono permettersi una depurazione molto maggiore dei fumi  attraverso filtri a maniche, filtri elettrostatici, filtri a carboni attivi, perchè l'economia di scala della loro mole e
potenza installata glielo consente.

Dice..."la legna utilizzata sarà esclusivamente locale, dei nostri boschi e il quantitativo necessario solo marginale".

Lo vada a raccontare alla gente di Sasso e Scurano, preoccupata già per i tagli di inizio luglio : 13 cataste per complessive 1100 tonnellate, lungo 6 km di strada.
Forse non si rende conto che la speculazione sulla legna da ardere ha innescato da ormai 3 anni un taglio selvaggio dei nostri boschi i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti.
Una speculazione ed un taglio che le autorità non controllano più e che nemmeno multe da migliaia di euro riescono a fermare.

Dice..." anzi,  il  taglio sarà fatto in boschi cedui trasformandoli in boschi ad alto fusto"

La trasformazione del bosco ceduo in alto fusto consiste nel taglio a diradamento.
Si tratta di un taglio industriale del bosco, con nuove carraie di servizio e piazzole per l'accumulo di legna. Di norma il diradamento per essere economico deve essere almeno del 50%, cioè deve produrre almeno 500 quintali di legna per ettaro.
Lui queste cose le dovrebbe sapere, perchè il Consorzio volontario del monte Fuso ha già ricevuto finanziamenti regionali per dotarsi di macchinari per il taglio industraiale ( misura 41).
Ma forse non sa che quelli del  mestiere, i boscaioli,  hanno sempre effettuato il taglio raso matricinato e che sono contrari al diradamento, a trasformare il  bosco in alto fusto.
Sono contrari per due motivi.
Primo. Il  diradamento nei faggi, notoriamente con radici superficiali, mette a rischio  di bufere di vento e di vetroghiaccio le piante stesse, non più protette dal fitto del bosco.
Secondo. Il diradamento, in ogni tipo di bosco, impedisce la crescita del sottobosco. Sotto, il terreno rimane spoglio di ogni vegetazione arbustiva, nudo ed esposto così al dilavamento da piogge ed all'erosione.

Con le parole..." si riprende così un'antica pratica di cura del bosco", intende forse dire che il diradamento è la stessa cosa della pulizia del bosco che si faceva una volta e che ora non si fa più?

E' una falsità. I montanari lo sanno bene. Sanno che si faceva quando in montagna c'era tanta gente e poca legna.

Il suo progetto è chiaro : tagliare i boschi per produrre legna da vendere e cippato per alimentare le centrali termiche. Non l'ha deciso lui,lo hanno fatto la Regione e la Provincia.

Serioli Giuliano

giovedì 19 luglio 2012

Gazzetta su centrale di Neviano

L'articolo odierno della "Gazzetta"  sulla centrale di Neviano, senza volere, è illuminante sui progetti che hanno le amministrazioni per la nostra montagna. 
Abbiamo letto le dichiarazioni del sindaco che tranquillizza sulle emissioni zero della costruenda centrale a legna che riscalderebbe edifici comunali. Poi il riporto delle dichiarazioni di un anno e mezzo fa  di Orlandini della Regione che, insieme a Pier Luigi Ferrari, confermava il finanziamento regionale al Consorzio volontario del monte Fuso per "sviluppare la filiera del legno", cioè dar inizio al taglio meccanizzato dei boschi.
La regione, infatti, in accordo con la provincia, a fine 2010 aveva da poco approvato lo stanziamento di 3.000.000 di euro, coperti in gran parte dal programma 
di sviluppo rurale, per finanziare due progetti : il progetto di filiera 10 nei comuni di Borgotaro, Tornolo e Albareto e il progetto di filiera 41 a ridosso del monte Fuso, nel comune di Neviano Arduini. 
I progetti, in pratica, dovevano servire ad avviare un sistema di taglio industriale dei boschi con produzione di tondame da lavoro ( tronchi da cui ricavare assi), legna da ardere e cippato.
In sostanza, la Regione finanzia cooperative di taglio per dotarle di strumenti meccanici efficienti : harwester, cippatrici, trattori cingolati.
Il taglio è un diradamento industriale del bosco, con nuove carraie di servizio e piazzole per l'accumulo di legna. Di norma il diradamento per essere economico deve essere almeno del 50%, cioè deve produrre almeno 500 quintali di legna per ettaro. 
Ecco allora che si capisce il perchè dell'allarme dei residenti di Sasso e Scurano, riportato dalla "Gazzetta" due settimane fa, "per quelle cataste di legna lungo 6 km di strada".  ( ogni catasta era lunga 20 metri, larga 4 e alta 2,5, corrispondente circa a 200 m3 steri, cioè 1.100 quintali)
La gente ha detto che c'erano 13 cataste, in pratica 15.000 quintali di legna tagliata e accatastata, che corrispondono al diradamento di 30 ettari di bosco della parte nord del  monte Fuso. 
Ma non c'è il parco al monte Fuso? 
Poi c'è il finanziamento regionale per la caldaia a cippato, altri 400.000 euro che, però, vanno a sommarsi a quelli per le caldaie a cippato di Berceto, Calestano, Varano Melegari, anch'esse approvate e finanziate da Regione e Provincia.
Il progetto è chiaro : tagliare i boschi per produrre legna da vendere e cippato per alimentare le centrali termiche.
La  prima domanda che viene da porsi è : le amministrazioni non si preoccupano del fatto che tali tagli vanno a sommarsi a quelli già devastanti della speculazione sulla legna da ardere?
La seconda domanda è : tutti quei finanziamenti, insieme a ciò che dovrà tirar fuori ciascun comune, non sono esagerati per scaldare qualche edificio comunale ? Non sono soldi buttati?
Non sarebbe meglio destinarli alla ristrutturazione dei borghi finalizzata al  risparmio energetico?
Non basterebbero delle moderne stufe a pellet, proporzionate alla superficie degli edifici?
Detraibili al 55% dalle tasse e dotate di abbattimento dei fumi 10 volte più efficienti delle centrali a biomassa che bruciano cippato fresco?
La  risposta dei sindaci è : faremo il teleriscaldamento e servirà anche ai cittadini.
Come a Monchio, che per convincerne ad ogni costo una trentina ad allacciarsi hanno proposto loro tariffe addirittura più basse di quelle stabilite per gli edifici comunali? 
Col loro progetto sono proprio alla canna del gas ?
La gente in montagna la legna ce l'ha già  di suo e si è già attrezzata con stufe automatiche miste pellet-legna, con abbattimento dei fumi.
La terza domanda è :  visto che la centrale termica di Palanzano ha smesso di bruciare cippato perchè bruciava male a causa della sua elevata umidità, producendo elevate quantità di fumi e di ceneri, intendono proseguire, come fa Monchio, a bruciare cippato fresco e ad appestare i borghi?

Nell'articolo, ha ragione Francesco Barbieri, di Reteambiente, a preoccuparsi del destino della rinomata aria di montagna. Altrettanto, dico io, ci sarà da preoccuparsi dell'erosione dei suoli per il dilavamento di quei versanti senza più copertura utile. 
Il  rischio è che, quando pioverà sul serio, verrà giù tutto come in Lunigiana, nelle Cinque Terre.

Serioli Giuliano