"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
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venerdì 3 ottobre 2014

Dissest Economy

Il lato oscuro del green washing

Giovedì scorso, presso il circolo Zerbini, Rete Ambiente Parma ha organizzato un incontro con l’adesione di Lesignano Futura, Commissione Audit e l'associazione Gestione Corretta Rifiuti.
Si è parlato dei tagli dei boschi nel nostro appennino, del dissesto idrogeologico e della cosiddetta green economy, tre temi molto connessi tra loro.


A questo appuntamento tanti amanti della natura, ma anche attivisti di commissione Audit, Rifondazione, WWF, Slow Food, rappresentanti del comitato Palanzano, del Comitato di Felino, di Salviamo il Paesaggio.
Il primo intervento quello di Roberto Cavanna, Centro studi Monte Sporno, che ha mostrato e raccontato come vengono realizzati i tagli dei boschi, le condizioni dei sentieri e il paesaggio che si presenta dopo l'utilizzo scriteriato di motoseghe e mezzi pesanti.
Dalle foto del territorio della Val Baganza (è così in larga parte dell'appennino), un'area, che dovrebbe essere sotto tutela ambientale e con vincolo d'immutabilità, si è potuto capire quanto sia lontana la corretta gestione del patrimonio arboreo, a causa di tagli spesso non controllati e lasciati alla "competenza" di tagliatori improvvisati o non rispettosi delle norme vigenti.
Ci sono aree dove il taglio è stato realizzato lasciando una percentuale di matricine appena sufficiente, aree invece dove si è adottato un taglio raso, non lasciando in piedi nemmeno un albero.
Un altro elemento la "coincidenza" di alcuni tagli con la formazione di frane.
Esempio tipico la frana di Pietta nel Comune di Tizzano, e altre frane minori lungo la provinciale che da Calestano porta a Berceto.
Si taglia ovunque, vicino a una frana o su versanti fortemente in pendenza.
Difficile comprendere come le autorità non vedano tali pericoli.
Roberto Cavanna ha mostrato il taglio anche di alberi molto vecchi, utilissimi per il sostegno del suolo, anche con un diametro di un metro e più.
Piante secolari perse per sempre.
Un altro grosso problema è il dilavamento del suolo.
I solchi formatisi nel terreno vengono scavati dall'acqua, che non avendo più alberi che rallentano il suo deflusso, innescano una fase erosiva che porta smottamenti a valle.
L'utilizzo di mezzi pesanti per recuperare la legna tagliata, escavatori e caterpillar per creare vie d'accesso a trattori e camion creano strade che una volta terminata la missione vengono completamente abbandonate, provocando ulteriori erosioni.
Che peso ha la green economy sul territorio e sulle persone?
Giuliano Serioli si è posto la domanda su quali impianti servano alla montagna per sopravvivere, e le centrali a biomassa certo assomigliano di più ad una mera speculazione economica.
Tagliare migliaia di tonnellate di legna, disboscando l'appennino, bruciare e produrre una quantità misera di corrente elettrica, con un rendimento nell'ordine del 10%, è una follia.
Eppure la volontà della regione è di investire in centrali a biomassa, così come la Toscana, che intende realizzare impianti per 70 MW, che prevedono l'utilizzo di circa 700.000 tonnellate di legna ogni anno e un esborso di circa 42 milioni di euro, quando con una centrale a metano, meno impattante sotto il profilo dell'inquinamento da polveri e metalli pesanti, si spenderebbe circa la metà.
La strada per trovare energia è quella del risparmio, investire cioè quei 40 milioni nell'efficientamento energetico degli edifici.
La strada intrapresa dal mercato degli elettrodomestici, che oggi sono arrivati a rese energetiche inimmaginabili anni fa.
Gli impianti a biomassa invece portano sempre grandi problemi.
E' il caso del cogeneratore della Citterio a Poggio S.Ilario (Felino) che dopo lo stop per l'eccessiva acidità del grasso da bruciare, che potevano creare seri problemi al motore, ha risolto l'imbuto trattando lo scarto con reagenti chimici e soda caustica, soluzione poi sversata nel Rio S.Ilario, adiacente allo stabilimento, con conseguente inquinamento delle acque.
E la diffida arrivata dalla Provincia.
La strada da seguire per trovare un economia in montagna non può passare dal taglio indiscriminato dei boschi e dagli impianti a biomasse, ma da un piano di sviluppo rurale, turistico ed edilizio di recupero dei borghi ed efficientamento energetico.
Enzo Valloni, dell'università di Parma, ha portato l'esempio degli interventi contro l'erosione delle coste adriatiche, che avviene con annuali scarichi di tonnellate di sabbia, senza invece pensare a risolvere il problema a monte, cioè nei fiumi che non apportano più al mare la parte sedimentaria, che andrebbe a fermare il fenomeno erosivo.
Bisogna cambiare i PAES dei piccoli comuni della val Padana, in modo che prevedano di risolvere l’inquinamento del suolo agricolo da sversamenti di liquami degli allevamenti industriali.
Facendo sì che le 500 centrali a biogas esistenti, che digestano mangimi animali da coltivazioni dedicate, passino a trattare letame e, attraverso lo strippaggio dell’ammoniaca, producano biometano da autotrazione e da mettere in rete.

Andrea Ferrari

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

lunedì 22 settembre 2014

Tagli boschivi & green economy

L'appuntamento è per giovedì 25

I tagli boschivi, il saccheggio delle risorse naturali da parte del mercato e della politica miope delle Regioni nascono dal guazzabuglio dei programmi della UE, che sostiene di voler accrescere la superficie forestale e nel contempo sviluppare energia da biomasse boschive.
La Ue, dopo Kyoto, ha adottato il programma 20-20-20, da raggiungere entro il 2020.



Ridurre le emissioni di CO2 del20%, accrescere del 20% l'energia da fonti rinnovabili, incrementare del 20% l'efficienza energetica.
In realtà è solo la crisi ad aver fatto ridurre le emissioni inquinanti, mentre l'efficientamento è ancora molto basso e lontano dal traguardo, e solo l'energia prodotta da fonti rinnovabili ha incrementato nettamente il suo valore attestandosi al 65%.
La direttiva europea Aria invece (no ad altre emissioni oltre la soglia esistente) è di fatto inapplicata.
In altre parole, un'economia liberista non è in grado di sviluppare l'energia da fonti rinnovabili senza penalizzare l'ambiente e l'aria che respiriamo.
E' la stessa Ue che ha prodotto lo sviluppo speculativo dell'energia da fonti rinnovabili, la cosiddetta green economy, che di verde ha molto poco se non niente.
La politica degli incentivi, slegati da qualsiasi grado di efficienza, spinta dai governi del nostro Paese, dalle Regioni e dalle altre istituzioni locali, ha fatto il resto: si costruiscono impianti non per usare in loco l'energia prodotta, ma con il solo scopo di incamerare soldi pubblici, i famosi incentivi.
Per dare una parvenza di progettualità alle fonti rinnovabili gli enti locali hanno promosso i Paes,
progetti molto astratti redatti da docenti universitari che mescolano impianti speculativi già esistenti e future applicazioni locali, frutto di cervellotiche farneticazioni di burocrati comunali.
Gli incentivi dovrebbero invece andare ad impianti promossi dalle istituzioni locali con la partecipazione ed il consenso dei cittadini, allo scopo di migliorare la qualità dell'aria, delle falde acquifere e dei terreni agricoli.
Non più soldi dal pubblico ai privati, ma dal pubblico al pubblico.

Se ne parlerà giovedì 25 settembre, alle ore 21, presso il circolo Zerbini di Parma (vicolo S.Caterina 1) in una serata di dibattito con Roberto Cavanna, esponente del Centro Studi Monte Sporno, Renzo Valloni, geologo, docente al Dicatea dell'Università di Parma, Giuliano Serioli, geologo, coordinatore di R ete Ambiente Parma.
Rete Ambiente Parma
per la salvaguardia del territorio parmense


Aderiscono : Associazione Lesignano Futura, Commissione Audit, Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse GCR

martedì 13 maggio 2014

Un voto utile per le terre alte

Un piano per la montagna
Mercoledì 14 maggio
ore 11
presso Circolo Baccoverde
Via Cavallotti 33

SARANNO PRESENTI

Angelo Lusuardi

candidato sindaco a Felino con la lista civica "FELINO CAMBIA"

Giorgio Zani
candidato sindaco a Langhirano con la lista civica "FARE LANGHIRANO"

Corrado Mansanti
candidato sindaco a Monchio con la lista civica "UNITA', IMPEGNO, DEMOCRAZIA"

Renzo Valloni
docente di geologia applicata – università degli studi di Parma
simpatizzante di Reteambiente

Giuliano Serioli, Rete Ambiente Parma

presenta il manifesto per la montagna
ai candidati alle amministrative del 25 maggio

Un voto utile per le terre alte


La S.V. è invitata

*
Un progetto industriale per la montagna
Il manifesto di Rete Ambiente Parma in vista delle amministrative del 25 maggio

L'oggi desolante
La montagna parmense è un corollario di disastri.
Frane, frazioni abbandonate, strade interrotte e quasi sempre sfondate.
La frana di Capriglio, quella di Boschetto, quella di Pietta, sono lì a suggerirci che la nostra montagna è per sua struttura molto franosa.
Alla franosità si somma sempre più il cambiamento climatico, che oggi alle alte quote ha portato la la pioggia a sostituirsi alla neve.
La neve per la montagna ha un effetto benefico fondamentale. Con la percolazione lenta all'interno della roccia permette la ricarica delle sorgenti ma, allo stesso modo, ricoprendo tutto e sciogliendosi lentamente, impedisce il dilavamento violento e massiccio causato dalle piogge limitando così l'innesco delle frane.
Con la crisi economica si va a sommare a tutto questo il taglio massiccio dei boschi causato dalla speculazione sulla legna da ardere, che determina le quantità di ettari di bosco da tagliare, che certo non sono per l'autoconsumo delle genti dei borghi.
Pesanti camion percorrono le strade delle valli, per portare chissà dove la legna tagliata, contribuendo significativamente anche allo sfondamento della viabilità.
La devastazione in atto ricorda certe foto di inizio Novecento.
Il taglio generalizzato di interi versanti boschivi e la loro denudazione provoca dilavamento e asportazione del soprasuolo, innescando frane e accrescendo enormemente il trasporto solido dei torrenti, capace a sua volta di innescare altre frane lungo il corso dei rii.
La politica di prevenzione degli smottamenti messa in atto dalle amministrazioni è praticamente inesistente.
Un esempio significativo è stato il rifacimento della Massese.
Dei 20 milioni di euro spesi la quasi totalità è andata ad opere di immagine ad uso della rielezione degli amministratori. Di tutte le varianti e correzioni di curve effettuate, la sola variante di Ranzano ha visto la sistemazione della frana dei Tre Laghi con opere di canalizzazione.
In sostanza la metà di quei 20 milioni poteva essere utilizzata per mettere in sicurezza la strada da frane storiche e da punti pericolosi come Boschetto e Antognola.
In tal modo si sarebbe evitata l'interruzione attuale della provinciale a Boschetto.
Senza un'economia è impossibile fare prevenzione.
Tutta la nostra montagna, tranne la Valtaro, non ha più un'economia che tale si possa chiamare.
In questi trent'anni l'industria ha distrutto l'artigianato e l'agricoltura di sussistenza, costringendo le genti a trovare occupazione altrove.
Oggi l'80% degli abitanti delle terra alte sono anziani, mentre i giovani lavorano nella pedemontana.
Prato Spilla, con l'impianto di risalita e l'albergo, è la testimonianza lampante degli errori fatti in passato dalle amministrazioni, dei soldi buttati al vento per un progetto turistico impossibile.
Ora invece tutti i finanziamenti si concentrano sulla legna.
Soldi per finanziare centrali a cippato, teleriscaldamento e produzione di energia elettrica e soldi per finanziare cooperative di taglio per rifornirle.
Questo nuovo filone si aggiunge alla devastazione causata dalla speculazione sulla legna da ardere.
Si finge che il taglio della risorsa bosco crei un'economia, inondi di soldi i borghi e impedisca che negozi e servizi chiudano.
I soldi invece sciamano lontano, come i camion verso la pianura, per giungere nelle tasche di chi commercia la legna.
Ancor meno economia creano le centrali a cippato, né lavoro.
Sono solo soldi per la lobby degli inceneritori e i soliti interventi di immagine degli amministratori.
Centrali che sono veri e proprio impianti industriali, senza filtri, molto inquinanti, di cui solo i residenti nei capoluogo possono usufruire, mentre le frazioni sono totalmente escluse.


L'economia necessaria
Per contrastare i disastri e fermare l'abbandono della montagna occorre creare un'economia.
Canalizzare tutti i finanziamenti nell'edilizia per il recupero dei borghi col risparmio energetico, capace di costruire una ricezione dignitosa, oggi inesistente, per un turismo diffuso.
Un turismo basato su una serie di piccole strutture nei borghi capaci di supportare a livello di accoglienza e logistica i percorsi turistici della alte vie, coordinati ai rifugi esistenti e soprattutto a quelli abbandonati e da ripristinare.
Un turismo collegato ai parchi e alla possibilità che questi si facciano portavoce della praticabilità della natura nelle scuole e nell'università.
Lo scoutismo è un'esperienza positiva che va allargata alla scuola dell'obbligo, con una leva di guide volontarie capaci di organizzare e condurre i ragazzi, anche dal punto di vista descrittivo e culturale.
Tramite le unioni di comuni occorre costruire le condizioni infrastrutturali (ad esempio macelli intercomunali), gli incentivi finanziari e locativi e la disponibilità bancarie ad iniziative per la produzione e la stagionatura artigianali di eccellenze alimentari che l'aria pulita e l'elevata
umidità possono garantire con un livello superiore di qualità rispetto alla loro produzione industriale.
E' pensabile trasformare dei giovani senza lavoro in artigiani di montagna, dei laureati senza occupazione in imprenditori di se stessi con idee giuste per un agroalimentare di eccellenza.
Di questo vogliamo discutere con chi si propone oggi agli elettori come futuro amministratore.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma
14 maggio 2014