"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
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sabato 11 aprile 2015

Dalla TiBre alla TiTre, una bufala milionaria

Dalla TiBre alla TiTre, una bufala milionaria
La Tirreno Brennero è il nostro Tav: oggi pomeriggio la manifestazione

La cosiddetta Tirreno Brennero, autostrada che collegherebbe il mare con le Alpi, è una bufala.
Non verrà mai costruita per intero, semplicemente per mancanza di fondi.
Il tratto tra Fontevivo e Trecasali, Titre, la cui costruzione sta per partire, rimarrà monco, si perderà nella campagna.
Come l'immagine surreale di una strada che non va da nessuna parte.
Perché farlo allora?
Perché è in autofinanziamento di Autocisa.


E dove trova i soldi? Aumentando del 7,5% i pedaggi autostradali tra il 2011 ed il 2018.
Li ha già presi e continuerà a prenderli dalle nostre tasche.
Semplice come passare sotto il varco del Viapass.
La Tibre è un vecchio progetto degli anni '70, rimasto nel cassetto, finché il rinnovo della concessione ad Autocisa in cambio di investimenti da parte della stessa non lo ha fatto riemergere dell'album degli orrori.
E' tornato il progetto, l'opera rimane inutile.
Non per chi costruisce.
Autocisa ha avuto la proroga della concessione, ha raccolto i soldi dagli ignari automobilisti, una ditta di costruzioni nota ha già vinto l'asta.
Pura speculazione, grasso che cola solo per alcuni, un affare obbligato e giusto per l'Unione Industriali.
D'altra parte, a suo tempo, la Provincia di Bernazzoli ed i Comuni attraversati dall'opera avevano dato il loro benestare, in cambio di alcune compensazioni ridicole ed invasive.
Si era opposto solo il Comitato di Trecasali, Ctt, nato contro la centrale a cippato da 130.000 tonnellate di Eridania, che poi alla fine non si è fatta.
Ora si tratta di mettersi a fianco del Comitato, per impedire che aborto stradale venga alla luce.
Si tratta di impedire che terreni agricoli essenziali per la produzione del parmigiano-reggiano vengano svenduti, asfaltati e persi per sempre.
Ci si meraviglia anzi che il Consorzio Parmigiano non si sia mai espresso e continui a tacere.
Sabato 11 aprile alle ore 15 si svolgerà la manifestazione a Trecasali e Sissa.
TiBre TiTre? Diventerà la nostra Tav!

Giuliano Serioli
11 aprile 2015
Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

venerdì 1 giugno 2012

Risposta di Rete Ambiente Parma alla Meo

Accolgo le sue precisazioni e volentieri rispondo.
Nelle considerazioni del comunicato fatto ieri riprendevamo il comunicato di Reteambienteparma del 15-09-2011, in cui si rendeva noto della visita ad Eridania di S.Quirico di Pierluigi Ferrari, vicepresidente Provincia, e Tiberio Rabboni, assessore regionale all'agricoltura, che riferivano all'azienda in merito alla VIA depositata dall'azienda il 27 luglio in regione, come da lei confermato.
La notizia era comparsa il 10-09-2011 su "Gazzetta di Parma" e "La Sera". 
Nell'articolo si affermava espressamente che la visita era da mettere in relazione alla concessione della VIA,  da considerarsi ormai cosa fatta come per lo stabilimento di Russi. 
Lei stessa, consigliere Meo, nella sua interpellanza chiedeva quali impianti più inquinanti  andassero chiusi, in caso di rilascio dell'autorizzazione per tale progetto di centrale a biomassa.
Quindi, a quel tempo, anche per lei la Regione era tutt'altro che contraria alla chiusura positiva per Eridania della VIA e al rilascio dell'autorizzazione.
Di più, era girata voce nel comune di Trecasali che il procedimento della VIA fosse stato aperto il 27 e chiuso lo stesso 5 agosto seguente, senza attendere le considerazioni di comuni interessati e comitati.
I giornali riportavano, infatti, lo sconcerto del sindaco di Trecasali perchè dalla Regione non c'era stata nessuna risposta alle considerazioni di inopportunità per la centrale depositate dalla giunta e dal consiglio comunale. 
Il sindaco, a quel punto, aveva deciso di opporsi al progetto, proponendo che l'impianto a biomasse si riducesse all'effettivo bisogno energetico dell'azienda, cioè  massimo 2 o 3 Mwe con un consumo di cippato di "sole" 30.000 t. annue.
Il nostro comunicato, apparso negli organi di stampa e on line, non era stato  smentito da nessuno.
Solo nel novembre successivo Bernazzoli e Provincia si dicevano contrari all'impianto per motivi di opportunità ambientale, chiedendo un tavolo di consultazione tra azienda, istituzioni locali, Provincia e Regione, ovviamente per addivenire ad un compromesso, presumibilmente la soluzione proposta dal sindaco di Trecasali.  
Tutto questo, dopo che diversi consigli comunali della "bassa" si erano espressi decisamente contro l'impianto a biomassa.
Impressione nostra e di tanti altri era che la Regione avesse già una sua opinione al riguardo e fosse arrivata ad un accordo con Sadam Eridania, che la Provincia avesse già avallato la cosa e che solo l'opposizione determinata della popolazione abbia prima ritardato e poi bloccato il parere favorevole della Regione.
Solo a questo punto devono essere parse significative alla  giunta regionale le sue interpellanze ed interrogazioni tese a non considerare l'Eridania di S.Quirico non assoggettabile, come invece quella di Russi, alle più stringenti norme della Regione. 
La sua interpellanza, consigliera  Meo, a nostro avviso meritoria e degna di stima, deve essere apparsa, a quel punto, alla Regione come l'unica strada percorribile per non perdere del  tutto la faccia sia verso i cittadini che verso la stessa azienda Sadam- Eridania.
Per tutte queste considerazioni, anche se il procedimento della VIA è rimasto formalmente aperto fino ai nostri giorni, ci sentiamo di affermare che Regione e Provincia fossero favorevoli alla centrale di S.Quirico e che solo l'opposizione dei cittadini, del  comitato e dei comuni abbia imposto alle istituzioni di cambiare parere. 
Nostra convinzione è che, stanti gli  alti valori dei Pm 10 nell'area e l'opposizione dei cittadini, abbiano proposto ad Eridania un dimagrimento della centrale fino a 3 Mwe. 
A quel punto l'interesse speculativo per l'azienda si era ridotto a tal punto da  farla desistere del tutto, come sabato scorso ha comunicato.

Onestamente, consigliere Meo,  per quanto tempo le sue interpellanze affinchè il progetto di centrale a biomassa di S. Quirico fosse assoggettato a norme più stringenti sono rimaste inascoltate dalla giunta regionale?

Per quanto riguarda la sua proposta di moratoria di nuovi impianti a biomasse e biogas in Regione, peraltro richiesta a gran voce da comitati di cittadini e sindaci, ci vede totalmente d'accordo con lei. 

Serioli Giuliano

giovedì 31 maggio 2012

Precisazioni di Gabriella Meo


Gentile Giuliano Serioli,

ho seguito la vicenda della centrale a biomasse di Trecasali e mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni al suo post di ieri.

Come ho accennato nel mio recente comunicato stampa (che può trovare a questo link http://www.gabriellameo.it/2012/05/trecasali-salta-la-centrale-a-biomasse/) e come ha giustamente ricordato anche lei, Eridania Sadam, nell’annunciare il ritiro del progetto, ha citato come cause della sua decisione, oltre alla decisa opposizione dei Comuni, anche la normativa regionale sulle biomasse divenuta più stringente e le intenzioni del Governo di rivedere l’ammontare degli incentivi per le fonti rinnovabili.

Non è esatto, invece, affermare che il progetto sarebbe stato autorizzato, nel settembre 2011, da Provincia e Regione con la Valutazione di Impatto Ambientale. Infatti, la procedura di autorizzazione e valutazione è stata attivata da Eridania il 27 luglio 2001 (con lettera che allego), è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione (di cui allego un estratto) n. 170 del 23 novembre 2011 e, fino a pochi giorni fa, era ancora in corso, come può verificare direttamente accedendo al sito della Regione Emilia-Romagna, nella pagina relativa alle valutazioni ambientali http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/servizi-on-line/valutazioni-ambientali.
Quindi, nessuna autorizzazione è stata rilasciata dalla Regione a Eridania per realizzare la centrale a biomasse di Trecasali.

Per quanto riguarda la normativa regionale sulle biomasse, e principalmente la Delibera di Assemblea legislativa n. 1570 del 26 luglio 2011, essa prevede che non siano assoggettati gli impianti “che siano previsti nei progetti di sviluppo o riconversione del settore bieticolo-saccarifero, in attuazione della normativa comunitaria e nazionale in materia, ivi compresi gli impianti derivanti dagli accordi interprofessionali sottoscritti in data 15 novembre 2010 fra le Associazioni bieticole con Eridania-Sadam COPROB/Italia Zuccheri, e Unionzucchero.”

Quindi, in sintesi, la centrale a biomasse di Russi può non applicare le stringenti norme regionali in quanto trattasi di riconversione di un ex zuccherificio, quella di Trecasali no, ed è questo passaggio che, grazie alle mie interrogazioni ed interpellanze, alla fine è risultato chiaro (allego la risposta alla mia ultima interpellanza), contrariamente a quanto cercava di far intendere Eridania.

Tutto ciò per spiegare che la presa in giro, se di presa in giro si può parlare, non è certo venuta da Provincia o Regione che hanno semplicemente seguito le procedure vigenti.

Colgo l’occasione per segnalarle anche gli altri interventi che ho diffuso in questi mesi sul progetto di Trecasali e sulla proposta di una moratoria regionale delle centrali a biomasse e biogas avanzata dal nostro Gruppo assembleare :
http://www.gabriellameo.it/2012/01/trecasali-serve-una-alternativa-alle-biomasse/
http://www.gabriellameo.it/2011/09/giusto-il-no-a-trecasali-pr-alla-centrale-a-biomassa/
http://www.gabriellameo.it/2012/03/una-moratoria-regionale-sugli-impianti-a-biogas/

Cordiali saluti

Gabriella Meo

Allegati:
Richiesta ERIDANIA
Estratto BUR
Interpellanza
Linee guida energie rinnovabili



mercoledì 30 maggio 2012

La centrale a biomassa di Trecasali non si fa più

In occasione di un incontro coi sindacati, avvenuto sabato 26 in provincia, Sadam-Eridania ha annunciato il ritiro del progetto di centrale a biomassa.
E' la vittoria del comitato di Trecasali.
Oltre ad aver mobilitato i cittadini, il comitato è riuscito a convincere i sindaci e le amministrazioni comunali dei paesi limitrofi ad opporsi al piano speculativo di Eridania.
Questo prevedeva di bruciare 150.000 t. annue di cippato di legna, con emissioni gravemente nocive per la salute degli abitanti della "bassa" e con una pesante sottrazione di suolo agricolo agli usuali coltivi alimentari, da adibire a pioppeti triennali per alimentare il forno inceneritore.
Eridania cita espressamente la decisa opposizione dei comuni come causa del suo ritiro.
Accenna anche alla normativa più stringente della Regione e all'intenzione del governo di abbassare il volume degli incentivi.
In realtà Regione e Provincia, nel settembre scorso, avevano autorizzato il progetto con la VIA.
Poi, la mobilitazione del comitato e l'opposizione dei consigli comunali aveva costretto la Provincia a far marcia indietro : c'erano le elezioni al comune di Parma in vista.
Che sia vero, come afferma la consigliera regionale Meo, che la Regione non abbia applicato la deroga per gli zuccherifici alla sue normative sulle biomasse?
E allora la conferma della VIA per la  centrale a biomassa di Russi, anch'essa in deroga?
Non è vero, poi, che il governo Monti non intenda incentivare le biomasse. Ha addirittura previsto lo stanziamento di 100 milioni di finanziamenti espressamente per centrali a biomasse e biogas nel mezzogiorno.
In ogni caso  Provincia e Regione ci devono una spiegazione. Anzi la devono al comitato di Trecasali, che per tanto tempo si è visto da loro preso in giro.

Serioli Giuliano

sabato 14 gennaio 2012

Trecasali 13-01-2012

Trecasali 13-01-2012

In questi ultimi tempi sul scenario del POLO INDUSTRIALE ENERGETICO di ERIDANIA SAN QUIRICO TRECASALI si è innescata una situazione di sconcerto:  dal revamping della centrale termoelettrica Edison, alla rimessa in marcia delle caldaie del Lievitificio, tre provvisorie allo zuccherificio per la campagna, l' impianto biogas, la presentazione del progetto biomasse da parte del' Eridania ed in prossimità a questo un allevamento di 300mila capi di galline ovaiole con annesso impianto di biomasse con la pollina, più la TI-BRE e l'autostrada CIS PADANA.
Mi sembra un quadro preoccupante, perché solo, come è attualmente la situazione non c'è più margine per altre attività del genere. Questa prospettiva desta molta preoccupazione e deve fare riflettere tutti livelli Istituzionali, partendo dal Comune di Trecasali la più vicina ai cittadini, deve farsi carico di una situazione del genere prima che sia troppo tardi.
Per questo propongo al Sindaco di convocare un Consiglio Comunale straordinario con lo spirito coalizione di unità comunale, per fermare tutti gli interventi e i progetti che sono in atto in quella zona. Coinvolgendo i comuni limitrofi e la Provincia, per chiedere alla Regione di revocare quel punto della delibera: Individuazione dei siti per gli impianti di energie da fonti rinnovabili n 51 del 26-7-2011 che in parole povere dice che le aziende saccarifere possono fare tutto, nello stesso tempo si toglie l'autonomia ai Comuni di gestire il proprio territorio, rendendoli inutili. Non vorrei che fra qualche anno i Sindaci siano chiamati a deliberare il blocco degli impianti come il blocco del traffico in questi giorni.
Per questo fermare tutti i progetti in atto non vuole dire debolezza o paura di restare poveri qualche giorno in più, ma avere il coraggio di affrontare il futuro con un ottica più sensibile al territorio e vicina ai cittadini con l'opportunità di rilanciare la fiducia alle istituzioni.

Gianni Bertoncin

martedì 18 ottobre 2011

PIANO DELLA REGIONE, TRECASALI, APPENNINO

"Nonostante la situazione sia in costante miglioramento, l'inquinamento atmosferico rimane per l'Emilia Romagna una criticità da affrontare, che le problematiche principali riguardano inquinanti secondari (articolato atmosferico, ossidi di azoto, ozono) e che la qualità dell'aria è fortemente influenzata dalle emissioni derivanti dalla combustione di biomasse, se si considera che una quota rilevante delle emissioni di PM 10 proviene da combustione da biomasse non industriali (riscaldamento), che per il PM10 e il diossido di azoto NO2 i dati rilevati dal monitoraggio della qualità dell'aria hanno evidenziato in varie zone del territorio il superamento di valori limite stabiliti dalla direttiva 2008/50/ CE attuata con D. Lgs. 155/2010....delega la giunta regionale in relazione alla criticità delle diverse aree a formulare i criteri per l'individuazione del computo emissivo per gli impianti con potenza maggiore di 250 Kwt."( Delibera della Regione sulle rinnovabili ) Su tali considerazioni si fonda la pretesa virtuosità della regione. Ammettere solo centrali a biomassa sotto il Mw per uso termico, per il teleriscaldamento dei borghi. Con due significative eccezioni, la centrale a legna della Sadam Eridania di Russi da 30 MWe e quella della Sadam Eridania di Trecasali da 15 MWe. Di fronte ai potentati economici e ai ricatti sindacali non c'è principio che tenga, nè criticità della situazione ambientale. La Regione fa finta di niente, al limite contratterà compensazioni. Ma anche le piccole centrali termiche abbattono ben poco delle emissioni nocive. I loro filtri meccanici a ciclone o multiciclone servono solo a trattenere la fuliggine e a raccogliere le ceneri. Tutto il resto, dalle polveri sottili agli NO2, agli ossidi di metalli pesanti va nelI'aria dove, trovando il cloro volatile della depurazione IREN degli acquedotti, diventa anche diossina. Quindi, mentre nel nostro Appennino si diffondono sempre più stufe a pellet con abbattimento automatico dei fumi ed emissioni sotto i 5 mg x m3, Regione e Provincia vogliono diffondere l'installazione di centrali termiche a cippato che, nella migliore delle ipotesi, hanno emissioni 10 volte superiori rispetto alle stufe a pellet, cioè 50 mg x m3, e questo solo se il cippato non ha un'umidità che supera il 20%, caso estremamente raro. Il cippato fresco ha umidità del 45-50% che provoca valori di emissione doppi o tripli rispetto ai 50 mg prima citati. Le stufe a legna sono inquinanti perchè vecchie, sporcano e sono poco pratiche per le famiglie. La gente in montagna ha trovato per suo conto un'alternativa valida nelle stufe a pellet, ma le amministrazioni vogliono buttare soldi nelle centrali a cippato costose ed inquinanti col loro mantra della filiera corta che dovrebbe essere il toccasana di ogni sostenibilità. In provincia di Parma ce ne sono 5 : la centrale della fattoria sperimentale Stuard della Provincia (100 KWt), le due centrali del comune di Palanzano da 35 KWt ciascuna, per palestra, scuola e casa per anziani, la centrale di Neviano Arduini di cui deve essere ancora assegnato il bando, quella dell'ospedale di Borgotaro da 700 KWt e quella di Monchio da 1 MWt, ma utilizzata al 15% perchè collegata soltanto a palestra, scuola, casa della forestale, casa anziani, utenze per le quali sarebbero bastati i 70 KWt di Palanzano. Se il solare è costoso e l’eolico poco conveniente se non sui crinali, ci si butta sulle biomasse che, in una montagna praticamente abbandonata, significa solo tagli boschivi e legna da ardere. Vorrebbero riempire di centrali a legna quei poveri borghi disabitati. Si inizia col teleriscaldamento per poi finire fatalmente a produrre energia elettrica dalla legna. Nello sfruttamento industriale dei pioppeti i tagli annuali dovevano limitarsi al 4% della superficie boschiva, pena il suo rapido deperimento. Erano i pioppeti del Po, quelli dallo sviluppo decennale. Ora, però, per rifornire le centrali a biomassa che vogliono impiantare nella bassa padana al posto degli zuccherifici chiusi, si parla di pioppeti triennali. A Russi, in Romagna, al posto dell’Eridania sorgerà una centrale a biomassa da 30 MW per la produzione di energia elettrica. Il suo rendimento è solo del 15% e per produrre 250 milioni di KWh annui dovrebbe bruciare circa 300.000 tonnellate di legna, mentre una centrale a gas metano, dal rendimento del 90%, avrebbe consumato molto meno : 1/6 della quantità di metano equivalente alla legna. Stimando la resa del pioppeto in 80 t. per ettaro, occorrerebbero 5000 ettari ogni anno, quindi 15.000 ettari nei tre anni della rotazione della crescita, vale a dire 150 Km2 di pianura padana da sottrarre ai coltivi alimentari di pregio. In pratica, un rettangolo di 30Km x 5Km. Un’enormità! Ma è un’enormità anche quella da 15 MW di Trecasali che avrebbe bisogno di 75 Km2 di pioppeti triennali, vale a dire 15 Km X 5Km di terra della bassa da sottrarre a coltivi ( per capirci : la superficie del comune di Monchio è di 69 Km2). Ma se a quei pioppeti occorrerebbero 3 anni di crescita, ai faggi e alle querce della montagna ne occorrono 30 di anni, per ricrescere. La realtà delle centrali a biomassa già esistenti nel nostro paese è un’altra. Bruciano tutto quello che trovavano e fanno arrivare la legna da dove ce n’è, anche dall’estero via nave, ma in futuro con la pensata della filiera corta si tratterà del nostro Appennino. La crescita a dismisura dei tagli in montagna non trova nessuno che si preoccupi della loro sostenibilità. I sindaci non vogliono inimicarsi nessuno ed altrettanto la comunità montana. Ma c’è la possibilità che la cosa l’abbiano anche studiata. Nessuno dice niente perché così la gente si abitua ad una nuova fonte di denaro, cui non potrebbe certo rinunciare volentieri in futuro. Stanno preparando il terreno per tagli ancor più consistenti per quando le centrali termiche da impiantare in montagna ne avranno bisogno. Legami omertosi con la gente di montagna, rendendola dipendente dalla speculazione del mercato della legna e disponibile al ricatto economico. Una volta che quei soldi si è cominciati a prenderli, ogni anno se ne vorrà di più. Il progetto della regione parla di centrali termiche per il teleriscaldamento dei paesi. Qualche sindaco ha fatto da battistrada e l'ha già impiantata, ma non funziona che al 15% della potenza, perché ci sarebbe da sventrare i borghi per posare i tubi del teleriscaldamento e la cosa costa. Ma costava già di suo l’impianto stesso, la centrale, per cui ci sono rate di debito da pagare. Insomma, quelle centrali termiche sono antieconomiche. I borghi d’inverno si svuotano e con poche utenze allacciate, è fatale che la centrale funzioni per una minima frazione della sua potenza. Eccezion fatta per quella di Borgotaro che serve l’ospedale( e la diossina ?). Erano stati così improvvidi quei sindaci che hanno già cominciato? Lo è la regione e la provincia che addirittura parlano di estenderle a tutta la montagna? No. Sono strategici. Il loro progetto è di mettere la gente davanti al fatto compiuto della centrale costruita, per poi convincerla che sarebbe follia non utilizzarla anche per produrre energia elettrica. La regione Piemonte, col progetto Bresso, aveva dichiarato apertamente di voler ricavare circa l’8% del suo fabbisogno elettrico dalle centrali a legna. La regione Emilia segue apparentemente una via più graduale, ma porterebbe alla stessa conclusione, il diradamento massiccio del patrimonio boschivo col taglio industriale. Le grandi amministrazioni hanno stabilito di sfruttare le risorse della montagna sempre più disabitata ed economicamente ricattabile. Non intendono fermare la speculazione della legna in atto perché pregiudicherebbe la loro rielezione, ma soprattutto perché gioca a loro favore, abituando già da ora a come sarà la montagna col taglio industriale dei boschi che vogliono instaurare. La Regione ha già stanziato 2,5 milioni di euro per l'acquisto di macchinari ( harwester e cippatrice) necessari ai progetti di filiera 10 e di filiera 41 di taglio industriale dei boschi nella provincia di Parma. Sarà una bella gara tra il mercato della legna da ardere ed il taglio industriale del bosco per produrre cippato. Forse non vincerà nessuno, più probabilmente vinceranno entrambi, distruggendo il patrimonio boschivo. Quei politici si riempiono la bocca di ambientalismo ma nei loro intenti di rinnovabile ci sono solo le chiacchiere. Consumeranno il patrimonio boschivo e quindi anche tutto il resto, acqua, aria pura ed ogni ipotesi di un artigianato alimentare di qualità. Nelle centrali a biomassa il bilancio delle emissioni di CO2 è a somma zero, dicono i teorici dell’effetto serra. Si tratta solo di una verità contabile. Tutta apparenza. I boschi da tagliare, crescendo, incorporano CO2. Bruciandoli, dicono, si rimette in atmosfera solo quella che avevano tolto dalla circolazione. La verità è che le piante tagliate non vengono sostituite da altre. Al loro posto vengono lasciate solo poche matricine che per anni non assorbiranno certo la stessa quantità di CO2 delle precedenti. Ma c’è di peggio. Con “la pulizia del bosco”, come loro chiamano la cippatura del secco e delle ramaglie tagliate di fresco, non si creerebbe più l’effetto riducente e la conseguente formazione di nuovo humus. Il bosco lasciato a se stesso, al suo ciclo naturale di degrado, lo produrrebbe a beneficio del suolo, ma la sua colonizzazione industriale no. Tutto quel disastro per niente. Quelle centinaia di migliaia di tonnellate di legna produrrebbero ben poca elettricità. Un bilancio ben poco conveniente, se non ci fossero incentivi statali per le rinnovabili. Ecco qual’à il succo della cosa : le amministrazioni riuscirebbero a finire in attivo solo rastrellando i soldi delle nostre bollette. Cosa importa se quella elettricità a tutti noi costerebbe di più che ad importarla dall’estero! Cosa importa a quelli se si mette a grave rischio il patrimonio boschivo e perciò anche quello dell’acqua e della fauna? Il paesaggio di montagna ne ricaverebbe un danno enorme, impedendo qualsiasi progetto di artigianato alimentare di qualità e qualsiasi seria iniziativa turistica. Se si permettesse che ogni sindaco di montagna si faccia bello coi propri elettori a spese dei boschi nascerebbero tante centrali a biomassa quanti sono i borghi. Centrali che produrrebbero poca elettricità e a carissimo prezzo e teleriscaldamento per gli edifici pubblici e poco altro. I danni sarebbero enormi anche per l’acqua e per l’aria. L’emissione di polveri nocive e di fumi inquinanti sfuggirebbe ad ogni possibilità di controllo che solo le grandi centrali come quelle dell'Alto Adige possono permettersi. Infatti i filtri meccanici delle centrali a legna sotto il MW sono dieci volte più inquinanti delle stufe a pellet. L’aria di montagna non sarà più così pura, anzi, data la presenza di cloro nell’acqua per la depurazione industriale degli acquedotti, le polveri emesse dalle centrali troverebbero l’ingrediente adatto perché si formi anche diossina. Le centrali avrebbero bisogno di molta acqua di raffreddamento che poi tornerebbe ai torrenti ad elevata temperatura, alterandone il ciclo termico, inquinandoli e facendo fuori la fauna ittica. Pur richiesti dalla primavera, i dati degli ettari di bosco chiesti al taglio nel 2010 nella nostra provincia non sono ancora disponibili. Pur avendoli non li danno. Ma l'accenno fatto da Bovis, sindaco di Langhirano, alle migliaia di euro di multa che sarebbe giusto comminare per l'esagerazione dei tagli la dice lunga sul disastro, che chiunque giri per le valli può vedere direttamente. A provocarlo non sono i singoli boscaioli, i tagli artigianali, quanto quelle nuove figure di impresari della montagna che acquistano le richieste di taglio all'ingrosso, mettono le motoseghe in mano ad albanesi (Pianadetto), macedoni (Ramiseto) o romeni (Borgotaro), li pagano in nero e al m3, al punto che si dice che lavorino anche di notte, alla luce artificiale, per aumentare la cubatura e prendere più soldi. Questi montanari coi soldi si sono inventati impresari da un giorno all'altro con la speculazione che corre. Qualcuno di loro è arrivato a tagliare fino a 20.000 t. di legna nel solo 2010, mentre un boscaiolo di Monchio, nello stesso anno, ha tagliato 800 tonnellate lavorando al massimo. La speculazione per viaggiare ha bisogno di autorità compiacenti e di speculatori. Non la fa chi lavora solo con le sue braccia. 

Parma 
4/10/ 2011 

Serioli Giuliano