"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
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sabato 29 marzo 2014

Bioenergie, davvero sostenibili?

Il grande bluff dei Paes

I cosiddetti comuni virtuosi si ergono paladini, a parole, dello sviluppo delle energie rinnovabili.
Ma l'effettiva sostenibilità di queste per l'ambiente e per la salute dei cittadini è tutta da dimostrare.
Alcuni comuni come Montechiarugolo, Neviano e Monchio hanno effettivamente realizzato impianti fotovoltaici di cui sono proprietari e da cui ricavano incentivi pubblici da investire in opere per i cittadini.
Ma mentre Montechiarugolo ha anche investito nell'illuminazione a led per il risparmio energetico, Monchio e Neviano si sono distinti per la costruzione di centrali termiche a cippato mancanti di filtri, con emissioni nocive ed fruibili solo da pochi cittadini.


Diverse amministrazioni hanno già presentato ai cittadini il Paes (piano di azione energie sostenibili), con il sostegno di qualche professore d'università, le famose competenze.
Qualcuno di questi (Setti dell'università di Bologna) ha storto il naso venendo a sapere che il comune in cui parlava (Felino) aveva già messo in cantiere la possibilità di bruciare grasso animale o cippato di legna per produrre energia elettrica.
Poi ha glissato, progetto già scritto e tanti saluti all'amico (?) ambiente.
In realtà nei Paes è stato inserito un po' di tutto.
Sia perché sono arrivati a cose già fatte, dopo che la speculazione si era già fatta in quattro per avere permessi come a Trecasali, Palanzano, Felino, Langhirano, Lesignano e a Noveglia di Borgotaro; ma soprattutto perché quelli del Paes non sono progetti concreti, ma solo piani teorici campati per aria, che chissà se verranno mai realizzati.
Intanto però si fa bella figura e ci si mostra con il petto gonfio.
Nei Paes c'è l'energia del fotovoltaico, ma dove sono stati costruiti tali parchi spesso l'energia non viene utilizzata e, ancora peggio, non viene ricavano nulla dagli incentivi, girati alle aziende costruttrici o alle finanziarie che hanno messo i soldi.
Nei Paes c'è l'eolico, anche se di eolico nella nostra provincia non se ne farà mai.
Nei Paes c'è il risparmio energetico, anche se progetti comunali ad esempio per isolare termicamente gli edifici non se ne conoscono.
Nei Paes c'è l'energia termica dal cippato di legna, per riscaldare condomini, di cui non esiste alcun esempio,
Nei Paes c'è il biogas dalle deiezioni animali e scarti agricoli, per produrre energia e biometano, ma una sola centrale a biogas da liquami, di soli 60 Kw, è attiva a Basilicanova, e del progetto per la connessione del biometano alla rete neanche l'ombra.
Del fotovoltaico non parla più nessuno, gli incentivi ormai sono finiti.
Dell'eolico meglio non parlare più, almeno dalle nostre parti, perché la gente di montagna si è giustamente ribellata alla cementificazione delle vette e dei crinali, con le finanziarie pronte a ghermire gli incentivi.
Restano le bioenergie, di cui si è parlato sabato scorso a Traversetolo.
Sono le centrali a combustione di biomasse e centrali a biogas.
Il bacino padano sopravvive sotto una cappa di polveri e di inquinanti.
Qualsiasi processo industriale di combustione che si aggiunga a quelli già esistenti è un assurdo nei termini, perché andrebbe ad aggiungere altri inquinanti in una zona già rossa.
Lo ha detto a chiare lettere Eriberto De Munari, direttore provinciale di Arpa, riferendosi all'inceneritore a grasso animale voluto a Felino da Citterio, in realtà mai avviato, ma approvato dal comune e della Provincia.
E' la stessa Provincia che ha voluto ad ogni costo l'inceneritore di Ugozzolo, per la fortuna di Iren, che si prende la sua fetta di profitti bruciando rifiuti, oggi locali, domani da ogni parte d'Italia.
E' la stessa amministrazione provinciale che ha rinnovato a Laterlite (Fornovo), l'autorizzazione a bruciare oli esausti d'acciaieria (veleni pericolosi) al posto del metano.
Solo la determinazione del comitato Giarola-Vaestano ha finora impedito che sorga a Palanzano un gassificatore da 1 Mwe, che brucerebbe più di 10 mila tonnellate di legna ogni anno.
Solo la forza del comitato di Trecasali ha impedito ad Eridania di impiantare un inceneritore a cippato di legna da 15 Mwe, che avrebbe bruciato più di 130 mila tonnellate di legna ogni anno.
Sono numeri che parlano da sé.
Nonostante tutto ciò, Regione, Provincia e sindaci vogliono impiantare in montagna una serie di centrali a combustione di cippato (otto già funzionanti o in costruzione), senza che sia installato alcun filtro per le emissioni, spacciando il multiciclone, che raccoglie solo le ceneri volanti, come sistema filtrante.
Queste centrali bruciano cippato fresco e manifestano quindi una cattiva combustione, producendo il doppio di emissioni delle moderne stufe a legna o a pellet (fonte Aiel).
Produrre energia elettrica bruciando legna è un'assurdità energetica perché l'efficienza è ridicola: dal 10% (come Monchio) al 15%.
Anche bruciare legna a livello industriale per produrre calore è una scelta errata.
Piccoli impianti non possono sopportare il costo dei filtri delle grandi centrali, come in Alto Adige. Si va così a sporcare una delle poche risorse della montagna, l'aria pulita.
Si crea un'ingiustizia sociale: i soldi della comunità vanno a vantaggio di pochi.
Una potente lobby di industriali investe e fa ricerca solo nella combustione dei rifiuti e delle biomasse.
Hera, A2A e Iren con i loro inceneritori, Termoindustriale con i motori endotermici per i cogeneratori, Aiel con le sue caldaie industriali a cippato e poi gassificatori, pirogassificatori, una rosa di mostri ammazza ambiente.
Una scelta a senso unico, indipendente dall'opinione della gente e dall'esigenza di rispettare l'ambiente. Una lobby che indirizza le scelte del Governo del paese, delle Regioni, delle amministrazioni locali, che uniformano le normative delle emissioni nocive ai livelli tecnologici raggiunti dai loro impianti.
Esiste un'altra via.
La pianura padana ha una quantità enorme di allevamenti industriali.
Le deiezioni costituiscono un grave problema per i suoli e le falde acquifere.
Centrali a biogas che digestino liquami produrrebbero una energia rinnovabile davvero sostenibile come il biometano. Biometano da autotrazione, ma soprattutto da mettere in rete, collegata a quelle già esistenti. Centrali il cui digestato, depurato dell'ammoniaca in eccesso, costituirebbe un ammendante naturale per i suoli agricoli e potrebbe sostituire i concimi di sintesi, ricavati chimicamente dal petrolio e dai suoi derivati.

Giuliano Serioli
28 marzo 2014

Rete Ambiente Parma

lunedì 24 giugno 2013

Amianto, la battaglia finale

Dopo l'onda emotiva della sentenza di Torino non ci si può fermare.
Le associazioni esposti e parenti vittime dell’amianto, le associazioni ambientali, i comitati che da anni si battono perché l’enorme problema amianto possa trovare soluzione con una legge del Parlamento Italiano, devono proseguire la loro azione.

E' inaccettabile che tutto rallenti e sopisca all'interno di una più generale emergenza sanitaria e ambientale.
Chiediamo pertanto alle forze politiche presenti in Parlamento di inserire questo tema tra le priorità sanitarie e ambientali e l'occasione per farlo c'è.
Il DDL “Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell'ambiente dall'amianto, nonché delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di amianto” è stato depositato in Senato il 15/03/2013 primo firmatario Felice Casson.
La proposta si prefigge di riunire in un testo legislativo unico la complessa questione amianto, con la finalità di correggere le storture e le lacune delle norme vigenti.
Il disegno di legge intende poi preordinare al meglio le modalità per una più efficace prevenzione sanitaria, tutela economica per gli esposti, censimento e piano di bonifica delle aree contaminate dall'amianto, e il divieto (art.13) all’estrazione e l’utilizzo delle pietre verdi,come definite ai sensi del decreto del Ministro della sanità 14 maggio 1996.
L’articolo 13 è il fulcro della battaglia civile di “Cave all'Amianto? No grazie!”,successivamente condivisa da Rete Ambiente Parma e Coordinamento Nazionale Amianto, sostenuta da Isde Italia ed altre molteplici sigle dell'ambientalismo e del volontariato sanitario.
E' fondamentale cancellare l’allegato 4 del DM 14 maggio 1996.
Superato l'allegato 4, l'estrazione di amianto ricadrebbe automaticamente nel settore estrattivo sotto il principio più generale, per il quale è vietato commercializzare materiali con contenuto di sostanze dichiarate cancerogene superiore allo 0,1%.
Questa infatti è la norma che causa prima di ogni altra il perdurare della dispersione di nuove fibre di amianto in ambiente.

L'antefatto.

Il parlamento italiano varò nel 1992 la legge n.257 dal titolo “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”. Il decreto attuativo fu emesso nel 1996, quando il governo emanò il DM 14 maggio 1996 dal titolo “Normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l'amianto... (omissis)”.
Il titolo non inganni. Il decreto all'allegato 4, “Criteri relativi alla classificazione ed all'utilizzo delle pietre verdi in funzione del loro contenuto di amianto”, di fatto ha consentito di continuare a cavare amianto; si è autorizzato anche l’apertura di nuove cave, a patto che il materiale estratto non liberasse amianto in ambiente al di sopra di determinate concentrazioni.
La procedura di controllo è talmente macchinosa da essere dichiarata inapplicabile da ARPA Emilia Romagna. ARPA Valle d’Aosta afferma che il tout-venant (prodotto) della miniera di Balangero (la più grande cava di amianto d’Europa con una concentrazione di amianto dal 6 all’8%) dopo la frantumazione primaria e secondaria rilascia in ambiente una grande quantità di fibre di amianto, ma sottoponendo il tout-venant della miniera di Balangero alle metodiche previste dall'allegato 4 il minerale risulterebbe “non pericoloso”.
Si tratta anche in questo settore di far valere il principio secondo il quale i materiali più pericolosi devono essere sostituiti con altri a minor impatto negativo.



Altro punto importante è fissare termini perentori affinché le regioni completino il censimento dei siti contaminati da amianto industriale e naturale.
Il censimento delle cave contaminanti su ofiolite affidato dalla legge alle Regioni è a tutt’oggi incompleto.
Questa è la premessa necessaria affinché tali siti possano essere dichiarati contaminati da amianto naturale. In tal senso si è mossa la Regione Emilia Romagna, anche se la stessa consente ancora di cavare in quei siti che ARPA ha già dichiarato contaminati.
Nel piani di bonifica dall'amianto sarà importante inserire anche i siti oggetto di escavazione,abbandonati e mai naturalizzatati, come peraltro già previsto dalle leggi vigenti - ma disattese-, secondo un nuovo calendario perentorio compatibile con le risorse disponibili.


Fabio Paterniti
Cave all'amianto? No grazie!
http://www.caveallamiantonograzie.info/


Approfondimenti

Comitato Cave all’amianto No Grazie: dossier cave

Sentenza del Consiglio di Stato
Commento alla sentenza

Risoluzione ISDE Italia

Le Pietre Verdi secondo Edoardo Bai Istituto dei Tumori Milano

ARPA Valle d’Aosta Commento Indice di rilascio DM 14 maggio 1996

Un esempio di contaminazione industriale: Ex Cemamit di Ferentino

Un esempio di contaminazione civile

Dossier Dott. Vito Totire medico del lavoro Ausl Bologna

Rete Ambiente Parma – Cave ofiolitiche rischio negato

giovedì 8 marzo 2012

Cave ofiolitiche, rischio negato

Le recenti notizie di stampa relative alle dichiarazioni dell’assessore regionale alla sanità Carlo Lusenti ci offrono l’ opportunità di ritornare a riflettere sul significato dei dati forniti, correlati alla questione "Cave ofiolitiche"

Numeri e percentuali
Premesso che l'epidemiologia è una scienza statistica con finalità di prevenzione e non può essere usata a posteriori per mettere in dubbio realtà scientifiche già accertate, lasciamo agli epidemiologi le analisi e le interpretazioni approfondite dei dati e soffermiamoci soltanto su quella che appare l’ anomalia più evidente ovvero il tasso di incidenza del mesotelioma maligno nel sesso femminile che, sulla base dei dati aggiornati al dicembre 2011, risulterebbe in provincia di Parma pari a 1,9 casi ogni 100.000 residenti e quindi quasi il doppio rispetto alla media regionale pari all’ 1%. Questo dato non è una novità infatti l’anomalia risultava già evidente nel terzo rapporto ReNaM. Sulla base di quei dati, nelle osservazioni al PAE ( protocollo il 12 aprile 2011 ) nel Comune di Bardi, contrarie alla riapertura delle cave ofiolitiche in quanto fonti di disseminazione di nuove fibre di amianto, ISDE Parma affermava:
"Dal Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) risulta che a Parma il tasso nel sesso femminile, nell' ambito di una preoccupante tendenza alla crescita dell’ incidenza, sia attualmente il più alto della regione Emilia Romagna."
E ancora più avanti
"Sottolineiamo un altro dato: nelle statistiche nazionali i morti per mesotelioma sono più frequenti nei maschi che nelle donne, con un rapporto di tre a uno circa, significativo per esposizione lavorativa ( per la ragione che fra i lavoratori si contano molti più maschi rispetto alle femmine), mentre per i Comuni con cave ofiolitiche questo rapporto è quasi di uno a uno, dato questo da ritenersi indice di esposizione ambientale."
Dunque se abbiamo ben interpretato il dato, oggi possiamo dire che in provincia di Parma i casi osservati tra le donne sono pari al 90% in più dei casi attesi e quindi interpretiamo questo dato come conferma di una prevista quanto preoccupante tendenza. Una anomalia a cui nessuno ancora oggi ha ritenuto di dover dare una interpretazione seria.


Prescrizioni e deliberazioni
Focalizziamo ora la nostra attenzione sugli eventi locali ricordando ad improvvidi, quanto inadeguati amministratori, che ad ognuno dei soggetti coinvolti nelle determinazioni di rilevanza pubblica compete un ruolo suo proprio e in questa divisione dei compiti non si può chiedere agli organi tecnici di supporto di sostituirsi nel momento decisionale, così come si è maldestramente tentato di fare nel comune di Bardi.
Cerchiamo di spiegarci meglio.
Le attività estrattive su matrice ofiolitica sono normate dall’ allegato 4 del D.M. 14.05.1996.
ARPA e Ausl nel rilascio dei propri pareri si dovranno attenere esclusivamente al dettato normativo ovvero verificare, in fase preventiva, la conformità dei progetti alle norme, e, ad attività avviata, il rispetto delle prescrizioni di legge; dunque sulla carta un "parere favorevole" preventivo è praticamente obbligato.
Vediamo allora nei dettagli cosa dicono i documenti.

Arpa :
- Il PAE recepisce correttamente il PIAE 2008
- Si procederà successivamente alla verifica degli obbiettivi di sostenibilità "prefissati/ipotizzati",… restano da definirsi/concordarsi puntualmente le misure, modalità di controllo …..monitoraggio …. Dati "condivisi e convalidati"… nonché eventuali puntuali prescrizioni formali ed operative…. (premesso questo) si esprime
parere favorevole.
Dunque l’organo tecnico di riferimento dice molto chiaramente : il piano è correttamente inserito in quello provinciale; come fare i controlli e dare prescrizioni lo vedremo successivamente.
Cosa ci si poteva aspettare di più di quanto ARPA aveva già detto nel più volte richiamato "Progetto regionale pietre verdi" del 2005, dove senza giri di parole, inequivocabilmente, così si esprime:
"L’assenza di risposta alla Regione Emilia-Romagna da parte della Commissione Nazionale Amianto circa l’ applicazione pratica del D.M. 14.05.1996, riferita alla valutazione del rischio attraverso il calcolo dell’ Indice di rilascio (I.r.), lascia purtroppo invariati tutti i dubbi sulla concreta applicabilità del Decreto alle realtà dell’Appennino emiliano, sia rispetto alle "azioni preventive", sia rispetto alla valutazione del rischio.
Vediamo ora come si pronuncia l’Ausl
Il documento si divide sostanzialmente in due parti. La prima parte è una riassunto storico del lavoro svolto con il richiamo alle norme, leggi, controlli effettuati e disposizioni ecc.
La seconda parte è il lungo elenco prescrittivo a cui viene subordinato il parere favorevole; per i suoi contenuti merita di essere riportato integralmente all’interno del presente testo:
"…… per quanto di competenza dei Servizi PSAL ed Igiene Pubblica si esprime in merito alle cave di materiale ofiolitico denominate "ID1 Il Groppo" e "AC 26 Il Groppo di Gora"
PARERE FAVOREVOLE con le seguenti prescrizioni, formulate anche in accordo con quanto previsto dal DM 14/05/96 e adottato nel PIAE 2008 provinciale, nonché nell’ emananda circolare regionale predisposta per regolamentare l’ attività estrattiva nelle cave ofiolitiche

1)- In funzione della variabilità dei dati di esposizione ottenuti, dovranno essere eseguiti "campionamenti personali e ambientali periodici, al fine di verificare l’esposizione dei lavoratori a fibre di amianto e individuare, per ogni mansione nella cava in oggetto" 
- le misure di prevenzione e protezione specifiche adatte a limitare il rischio legato alla presenza di fibre di amianto;
- l'esatta periodicità dei campionamenti successivi da eseguire secondo quanto previsto nell‘appendice F della Norma UNI EN 689/97, e cioè:
  • - 64 settimane se la concentrazione di esposizione professionale non supera 1/4 del valore limite.
  • - 32 settimane se la concentrazione di esposizione professionale supera 1/4 del valore limite ma non supera 1/2 dello stesso.
  • - 16 settimane se la concentrazione di esposizione professionale supera 1/2 del valore limite ma non supera il valore limite stesso.
Quanto sopra dovrà essere opportunamente registrato e documentato quale aggiornamento del DSS/ VDR.
Si prescrive tuttavia che, trattandosi di campionamenti finalizzati a stabilire l'esposizione professionale ad un agente riconosciuto da tempo come cancerogeno, gli stessi vengano comunque eseguiti almeno annualmente, anche qualora la concentrazione di esposizione professionale dovesse risultare inferiore ad 1/10 del valore limite
I risultati del monitoraggio dell'esposizione dovranno essere trasmessi al Servizio P.S.A.L..


2) Contestualmente ai campionamenti di cui al punto 1, dovranno essere eseguiti campionamenti ambientali nei centri abitati collocati nelle vicinanze delle cave, in posizioni strategiche e rappresentative, possibilmente concordate con e/o il Servizio di Igiene Pubblica, al fine di valutare il corretto mantenimento delle misure di prevenzione e protezione messe in atto dal Titolare di cava per l' abbattimento di polveri e fibre.


3) a prescindere dagli esiti dei campionamenti suddetti, durante le diverse fasi lavorative (coltivazione della cava, carico e trasporto dei materiale) dovranno essere seguite le indicazioni seguenti:
a). utilizzare acqua per una sistematica bagnatura di piste, piazzali e cumuli di materiale depositato, anche con impianti fissi per la dispersione; dotare le macchine operatrici e i mezzi di cantiere di cabina a protezione del conducente con impianto di condizionamento e filtrazione dell'aria.
b). Dotare le macchine operatrici e i mezzi di cantiere di cabina a protezione del conducente con impianto di condizionamento e filtrazione dell’aria
c). Differenziare, quando possibile, la viabilità per i conferimenti della materia prima da quella per la distribuzione dei prodotti finiti e istituire regole per la circolazione dei mezzi all' interno dell'area, attraverso la predisposizione di opportuna segnaletica (percorsi obbligati e i più brevi possibili);
d). utilizzare mezzi di trasporto con cassone chiuso e telonato per evitare la dispersione delle polveri durante il trasporto del materiale;
e). predisporre un'area attrezzata deputata all‘ idoneo lavaggio delle ruote (e all’ occorrenza di altre parti) dei mezzi di trasporto in uscita dall' area di cava


4) infine, si ricorda che allo scopo di ridurre gli impatti negativi sui centri abitati limitrofi alla cava, è buona norma valutare una viabilità alternativa che escluda i centri abitati nelle vicinanze della cava nonché la possibilità di limitare il numero di viaggi degli autocarri.


5) gli interventi precedentemente indicati dovranno essere opportunamente integrati con le misure organizzative e gestionali contenute nel succitato PIAE provinciale 2008 e nei documento tecnico regionale in corso di emanazione concordato e condiviso dagli stessi organi di vigilanza‘


Specificamcnte per l’ambito estrattivo: denominato "ID 1 - Il Groppo" il parere favorevole è subordinato anche al rispetto delle seguenti indicazioni aggiuntive;
Come già riportato dall'Azienda USL su un documento trasmesso a codesta Spettabile Amministrazione (prot. n.49716 del 11/06/2010), si propone che il rinnovo dell’ autorizzazione sia subordinato alla realizzazione delle misure di prevenzione già indicate dal Servizio PSAL a seguito di specifico intervento ispettivo e riguardanti:


a). la predisposizione nell'area di cantiere di adeguati locali adibiti a spogliatoio/riposo con particolare attenzione all’ identificazione dei percorso sporco/pulito;
b). la predisposizione di WC con acqua corrente;
c). la predisposizione di cartellonistica adeguata;
d). la predisposizione di provvedimenti atti a impedire/ridurre lo sviluppo e la diffusione di polveri e fibre nell'ambiente, in funzione della loro natura e quantità, con particolare riferimento a:
  • "vasca di lavaggio" all' ingresso/uscita della cava per lavaggio ruote degli automezzi. al fine di non inquinare le strade provinciali;
  • sistematica e periodica umidificazione del fronte di scavo e delle zone pertinenziali;
  • predisposizione di idonea strumentazione (anemometro) atta a rilevare le condizioni metereologiche per le quali va interrotta l'attività di cava;
  • evidenziazione delle vie di circolazione degli automezzi che permettano il loro passaggio con facilità e in sicurezza
  • aggiornamento del Documento di Salute e Sicurezza (DSS) sulla base degli interventi effettuati, consegnandone copia al Servizio P.S.A.L.
  • adeguata formazione e informazione dei lavoratori circa i rischi legati all'attività presso tale cava, le misure di prevenzione da utilizzare e i comportamenti da adottare per contenerli;
Oltre a quanto già prescritto in merito alla periodicità dei campionamenti ambientali e personali nel rispetto dell’appendice F della Norma UNI EN 689/97, il controllo dell'esposizione a fibre di amianto relativo alla mansione "escavatorista", dovrà con essere ripetuto alla ripresa dell'attività, con trasmissione dei dati al Servizio P.S.A.L, in quanto per tale mansione i campionamenti avevano mostrato il raggiungimento di 1/2 del valore limite di esposizione (soglia di attenzione)
Si rende infine opportuno valutare d’intesa con ARPA un intervento finalizzato al ripristino della delimitazione e alla predisposizione di una durevole protezione dalle intemperie del cumulo di materiale posto sotto sequestro.
Anche per l’ambito estrattivo "Il Groppo di Gora" si formulano le seguenti prescrizioni aggiuntive relative ad indicazioni già espresse in fase ispettiva
  • dovrà essere redatto ed aggiornato in tutte le sue parti il Documento di Salute e Sicurezza di cui all’art. 6 comma 2 e 3 del D. lgs. 624/96 e dovranno essere adottati provvedimenti atti a impedire e ridurre per quanto possibile lo sviluppo e la diffusione di polveri e fibre presenti nell’ ambiente di lavoro, in particolare si deve strutturare per quanto tecnicamente possibile, e mantenere il luogo di lavoro in modo tale che gli addetti siano protetti dagli agenti atmosferici e da agenti esterni pericolosi (tra cui fibre di amianto). Allo scopo il luogo di lavoro dovrà essere dotato di locali appositamente destinati a spogliatoi, servizi igienici e riposo/riparo facilmente accessibili, arredati, illuminati e dotati di acqua potabile, regolarmente puliti e con temperatura conforme alla destinazione specifica degli stessi.
  • dovranno essere mantenuti attivi ed efficaci i necessari provvedimenti adottati in materia di Primo Soccorso tenendo conto delle diverse persone presenti a vario titolo nel luogo di lavoro."
Ovviamente anche per l’Ausl valgono le considerazioni già espresse per Arpa, ovvero che, trattandosi di attività consentita per legge, il parere favorevole corredato da prescrizioni era atto dovuto. Alla luce di quanto sopra riportato, ed escludendo che i responsabili Ausl siano improvvisamente e collettivamente impazziti, mi sento autorizzato a ripetere agli amministratori comunali che hanno confermato i poli estrattivi ofiolitici di Pietranera e Groppo di Gora quanto già dichiarato a commento dell’adozione del piano:
"….nessuna prescrizione Arpa, Ausl sarà in grado di eliminare la contaminazione ambientale conseguente alla ripresa delle attività di scavo; dunque oggi, Lei e i consiglieri che hanno votato il piano, minate la salute delle giovani generazioni e a nulla varranno, ai fini delle responsabilità individuali, i pareri di organi tecnici o peggio "politici", di supporto."

La politica, il grande accusato
E’ dai primi anni 50 che viene accertata la relazione medico-scientifica tra il mesotelioma maligno e l’amianto, ma perché la politica italiana ne prendesse atto sono dovuti passare 40 anni. La legge 257 è del 1992; perché diventi pienamente operativa bisogna attendere altri 4 anni. Quattro anni che per le lobby non sono passati infruttuosamente, infatti con un colpo di mano da manuale, nel D.M. 14 maggio 1996, contravvenendo al principio generale della legge, si consente la prosecuzione dell’escavazione di quelle matrici minerali dalle quali veniva estratto l’amianto. Uno sberleffo che, con il concorso attivo di Comuni, Province e Regioni, ha consentito sino ad oggi, nel silenzio generalizzato, di continuare ad avvelenare cittadini e territorio. Oggi al vecchio insulto si aggiunge quello nuovo del censimento ARPA 30 settembre 2011 che inserisce fra i siti contaminati da amianto naturale le cave ofiolitiche ma ancora una volta i tre livelli decisionali si fanno giuoco del senso comune e della logica, non adottando provvedimenti coerenti con la finalità della legge 257. Ancora in questi giorni, a livello politico assistiamo all’indegno gioco delle "tre carte" che preannuncia nuovi trucchi ovvero nuovi studi, nuove indagini, un congruo numero di anni per accertare quello che è già chiaro da decenni, nuove regole, "controlli ferrei", nel frattempo è importante che la cave ofiolitiche restino in attività e i cittadini non si allarmino. A Bardi qualcuno sussurra che l’amianto delle cave non è pericoloso e che il solo problema amianto è dato dai tetti in eternit; tragicamente qualcuno ci crede, e poi, diciamola tutta, in fondo 3000 - 4000 morti all’anno non sono dei grandi numeri: è il progresso, Signori!

Fabio Paterniti

sabato 11 febbraio 2012

La congiura del silenzio - documenti


Il 27 dicembre 2006 pervenne al sindaco di Bardi l' informativa ARPA avente per oggetto le ghiaie ofiolitiche contaminate da amianto oltre i limiti di legge.
Anche a una lettura veloce, il documento appare importante per i risvolti sanitari, ma è archiviato dall'amministrazione di Bardi senza numero di protocollo. 

continua su caveallamiantonograzie.info

sabato 17 dicembre 2011

Ospedale di Borgotaro, il cippato inquina. L'esposto ad Arpa e la risposta di Usl

Abbiamo denunciato in questi giorni la grave situazione venutasi a creare all'ospedale di Borgotaro, dove una centrale a biomassa a cippato, inaugurata da pochi mesi, sta creando non pochi problemi all'ospedale stesso, degenti ed operatori compresi.
La segnalazione, sviluppata in un esposto ad Arpa, verteva su diversi aspetti della vicenda, mettendo alla berlina le false rassicurazioni inerenti la corretta impostazione del progetto e lo sviluppo della sua messa in pratica.
Ieri Arpa-Usl hanno risposto tramite l'ufficio stampa (non proprio l'organo maggiormente deputato, ma ci dobbiamo accontentare), ammettendo di fatto che qualcosa non funzioni.
I problemi della centrale termica a cippato all'interno dell'ospedale di Borgotare rimangono diversi ed importanti, che qui è importante rimettere in evidenza, per far capire lo stato dell'arte della vicenda e cercare di porre rimedio a difetti macroscopici che fino a ieri erano stati del tutto ignorati, sostituiti da toni trionfalistici sull'aver realizzato un gioiello, che oggi si mostra appannato, e molto.

1) La tubazione in cui vengono convogliate le emissioni si presenta a livello del tetto, mentre dovrebbe esserci un camino più alto della sommità degli edifici di almeno 3 metri, per permettere un congruo allontanamento dei fumi
2) Una parte delle emissioni tende così a ristagnare all'interno dello spazio cortile dell'ospedale, soprattutto in caso di depressione delle condizioni atmosferiche, appestandone l'aria
3) Il ricambio d'aria delle sale di degenza e delle cucine, anche se attraverso i filtri, avviene pur sempre come scambio tra quella interna viziata e quella esterna, che con la nuova centrale si presenta nelle condizioni di cui sopra
4) La combustione di cippato di legna emette polveri sottili che nessun filtro a multiciclone, come quello esistente nell'impianto, può minimamente trattenere. La combustione della lignina e della cellulosa del cippato, inoltre, produce diossina che nessun filtro attuale può catturare.

La stessa Arpa, rispondendo alla nostra denuncia, comparsa su ParmaRepubblica.it del 15 dicembre scorso, ha dovuto ammettere che ripenserà alla possibilità di far applicare ulteriori sistemi di filtrazione.

Come dire, accidenti ci hanno beccato!

Giuliano Serioli

ASSEMBLEA BIOMASSE DEL 12 dicembre a BORGOTARO

Lo staff della provincia, Dall'Olio e Ferrari, il presidente della comunità montana ovest Bassi, nonchè sindaco di Varano, hanno annunciato e presentato la costruzione di 5 nuove centrali a cippato finanziate in
parte dalla Regione, a Berceto, Calestano, Neviano e Varano Melegari, oltre ad una più piccola alla fattoria di Vigheffio.
Ma il senso vero dell'incontro era tutto nella presentazione dei dati di funzionamento della centrale a cippato dell'ospedale S.Maria di Borgotaro da parte dell'ing. Saviano della Siram, la ditta costruttrice, e del dott. Francescato dell'AIEL, la filiera dell'energia da legno.
La cura dei tecnici nel monitorare i livelli della combustione nella centrale li ha portati a dosare la potenza della centrale a cippato su standard che permettessero contemporaneamente anche l'uso della caldaia a metano. Da quel che si è capito, hanno fatto in modo di non spegnere mai la centrale a cippato, mantenendola su valori che, alla bisogna, potessero essere integrati dall'intervento di quella a metano perchè le maggiori emissioni nocive si avevano proprio nelle fasi di spegnimento e di accensione della centrale a cippato. Solo con l'uso combinato delle due caldaie, a detta loro, è stato possibile smussare i bassi valori
della combustione del cippato e diminuire i volumi delle emissioni di polveri, facendoli rientrare nel range previsto dalle normative vigenti.
Ma da solo questo non sarebbe bastato, a detta dell'ing. Saviano. E' stato necessario ancorare la qualità del cippato e il suo stesso prezzo alla sua effettiva produttività in kw/h. A questo si è giunti, ha continuato Mortali, della comunalia fornitrice, con la miscelazione di vari tipi di pezzature di cippato, con l'aggiunta di segatura da segheria, ma soprattutto cippando solo legname stagionato ( abete e castagno ).
Tutti questi sforzi per rimanere nei range previsti dalla normativa. Ma proprio perchè si è all'interno di un ospedale, noi non crediamo che questo basti. Non crediamo che basti un filtro a multiciclone, capace solo di abbatere la fuliggine, a garantire dalle emissioni nocive gli ammalati, come ha invece assicurato il dott. Francescato, che però ha dovuto ammettere che sarebbe meglio aggiungere anche un filtro a maniche. Per questi motivi abbiamo dato seguito ad un esposto all'ARPA.
Inoltre, ci pare evidente che la modulazione di potenza attraverso due caldaie, di cui una a metano, non sia trasferibile alle altre centrali a cippato esistenti o in progetto e neppure ci pare possibile si possa realizzare tutta quella cura nella selezione del cippato che da altre parti è solo di legna fresca e stivato all'aperto.
Tutto questo, infatti, non lo si trova nelle centrali di Palanzano e di Monchio, nè lo si troverà nelle altre cinque centrali che saranno costruite. Perchè il cippato da pulizia dei boschi, come dice di volere la Provincia, ha un contenuto idrico elevato , anche più del 50%, producendo emissioni elevate ed un residuo di ceneri anche del 5%.
E' per questo motivo che il comune di Palanzano, dopo l'esperienza negativa col cippato fresco da pulizia del bosco, ha deciso di bruciare pellet fornito da una piccola ditta artigiana del vicino comune di Ramiseto che ne garantisce la tracciabilità. Il pellet è prodotto dal cippato per compressione ed ha un contenuto idrico inferiore al 10%, praticamente è asciutto. Col pellet, a detta dello stesso ufficio tecnico del comune, hanno emissioni e residui di cenere insignificanti, pari ad un decimo di quelle precedenti.
Il pellet ha un potere calorifico fino a 5 Kw per Kg, mentre nel cippato fresco si va da 1,5 a 1,8 kw per kg , circa 3 volte meno. Questo è il motivo per cui il pellet, pur costando 27 euro a quintale, avendo una resa molto più alta del cippato permette al comune di Palanzano non solo di avere molto meno in emissioni, ma anche di spendere meno : 16.000 euro contro i 18.000 euro dei 3000 q. di cippato che Monchio brucia per
riscaldare i medesimi edifici pubblici.
Ma a questo punto viene naturale chiedersi perchè spendere tanti soldi in queste centrali : 426.000 euro a Palanzano, 650.000 euro a Monchio, senza considerare la ulteriore spesa per il tracciato del teleriscaldamento. Perchè buttare i finanziamenti regionali in questi inceneritori inquinanti quando basterebbe dotare quegli stessi edifici comunali di normali caldaie a pellet automatizzate, come già sta facendo la gente dei borghi, il cui costo è molto inferiore e per di più detraibile al 55% dalla dichiarazione dei redditi in tre anni. E utilizzare, invece, tutti i finanziamenti per il risparmio energetico, cominciando a ristrutturare i borghi a tal fine e incentivando, in tal modo, una adeguata ricezione turistica assolutamente mancante.
Tali finanziamenti muoverebbero l'edilizia, coinvolgerebbero le piccole aziende artigiane del luogo, darebbero una continuità di lavoro che tratterrebbe i giovani dall'andarsene altrove, oltre a porre le condizioni necessarie per uno sviluppo turistico attualmente moribondo.

Parma 15/12/2011

Giuliano Serioli

lunedì 30 maggio 2011

Il nostro deprimente oggi

Viviamo giorni bui.

Balliamo sull'orlo del baratro, grasse risate davanti al nulla, quasi a fingere di non sapere e non conoscere verso dove stiamo tutti andando, coscientemente.

Lo stato di salute del nostro territorio, e della nostra gente, è preoccupante.

Eppure ogni giorno assistiamo a questo far finta di nulla, perché non bisogna allarmare, bisogna star tranquilli, calma e gesso.

Come scheletri che anche vestiti rimangono tali, l'eterna finzione della green city, delle greenways, della green economy, quando a Ugozzolo si costruisce la demolizione del futuro e l'aria è già oggi irrespirabile, senza bisogno di peggiorarla ulteriormente.

Ci accusano di terrorismo e di essere talebani, e abbiamo ribadito che per la salute lo siamo eccome, perché la salute dei nostri cari non ha prezzo ne bandiera.

Ci sembra veramente da dementi il far finta di non avere ascoltato le pesanti parole dei medici, che il 23 marzo scorso, in seduta congiunta delle commissioni ambiente a sanità, hanno sciorinato dati a voce unica, ma inutilmente.

Ci hanno spiegato i rischi e i meccanismi di questi rischi.

Le uniche risposte sono state le schermaglie partitiche, una immensa, irraggiungibile mediocrità, da parte dei nostri amministratori, di quale parte non sembra far mutare il giudizio.

Una superficialità preoccupante ma che specchia lo stato delle cose del nostro mondo di oggi.

Sarebbe tanto facile fare luce definitiva su questi argomenti così importanti per il nostro futuro.

Talmente semplice che nessuno ha il coraggio di produrre fatti e non chiacchiere.

Basterebbe eseguire i campionamenti sulle matrici biologiche: polli, uova, latte materno, cercando gli inquinanti dove ci sono e non dove non ci sono.

Prelevando nelle zone giuste, come ad esempio vicino all'inceneritore di Rubbiano, che da 10 anni sta emettendo fumi su Fornovo. Qui nel 2007 Arpa aveva eseguito test di mutagenesi, che erano risultati tutti positivi (nel senso che i campioni prelevati erano tossici, quindi pericolosi) ma nulla si è mosso nonostante questi dati allarmanti e il silenzio è tornato ad essere opprimente.

Stiamo assistendo ad una vera e propria pandemia silenziosa, i dati sull'incidenza dei tumori sono allarmanti.

Nell'infanzia il tasso di incremento annuo è del 1,1% in Europa, del 2,2% in Italia.

Nei linfomi +0,9 in Europa, +4,6 in Italia.

La donne di Parma si ammalano più di tutte quelle italiane (Rapporto sui tumori in Italia - Artum 2008), eppure noi, oggi, fingiamo serenità e ci occupiamo di amene distrazioni, spendendo più soldi ed energie per scegliere un paio di scarpe che per la salute dei nostri figli o magari per una biciclettata togli pensieri.

Ogni anno in Europa 380 mila persone muoiono prematuramente a causa delle polveri sottili inferiori ai 2,5 micron (Agenzia Europea per l'Ambiente 2007), proprio quelle che gli inceneritori producono in quantità.

Ma noi, tutti i giorni, fingiamo di stare bene.

E fuggiamo da ogni confronto serrato con la verità.

Se l'ordine dei medici dell'Emilia Romagna chiede una moratoria sugli inceneritori, viene subito isolato e messo all'indice dai politici.

Se una associazione minaccia il boicottaggio di una azienda che costruirà un inceneritore gigantesco ed inutile, viene portata in tribunale.

Capite l'enormità di quello che ci passa sotto gli occhi ogni giorno?

E noi stiamo ancora davanti ai televisori con gaiezza, a guardare persone in mutande rincorrere una sfera, applaudendo pure, utilizzando le scene come uno scacciapensieri

Noi dobbiamo cambiare, nel cuore dobbiamo decidere di reagire.

Il nostro deprimente oggi ci deve scuotere.

Ora che sappiamo, non possiamo più tirarci indietro e fingere ignoranza come tanti nostri amministratori oggi stanno facendo. Tocca a noi fare la differenza.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 29 maggio 2011

-343 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.
+363 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?
+41 giorni dal lancio di Boicottiren:http://tinyurl.com/boicottiren
Aderisci anche tu: boicotta Iren, digli che non finanzierai un euro dell'inceneritore di Parma