"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
Visualizzazione post con etichetta pietre verdi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pietre verdi. Mostra tutti i post

lunedì 24 giugno 2013

Amianto, la battaglia finale

Dopo l'onda emotiva della sentenza di Torino non ci si può fermare.
Le associazioni esposti e parenti vittime dell’amianto, le associazioni ambientali, i comitati che da anni si battono perché l’enorme problema amianto possa trovare soluzione con una legge del Parlamento Italiano, devono proseguire la loro azione.

E' inaccettabile che tutto rallenti e sopisca all'interno di una più generale emergenza sanitaria e ambientale.
Chiediamo pertanto alle forze politiche presenti in Parlamento di inserire questo tema tra le priorità sanitarie e ambientali e l'occasione per farlo c'è.
Il DDL “Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell'ambiente dall'amianto, nonché delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di amianto” è stato depositato in Senato il 15/03/2013 primo firmatario Felice Casson.
La proposta si prefigge di riunire in un testo legislativo unico la complessa questione amianto, con la finalità di correggere le storture e le lacune delle norme vigenti.
Il disegno di legge intende poi preordinare al meglio le modalità per una più efficace prevenzione sanitaria, tutela economica per gli esposti, censimento e piano di bonifica delle aree contaminate dall'amianto, e il divieto (art.13) all’estrazione e l’utilizzo delle pietre verdi,come definite ai sensi del decreto del Ministro della sanità 14 maggio 1996.
L’articolo 13 è il fulcro della battaglia civile di “Cave all'Amianto? No grazie!”,successivamente condivisa da Rete Ambiente Parma e Coordinamento Nazionale Amianto, sostenuta da Isde Italia ed altre molteplici sigle dell'ambientalismo e del volontariato sanitario.
E' fondamentale cancellare l’allegato 4 del DM 14 maggio 1996.
Superato l'allegato 4, l'estrazione di amianto ricadrebbe automaticamente nel settore estrattivo sotto il principio più generale, per il quale è vietato commercializzare materiali con contenuto di sostanze dichiarate cancerogene superiore allo 0,1%.
Questa infatti è la norma che causa prima di ogni altra il perdurare della dispersione di nuove fibre di amianto in ambiente.

L'antefatto.

Il parlamento italiano varò nel 1992 la legge n.257 dal titolo “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”. Il decreto attuativo fu emesso nel 1996, quando il governo emanò il DM 14 maggio 1996 dal titolo “Normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l'amianto... (omissis)”.
Il titolo non inganni. Il decreto all'allegato 4, “Criteri relativi alla classificazione ed all'utilizzo delle pietre verdi in funzione del loro contenuto di amianto”, di fatto ha consentito di continuare a cavare amianto; si è autorizzato anche l’apertura di nuove cave, a patto che il materiale estratto non liberasse amianto in ambiente al di sopra di determinate concentrazioni.
La procedura di controllo è talmente macchinosa da essere dichiarata inapplicabile da ARPA Emilia Romagna. ARPA Valle d’Aosta afferma che il tout-venant (prodotto) della miniera di Balangero (la più grande cava di amianto d’Europa con una concentrazione di amianto dal 6 all’8%) dopo la frantumazione primaria e secondaria rilascia in ambiente una grande quantità di fibre di amianto, ma sottoponendo il tout-venant della miniera di Balangero alle metodiche previste dall'allegato 4 il minerale risulterebbe “non pericoloso”.
Si tratta anche in questo settore di far valere il principio secondo il quale i materiali più pericolosi devono essere sostituiti con altri a minor impatto negativo.



Altro punto importante è fissare termini perentori affinché le regioni completino il censimento dei siti contaminati da amianto industriale e naturale.
Il censimento delle cave contaminanti su ofiolite affidato dalla legge alle Regioni è a tutt’oggi incompleto.
Questa è la premessa necessaria affinché tali siti possano essere dichiarati contaminati da amianto naturale. In tal senso si è mossa la Regione Emilia Romagna, anche se la stessa consente ancora di cavare in quei siti che ARPA ha già dichiarato contaminati.
Nel piani di bonifica dall'amianto sarà importante inserire anche i siti oggetto di escavazione,abbandonati e mai naturalizzatati, come peraltro già previsto dalle leggi vigenti - ma disattese-, secondo un nuovo calendario perentorio compatibile con le risorse disponibili.


Fabio Paterniti
Cave all'amianto? No grazie!
http://www.caveallamiantonograzie.info/


Approfondimenti

Comitato Cave all’amianto No Grazie: dossier cave

Sentenza del Consiglio di Stato
Commento alla sentenza

Risoluzione ISDE Italia

Le Pietre Verdi secondo Edoardo Bai Istituto dei Tumori Milano

ARPA Valle d’Aosta Commento Indice di rilascio DM 14 maggio 1996

Un esempio di contaminazione industriale: Ex Cemamit di Ferentino

Un esempio di contaminazione civile

Dossier Dott. Vito Totire medico del lavoro Ausl Bologna

Rete Ambiente Parma – Cave ofiolitiche rischio negato

giovedì 25 ottobre 2012

Pietre Verdi, ultimo atto?

La risoluzione Sel Verdi è stata approvata in assemblea regionale e impegna la Giunta ad andare verso la graduale chiusura e riconversione delle cave ofiolitiche presenti sul suolo regionale.

Nel 2010 la proposta similare del Movimento 5 Stelle era stata bocciata dalle stessa aula, tra l'indifferenza generale.

La rivincita del 5 Stelle è però arrivata con la decisione del comune di Parma di vietare l'utilizzo delle pietre verdi su tutto il territorio comunale, un atto che ha fatto da apripista per il pronunciamento regionale.

Per la fine dell'anno dovrebbe vedere la luce una nuova legge sulle cave, che recepirà le indicazioni emerse dal voto assembleare.


Era stata la stessa regione, nel 2004, con lo studio Pietreverdi,

http://www.arpa.emr.it/pubblicazioni/amianto/generale_1281.asp

a mettere nero su bianco i rischi connessi con l'attività di estrazione di questa particolare pietra nera, tenera e poco costosa per la lavorazione, ma dal grande impatto ambientale e sanitario, visto che contiene fibre di amianto in quantità differenti in base alla tipologia.

Nello stesso volume si era sottolineato come “l’OMS ha riconosciuto l’impossibilità di individuare un valore soglia di concentrazione di fibre di amianto nell’aria al di sotto del quale non ci sia rischio.”

Nel territorio di Parma e Provincia esistono molti giacimenti affioranti, 8 le cave attive, ed in particolare a Bardi, Pietranera, e a Borgotaro, Roccamurata, si sono attivati comitati di cittadini per fare luce sulla situazione e richiederne la chiusura.

Si tratta di Cave all'amianto no grazie, http://www.caveallamiantonograzie.info/

e No Cava Le Predelle http://www.roccamurata.com/

In Italia, è possibile dimensionare il fenomeno dei decessi per malattie asbestocorrelate intorno ai 3.000 casi l'anno. E a morire non sono solo i lavoratori, ma anche le persone il cui unico torto è stato quello di abitare nelle vicinanza di un sito contaminato.

La triste contabilità delle vittime in Italia raggiungerà un picco tra il 2015 e il 2018, mentre in Europa occidentale le proiezioni si attestano su 500.000 morti nei primi 30 anni del 2000.

Il fermo no alle cave ofiolitiche arriva anche da scienziati esperti: “Solo una comunità irresponsabile può decidere di manipolare, movimentare e commercializzare una merce a rischio cancerogeno; la ratio di questa scelta pare essere unicamente il margine di profitto economico per chi coltiva la cava”, Prof. Vito Totire - medico del lavoro, docente di igiene e sanità pubblica Università di Venezia.

Insomma l'evidenza del rischio sanitario c'è.

Che ci siano ancora delle cave aperte che liberano in atmosfera questa micidiali fibre sembra davvero una assurdità. Non sarà mai troppo presto per chiuderle definitivamente.


Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

lunedì 13 agosto 2012

Due nuovi articoli sulla questione "pietre verdi" e amianto.


http://www.parmanews24.com/pblock/amianto-allarme-pietra-verde-a-parma-stop-dal-comune/

http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Per-il-pericolo-amianto-allarme-pietra-verde-a-Parma-stop-dal-comune_313596239531.html


Novità sul fronte “pietre verdi”

Ci sono importanti novità sul fronte “pietre verdi”. Chi pensava che il comitato “Cave all’amianto? No grazie!” si fosse appisolato, si sbagliava di grosso. Il seme è stato gettato e un lavoro costante ha portato a qualche risultato.
Non solo il tema delle “pietre verdi” rientrerà nella discussione della Conferenza Nazionale Amianto 2012 che vedrà anche la partecipazione del Ministero della Salute, ma si sono visti recenti sviluppi in Liguria e a Parma.
In Liguria, su appello del comune di a Casarza Ligure e della ASL 4 Chiavarese, il Consiglio di Stato respinge il ricorso al TAR, presentato da una società concessionaria che si era vista negare la richiesta di una nuova concessione per la cava di Bargonasco dalla Provincia di Genova (visto il parere contrario di Comune e ASL) . (Articolo completo)
A Parma, invece, l’amministrazione comunale a 5 stelle sta mostrando il coraggio che nessuno aveva ancora avuto e l'assessore all'urbanistica Alinovi ha intenzione di bandire dai cantieri le pietre verdi e, questo, in effetti è un modo importante ed efficacie per avviarsi verso la chiusura delle cave. Meno richiesta, meno cave.

Segnaliamo anche un libro sull’argomento amianto, la descrizione, sul sito di Cave all’Amianto? No grazie!

venerdì 10 agosto 2012

Commento alla sentenza del Consiglio di stato 16 luglio 2012.

Dott. Antonio Manti (già direttore del dipartimento di prevenzione di Chiavari - Ge)

A 20 anni dall’entrata in vigore della legge 27 marzo 1992, n. 257, che ha vietato in Italia “l'estrazione, l'importazione, l'esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto”, è rimasta ancora indefinita la problematica delle cosiddette pietre verdi.

Si tratta di rocce costituite in toto o in gran parte da serpentiniti, minerali in cui la presenza di amianto è certa, anche se variabile per quantità e per grado di fratturazione.

A tutt’oggi in Italia sono molte le cave di pietre verdi ancora attive, dalle quali il rischio di rilascio di fibre cancerogene è possibile e non valutato accuratamente. La recente sentenza del Consiglio di stato 3195/2012 aiuta ad affrontare questi temi con maggiori elementi di certezza giuridica e scientifica nell’ottica di tutelare la salute pubblica.

giovedì 9 agosto 2012

Un consorzio di comitati per assicurare il territorio


Nella nostra provincia ci sono ormai diversi comitati ambientali. 
Sono nati contro l'incenerimento dei rifiuti, contro le centrali a cippato di legna, contro la gassificazione delle biomasse, contro le pale eoliche, contro la combustione di oli esausti, contro le centrali a biogas da coltivazione dedicate, contro lo sfruttamento delle cave ofiolitiche e il pericolo dell'amianto.
Le normative nazionali e regionali favoriscono la speculazione della green economy, l'assalto alla diligenza degli incentivi pubblici, senza i quali tale produzione sarebbe antieconomica. Lo sviluppo delle energie rinnovabili è possibile solo a patto di non consumare le risorse naturali, il suolo, l'acqua, l'aria e i boschi.

E' una linea sottile. In ballo c'è la nostra salute, le produzioni di qualità dell'agro-alimentare, lo sviluppo stesso della nostra economia. 
A nostro avviso gli incentivi dovrebbero essere appannaggio delle amministrazioni locali per progetti mirati al bene comune, favorire l'autonomia energetica di allevatori e agricoltori con piccoli impianti volti a smaltire deiezioni animali e scarti agricoli.

Nel luglio del 2011 la Regione Emilia Romagna, sotta la spinta dei comitati, ha promulgato normative più restrittive in tal senso. Si parla di escludere impianti a biogas dai territori del parmigiano-reggiano. 
Di limitare le coltivazioni energetiche e il loro uso per il biogas. 
Di alimentare le centrali a biomassa solo con scarti forestali.

Non vediamo, tuttavia, l'applicazione di alcuna restrizione nelle zone del grana. Le ditte richiedenti arrivano addirittura a minacciare i comuni di rivalsa economica nei loro confronti. Le coltivazioni energetiche non andrebbero limitate ma vietate perchè, oltre a rendere infertili i suoli, oltre a sottrarre terra a coltivazioni di pregio, 
inquinano pesantemente il mercato dell'affittanza agricola. Gli scarti 
forestali esistono solo se si fanno tagli. Nessun tagliaboschi o azienda di taglio recupera le ramaglie, le abbandona. Se una cooperativa raccogliesse ramaglie, sarebbero solo quelle dei suoi tagli e solo col taglio meccanizzato, il diradamento.

Tali restrizioni ci paiono solo formali. Noi vediamo autorità locali e sindaci che, sposata l'ideologia della green economy, danno permessi fragandosene dei loro concittadini. In alternativa, vediamo sindaci che temono di opporsi a direttive che vengono dall'alto.

Per questo abbiamo deciso che il problema di ogni singolo comitato è problema di tutti. Che la forza di tutti noi può pesare molto di più in ogni singola realtà locale.

Abbiamo deciso di formare un CONSORZIO di COMITATI per impedire lo scempio del nostro territorio.

Le decisioni che prenderanno le amministrazioni, allettate dallo sviluppo della green economy, soprattutto sulle biomasse, costituiscono una minaccia per l'ambiente . Alcune località sono già  direttamente minacciate da tali decisioni, altre già si aspettano il peggio per essere state sotto minaccia in passato, altre ancora hanno il sospetto che presto tocchi anche a loro.

Il  CONSORZIO DEI COMITATI deve essere inteso come una forma di assicurazione sul futuro.

La  proposta è di Reteambienteparma e del  comitato di Felino. Vi chiediamo di comunicare la vostra adesione per stabilire un incontro e decidere cosa fare.

Serioli Giuliano

Commento alla delibera G.C. Parma 81/6 : limitazioni all'uso delle ghiaie ofiolitiche


Dal 2008, anno di costituzione del comitato che si batte per la chiusura delle cave di “pietre verdi”, chiediamo invano alle amministrazioni pubbliche più direttamente interessate dalla presenza sul loro territorio di queste cave, di riconoscere l’esistenza di un problema a rilevanza sanitaria.
E di prendere le dovute misure.
Poche settimane sono trascorse dall’insediamento della nuova amministrazione di Parma ed ecco che il problema viene portato alla luce; la massa enorme di documentazione qualificata disponibile a sostegno delle nostre tesi ha convinto l’Amministrazione di Parma ad adottare un provvedimento immediato di limitazione nell’uso di questa tipologia di ghiaie, in quanto la dispersione delle fibre di amianto non interessa solo i luoghi di estrazione, ma tutto il percorso.
Rete Ambiente Parma plaude a questa decisione come importante punto di svolta che merita di essere divulgato e apprezzato come salutare atto amministrativo a tutela di tutti i cittadini, non solo di Parma.
Noi siamo fermamente convinti che il Ministero della Salute sulla questione cave ofioliti non potrà rinviare ancora a lungo la revisione della legge vigente in materia, ma intanto ci aspettiamo che Parma faccia seguire alla delibera di G.C.81/6 del 26/07 un provvedimento normativo che sancisca il divieto assoluto nell’utilizzo delle ”pietre verdi” provenienti da cave di cui è già stata accertata la presenza di amianto nella roccia madre, così come risulta dalla “Mappatura degli edifici pubblici o privati aperti al pubblico con presenza di amianto aggiornato al 30 settembre 2011”.
Un atto, quello che chiediamo, di coerenza e intelligenza che riconosciamo nelle corde dell’Amministrazione Pizzarotti. La speranza infine è quella che altre amministrazioni della nostra provincia seguano l'esempio del capoluogo per creare un quanto mai opportuno territorio libero da fibre di amianto provenienti dalle cave ofiolitiche.

Fabio Paterniti

sabato 11 febbraio 2012

La congiura del silenzio - documenti


Il 27 dicembre 2006 pervenne al sindaco di Bardi l' informativa ARPA avente per oggetto le ghiaie ofiolitiche contaminate da amianto oltre i limiti di legge.
Anche a una lettura veloce, il documento appare importante per i risvolti sanitari, ma è archiviato dall'amministrazione di Bardi senza numero di protocollo. 

continua su caveallamiantonograzie.info

mercoledì 11 gennaio 2012

Una mail al Sindaco e ai consiglieri di Bardi


Segnaliamo una iniziativa del blog pocodetto.wordpress.com che sta avendo un certo successo a sostegno della nostra battaglia contro le cave di pietre verdi, le cosiddette "cave all'amianto".

Diffondete il più possibile, anche se ormai i tempi sono brevi.

Ecco il link all'iniziativa:  "Amianto da bonificare? Si, … anzi no!"

Grazie a tutte le persone che ci stanno aiutando facendo sentire la propria voce.