"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
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martedì 10 maggio 2016

Appello ad Arpa

Egr. Dott. De Munari,

le scrivo a nome del Comitato che rappresento e di altri abitanti della frazione di Poggio di Sant'Ilario Baganza, riguardo l'installazione della postazione mobile di rilevamento degli inquinanti, presso la nostra frazione.
Mi faccio portavoce del disagio e dell'apprensione di buona parte della popolazione residente nelle vicinanze dell'impianto di Citterio.


Gli odori sgradevoli che di tanto in tanto si avvertono e il parere di autorevoli tecnici e di medici riguardo alla pericolosità di impianti di cogenerazione del tipo di quello suddetto, ci preoccupa fortemente.
La Giunta del Comune di Felino ha deliberato verso la fine dello scorso mese di dicembre l'istituzione di un osservatorio ambientale, allo scopo di monitorare le emissioni, ma questo è ancora solo su carta.
Venerdì 8 aprile la stazione mobile, presente da diversi giorni, è stata rimossa, e ci è stato comunicato che i dati rilevati dal momento della sua installazione, non saranno disponibili se non prima di due mesi.
A questo punto mi permetto di formulare la richiesta di una stazione permanente presso la nostra frazione e soprattutto la tempestività della comunicazione sulla presenza di sostanze inquinanti (polveri sottili , ossido di azoto ecc.) attraverso un pannello di immediata lettura al di fuori della stazione, oppure attraverso dati on line immediatamente pubblicati.
Tali accorgimenti ci permetterebbero una miglior convivenza con l'insediamento produttivo della Citterio ed una minor preoccupazione riguardo alla nostra salute e a quella dei nostri figli.
Nel ringraziarla anticipatamente del suo interessamento, le porgo cordiali saluti.

Gabriele Allegri

Comitato No Cogeneratore olio animale al Poggio

giovedì 5 maggio 2016

Territorio, o salvezza o dannazione

Cosa fare e cosa non fare nel nostro ecosistema

E' ormai assodato da tempo che l'effetto serra ed il cambiamento climatico sono causati dall'emissione e dall'accumulo di CO2.
La CO2 in atmosfera è principalmente dovuta alla produzione di energia da fonti fossili.
Dal protocollo di Kyoto del 1997 fino al Cop 21 di Parigi la direzione intrapresa è stata quella di riuscire a produrre energia da fonti rinnovabili.
Impegno sottoscritto fin dal 2005 dall'associazione dei Comuni virtuosi, che fa del risparmio energetico e della partecipazione dei cittadini la sua bandiera.


Nei PAES dei "Comuni Virtuosi" della pedemontana, Felino in primis, viene ascritto e preso per buono l'elenco di tutte le fonti di energie rinnovabili, senza distinzione alcuna tra quelle che producono energia pulita: fotovoltaico, eolico, solare, geotermia e pompe di calore, e quelle che, pur derivando da fonti rinnovabili, producono energia con emissioni nocive per la salute e per l'ambiente: centrali a biogas e centrali a combustione di biomasse.
Come dire che un Comune che fa della partecipazione dei cittadini il suo stendardo non fa proprie le loro preoccupazioni per la salute.
Come se l'energia prodotta da un impianto fotovoltaico fosse uguale a quella prodotta dalla combustione di cippato di legna o da olio di grasso animale.
Felino, infatti, Comune autodefinitosi virtuoso, mette addirittura in bella mostra nel suo PAES il cogeneratore a grasso animale del Poggio di S.Ilario Baganza, quale misura di tale virtù, nonostante le proteste dei suoi cittadini per gli odori e gli inquinanti emessi.
Proteste additate come disinformazione e terrorismo mediatico.
E' vero che l'uso di biomasse, anche se con emissioni nocive, è a saldo zero di emissioni di CO2, come richiesto dal Protocollo di Kyoto?
Per la combustione di cippato di legna e pellet non è la verità.
La legna, se proviene dall'estero, è prodotta dagli scarti dei tagli della foresta pluviale che ogni anno viene rimaneggiata.
Se proviene dai nostri boschi cedui, si deve considerare che se non si perde superficie boschiva, si perde quella fogliare che impiega circa 3 anni a raggiungere la stessa capacità di cattura della CO2 di prima.
Il taglio industriale smuove il terreno ed il carbonio in esso contenuto da secoli, ributtandolo in atmosfera.
Quantificarlo come saldo zero è assurdo oltre che ridicolo.
Per la combustione di olio di colza o olio di palma, fonti rinnovabili, c'è lo stesso problema del mancato saldo zero di emissioni di CO2.
Intere foreste, infatti, vengono tagliate per far posto a tali coltivazioni, la cui superficie fogliare è nettamente inferiore alla capacità di cattura dei milioni di piante tagliate.
Per la combustione di grasso animale che sta sostituendo la colza, diventata troppo cara per l'aumento della domanda di mercato e anch'esso fonte rinnovabile, si pone sempre il problema del mancato saldo zero.
Se, infatti, dagli scarti di macellazione animale si sottrae grasso da bruciare con emissioni di CO2, si dovrà accrescere la produzione animale o la sua importazione dall'estero per compensare il loro mancato utilizzo nell'industria del pet e della cosmetica, e quindi con ulteriore emissioni di CO2.
Le emissioni nocive della cogenerazione di biomasse sono inversamente proporzionali alla potenza degli impianti stessi.
Più un impianto è piccolo, più inquina. Non avendo gli stessi numeri e valori di spesa di quelli grandi, non ha nemmeno filtri capaci ma solo cicloni per far precipitare unicamente le ceneri volanti.
Il problema emissivo, però, è già grave per i grandi impianti, perché il benzopirene non può essere fermato dai filtri. I suoi valori sono già oltre i massimi in Trentino Alto Adige.
Gli amministratori che hanno promosso quegli impianti sono in grave imbarazzo.
In tutti i PAES dei cosiddetti "comuni virtuosi" c'è il progetto di impiantare piccoli cogeneratori condominali ed aziendali sia a cippato che a grasso animale.
Una follia dal punto di vista del saldo zero di CO2, ma soprattutto dell'inquinamento dell'atmosfera del nostro territorio.
I prosciuttifici e i caseifici della pedemontana, da Traversetolo fino a Collecchio, sono i maggiori produttori di eccellenze alimentari, fonte di occupazione anche per l'indotto e di esportazione. Le materie prime che essi lavorano derivano dagli allevamenti zootecnici industriali. E gli spandimenti delle deiezioni animali che vi si creano, costituiscono il maggior problema per i suoli agricoli e le falde acquifere.
Proprio nei nostri territori vi sono aree sensibili in cui tali spandimenti non devono superare i 170 Kg di azoto per ettaro, la metà della norma, pena la compromissione di coltivi ed erba medica per vacche da latte. Conseguenza di tali spandimenti è anche la lisciviazione dell'azoto e l'arrivo di nitriti e nitrati nella falda acquifera, con grave inquinamento della stessa. Il pagamento dell'acqua in bolletta è il doppio del suo costo effettivo, proprio per la spesa di depurazione.
La soluzione di tali problemi ambientali, che tendono sempre più ad aggravarsi con la crescita dell'economia delle eccellenze alimentari, non può essere nelle centrtali a biogas che coi loro cogeneratori impestano già tutta la Pianura Padana e fermate proprio nel nostro territorio.
Ci può essere solo una soluzione alla radice del problema: eliminare l'ammoniaca dalle deiezioni con lo strippaggio e la neutralizzazione con soda caustica e formazione di solfato d'ammonio, un ammendante vendibile sul mercato. Tolta l'ammoniaca, le deiezioni animali possono essere trattate per produrre biometano da autotrazione o da mettere direttamente in rete. Un toccasana per gli stessi suoli agricoli, concimabili con sostanze naturali e non più con additivi chimici chimici.
Una soluzione del problema non più rinviabile.
Ma nei nostri territori si stanno infiltrando le mafie. Lo hanno già fatto. Si sono servite della grave crisi dell'edilizia per allettare qualcuno e servirsene.
E mettere radici. Hanno usato la necessità di finanziamenti che le banche non erogavano alle ditte per appropriarsi di queste o, peggio, per entrare a farne parte e agirvi dall'interno di nascosto, inquinando appalti pubblici, corrompendo amministratori locali, creando una ragnatela inestricabile di favori e collusioni in grado di condizionare la nostra vita pubblica e la nostra economia.
Farne piazza pulita è nostro dovere.
Attraverso la massima trasparenza nelle gare d'appalto.
Opponendo all'offerta minima il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa.
Facendo in modo che il Comune si ponga come intermediario tra aziende edili e banche come garante dei prestiti.
Altro problema che è necessario affrontare è quello della cementificazione del territorio.
L'eccesso di urbanizzazione e cementificazione produce un mancato assorbimento delle acque piovane ed uno scorrimento troppo rapido verso aree a valle con alluvioni ed allagamenti.
Al modello urbanistico basato sui grandi centri commerciali che producono la chiusura delle piccole attività commerciali e la desertificazione dei centri storici, opponiamo il ritorno ad una commercializzazione diffusa favorita economicamente dal Comune stesso.
Ogni nuovo capannone che un'azienda aggiunga per esigenze di allargamento dell'attività deve essere inteso al netto di consumo di suolo, cioè una costruzione similare e abbandonata deve essere riportata dalla stessa azienda e a sue spese alla condizione di suolo agricolo.
Si deve evitare la cementificazione delle sponde di fiumi rii e canali e soprattutto il loro disboscamento affidato dai Comuni a terzi a spesa zero. Cosa che produce un taglio generalizzato dei boschi ripariali per produrre cippato di legna da vendere sul mercato.

Giuliano Serioli
5 maggio 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

lunedì 11 aprile 2016

Felino, eccellenze o rifiuti?

L'intervento di una imprenditrice all'assemblea di Felino

Il mio nome è Margherita Folzani, sono nata a Felino e qui vivo.
La mia famiglia possiede uno stabilimento di stagionatura di prosciutti da oltre 50 anni.
Sul significato e l’impatto che l’impianto di trattamento rifiuti di categoria 3, ossia ossa e residui dalle attività di disossatura e affettamento del prosciutto, e del collegato impianto di cogenerazione a olio animale che la ditta Citterio ha impiantato al Poggio di S.Ilario, ho già avuto modo di esprimermi circa 2 anni fa.


Dissi che la nostra vallata, la cosiddetta food valley, poteva diventare un campo di pentoloni che bollono ossa, con relativa puzza e ovviamente alterazione e inquinamento dell’aria che respiriamo, noi e soprattutto i nostri figli.
Da allora l'amministrazione comunale di Felino, appoggiata evidentemente da quella provinciale e regionale e, leggendo i giornali, anche dall’indirizzo del governo nazionale, ha allargato la possibilità di realizzare questi impianti. Senza riprendere i dettagli già presentati, diciamo che ha aperto non solo una via ma una autostrada alla loro realizzazione.
Come se il nostro futuro, nonché destino, fosse nei rifiuti.
Noi sulle colline parmensi abbiamo costruito negli ultimi 100 anni un sistema economico unico, in cui le attività agricole si sono integrate in un sistema industriale che non è solo alimentare, ma è intrecciato all’industria meccanica e a tutto ciò che vi ruota intorno.
Siamo aziende di piccola-media dimensione, che hanno saputo crescere dal distretto locale e integrarsi in una economia europea e mondiale: esportiamo ovunque prosciutti, salami, macchine per lavorazioni alimentari, ma anche pomodori, vini, e altro.
L’ultima nostra sfida è la globalizzazione, che ci mette davanti prodotti e macchine stranieri a prezzi bassi, ma la qualità con cui realizziamo i nostri prodotti, la nostra flessibilità, la nostra creatività: questo è la carta vincente, la nostra eccellenza.
Sembra invece che l'unico interesse siano i rifiuti.
Ma la nostra non era la food valley? La culla delle eccellenze alimentari? Sbandierate dai nostri politici locali quando si esibiscono davanti a qualche platea? Come possono convivere le cosiddette eccellenze alimentari con più o meno contigui impianti di trattamento rifiuti? Anche se sono rifiuti alimentari, sempre di rifiuti si tratta, e nel loro trattamento si sprigiona puzza, fumo inquinato, e l’immagine dell’ambiente non è particolarmente impreziosita.
Ho pensato a quello che le nostre amministrazioni pubbliche, con l’appoggio poco lungimirante delle varie associazioni di industriali e produttori, hanno progettato per noi della food valley; ho pensato al rischio delle nostre eccellenze, al rischio delle nostre aziende, a quale futuro per i nostri giovani che crescono in questa vallata: non più un futuro da operai specializzati a salare con sapienza i prosciutti di Parma o a conciare carni macinate per il salame Felino, ma a spalare residui carnei nei bollitori di ossa, non più un futuro da ragionieri negli uffici commerciali per spedire negli Stati Uniti o in Giappone, ma a registrare bollette di scarico di rifiuti negli impianti; e quante attività non più necessarie sparirebbero; quante imprese che già esportano potranno pensare a delocalizzare alla prima occasione in ambienti meno a rischio.
Tutto il territorio si impoverirebbe.
E’ logico pensare che non tutti i comuni apriranno le braccia a questo tipo di impianti, così se solo Felino li accoglie arriverebbero tutti qui.
Felino sarà non più la “capitale dei salami” come citava tanti anni fa un cartello all’entrata del paese, ma sarà la “capitale del rifiuto”.
Forse tra 20 anni la nostra amministrazione comunale sostituirà la statua del porcello nel parco qui accanto, testimonianza dell’origine della nostra economia locale e del nostro benessere, con un osso fumante.

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

giovedì 7 aprile 2016

Economia e istituzioni a Felino

Il nostro territorio è parte di una delle zone più produttive d'Europa.
Perché tale è la Pianura Padana.
La provincia di Parma ne è a pieno titolo la capitale alimentare.
Ma la Pianura Padana è anche una delle zone più inquinate del mondo.
Assieme alla Ruhr, compete con le zone industriali cinesi per il titolo di campione del mondo per inquinamento da polveri.


Polveri sottili da traffico veicolare, dal riscaldamento domestico a legna e da ricombinazione secondaria dell'azoto ammoniacale da allevamenti industriali di cui la valle del Po è piena.
A tutto ciò vanno sommate le emissioni dell'apparato industriale del Nord, cui ultimamente si sono aggiunte quelle dei cogeneratori di un migliaio di centrali a biogas (500 nella sola Lombardia) e le
emissioni di alcune centinaia di cogeneratori da centrali a cippato di legna.
E' la famosa energia da biomasse.
Per la sua particolare struttura geomorfologica, tutta cinta da montagne e non percorsa da venti periodici, nella Pianura Padana le polveri sottili tendono a permanere stratificandosi e d'inverno si abbattono al suolo per il fenomeno dell'inversione termica.
Se non piove, si superano abbondantemente i 35 sforamenti annui dai 50 microgrammi di PM10 consentiti dalla normativa.
Insomma un'aria di pianura non precisamente salubre, se la stessa Regione Emilia le ha appioppato il colore rosso, prescrivendo che nessun nuovo impianto vada ad aggiungere altre emissioni a quelle esistenti.
Senza contare l'inquinamento da nitrati della falda acquifera e quello da diserbanti e pesticidi del suolo su cui tutti i coltivi di pregio crescono.
Nella Pianura Padana si ha la metà dell'intera produzione nazionale di pomodoro e Parma ne è il maggior centro di trasformazione industriale.
Ma le eccellenze alimentari della nostra pedemontana sono soprattutto il grana ed il prosciutto,
esportati in tutto il mondo, così come i vini: lambrusco e malvasia.
La produzione di parmigiano-reggiano ha due nemici: le aflatossine e le micotossine, che dal mais siccitoso finiscono nel latte e poi nelle forme, rendendole tossiche e i clostridi presenti negli insilati di mais che alimentano le centrali a biogas, i quali gonfiano le forme, crepandole.
Al comitato di Calicella, che ha sconfitto la centrale omonima e al Consorzio del grana è sfuggita solo la centrale a biogas del marchese Malenchini a Carignano.
Nella zona pedemontana niente centrali a biogas.
I prosciuttifici da Traversetolo a Langhirano e Sala sono il maggiore settore industriale, fonte di occupazione e di esportazione.
La deflazione mondiale, comprimendo tutti prezzi delle materie prime, fa lo stesso con le cosce di maiale che arrivano da tutta Italia, favorendo un aumento della produzione, dell'export e dei guadagni. In questo modo, però, minore è il controllo del Consorzio sul disciplinare che prevede che i suini siano di 11 mesi, mentre spesso sono di 8.
Maiali cresciuti più in fretta con mangimi spinti e non regolamentati.
Tutto per produrre di più e più rapidamente, a scapito della qualità. Questo vale soprattutto per le ditte maggiori che comprimono i prezzi robottizzando le linee di produzione ed usando manovalanza generica, fornita dalle cooperative.
Robottizzazione che, nei confronti delle ditte artigiane che si servono ancora di operai specializzati, le avvantaggia anche dal punto di vista dei controlli sanitari e della medicina del lavoro, mentre lo sono già nell'export per i numeri maggiori del venduto.
La tentazione delle aziende maggiori sarà quella di delocalizzare in futuro parte della produzione sfruttando il marchio che gli deriva dalla zona tipica.
La tentazione già in atto, invece, è quella di produrre energia per incamerare incentivi dalla combustione di biomasse animali.
Tre anni fa l'inceneritore a biomassa nel comune di Felino aveva visto la giunta Lori appoggiare la ditta contro il comitato.
Diversamente da Cozzano, dove un comitato di cittadini aveva trovato l'appoggio della giunta Bovis contro l'installazione di un altro combustore.
A tutti gli effetti, non si comprende come il Comune di Felino possa autodefinirsi "comune virtuoso".
Forse per i volumi della raccolta differenziata?
Ma ormai tutti nel territorio fanno lo stesso, persino Parma sta arrivando a quei livelli.
In realtà non ha alcun progetto concreto di sviluppo delle energie da fonti rinnovabili.
Niente fotovoltaico e niente risparmio energetico.
Ha favorito in ogni modo la costruzione di un inceneritore a biomassa animale in una zona di produzione di eccellenze alimentari.
Ha messo tale impianto nel suo PAES come esempio di sostenibilità, unitamente a ipotetiche centrali a cippato condominiali che nessuno mai farà perchè cervellotiche ed insensate.
Ha il massimo di consumo di suolo dopo il comune di Fontevivo, governato dalla Lega.
Disattende completamente le normative europee del saldo zero di emissioni in nuovi impianti industriali, recepite dalla Regione Emilia Romagna.
Non ha applicato in alcun modo il principio di precauzione quando il motore dell'inceneritore è improvvisamente grippato.
Il Comune ha anche aggiunto una variante edilizia per cui qualsiasi azienda può costruirsi il suo cogeneratore a biomassa, dando la stura ad altri inceneritori.
Come può questa giunta comunale governare un territorio produttivo così importante e nello stesso tempo così delicato?
Noi chiediamo ai cittadini di bocciarla.

Giuliano Serioli
7 aprile 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

mercoledì 2 marzo 2016

Waste Land o la Terra Perduta

No, non è l'ode di Thomas Eliot, ma la Pianura Padana che rischia di diventare terra desolata.
In tante città del Nord siamo ormai ben oltre la soglia dei 35 sforamenti annui oltre i 50 microgrammi per metro cubo di polveri PM10, che è il limite massimo consentito.
In realtà si tratta di PM 2,5, il particolato fine che veicola benzopirene e diossine, sostanza ancora più pericolosa.
I blocchi del traffico in centro servono solo a battere un colpo, a dire che le istituzioni sono consapevoli della situazione.
In realtà sono colpevolmente responsabili.
La cappa di piombo che ci sovrasta è carica di innumerevoli fattori di inquinamento.


Quello industriale, degli inceneritori di rifiuti, della combustione di biomasse, del traffico veicolare,
della green economy e dei cogeneratori (500 centrali a biogas solo in Lombardia), del riscaldamento domestico (soprattutto da stufe a legna, a pellet e caminetti) ed infine l'inquinamento originato dalla dagli allevamenti zootecnici.
L'ammoniaca che si sprigiona dalle deiezioni animali e dai digestati sparsi sul terreno, si combina con l'azoto e lo zolfo presenti nell'aria originando particolato secondario, piccole particelle di nitrato e solfato d'ammonio. L'azoto ammoniacale, insieme al riscaldamento da legna ed al traffico veicolare, è quindi uno dei principali inquinanti dell'aria.
Ma lo è anche per i suoli e le falde acquifere.
L'eccesso di spandimenti di letame e digestati da biogas nei terreni agrari finisce per dare concentrazioni tali di ammoniaca da infertilizzare i suoli.
Tale eccesso scende poi verso la falda acquifera inquinandola attraverso la lisciviazione dei nitrati.
E' proprio la stessa green economy a riempire il vaso di Pandora degli inquinanti.
Green che diventa quasi una sottile, mortale presa in giro.
I PAES (piani attivazione energie sostenibili) sono pieni di cervellotiche applicazioni dell'energia verde, ma sono poi le lobby finanziarie a cavalcarne la concretizzazione.
Sono i cogeneratori che bruciano il biogas delle mille e più centrali, spuntate come funghi velenosi in questa nostra desolata campagna, in quelle terre alte abbandonate ai camini.
Alimentate con mais e triticale, sottraggono terreni agricoli alle coltivazioni alimentari, impestandoli con ancor più diserbanti e pesticidi.
E' la lobby dei combustori a propinarci la favola triste che bruciare è bello. A raccontarci che centrali a cippato e stufe a pellet si servono della migliore tecnologia esistente, senza aggiungere che hanno emissioni di polveri almeno 300 volte maggiori del metano e del GPL.
Mentono, approfittandosi della crisi e spingendo il governo a concedere loro incentivi.
Cosa fare allora?
Eliminare gli incentivi alla lobby dei combustori.
Limitare il taglio selvaggio della legna in montagna, demandando le quote di taglio ai consorzi di proprietari in modo che i soldi restino in montagna.
Imporre alle istituzioni di togliere gli incentivi a chi alimenta le centrali con coltivazioni dedicate.
Incentivare solo impianti alimentati da reflui zootecnici e di taglia proporzionata alle dimensioni dell'allevamento, senza alcun bruciatore o cogeneratore.
Favorire, con lo strippaggio dell'ammoniaca e la sua neutralizzazione in solfato d'ammonio, la produzione di biometano da mettere in rete o da autotrazione.
Ne guadagnerebbero in qualità e pubblicità tutte le eccellenze alimentari della Pianura Padana.
Cosa pensano di fare i consorzi delle nostre eccellenze alimentari della pedemontana?
Far finta di niente e tacere ancora?
A furia si stare tutti zitti, perderanno l'uso della parola.
E sarà troppo tardi quando ne avranno coscienza.

Giuliano Serioli
2 marzo 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

mercoledì 9 dicembre 2015

Citterio

Il buio dentro il camino

Coinvolto in giudizio da Citterio Spa in merito a mie pubblicazioni relative al suo cogeneratore sito in Poggio Sant'Ilario, finalizzato alla rimozione delle stesse, al fine di proteggermi da eventuali richieste risarcitorie, ho sottoscritto accordo transattivo con la stessa Citterio in cui mi impegno a ritirare dal sito quanto da me scritto e a rinunziare per il futuro ad occuparmi del cogeneratore di Citterio.


Giuliano Serioli
9 dicembre 2015

Rete Ambiente Parma
per la salvaguardia del territorio parmense

sabato 22 febbraio 2014

Petizione contro il cogeneratore del Poggio di Felino

E' stata attivata una petizione online contro il cogeneratore del Poggio (Felino).

http://www.change.org/it/petizioni/stop-cogeneratore-citterio-del-poggio-felino-pr

Chiediamo a tutti uno sforzo per raccogliere le firme e diffondere la petizione. Grazie!

giovedì 4 aprile 2013

A Langhirano stop all'inceneritore a grasso animale

- Rettifica -

Lunedì sera il pubblico ha gremito la sala consiliare del municipio, per sentire cosa si decideva sul
progetto di centrale a biomassa di Cozzano.

Il sindaco ha proposto una variante al Rue (regolamento edilizio-urbanistico) in cui la cogenerazione di scarti di lavorazione del prosciutto non sia consentita all'interno del territorio comunale, almeno fino a che non sia predisposto un piano delle energie rinnovabili che dimostri la loro sostenibilità.

Bovis quindi ha sospeso l'iter in corso per il cogeneratore di Cozzano, richiesto da Gualerzi e Beretta, facendo dire al suo assessore che nel territorio si preferisce sviluppare le rinnovabili tramite il sole, l'acqua, il vento.

L'energia da biomasse non convince, confligge con la vocazione agroalimentare e turistica del territorio.

La minoranza di destra si astiene.

La gente conta, i comitati hanno le idee chiare, il sindaco Bovis ne ha tratto le conseguenze.

Questa volta ha vinto il buon senso e l'attenzione alle preoccupazioni e richieste dei cittadini.

La decisione di Langhirano dovrebbe fare scuola in tutto il territorio per indicare una strada maestra che salvaguardi le aree vocate, il diritto alla salute, i marchi di prestigio che il mondo ci invidia, ma che noi spesso buttiamo via, dando per scontato che nulla li possa corrompere.



Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma
19 marzo 2013

sabato 3 novembre 2012

comitato al Poggio ( no cogeneratore ad olio animale)

Un cogeneratore a olio animale sta per essere installato al Poggio di S.Ilario , frazione di Felino.
Questo impianto verrà costruito a fianco di uno stabilimento che produce prosciutto di Parma e che affetta lo stesso prosciutto nelle vaschette.

Cos'è un cogeneratore a olio animale?
In questo impianto gli scarti della lavorazione del prosciutto, cioè ossa e grasso, verranno triturati e cotti fino ad ottenere olio animale, usato poi come combustibile in un motore a cogenerazione che produrrà energia elettrica.

Un cogeneratore a olio animale inquina?
Usare i grassi colati come combustibile in un motore causa emissioni di ossidi di azoto in misura superiore al gasolio, e i depositi che si formano agli iniettori del motore causano emissioni del ‘particolato’ .
Il particolato, anche noto come ‘polveri sottili’ , è l'inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell'atmosfera.

Quali effetti ci sono sulla salute umana?
Il particolato ha effetti diversi sulla salute umana ed animale; grazie alla piccolissime dimensioni queste particelle possono raggiungere laringe, trachea, polmoni e alveoli, e qui rilasciare parte delle sostanze inquinanti che trasportano; tra i disturbi attribuiti al particolato fine e ultra fine vi sono patologie acute e croniche a carico dell'apparato respiratorio (asma, bronchiti, enfisema, allergia, tumori) e cardiocircolatorio (aggravamento dei sintomi cardiaci nei soggetti predisposti).

Quali effetti ci sono sull'ambiente?
Questo pulviscolo ha effetti nella propagazione e nell'assorbimento delle radiazioni solari, sulla visibilità atmosferica e nei processi di condensazione del vapore acqueo, cioè favorisce smog e nebbie.

Perché le nostre amministrazioni pubbliche e sanitarie permettono la realizzazione di questi impianti nei nostri centri abitati ?
Perché si permette ad una industria alimentare che produce cibo che noi consumiamo tutti i giorni di costruirsi a fianco un impianto tanto inquinante ?
Perché espongono le nostre famiglie, i prodotti della nostra terra (prosciutti e formaggi) a questo inquinamento?
Che sviluppo sostenibile , quale tutela ambientale ci può mai essere se si bruciano prodotti più inquinanti di quelli attualmente usati?

Noi siamo contrari a questo impianto che inquinerà per sempre il nostro futuro.

Dacci il tuo sostegno,
questa terra è anche tua.