"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
Visualizzazione post con etichetta polveri sottili. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta polveri sottili. Mostra tutti i post

giovedì 9 giugno 2016

Pedemontana, urge un progetto economico

In un recente video, Luca Mercalli, meteorologo e conduttore di Rai 3, tenendo fra le mani un pezzo di terra della bassa padana, afferma quanto sia grassa, corposa, la migliore che ci sia.
Viene subito in mente come la terra della nostra Pedemontana sia fin meglio, vista la ricchezza di sali minerali apportati dai torrenti di montagna.
Così ricca da produrre abbondanza: dal pomodoro al frumento, dal mais all'erba medica, base produttiva su cui si fonda l'intera economia del prosciutto e del parmigiano.


A vigilare sulla qualità dei prodotti ci sono i relativi consorzi.
Il primo prescrive come le cosce di maiale debbano necessariamente evere una età di 11 mesi ed essere italiane, anche se spesso poi sono invece solo di 8 mesi, gonfiate con antibiotici e di provenienza estera.
Il secondo bada che le aflatossine non finiscano nel mais e poi nel latte inquinando il grana e che lo spandimento di letame in aree sensibili non superi i 170 kg di azoto, anche se gli allevamenti industriali non sono mai sostenibili, visto il particolato che producono e le falde acquifere che inquinano.
Tutta questa ricchezza fatta di sapienze secolari e di microclimi ideali per le stagionature, ha sopra di sé i veleni di un'aria orribilmente inquinata.
Lo afferma la regione Emilia Romagna che definisce la nostra Pedemontana "zona rossa", dove qualsiasi nuovo impianto industriale dovrebbe essere a saldo zero di emissioni nocive, se non addirittura in grado di diminuirle.
Veleni veicolati dalle polveri sottili, che ogni anno superano i 35 sforamenti dei 50 microgrammi di PM10 consentiti dalla normativa.
Da chi sono prodotte? Dall'industria? Dal traffico veicolare? Dagli inceneritori di rifiuti?
Da tutti questi ma non solo.
Secondo Ispra per un terzo dal riscaldamento domestico da legna e pellet e per un altro terzo dalla ricombinazione secondaria dell'azoto ammoniacale degli allevamenti industriali.
Anche l'Istat non c'è andata leggera quando ha riferito del picco di mortalità, aumentato nel 2015 del 16,3% rispetto al 2014.
Un fatto accaduto solo durante le due guerre mondiali.
Un dato nazionale, spalmato su tutto il Paese, che è plausibile si riferisca principalmente al Nord Italia.
Sempre Ispra, il mese scorso, ha comunicato che il 65% delle acque superficiali sono inquinate e stessa cosa per il 32% delle acque sotterranee.
Nella pianura padana tali valori crescono rispettivamente oltre il 70% ed il 40%.
Ma quello che Istat ed Ispra non dicono è che la pianura padana è tappezzata da più di 1.000 centrali a biogas dell'ordine del MWe. Ognuna di queste produce 40 milioni di Nm3 di emissioni nocive annue, soprattutto ossidi di azoto, ma anche particolato secondario.
Moltiplicate il tutto ed otterrete un valore emissivo di 40 miliardi di Nm3, che sommato a quello delle centrali che bruciano cippato di legna, dall'Alto Adige all'Appennino, si arriva a un valore emissivo maggiore degli inceneritori del Nord Italia (una trentina).
L'inceneritore di Parma emette 144.000 Nm3/h, in un anno 1,3 miliardi di Nm3. Fate voi i conti.
Ci siamo battuti per anni contro gli inceneritori, li stiamo facendo dimagrire con la raccolta differenziata diffusa dai paesi alle città e le lobby delle biomasse ci ributtano addosso le stesse emissioni mefitiche con le centrali a biomassa.
Sulle rinnovabili si sono tuffate anche le grandi corporations dell'energia e del petrolio, trovando appetitosi gli incentivi pubblici e fregandosene dell'insostenibilità ambientale.
Comoda scusa è la direttiva Europea del saldo zero di emissioni di CO2 per le biomasse, che è già bugiarda per la legna e del tutto falsa per il grasso animale.
Scusa valida anche per istituzioni ed enti pubblici, pronti ad accettar per buone le autocertificazioni emissive delle lobby medesime.
Perché, diciamocelo, sono le industrie stesse a suggerire i limiti normativi, non certo le Ausl.
E' ora di chiedersi, infatti, perché le nostre normative sono cinque volte meno restrittive di quelle tedesche.
E la salute dei cittadini? E l'inquinamento della base agroalimentare da cui dipendono le nostre eccellenze?
Le normative igienico sanitarie europee sulla produzione del latte sembrano ritagliate sulle grandi stalle. Solo gli allevamenti industriali sono in grado di rispettare quella pletora incredibile di
norme burocratiche, le piccole stalle no, non ce la fanno.
E così devono chiudere proprio le stalle di montagna, quelle che lasciano ancora le vacche libere al pascolo.
Notare che è proprio l'azoto ammoniacale degli allevamenti industriali quello che emette il particolato secondario che grava sulla pianura padana.
Dovrebbero essere la Ue e l'Efsa a imporre lo strippaggio dell'ammoniaca anche per impedire che la sua lisciviazione finisca in falda, inquinandola come capita oggi.
Anche nei prosciuttifici, le normative igienico sanitarie e le norme sulla sicurezza del lavoro sembrano ritagliate sulle grandi aziende. Al punto che i piccoli, gli artigianali, sono proprio quelli maggiormente colpiti dai controlli e multati. Solo che una multa per una grande azienda è poca cosa e viceversa per una piccola.
Le grandi aziende hanno compresso i salari attraverso la robotica, espellendo manodopera specializzata ed attingendo alla manovalanza generica delle cooperative.
Tutto questo per produrre di più, a detrimento, però, della qualità del prodotto. Che, viceversa, i prosciuttifici artigiani hanno mantenuto alta, proprio attraverso manodopera qualificata.
In sostanza, sono i piccoli che mantengono e sviluppano la qualità.
Sono loro che continuano a valorizzare i marchi d'eccellenza e la possibilità di commercializzarli in Italia ed all'estero.
Sta ai consorzi, ma soprattutto ai comuni, incentivare la produzione di qualità e la crescita della piccola produzione.
Sono consapevoli che più un'azienda è grande più tende a finanziarizzare la propria attività, speculando sulla materia prima. Andando ad occupare segmenti industriali speculativi che esulano completamente dal settore lavorativo che le è proprio, come produrre elettricità dalla combustione del grasso.
Le eccellenze alimentari si sviluppano solo impedendo il degrado ambientale che ogni processo industriale comporta.
Tutto queste tematiche sono state portate in assemblee pubbliche per ben due volte ad esempio a Felino, prima delle amministrative. Gli argomenti sono stati condivisi largamente dalle due liste di opposizione al Pd, sia di centro destra che di sinistra, soprattutto sul no alle biomasse.
Eppure lo spirito di bottega ha prevalso ancora una volta. Ha impedito che si formasse una lista unica no inceneritore e no biomasse in grado di mandare a casa gli amministratori attuali.
Rete Ambiente Parma rimane in prima linea per un'alternativa sostenibile, sotto tutti i punti di vista.

Giuliano Serioli
9 giugno 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

lunedì 28 dicembre 2015

Le inspiegabili morti del 2015

Nel 2015 il numero di morti nel nostro Paese è salito dell'11,3%.
Come durante la guerra.
In un anno ci sono stati 67mila decessi in più rispetto al 2014.
«Si è passati cioè da una media di meno di 50 mila al mese a una di oltre 55 mila. Il numero è impressionante. Ma ciò che lo rende del tutto anomalo è il fatto che per trovare un’analoga impennata della mortalità, con ordini di grandezza comparabili, si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918», scrive il professor Blangiardo.


Nel 2013 e nel 2014, tra l’altro, il numero dei morti era calato, ma sempre di poco: mai si erano raggiunte percentuali in doppia cifra.
Pare che gli incrementi maggiori siano in gennaio-febbraio-marzo: rispettivamente 6.000-10.000-7.000 in più. Una correlazione, quindi, tra mesi freddi e crescita dei numeri. Mesi in cui ci si riscalda di più nelle abitazioni.
Qualcuno ha ipotizzato come causa l'influenza per gli anziani per il fatto che molti non si sono vaccinati causa un allarme infondato sui vaccini.
Ma tutti convengono sia impossibile che una malattia stagionale abbia prodotto quei numeri.
I dati regione per regione ci diranno di più.
Se i numeri si riferissero in gran parte al Nord Italia, sarebbe evidente l'influenza del grave inquinamento atmosferico della Pianura Padana.
Ma, anche fosse, perché quest'anno e non anche i precedenti?
Un bel mistero, ancora più fitto se i numeri fossero sparsi un po' in tutte le regioni.
Come Rete Ambiente Parma arriviamo ad ipotizzare che tra le cause ci sia l'accumulo di benzopirene ed ossidi di azoto dovuti al ritorno massiccio al riscaldamento domestico a legna a partire dal 2008, anno della crisi economico-finanziaria, ed allo sviluppo abnorme delle centrali a cippato di legna soggette a finanziamenti ed incentivi pubblici.
La scorsa estate avevamo mandato una richiesta all'Usl. Volevamo conoscere i dati delle morti per tumore o per malattie polmonari della nostra fascia montana. Ci erano arrivate, infatti, notizie di rilevanti decessi per tumore dai paesi della fascia più elevata del nostro Appennino
Il dott. Impallomeni ci aveva risposto così. "Le rispondo per dire che non abbiamo ignorato la sua sollecitazione, che contiene alcuni spunti interessanti da approfondire. Per questo stiamo controllando i dati sui consumi di combustibile disponibili nei censimenti periodici, i dati sulla qualità dell'aria disponibili (ARPA) e quelli di mortalità. Come sempre suggerisco cautela nel fare valutazioni sull'associazione tra esposizioni ambientali e dati di salute perché nascondono insidie interpretative che devono essere affrontate usando metodi di analisi dati consolidate. Ci siamo quindi presi un po' di tempo (purtroppo non ne abbiamo molto dovendolo dedicare alle attività di routine del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica) per fornire una risposta sufficientemente corretta e completa, con l'aiuto di una collega borsa di studio, che legge per conoscenza”
L'incontro con la borsista si è rivelato una inutile formalità.
E' di questi giorni la decisione della giunta Pisapia a Milano di interdire l'uso dei caminetti a legna in città. Dichiarando che il loro effetto è di produrre il 22% del totale di polveri sottili.
Stante la situazione gravissima dell'aria nel nostro paese e gli sforamenti continui dal limite massimo di 50 milionesimi di grammo per m3, urgono provvedimenti decisi ed urgenti, simili a quelli presi a Milano da Pisapia. Sappiamo che a produrre le polveri sottili nei mesi invernali sono per 1/3 il riscaldamento delle abitazioni, per 1/3 il traffico automobilistico e per 1/3 le emissioni industriali. Sarebbe necessario un provvedimento governativo atto ad incentivare l'acquisto di auto a GAS, metano e gpL. Sarebbe urgente cambiare il parco nazionale dei mezzi pubblici, rottamando quelli a benzina e gasolio. Incentivare l'acquisto di auto elettriche è un mantra ormai rituale, trova poco riscontro negli investimenti delle case automobilistiche ed è destinato ad un futuro non immediato. Ma soprattutto si impone la disincentivazione dei cogeneratori a biomasse, cippato di legna, grasso animale e colza, che sono i maggiori produttori di particolato carbonioso e di ossidi di azoto.
Occorre ripensare quindi la sostenibilità ambientale delle fonti rinnovabili di energia, sviluppando di più le pompe di calore ed il risparmio energetico delle abitazioni che darebbe maggior impulso all'edilizia.

Giuliano Serioli
28 dicembre 2015

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

martedì 4 agosto 2015

Centrali a biomasse, è allarme benzopirene

L'Italia, in tema di follie, primeggia

A Forno di Zoldo il sindaco ferma l'impianto a biomasse che avrebbe dovuto riscaldare la scuola. "Non sono contrario alle biomasse dice il sindaco" (forse per paura di apparire un sovversivo e dar dispiacere ai potentati) ma, in ogni caso, rendendosi conto che nel suo comune il benzopirene è oltre i limiti massimi e che la collocazione delle scuole a monte dell'abitato con scarsa circolazione d'aria è sfavorevole ha bloccato il progetto.


Ma quanti impianti a biomasse vengono fatti in Italia senza valutare la situazione dell'inquinamento locale solo perché il giro di soldi delle biomasse mette a tacere con i soliti giri di mazzette, favori gli scrupoli dei funzionari, degli amministratori, dei politici?
L'allarme arriva da Belluno, dal Corriere delle Alpi.
Ma il problema è ovviamente generalizzato.
E ovviamente nessuno degli amministratori del nostro Appennino se lo è mai posto.
Sull'argomento, Federico Valerio, noto chimico genovese che si occupa di problemi ambientali afferma: “le campagne di misura effettuate nel 2014 nel trentino hanno confermato quanto temevamo: superamento dei limiti di legge per polveri sottili e benzopirene emessi prevalentemente dalla combustione della legna sia a livello famigliare che industriale. Ora ci sono tutti i presupposti per misurare, in modo mirato, i danni alla salute che gli incentivi alle biomasse legnose hanno prodotto sulle popolazioni esposte”.
La Provincia autonoma di Trento si era opposta nel 2005 alla mega centrale a cippato di Enego, da allora però ha autorizzato decine di impianti a cippato di legna. Deve aver maturato la certezza che questi impianti non costituiscano alcun pericolo. Prova ne sia la localizzazione in Trentino Alto-Adige di un centinaio di queste centrali (con una potenza media di poco superiore al MW) senza aver mai operato analisi epidemiologiche.
A Bolzano non ne parlano perché l'ente pubblico non cerca e non trova gli inquinanti.
Anzi si tessono le lodi della settantina di impianti a biomassa altoatesini senza chiedersi come mai ne abbiano realizzati così tanti, di cui almeno il 40% si rifornisce di combustibile da fuori confine.
Quali sono i limiti del benzopirene a livello comunitario?
La normativa indica 1 nanogrammo per ogni Nm3 di emissioni.
Per il benzopirene l'allarme è a Feltre, per il quarto anno consecutivo maglia nera del Veneto.
La colpa è soprattutto delle stufe a legna, ma anche dei processi di combustione industriale.
Il benzopirene è l'elemento critico e nel Feltrino i dati emersi nel 2014 superano quelli medi dell'intero Veneto: a fronte del limite imposto per legge qui si registra una concentrazione di 1,6.
A Mezzano “la concentrazione media registrata, pari a 4,5 ng/m3, risulta superiore al valore obiettivo e pari a circa 4,5 volte il valore misurato nello stesso periodo presso la stazione di monitoraggio di Trento Parco S. Chiara”.
L’analisi di questi dati ha fatto emergere chiaramente che “la combustione della biomassa è responsabile della quasi totalità del PM10 misurato a Mezzano, e tale fonte è presente durante tutto l’anno” e che “l’impatto delle altri fonti emissive, come il traffico veicolare e l’erosione crostale, risulta quasi trascurabile rispetto al totale evidenziato”.
A Bolzano siamo attorno quota uno, ormai da 4 anni. A Laces, ad esempio, i valori medi sono compresi tra 2 e 3 nanogrammi per metro cubo. E qualche volta è stata superata quota 3.
Il ritorno massiccio alla legna è fortemente inquinante, nocivo per i nostri bronchi (ossidi di azoto e polveri sottili).
Di più, è pericoloso e cancerogeno ( benzopirene).
Bruciare legna a livello industriale in centrali a cippato è pura follia.
Ma l'Italia, in tema di follie, è al top.

Giuliano Serioli
4 agosto 2015

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

martedì 3 febbraio 2015

Tar, biogas, amministrazioni

I giudici del Tar hanno definitivamente bocciato la centrale a biogas progettata in quel di Pilastro.
Una buona notizia per gli abitanti e per il comitato che vi si era opposto con determinazione. Decisiva, in verità, era già stata la presa di posizione del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, preoccupato che nei foraggi e quindi nel latte finissero i clostridi del digestato, che fanno gonfiare le forme di grana.
Il Consorzio, in pratica, aveva già trascinato dalla sua parte Regione e Provincia.


Incomprensibile invece la posizione del comune di Felino e dell'allora sindaco Lori.
Felino si era opposto solo perché l'impianto era al di fuori del piano edilizio comunale, come dire che se fosse stato proposto in altra zona avrebbe avuto il loro benestare.
Una posizione che aveva giustamente fatto inquietare non poco il comitato no-biogas di Calicella.
Ma se il biogas è stato fermato, così non è per i cogeneretori a cippato di legna o a grasso animale.
Qualcuno si è messo in testa che produrre elettricità con le biomasse sia una cosa seria.
Partendo dal presupposto che legna e grasso sono rinnovabili, bruciarli per produrre energia viene equiparato a cosa buona e giusta.
Nonostante da questo tipo di combustione si ottenga poca energia e l'efficienza sia molto bassa, al punto che la loro economicità si sostiene solo con gli incentivi pubblici.
Finiti questi ultimi, i bruciatori saranno abbandonati ad arrugginire in mezzo al verde.
Pare che per i nostri amministratori sostenibilità, ambiente, salute dei cittadini, siano vuoti slogan da usare alla bisogna senza mai applicarli alla realtà quotidiana.
Non ci si preoccupa delle emissioni nocive che vengono effettivamente generate, ma ci si accontenta che rientrino nelle normative fissate dall'alto.
Si sa benissimo che quelle polveri nocive andranno a sommarsi ai livelli già insopportabili di PM10, PM 2,5 e ossidi di azoto, ma si sorvola.
Amministratori di comuni che si autodefiniscono virtuosi lasciano del tutto inapplicata la direttiva Aria della Ue che prescrive che ogni nuovo impianto abbassi i valori degli inquinanti della zona medesima.
Come volevasi dimostrare, il nuovo sindaco di Langhirano ha dichiarato che nel piano energetico comunale manca una centrale a biomassa, che bruci cippato di legna.
Nota, peraltro, è la sua posizione sui tagli boschivi: “Si potrebbe tagliare anche tutto ciò che è ricresciuto da quarant'anni a questa parte”, ha affermato ad un'assemblea pubblica del 2012 a Neviano Arduini.
L'ultimo atto come sindaco di Felino di Barbara Lori è stato recepire nel piano edilizio comunale la direttiva provinciale sull'Apea di Pilastro.
L'Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata, all'interno di un'area di circa 40 ettari, prevede “impianti di adduzione, distribuzione e smaltimento, impianti per il trattamento dei rifiuti e simili, impianto di cogenerazione a biomassa della potenza di 900 KW elettrici abbinata ad una rete di teleriscaldamento”,
L'atto della Lori non pare casuale, vista la sua attuale rilevanza e molteplicità di funzioni: consigliere regionale, responsabile ambiente della Provincia, nonché soprattutto assessore all'edilizia nel Comune di Felino.
A Pilastro potrebbe capitare che ciò che è uscito dalla porta, il cogeneratore a biogas, rientri dalla finestra, come cogeneratore a grasso animale, di cui la Lori ha già esperienza all'interno del suo Comune, o come cogeneratore a cippato di legna di cui Bricoli è antesignano.
Nuvole nere all'orizzonte.

Giuliano Serioli
3 febbraio 2015

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

giovedì 3 aprile 2014

I fumi di marzo

Si chiude un mese da dimenticare per l'aria dell'Emilia Romagna.
Con 88 sforamenti complessivi è il peggiore dall'inizio dell'anno.
I giorni sopra la quota di precauzione (40 µg/m3) sono stati 132.
A Parma stiamo per tagliare il traguardo dei 35 giorni di sforamento consentiti in un anno intero: solo che li abbiamo consumati in 3 mesi, 32 gli sforamenti sino ad oggi oltre il limite dei 50 microgrammi per metro cubo di aria, 48 i valori oltre la soglia di attenzione.
Complessivamente, in tre mesi i valori regionali sono andati fuori limite 192 volte, mentre 314 valori hanno superato la soglia di attenzione.


Sul banco degli imputati le emissioni da traffico veicolare, su tutti i motori a gasolio, le emissioni di tipo industriale tra cui ovviamente gli inceneritori, le caldaie domestiche.
Il Nord industrializzato produce una imponente quantità di veleni che se non rimescolati in aria dalle correnti atmosferiche stazionano anche per giorni e giorni sulle città.
L'intero bacino padano si trasforma così in una enorme camera a gas molto democratica, dove tutti respirano la stessa aria, anche purtroppo gli incolpevoli come bambini e anziani.
Le polveri sottili dichiarate cancerogene di classe 1 dall'Oms lo scorso ottobre, sono responsabili di un numero sempre maggiore di decessi oltre che causare incrementi di malattie legate all'apparato respiratorio ma anche a quello cardio vascolare.
Sono 14 i morti al giorno per traffico nelle grandi città, 14 mila il totale annuo.
Un terzo delle morti tra i giovani sono causate dal fattore ambientale.
L'esposizione alle polveri sottili causa in Europa la morte di 13 mila bambini nella fascia 0-13 anni.
Sono numeri da brividi, una vera e propria ecatombe alla quale però non sembra siano in vista decisioni drastiche e risolutive.
Preso atto della causa effetto esposizione-malattia dovrebbero scattare contromisure in grado di abbassare le soglie dei veleni a cui ci esponiamo ogni giorno.
Decisioni shock per situazioni shock.
Una grande rivoluzione dovrebbe coinvolgere tutto il mondo produttivo.
La tecnologia è già di grado di affrontare e risolvere il problema dell'inquinamento.
Manca però la volontà politica e uno sguardo al futuro.
Sempre più nero.



sabato 17 dicembre 2011

Ospedale di Borgotaro, il cippato inquina. L'esposto ad Arpa e la risposta di Usl

Abbiamo denunciato in questi giorni la grave situazione venutasi a creare all'ospedale di Borgotaro, dove una centrale a biomassa a cippato, inaugurata da pochi mesi, sta creando non pochi problemi all'ospedale stesso, degenti ed operatori compresi.
La segnalazione, sviluppata in un esposto ad Arpa, verteva su diversi aspetti della vicenda, mettendo alla berlina le false rassicurazioni inerenti la corretta impostazione del progetto e lo sviluppo della sua messa in pratica.
Ieri Arpa-Usl hanno risposto tramite l'ufficio stampa (non proprio l'organo maggiormente deputato, ma ci dobbiamo accontentare), ammettendo di fatto che qualcosa non funzioni.
I problemi della centrale termica a cippato all'interno dell'ospedale di Borgotare rimangono diversi ed importanti, che qui è importante rimettere in evidenza, per far capire lo stato dell'arte della vicenda e cercare di porre rimedio a difetti macroscopici che fino a ieri erano stati del tutto ignorati, sostituiti da toni trionfalistici sull'aver realizzato un gioiello, che oggi si mostra appannato, e molto.

1) La tubazione in cui vengono convogliate le emissioni si presenta a livello del tetto, mentre dovrebbe esserci un camino più alto della sommità degli edifici di almeno 3 metri, per permettere un congruo allontanamento dei fumi
2) Una parte delle emissioni tende così a ristagnare all'interno dello spazio cortile dell'ospedale, soprattutto in caso di depressione delle condizioni atmosferiche, appestandone l'aria
3) Il ricambio d'aria delle sale di degenza e delle cucine, anche se attraverso i filtri, avviene pur sempre come scambio tra quella interna viziata e quella esterna, che con la nuova centrale si presenta nelle condizioni di cui sopra
4) La combustione di cippato di legna emette polveri sottili che nessun filtro a multiciclone, come quello esistente nell'impianto, può minimamente trattenere. La combustione della lignina e della cellulosa del cippato, inoltre, produce diossina che nessun filtro attuale può catturare.

La stessa Arpa, rispondendo alla nostra denuncia, comparsa su ParmaRepubblica.it del 15 dicembre scorso, ha dovuto ammettere che ripenserà alla possibilità di far applicare ulteriori sistemi di filtrazione.

Come dire, accidenti ci hanno beccato!

Giuliano Serioli