"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
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domenica 24 gennaio 2016

Sostenibilità ambientale, un mantra scarico

La conferenza sul clima di Parigi ha fissato la soglia massima di aumento della temperatura a 1,5°, da non superare in alcun modo.
Da notare che il 26 novembre 2015 la CO2 ha raggiunto il valore di 400,69 ppm e secondo i climatologi è già quello il valore corrispondente all'aumento di temperatura da non superare.
Chissà come intendono fare per non farlo crescere più nemmeno di una virgola.


La decisione dovrebbe spingere l'industria a velocizzare la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, con una quota crescente di energie rinnovabili ed un progressivo abbandono dei combustibili fossili.
La domanda che ci si pone è con quali criteri l'industria metterà in pratica l'indirizzo.
Facile, quelli del tornaconto economico e del profitto.
Quindi energia dal vento e dal sole, ma solo con incentivi e pochi riguardi per l'ambiente.
Per pale eoliche sulle cime, nessun limite al taglio dei boschi per strade di servizio.
Il fotovoltaico, poi, quasi tutto a terra.
In Italia è costruito così per oltre il 70%, alla faccia del consumo di suolo.
Ma il peggio è ricavare energia da biomasse.
La Ue pontifica su riuso, riciclo e riutilizzo dei rifiuti, tra cui rientrano anche biomasse, ma nel contempo ne prevede la combustione: inceneritori e cogeneratori.
La combustione di biomasse, unitamente a quella del biogas da coltivi dedicati, è ora il settore industriale più incentivato anche dal nostro governo.
Si è sviluppata una vera e propria lobby europea della combustione: dagli inceneritori di rifiuti, ai pirogassificatori, ai cogeneratori a cippato di legna, ai cogeneratori a oli vegetali e a grasso animale.
Tutto è diventato biomassa combustibile, dalle coltivazioni dedicate ai boschi delle nostre montagne, addirittura i residui grassi ed ossei delle lavorazioni alimentari fin'ora impiegati nella produzione di alimenti per animali da compagnia e in quella dei cosmetici.
Questa lobby sta sperimentando sulla nostra pelle tecnologie solo in parte conosciute.
Non ha assolutamente in mente le ricadute ambientali delle emissioni, gli basta che queste siano in linea con normative solo cartacee, addirittura diverse da nazione a nazione e notoriamente più accondiscendenti in Italia.
Un esempio di tutto ciò sono le centrali a cippato del Trentino Alto Adige, che vantano la loro efficienza nel produrre elettricità e insieme calore per il teleriscaldamento dei paesi.
Ora si sono accorti che i valori del benzopirene (molecola altamente cancerogena) disperso in aria ambiente sono superiori al livello massimo consentito.
E quegli amministratori non sanno più che fare.
Che dire, poi, di un inceneritore, voluto a tutti i costi da Provincia e Pd, che per funzionare a regime vuole importare rifiuti da fuori provincia perché la raccolta differenziata è già al 70% e lo affama. Che per diventare ancora più remunerativo economicamente per Iren, già si prefigura di fargli bruciare 190.000 t. di rifiuti provenienti da chissà dove.
Alla faccia delle 130.000 t. massime previste e delle ulteriori polveri sottili per gli sforamenti già troppo numerosi dai massimi consentiti (50 microgrammi/Nm3).
Fuori città invece la novità consiste in un persistente odore di patatine fritte nel territorio del comune di Felino.
No, non si tratta di una sagra prolungata, purtroppo.
E' il frutto della combustione di scarti animali. Quell'odore non è innocuo, è causato dall'emissione di acroleina, sostanza tossica e cangerogena di cui la gente si è ben resa conto, per cui ha raccolto centinaia di firme portate all'amministrazione.
Ma la giunta di Felino mostra di non preoccuparsi della cosa.
Parla di un osservatorio da mettere in piedi ma senza tempistiche né dettagli su chi ne farà parte. E la storia si trascina da 3 anni.
Nonostante la lungaggine, la maggioranza è insofferente verso le opposizioni, che sollevano il problema. Non dialoga con loro, toglie loro la parola perché toccano un tasto dolente su cui ci sono gravi responsabilità.
Una delle conseguenze degli sforamenti ripetuti dai massimi consentiti di PM10 è la recente notizia su tutti i giornali del picco di aumento delle morti nel 2015 rispetto all'anno precedente (+11,3%). Riguarda l'intero Paese, ma crediamo sia molto maggiore nella Pianura Padana, per la cappa di piombo che la sovrasta.
Nei paesi del nostro Appennino la gente già ne parlava la scorsa estate.
Ci si era accorti della crescita di morti per tumore e malattie polmonari in diversi borghi.
Il benzopirene nell'aria per il ritorno massiccio al riscaldamento a legna?
Le centrali a cippato di legna, come in Alto Adige, ma qui addirittura senza alcun filtro?
L'unico elemento serio di contrasto a tutti questi veleni è proprio il manto boschivo del nostro Appennino.
Ma la sua capacità di captare CO2 e trasformarla in ossigeno è sempre più insidiata dai tagli generalizzati finalizzati alla vendita di legna in pianura.
Ora c'è una novità in più. La piena del Baganza del 2014 ha stimolato le amministrazioni ad occuparsi degli alvei.
Fanno tagliare le piante in alveo e le piante morte sulle sponde ripariali e le pagano con la stessa legna di risulta. Il problema è che quelle ditte tagliano tutto e soprattutto sulle sponde stesse,
dove la funzione di assestamento delle radici è fondamentale proprio durante le piene.
Sono comparse cataste di legna sia in val Parma che in val Baganza.
Da una pulizia doverosa degli alvei si è passati al taglio indiscriminato della superficie boscata che trattiene le sponde.
La stessa situazione verificatasi nel Bolognese, lungo le sponde del torrente Savena, 50 mila piante abbattute.
Evviva la biodiversità.

Giuliano Serioli
24 gennaio 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

lunedì 12 maggio 2014

Inquinamento a Pontremoli, ci risiamo

Noi del "comitato centrale a biomasse, no grazie" non riusciamo proprio a stare tranquilli.
Dopo aver combattuto strenuamente, e senza ancora un esito pienamente positivo, contro le ciclopiche pale eoliche sul crinale intorno alla nostra città e contro l'ecomostro della centrale
biomasse di Novoleto, ci ritroviamo con una nuova fonte di inquinamento di più ridotta potenza ma a ridosso del centro storico.


Proviamo a immaginare che chiunque voglia, possa attivare la sua centrale biomasse da 200 Kw e disperdere i fumi, senza alcun controllo, nell'atmosfera.
I cittadini avranno l'aria irrespirabile, le forme tumorali in vertiginoso aumento e i polmoni intasati dalle polveri sottili e ultrasottili, il tutto in plateale contrasto con le norme europee recepite anche dalla Regione Toscana che vietano il peggioramento della qualità dell'aria nell'attivare nuove emissioni.
Per contro gli avventurieri stanziali e di passaggio conteranno i loro profitti.
Proviamo anche a immaginare che tutti i nostri ricorsi per vie legali e le nostre proteste di piazza non sortiscano effetto e che ci si ritrovi con 16 pale da 160 metri sul crinale Cisa-Cirone (ne
abbiamo già 5 da 100 metri in grazioso regalo da Zeri) e con la centrale biomasse da 999 Kw a Novoleto oltre alle piccole in programma e future. Chi vorrà più venire a Pontremoli e in Lunigiana e chi vorrà più restare a Pontremoli? Noi del "comitato" metteremo tutto il nostro impegno per impedire che questo accada, ma sarebbe ora che la popolazione si unisse a noi per fare in modo che la nostra amministrazione metta in campo tutto il suo potere per evitare la distruzione del patrimonio di tutti noi.

Pontremoli 12 maggio 2014

Il Comitato “Centrale Termoelettrica a biomasse di Novoleto e centro storico: No Grazie”

giovedì 9 agosto 2012

Un consorzio di comitati per assicurare il territorio


Nella nostra provincia ci sono ormai diversi comitati ambientali. 
Sono nati contro l'incenerimento dei rifiuti, contro le centrali a cippato di legna, contro la gassificazione delle biomasse, contro le pale eoliche, contro la combustione di oli esausti, contro le centrali a biogas da coltivazione dedicate, contro lo sfruttamento delle cave ofiolitiche e il pericolo dell'amianto.
Le normative nazionali e regionali favoriscono la speculazione della green economy, l'assalto alla diligenza degli incentivi pubblici, senza i quali tale produzione sarebbe antieconomica. Lo sviluppo delle energie rinnovabili è possibile solo a patto di non consumare le risorse naturali, il suolo, l'acqua, l'aria e i boschi.

E' una linea sottile. In ballo c'è la nostra salute, le produzioni di qualità dell'agro-alimentare, lo sviluppo stesso della nostra economia. 
A nostro avviso gli incentivi dovrebbero essere appannaggio delle amministrazioni locali per progetti mirati al bene comune, favorire l'autonomia energetica di allevatori e agricoltori con piccoli impianti volti a smaltire deiezioni animali e scarti agricoli.

Nel luglio del 2011 la Regione Emilia Romagna, sotta la spinta dei comitati, ha promulgato normative più restrittive in tal senso. Si parla di escludere impianti a biogas dai territori del parmigiano-reggiano. 
Di limitare le coltivazioni energetiche e il loro uso per il biogas. 
Di alimentare le centrali a biomassa solo con scarti forestali.

Non vediamo, tuttavia, l'applicazione di alcuna restrizione nelle zone del grana. Le ditte richiedenti arrivano addirittura a minacciare i comuni di rivalsa economica nei loro confronti. Le coltivazioni energetiche non andrebbero limitate ma vietate perchè, oltre a rendere infertili i suoli, oltre a sottrarre terra a coltivazioni di pregio, 
inquinano pesantemente il mercato dell'affittanza agricola. Gli scarti 
forestali esistono solo se si fanno tagli. Nessun tagliaboschi o azienda di taglio recupera le ramaglie, le abbandona. Se una cooperativa raccogliesse ramaglie, sarebbero solo quelle dei suoi tagli e solo col taglio meccanizzato, il diradamento.

Tali restrizioni ci paiono solo formali. Noi vediamo autorità locali e sindaci che, sposata l'ideologia della green economy, danno permessi fragandosene dei loro concittadini. In alternativa, vediamo sindaci che temono di opporsi a direttive che vengono dall'alto.

Per questo abbiamo deciso che il problema di ogni singolo comitato è problema di tutti. Che la forza di tutti noi può pesare molto di più in ogni singola realtà locale.

Abbiamo deciso di formare un CONSORZIO di COMITATI per impedire lo scempio del nostro territorio.

Le decisioni che prenderanno le amministrazioni, allettate dallo sviluppo della green economy, soprattutto sulle biomasse, costituiscono una minaccia per l'ambiente . Alcune località sono già  direttamente minacciate da tali decisioni, altre già si aspettano il peggio per essere state sotto minaccia in passato, altre ancora hanno il sospetto che presto tocchi anche a loro.

Il  CONSORZIO DEI COMITATI deve essere inteso come una forma di assicurazione sul futuro.

La  proposta è di Reteambienteparma e del  comitato di Felino. Vi chiediamo di comunicare la vostra adesione per stabilire un incontro e decidere cosa fare.

Serioli Giuliano

martedì 24 maggio 2011

13/11/2010 Nasce Rete Ambiente Parma

Ambiente. Una parola che è oggi sulla bocca di tutti. Ma nella maggior parte dei casi rimane solo una parola, sintesi di un programma spesso disatteso. Si aggirano leggi, si cambiano commi e postille, si falsano dati, semplicemente per permettere a pochi lo sfruttamento di territori e risorse che invece sono patrimonio della collettività.

E’ per questo che oggi nasce Rete Ambiente Parma, un nuovo corso per il nostro territorio.
Un nuovo corso di cui noi, cittadini, siamo responsabili e costruttori in prima persona. Siamo convinti che sia la strada giusta e che possiamo insieme fare molto di più di quanto da soli abbiamo fatto finora. Si tratta di guardare avanti con fiducia e determinazione. Un gruppo di cittadini motivati è una miscela esplosiva, perché è capace di porre le domande giuste, cercare i dati sensibili e renderli noti al grande pubblico. Capace di smascherare quegli interessi che vengono propagandati come bene per la collettività e che si risolvono invece in un grande guadagno economico per pochi eletti.
E capace soprattutto di ostacolarli attingendo dalla forza comune di un gruppo ben organizzato.
Vogliamo contrastare le centrali a biomassa sovradimensionate e non sostenibili, gli inceneritori di qualunque dimensione e fonte di alimentazione, lo sfruttamento delle cave ofiolitiche presenti sul territorio della provincia, gli opifici e fabbriche che emettono un forte inquinamento ambientale.
Il nostro territorio è davvero mal ridotto! Ci sono cave dappertutto, centrali a biomasse attive ed in costruzione, inceneritori mascherati e uno nuovo in realizzazione.
In più la natura ci ha regalato una posizione geografica che tende a far ristagnare su di noi tutti i veleni che sputiamo nell’aria e sul terreno. Ci definiscono Food Valley e noi ne siamo orgogliosi e ce ne vantiamo. Ma quanti sono consapevoli dell’avvelenamento silenzioso che la nostra valle sta subendo ormai da troppo tempo? E con essa il cibo, gli animali e le persone che ci vivono.
La rete RAP, che nasce oggi, vuole cambiare le cose.
Vogliamo salvaguardare quello che rimane del nostro territorio e portarlo a nuova vita; una vita in cui le parole Ambiente e rispetto dell’ambiente, non siano contenitori vuoti, ma abbiano il vero significato che gli spetta anche nelle azioni concrete.
La nuove Rete vuole essere propositiva di un modello economico attento all'ambiente e alle persone, per andare nella giusta direzione, quella che porta vantaggio a tutti, ambiente compreso.
Un nuovo indirizzo economico che punti alle fonti rinnovabili vere, il vento, il sole, ma che nella sua progettazione tenga conto del rispetto per le persone, nelle dimensioni degli impianti, nelle distanze corrette dai centri abitati, nel rispetto per lo sguardo e per la salute.
Una economia che se ben costruita genera posti di lavoro, benessere, cultura, un modello sostenibile.
La rete che oggi inizia il suo lavoro intende dire non solo dei no ma anche molti sì, per dimostrare che è possibile una alternativa di gestione del territorio che salvaguardi tutti gli attori.



Comitato Pro ValParma - Corniglio
Comitato “Rubbiano per la vita” - Rubbiano
Comitato “Cave all'amianto no grazie” - Bardi
Circolo Val Baganza – Sala Baganza
Comitato Ecologicamente - Toano
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR