"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
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mercoledì 9 dicembre 2015

Citterio

Il buio dentro il camino

Coinvolto in giudizio da Citterio Spa in merito a mie pubblicazioni relative al suo cogeneratore sito in Poggio Sant'Ilario, finalizzato alla rimozione delle stesse, al fine di proteggermi da eventuali richieste risarcitorie, ho sottoscritto accordo transattivo con la stessa Citterio in cui mi impegno a ritirare dal sito quanto da me scritto e a rinunziare per il futuro ad occuparmi del cogeneratore di Citterio.


Giuliano Serioli
9 dicembre 2015

Rete Ambiente Parma
per la salvaguardia del territorio parmense

lunedì 24 giugno 2013

Risorse naturali e sviluppo sostenibile


Negli ultimi vent'anni l'espressione sviluppo sostenibile è stata fatta propria sempre più spesso dai politici.
Perché dà loro carta bianca nel rapporto tra economia ed ambiente.
Consente, infatti, di fissare degli obiettivi ma perseguendo qualsiasi strategia.
La debolezza di tale concetto sta proprio nel fatto che non dice cosa bisogna fare e cosa non fare.
Invece di ripromettersi uno sviluppo sostenibile sarebbe meglio affrontare una per volta le cose insostenibili.
Per risolverle.
Meglio che stilare progetti di PAES che rischiano di rimanere astratti, non applicati.
Con le energie rinnovabili e la green economy l'espressione sviluppo sostenibile è diventata di uso comune.
Proprio per questo a noi interessa soprattutto ciò che è insostenibile per l'ambiente per combatterlo.
Insostenibile è principalmente consumare le risorse naturali.
Consumare vuol dire anche usare male, ma significa soprattutto ridurre.
Tale cattivo uso è particolarmente evidente quando si vuole ricavare energia dalle biomasse.
Se si pensa di produrre energia dalla combustione degli scarti di risorse naturali si commette un doppio errore.
Da una parte si immettono nell'aria inquinanti pericolosi per la salute e per l'ambiente che si sommano a quelli già esistenti.
Dall'altra è fatale che si tenda a generalizzare tale metodo di produzione arrivando a consumare direttamente
le risorse naturali quando gli scarti non bastino più. Come è il caso delle centrali a cippato di legna vergine che dipenderanno sempre più dal consumo di superficie fogliare dei boschi.
O come quello degli scarti animali sottratti sempre più all'industria del pet-food per la produzione di grasso colato da bruciare in impianti tipo Citterio.
Similare è l'esito della produzione di biocombustibili da coltivazioni dedicate, perché così si sottraggono ettari alla produzione di alimenti e, con la concimazione chimica e i diserbanti, si consuma la risorsa naturale suolo, reso infertile dalla mancanza di elementi organici.
Oggi, tale utilizzo è in mano alla speculazione ed alle mafie. Essi non si preoccupano dei danni che possono arrecare all'ambiente ed alla salute dei cittadini
La ricerca di innovazione, infatti, si è concentrata soprattutto sulle tecnologie della combustione: inceneritori di rifiuti, centrali a cippato di legna, centrali ad oli vegetali, ad oli animali, pirogassificatori.

Le amministrazioni locali, dal più piccolo comune fino a Province e Regioni, quando non del tutto escluse dal processo e ridotte a mere esecutrici del dettato governativo, ricalcano tale dinamica convogliando finanziamenti anche europei solo su tagli boschivi industriali ed impianti combustori, invece di puntare ogni euro disponibile sul risparmio energetico, vero volano del coinvolgimento diretto dei cittadini e della ripresa occupazionale nell'edilizia.

Gli incentivi pubblici vanno a premiare principalmente la cosiddetta cogenerazione fatta da tali inceneritori grandi e piccoli che producono energia elettrica fuori mercato e che il più delle volte disperdono in aria l'energia termica, cioè tanta CO2.
Altresì, premiano centinaia di centrali a biogas alimentate non con effettivi scarti agricoli o con reflui di allevamenti animali, ma principalmente con insilati di mangimi vegetali da coltivazioni dedicate il cui effetto è sia di inquinare ulteriormente la Pianura Padana, sia di inquinare il mercato dell'affittanza agraria.

Se gli incentivi premiano principalmente la speculazione, le normative le spalancano la porta accontentandosi di limiti di emissioni solo formali, cartacei e per di più autocertificati, mai realmente controllati dagli organi preposti.
Ma, soprattutto, nessuna normativa vigente prevede la coagulabilità delle emissioni in essere con lo stato dell'inquinamento già esistente, quasi che nessun ente autorizzante sappia che l'aria della Pianura Padana è un coacervo di inquinanti, impregnata di polveri sottili e di ossidi di azoto.

Oggi la UE arriva a bocciare i cogeneratori a biomassa nel nostro paese dove la direttiva aria risulti violata, cioè in aree che già superano i valori limite, tipo il cogeneratore Citterio nel Comune di Felino.

Nostro compito è denunciare e combattere tale insostenibilità.



Giuliano Serioli

domenica 16 giugno 2013

Per un'analisi della green economy

La green economy nel nostro paese ha avuto solo uno sviluppo speculativo.
Ha lasciato analisi e dotti discorsi ad università e ad ambientalisti accademici e si è accaparrata le energie rinnovabili.

Oggi, il loro utilizzo è in mano ad investitori grandi e piccoli ed alle mafie, i quali non si preoccupano assolutamente dei danni che possono arrecare all'ambiente ed alla salute dei cittadini.
Puntualmente, infatti, la ricerca di soluzioni innovative si è concentrata sulle tecnologie della combustione: inceneritori di rifiuti, centrali a cippato di legna, centrali ad oli vegetali, ad oli animali, pirogassificatori, quando non addirittura su biocombustibili da coltivazioni dedicate il cui effetto è di sottrarre suolo all'alimentazione umana ed animale.

La crisi economica ha fatto da moltiplicatore a tale tendenza trasformandola in dinamica strutturale.

Le amministrazioni locali, dal più piccolo comune fino a Province e Regioni, quando non del tutto escluse dal processo e ridotte a mere esecutrici del dettato governativo, ricalcano tale dinamica convogliando finanziamenti anche europei solo su tagli boschivi industriali ed impianti combustori, invece di puntare ogni euro disponibile sul risparmio energetico, vero volano del coinvolgimento diretto dei cittadini e della ripresa occupazionale nell'edilizia.

Gli incentivi pubblici, erogati dalla Cassa depositi e prestiti attraverso il GSE, vanno a premiare principalmente la cosiddetta cogenerazione fatta da tali inceneritori grandi e piccoli che producono
energia elettrica fuori mercato e che il più delle volte disperdono in aria l'energia termica, cioè tanta CO2.
Altresì, premiano centinaia di centrali a biogas alimentate non con effettivi scarti agricoli o con reflui di allevamenti animali, ma principalmente con insilati di mangimi vegetali da coltivazioni dedicate il cui effetto è sia di inquinare ulteriormente la Pianura Padana, sia di inquinare il mercato dell'affittanza agraria.
Ma non si lesinano soldi nemmeno a quei 35 parchi fotovoltaici, rigorosamente a terra, voluti dalla Provincia di Parma col suo project-financing "Fotovoltaico insieme". Soldi che, curiosamente, non finiscono nelle casse dei comuni, ma in pancia a finanziarie e a ditte costruttrici.
Un fotovoltaico che, mentre in Germania è sui tetti dei cittadini remunerandoli, nella nostra provincia occupa centinaia di ettari di suolo agricolo remunerando banche e finanziarie.

Se gli incentivi sostanzialmente premiano la speculazione, le normative le spalancano la porta accontentandosi di limiti di emissioni solo formali, cartacei e per di più autocertificati, mai realmente controllati dagli organi preposti.
Ma, soprattutto, nessuna normativa vigente prevede la coagulabilità delle emissioni in essere con lo stato dell'inquinamento già esistente, quasi che nessun ente autorizzante sapesse che l'aria della Pianura Padana è
un coacervo di inquinanti, impregnata di polveri sottili e di ossidi di azoto
.

Oggi la UE arriva a bocciare i cogeneratori a biomassa nel nostro paese dove la direttiva aria risulti violata, cioè in aree che già superano i valori limite, tipo il cogeneratore Citterio nel Comune di Felino. Le
province dell'Emilia Romagna si pronunciano per una soluzione diversa dall'incenerimento dei rifiuti, tutte tranne la Provincia di Parma, tranne Bernazzoli che deve difendere il suo accordo con Iren e
l'inceneritore di Uguzzolo.
La stessa giunta comunale di Langhirano si pronuncia contro la combustione di biomasse sul suo territorio.
Mentre nel Paes approvato dal comune di Felino è dato risalto al cogeneratore a grasso animale di Citterio, nel Paes di Sala Baganza,furbescamente, non se ne fa parola, si menzionano solo impianti a biogas e la produzione di biometano.

Evidentemente, non è vero quello che affermano amministratori sia di destra che di sinistra , che le normative vanno solo applicate.
Possono, al contrario, essere valutate e, se il caso, messe in discussione.
Gli amministratori sono eletti dai cittadini, sono i loro rappresentanti nelle istituzioni. Quando dubitano dell'efficacia di una normativa debbono sottoporla al vaglio della cittadinanza, debbono opporvisi quali
interpreti del principio di precauzione.


Nella realtà, tale ruolo di opposizione, di contrasto alla speculazione lo stanno assumendo i comitati spontanei di cittadini.
Sono ormai centinaia ed è ridicolo considerarli come conseguenza dell'effetto Nimby, del fatto che i cittadini non vogliano tali impianti solo perché vicini a casa loro.
Il loro impegno e la loro dedizione li qualifica come un nuovo movimento di lotta civile per la difesa della salute e del territorio.

Perchè il vero tema in discussione, oltre alla salute dei cittadini, è quello delle risorse naturali.

La green economy, la speculazione sulle energie rinnovabili tenderà ad appropriarsi di tutte le risorse naturali consumandole : acqua, aria, suolo e patrimonio boschivo.
Nessun limite sarà rispettato.
Dalla privatizzazione dell'acqua all'inquinamento delle falde acquifere per lo spargimento selvaggio delle deiezioni animali o dei digestati.
Dall'ulteriore inquinamento dell'aria con inceneritori tipo Citterio in zone che già superano i valori limite alla risalita dell'inquinamento su per le valli montane con l'introduzione di centrali a cippato di legna.
Dalla continua distruzione di suolo agricolo con la cementificazione in atto nei paesi della pedemontana, quegli stessi che si definiscono "comuni virtuosi", all'occupazione di centinaia di ettari di suolo agricolo da parte dei parchi fotovoltaici a terra in ogni comune della provincia.
Dal taglio boschivo selvaggio ed indiscriminato dovuto alla speculazione sulla legna da ardere al taglio industriale per la cosiddetta "pulizia dei boschi", finalizzato in realtà a costruire un mercato del cippato di legna per le centrali medesime.

E' possibile uno sviluppo alternativo delle energie rinnovabili?

Certo, a patto che non consumino risorse naturali ma le valorizzino.

Impianti a biogas di piccola taglia che utilizzino effettivi scarti agricoli, deiezioni degli allevamenti e scarti dell'agroalimentare per produrre biometano.
Impianti fotovoltaici comunali sui tetti delle case coinvolgendo i cittadini.
Impianti solari termici collegati alla ristrutturazione delle case.
Sviluppo edilizio di sola ristrutturazione dell'esistente volto principalmente al risparmio energetico.
Ristrutturazione dei borghi di montagna all'insegna del risparmio energetico per lo sviluppo di una
ricezione turistica diffusa ed accogliente.




Giuliano Serioli

giovedì 4 aprile 2013

A Langhirano stop all'inceneritore a grasso animale

- Rettifica -

Lunedì sera il pubblico ha gremito la sala consiliare del municipio, per sentire cosa si decideva sul
progetto di centrale a biomassa di Cozzano.

Il sindaco ha proposto una variante al Rue (regolamento edilizio-urbanistico) in cui la cogenerazione di scarti di lavorazione del prosciutto non sia consentita all'interno del territorio comunale, almeno fino a che non sia predisposto un piano delle energie rinnovabili che dimostri la loro sostenibilità.

Bovis quindi ha sospeso l'iter in corso per il cogeneratore di Cozzano, richiesto da Gualerzi e Beretta, facendo dire al suo assessore che nel territorio si preferisce sviluppare le rinnovabili tramite il sole, l'acqua, il vento.

L'energia da biomasse non convince, confligge con la vocazione agroalimentare e turistica del territorio.

La minoranza di destra si astiene.

La gente conta, i comitati hanno le idee chiare, il sindaco Bovis ne ha tratto le conseguenze.

Questa volta ha vinto il buon senso e l'attenzione alle preoccupazioni e richieste dei cittadini.

La decisione di Langhirano dovrebbe fare scuola in tutto il territorio per indicare una strada maestra che salvaguardi le aree vocate, il diritto alla salute, i marchi di prestigio che il mondo ci invidia, ma che noi spesso buttiamo via, dando per scontato che nulla li possa corrompere.



Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma
19 marzo 2013

martedì 26 marzo 2013

Comitati e Consorzio

Cozzano, venerdì 22 marzo.

All'assemblea contro l'inceneritore a grasso stesso pienone del lunedì dell'assemblea comunale di Langhirano.
Gente di montagna che ha capito le intenzioni solo speculative dei grossi prosciuttai a danno della salute di tutti e del territorio.
La presenza del sindaco Bovis è servita a rimarcare la decisione del comune di lunedì scorso di applicare una variante di carattere ambientale al RUE : non sono consentiti all'interno del territorio comunale impianti di combustione di biomassa di alcun tipo; solo energie rinnovabili da acqua, sole e vento e impianti a biogas, per le aziende agricole, di potenza non superiore ai 200 kW.
Grande soddisfazione per gli esponenti del comitato del Poggio presenti.
Finalmente un'amministratore ha il coraggio di sposare la loro lotta contro Citterio, il contrario di ciò che ha fatto il sindaco di Felino Lori.
La presa di posizione di Bovis può costituire il precedente per mettere in discussione, dal punto di vista ambientale, anche l'autorizzazione urbanistica con cui il comune di Felino ha dato il via libera a Citterio
per l'inceneritore.

Applauditissima, poi, la presa di posizione del prosciuttificio Folzani di Felino che stigmatizzava il comunicato con cui il presidente del Consorzio del prosciutto negava la sua partecipazione all'assemblea di Cozzano.

Tanara, infatti, presidente del Consorzio del Prosciutto, ha detto di no all'assemblea. Non gli interessava confrontarsi con la gente del comitato. Ci ha tenuto, però, ad elargire le sue perle di saggezza, il
suo pensiero di industriale "responsabile".
Le sue parole : ".. un argomento vitale come quello della salute pubblica richiede sempre e necessariamente il metodo della razionalità.
Ogni altra modalità di discussione o di denuncia, infatti, rischia di far prevalere l’emotività e le ideologie.. È per questo motivo che preferiamo non aderire all'invito proposto. "
Evidentemente pensa di liquidare i comitati di Cozzano e del Poggio come fossero preda di chissà quale estremismo ideologico, mentre tra di loro non c'è nessun partito e nessuna professione ideologica. O come  preda dell'effetto Nimby, come non volessero quegli impianti nel cortile di casa.
Come se dopo l'autorizzazione a Citterio, il contagio di far soldi bruciando il grasso non si fosse già trasmesso ad altri, coinvolgendo tutta la foodvalley.

Contro gli umori di pancia, la razionalità! Dice il nostro.

Ma è razionale bruciare grasso animale al Poggio?

E' razionale che, invece di spedire un camion al giorno di scarti all'industria del petfood, si accenda un motore che ha la cilindrata di 10 grossi camion perennemente in moto 24 ore su 24?

Che in un anno immettono nell'aria 3500 t. di CO2, 12 t. di ossidi di azoto, 5 t. di CO, 1 t. di polveri sottili e sicuramente anche DIOSSINA?
Ha senso che il presidente del Consorzio si investi di responsabilità sociale, sottintendendo che è ciò che manca ai comitati?
Non è piuttosto vero il contrario?

I comitati, battendosi contro la non sostenibilità ambientale dell'inceneritore, si battono anche per la vocazione agroalimentare del territorio, per la sua vocazione a produzioni di eccellenza, quale il
prosciutto stesso.

Cosa che non si può dire certamente di Citterio, il cui unico fine sono gli incentivi europei e la tariffa onnicomprensiva del GSE.

E ancor meno del Consorzio che non si preoccupa neanche del danno che le emissioni provocheranno al suo prodotto. Del danno di immagine che deriverà a tanti piccoli produttori come la Folzani che non seguono la
politica dei grandi prosciuttai.

Serve davvero il PAES, un piano di azione per lo sviluppo delle energie rinnovabili, come è venuto a dirci il prof. Setti dell'Università di Bologna, basito appena ha saputo dell'inceneritore autorizzato proprio
lì a Felino dove teneva la sua conferenza.

Il PAES, finirà che lo faranno i comitati assieme agli amministratori, questi si davvero socialmente responsabili.

Cozzano 22-03- 2013
Reteambienteparma
Serioli Giuliano