"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
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venerdì 19 dicembre 2014

Un altro inceneritore inutile e dannoso

Il caso Pilastro
Gazzetta di Parma - 19 dicembre 2014
pagina 45
Argomenti
di Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma

lunedì 8 ottobre 2012

Ultimo appello a Mario Monti

I cittadini di Parma interpellano il Primo Ministro

Lei si presenta come l’uomo super partes chiamato a governare l’Italia in crisi, l’uomo di cultura e di grande prestigio, non politico enon anti politico, che deve fare ciò che i politici non hanno saputo o potuto fare.

Noi sinceramente Le auguriamo, nel nostro stesso interesse, che Lei riesca ad assolvere al suo non facile compito. Ed anche perquesto ci rivolgiamo a Lei.

Parma ed il suo territorio può essere un perfetto laboratorio, un banco di prova per il suo governo: come l’Italia, Parma, oberata didebiti, deve affrontare gravi problemi irrisolti, primo fra tutti quello dell’inquinamento ambientale, per essa, cuore della food valley,più essenziale e vitale che mai.

In questo non esaltante quadro, spicca e si impone come massimo ed urgente, il problema del mega inceneritore, pianificato e volutoda amministratori di varie parti politiche interessati ai grandi affari ed alle imprese colossali più che al consenso ed alle esigenze vitalidel territorio.

Inutilmente e per anni più voci si sono opposte a questo progetto, combattendo con grande civiltà ma con determinazione e costanzatra mille difficoltà perché si riconoscesse la lacunosità e l’inaffidabilità dei dati forniti e l’assurda potenzialità dell’impianto.

Anche la magistratura ha finalmente indagato e sta indagando sulle irregolarità emerse.

Oramai tutti i parmigiani hanno capito.

Ciò nonostante gli interessati sostenitori restano abbarbicati al contratto e cercano solo di ultimare i lavori per mettere tutti di fronte alfatto compiuto.

I cittadini di Parma, ben stretti attorno alla Giunta da poco eletta, non vogliono e non possono rassegnarsi e percorreranno ogni stradalecita e possibile per contrastare quel progetto e quel contratto combattuti da sempre.

Sentirsi dire che oramai è troppo tardi dopo anni di proteste e di proposte disattese perché non c’era premura è davvero inaccettabile.

Sarebbe bene per tutti, anche per Iren, trovar invece un’intesa che consenta di evitare l’irreparabile e ridurre i danni del comune edell’impresa costruttrice.

Di questo dovrebbe discutersi, con il consiglio e la regia Sua e del Suo governo.

Parma non vuole, non deve, non può permettersi di diventare una nuova Taranto!



Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR
Comitato Rubbiano per la Vita
Rete Ambiente Parma
Associazione per l'Informazione Ambientale a San Secondo Parmense

sabato 1 settembre 2012

Nuova adesione

Un nuovo comitato,  “Associazione Giarola e Vaestano per il territorio”, si aggiunge a Rete Ambiente Parma, ben venuti!

mercoledì 29 agosto 2012

Incontro Rete Ambiente Parma - Comune di Felino

Presenti: Leccabue (ass. cultura) e Leoni (ass. ambiente), Serioli Giuliano e Silvio Di fazio per Reteambiente.

Leoni motiva l'incontro nel ribadire la correttezza della loro posizione volta a portare a compimento l'iter del no all'autorizzazione seguendo la traccia della modifica del piano urbanistico del comune che inficia l'area da loro richiesta come sede dell'impianto.
Lo motiva, altresì, per esprimere la loro contrarietà riguardo l'articolo comparso in "Gazzetta"in cui si attaccava il sindaco da parte del comitato e in cui sembrava che Reteambiente, cui si faceva riferimento esplicito, fosse d'accordo nell'attaccarlo.
Noi rispondiamo che non sapevamo nulla dell'articolo e che ci pareva un copia e incolla fatto dall'articolista. Sottolineiamo che è comprensibile la preoccupazione del comune per il tentativo della ditta di rivalersi economicamente nei loro confronti presso il TAR, ma che il no del sindaco deve essere nel merito di tale impianto, del suo carattere esplicitamente speculativo, lesivo della salute dei cittadini per le sue emissioni nocive ed odorigene e lesivo per le produzioni di qualità del territorio,in base alle osservazioni depositate in data 8/6/2012.
Abbiamo chiesto anche cosa succederebbe se la ditta modificasse la sua richiesta accettando l'area del piano urbanistico definita dal comune come idonea alla valorizzazione delle rinnovabili.
In tal caso, a nostro parere, la motivazione attuale del sindaco per il no all'impianto verrebbe a cadere.
Leoni sottolinea l'importanza che l'ente non sia solo nell'opporsi al progetto e che finalmente la Provincia si esprima in tal senso, non con un ordine del giorno del consiglio provinciale, come accaduto, che lascia il tempo che trova, ma con una presa di posizione ufficiale in merito.
Leccabue sottolinea l'importanza di un cambiamento culturale nei confronti dell'agricoltura affinché  il suo processo di industrializzazione crescente non si appropri anche dei finanziamenti pubblici delle rinnovabili snaturandone struttura produttiva e carattere.
Proprio perchè d'accordo con queste considerazioni, chiedo che il comune, al di là dei tempi dell'iter della VAS, promuova al più presto un convegno pubblico su biomasse-biogas in cui dar voce ad  associazioni, enti e cittadini.
Informo, altresì, che la rete dei comitati sta ripromettendosi la costituzione di un consorzio assicurativo sul territorio in grado di fare class action anche contro chi ha già fatto danni all'ambiente e ai cittadini, come Melanchini con le sue emissioni odorigene che impestano la periferia della città o come la centrale di Soragna, già approvate e funzionanti.

Giuliano Serioli

giovedì 9 agosto 2012

Commento alla delibera G.C. Parma 81/6 : limitazioni all'uso delle ghiaie ofiolitiche


Dal 2008, anno di costituzione del comitato che si batte per la chiusura delle cave di “pietre verdi”, chiediamo invano alle amministrazioni pubbliche più direttamente interessate dalla presenza sul loro territorio di queste cave, di riconoscere l’esistenza di un problema a rilevanza sanitaria.
E di prendere le dovute misure.
Poche settimane sono trascorse dall’insediamento della nuova amministrazione di Parma ed ecco che il problema viene portato alla luce; la massa enorme di documentazione qualificata disponibile a sostegno delle nostre tesi ha convinto l’Amministrazione di Parma ad adottare un provvedimento immediato di limitazione nell’uso di questa tipologia di ghiaie, in quanto la dispersione delle fibre di amianto non interessa solo i luoghi di estrazione, ma tutto il percorso.
Rete Ambiente Parma plaude a questa decisione come importante punto di svolta che merita di essere divulgato e apprezzato come salutare atto amministrativo a tutela di tutti i cittadini, non solo di Parma.
Noi siamo fermamente convinti che il Ministero della Salute sulla questione cave ofioliti non potrà rinviare ancora a lungo la revisione della legge vigente in materia, ma intanto ci aspettiamo che Parma faccia seguire alla delibera di G.C.81/6 del 26/07 un provvedimento normativo che sancisca il divieto assoluto nell’utilizzo delle ”pietre verdi” provenienti da cave di cui è già stata accertata la presenza di amianto nella roccia madre, così come risulta dalla “Mappatura degli edifici pubblici o privati aperti al pubblico con presenza di amianto aggiornato al 30 settembre 2011”.
Un atto, quello che chiediamo, di coerenza e intelligenza che riconosciamo nelle corde dell’Amministrazione Pizzarotti. La speranza infine è quella che altre amministrazioni della nostra provincia seguano l'esempio del capoluogo per creare un quanto mai opportuno territorio libero da fibre di amianto provenienti dalle cave ofiolitiche.

Fabio Paterniti

martedì 10 luglio 2012

Reteambiente Parma e il Movimento 5 Stelle

La proposta di Favia, dei 5*, all'assemblea regionale, che qui di seguito riporto, è significativa del lavoro che stanno facendo sull'ambiente e della loro visione sull'argomento. In linea di massima, noi di reteambiente, siamo d'accordo con loro.
Tuttavia alcune differenze tra noi e i 5* vengono al pettine e le aveva già rimarcate Vagnozzi all'assemblea di Fornovo su Laterlite, dopo un mio intervento.  

Loro dicono 


1) bisogna limitare le coltivazioni energetiche e il loro uso negli impianti a biogas.

Noi diciamo : le coltivazioni energetiche tolgono spazio a quelle alimentari e non vanno fatte.


Non diciamo questo per scavalcarli, nè perchè siamo dei fondamentalisti.
Siamo convinti che gli impianti  a biogas debbono servire solo ad eliminare l'inquinamento da azoto dei suoli agricoli e quindi devono essere alimentati solo con reflui zootecnici, non con prodotti di coltivazioni dedicate. 
Di più, diciamo che la quantità di azoto che entra nell'impianto a biogas non deve essere la stessa di quella del biodigestato in uscita, che verrà poi sparso nei campi.
E' necessario abbattere il tenore di azoto del digestato del 70%, con tecnologie di depurazione. Queste sono costose e gli incentivi statali alla cogenerazione elettrica debbono servire proprio ad alleviare di tali costi gli agricoltori e gli allevatori. 
Noi affermiamo che gli impianti a biogas devono essere tarati sugli allevamenti. Debbono servire ad eliminare l'eccesso di azoto ammoniacale dai suoli agricoli. Nella food-valley, una vasta fascia degli stessi ne è largamente impregnata, al punto che il limite dell'azoto per ettaro è stato ridotto a 170 kg, dimezzandone il  valore usuale.
Diversamente, tali impianti a biogas sono solo speculazione industriale, che niente ha a che fare 
con l'agricoltura.
Gli scarti agro-alimentari sono altra cosa. Gli impianti a biogas che li usano andrebbero situati dove questi si producono, prevalentemente vicino ai mercati, non certo nelle campagne.

Loro dicono 
2) bisogna alimentare le centrali termiche a biomassa con gli scarti forestali.

Noi diciamo che gli scarti forestali esistono solo se si fanno tagli. 
Che nessun tagliaboschi o azienda di taglio recupera le ramaglie, piuttosto li lascia sul posto. Diciamo che nessuno fa più la pulizia del  bosco come una volta, quando in montagna c'era tanta gente e poca legna. 
Oggi la parola PULIZIA DEL BOSCO è un eufemismo, un non senso.
Affermiamo che l'attività di una cooperativa di raccolta delle ramaglie dei tagli altrui sarebbe antieconomica. Se una cooperativa raccogliesse scarti forestali sarebbero solo quelli dei suoi tagli, non altro. 
Quindi, affermiamo che per alimentare centrali termiche a legna è necessario tagliare dei boschi.E'  necessario un diradamento del bosco, con strade di servizio che permettano la raccolta delle ramaglie e la loro cippatura sul posto. Si tratta di un taglio industriale che ha bisogno di mezzi meccanici e di finanziamenti e la cui ragione d'essere economica non può essere il cippato o il suo mercato ma il mercato più remunerativo della legna da ardere. 
Affermiamo, perciò, che le "piccole" centrali termiche a legna andranno ad accrescere i tagli boschivi e ad alimentare ulteriormente la speculazione sulla legna da ardere. 
Ma la problematicità delle centrali termiche che bruciano legna non finisce qui. 
Per essere economiche, nonostante gli elevati costi fissi di impianto, devono bruciare cippato di legna vergine, cippato fresco. Non certo cippato di legna stagionata due anni, come i montanari sono soliti usare nelle loro stufe.
Ebbene, il cippato fresco ha un'umidità superiore al 50%  e la sua combustione ha un rendimento molto basso tra il 10 e il 15%, motivo per cui ne occorre tanto. Ma soprattutto tale cattiva combustione causa emissioni nocive e ceneri superiori a quelle effettivamente dichiarate dalle ditte costruttrici e automaticamente certificate da Ausl o Arpa, senza alcun minitoraggio effettivo.
In sostanza, le centrali termiche a cippato causano diradamento dei boschi, inquinamento dell'aria superiore a quello di stufe a pellet-legna che vorrebbero eliminare, inquinamento delle acque di superficie per lo scarico di quelle di raffreddamento e inquinamento del suolo per le
quantità di ceneri che vi verranno smaltite. 


Le decine di centrali termiche a cippato che la Provincia ha dichiarato di voler impiantare in Appennino, col contributo di finanziamenti regionali, contribuiranno a consumare le risorse naturali che sono l'unica ricchezza rimasta alla montagna su cui fondare il suo recupero sociale  ed economico.   

Serioli Giuliano


(La proposta di Favia)

L’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna:

Premesso che:

·         il contributo degli impianti di produzione di energia da biogas e da biomasse al raggiungimento degli obiettivi comunitari in tema produzione energetica e di tutela ambientale è fondamentale in ragione del fatto che questi impianti possono contribuire alla drastica riduzione di emissioni inquinanti, nel processo di produzione di energia, convertendo gli scarti della filiera agroalimentare in energia e ammendanti per l’agricoltura;

·         negli ultimi mesi si stanno moltiplicando, su tutto il territorio regionale, le proposte di impianti di produzione di energia elettrica attraverso la combustione di biomasse o la digestione anaerobica delle che non sono giustificati da una sufficiente copertura di scarti della citata filiera agroalimentare e che dovranno essere quindi alimentati attraverso l’impianto di colture dedicate, ovvero, nel caso di produzione da combustione di biomasse, anche attraverso l’importazione di prodotti ottenuti mediante lo sfruttamento intensivo di foreste vergini (ad esempio olio di palma) o di materiali di incerta provenienza;

·         la costante e continua conversione di porzioni di terreno dedicato a produzioni agricole di pregio a produzione di colture dedicate alla filiera energetica (il mais in particolare) sta mettendo a rischio non solo la qualità dei prodotti tutelati dai marchi di qualità, ma anche la stessa autonomia alimentare del paese, senza contare inoltre delle forti ricadute, in termini di emissioni inquinanti e disagi per i cittadini, derivanti dal traffico dei mezzi di trasporto dei materiali;

·         l’attuale sistema di incentivazione che attualmente non prevede nessuna modulazione mirata a finanziare solo gli impianti che utilizzano gli impianti virtuosi ad esempio filiera corta dei materiali, nessun utilizzo di colture dedicate, recupero del calore prodotto


Considerato che:

·         alla luce di quanto premesso le recenti linee guida, approvate dalla Regione Emilia-Romagna, si sono dimostrate non sufficientemente adeguate, alla definizione di un preciso quadro normativo finalizzato alla riconversione dell’attuale sistema industriale, di produzione energetica, in un sistema produttivo maggiormente rispettoso dell’ambiente, e quindi della salute, e delle caratteristiche socio economiche del territorio.

·         nella seduta dell’Assemblea legislativa del 26 luglio 2011 è stato approvato un ordine del giorno sull’individuazione delle aree e dei siti per l’istallazione di impianti di produzione di energia elettrica mediante l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili con cui si è impegnata la Giunta regionale a provvedere in modo da:

·         coinvolgere l'intero sistema delle Autonomie Locali, anche attraverso l'elaborazione di loro piani energetici, capaci di governare il disegno localizzativo degli impianti, pianificare la loro alimentazione, predisporre efficaci ed efficienti sistemi di monitoraggio e di controllo;

·         privilegiare la realizzazione d'impianti ad alto rendimento energetico, in regime di cogenerazione e trigenerazione, evitando lo spreco energetico con la sola produzione di energia elettrica e sfruttando il calore per usi residenziali e industriali;

·         indicare che la biomassa necessaria per il funzionamento degli impianti provenga prevalentemente dagli scarti agro-alimentari e forestali o da colture energetiche collocate in aree del territorio dove si garantisca equilibrio fra colture agricole e dedicate, limitando la conversione della produzione agricola verso colture bioenergetiche;

·         prevedere la valutazione dell'intero ciclo di vita delle biomasse in modo da contemplare tutte le fasi di produzione agricola e di trasformazione ed i trasporti, in modo da privilegiare gli accordi di filiera corta nel rispetto di cui all'art. 2, lettera c), del Decreto del Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali del 2 marzo 2010 Attuazione della legge 27 dicembre 2006, n. 296 sulla tracciabilità delle biomasse per la produzione di energia elettrica;


Valutato

·         Necessario ed urgente rivedere le Linee guida approvate dalla Regione Emilia-Romagna nel luglio scorso al fine di limitare questa eccessiva proliferazione di impianti che non solo impoveriscono i nostri terreni e quindi l’agricoltura di qualità ma, attraverso l’importazione dei materiali, annullano uno dei principali effetti positivi che il ricorso a questo tipo di energie produce, ovvero la riduzione delle emissioni inquinanti nella nostra Regione.


L’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna:

·         a ridefinire il quadro normativo finalizzato al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

·         evitare concentrazioni di impianti e i lunghi trasporti delle biomasse, prevedendo che l’autorizzazione alla realizzazione degli impianti venga concessa solamente a seguito dell’elaborazione di Piani Energetici Locali (comunali, sovracomunali, provinciali), che consentano di tenere conto della produzione e del consumo di energia a livello locale, delle conseguenti emissioni, e della disponibilità di biomasse per la produzione di biogas.

·         In questo modo si possono indirizzare gli impianti solo in quelle zone in grado di fornire biomassa locale sufficiente ad alimentare una centrale;

·         deciso limite alle colture dedicate, prevedendo il ricorso esclusivo o prevalente di reflui, sottoprodotti da allevamenti zootecnici, dall’agricoltura, dalle industrie agroalimentari e rifiuti organici prodotti dai cittadini, prevedendo inoltre l’obbligatorietà della rotazione triennale delle colture;

·         un attento e corretto utilizzo dei digestati che, se utilizzati in modo scorretto, si trasformano da risorsa per l’agricoltura, a fonte di inquinamento è necessario quindi prevedere norme più stringenti sul loro corretto utilizzo;

·         per quanto riguarda la produzione diretta di energia da biomasse, prevedere l’obbligatorietà del funzionamento in regime di cogenerazione e trigenerazione, con rendimenti non inferiori al 70%;

·         evitare l’aggiramento delle soglie limite previste per impianto attraverso la “frammentazione” delle richieste prevedendo che, in tutti i casi in cui più impianti ubicati nella stessa località possano essere ricondotti ad un solo imprenditore, si tenga conto della potenza complessiva degli impianti stessi ;

·         prevedere un preciso piano di monitoraggio e di controlli teso sia alla verifica e alla tracciabilità dei materiali in entrata sia ad un periodico controllo delle emissioni, dei digestati, dei sottoprodotti e degli scarti di lavorazione di questi impianti e del loro conseguente trattamento e/o smaltimento..


Bologna, venerdì 13 aprile 2012
Il Consigliere
Giovanni Favia
Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna - Viale Aldo Moro, 50 - 4

mercoledì 15 giugno 2011

Selvanizza: la guerra delle due dighe

Venerdì 10 giugno a Selvanizza affollata assemblea pubblica su 'montagna e rinnovabili'. Lo studio ing. Lariucci ha presentato per conto del Pd un progetto di bacino in località La Mora, presso Selvanizza, in grado
di raccogliere sia le acque del Cedra che dell'Enza. La diga in cemento armato, alta 55m con pelo libero dell'acqua fino a 40m, creerebbe un invaso di circa 7 milioni di m3, neanche un decimo dei 90 milioni di m3
pensati per la diga di Vetto. Un piccolo bacino molto meno invasivo del precedente progetto, è stato detto, e tuttavia in grado di alimentare tre centrali idroelettriche a scalare con le condotte forzate fino a Cerezzola, capaci di produrre circa la metà dell'energia elettrica che avrebbe prodotto quella di Vetto. In più, un sistema di filtraggio a vasca di decantazione a gravità, a valle della diga, in grado di rifornire di acqua potabile incontaminata la grande sete della pianura. La spesa per realizzarla : circa 60 milioni di euro. Recuperabili rapidamente, a detta del sindaco Moretti di Monchio, con i proventi annui dell'elettricità e degli incentivi verdi ( 6 milioni) e con lavendita annua dell'acqua ( 8 milioni).
A rompere l'incantesimo di tutto quell'oro colato gli interventi rabbiosi dei promotori della diga di Vetto, sentitisi abbandonati dopo tante assemblee in montagna in cui quegli stessi amministratori si erano detti antusiasti del loro progetto. Il bacino troppo piccolo. La fame d'acqua degli agricoltori della bassa non soddisfatta. Perfino il pericolo che quella massa d'acqua, col suo peso, facesse franare i versanti già di di per sè instabili. Insomma non gli andava bene niente.
Imbarazzo. Rabbia. Interventi tesi ed obliqui. Discorsi che rivelavano che era già da un pò che i due contendenti si facevano sgarbi e si accusavano di scorrettezze.
Era di scena la guerra delle due dighe.
Paradossalmente, a stemperare gli animi e a concentrare di nuovo l'attenzione di tutti, proprio l'intervento di reteambiente. Certo, un bacino piccolo era meno invasivo per l'ambiente. I numeri economici parevano allettanti. Lo stesso assessore provinciale alle attività produttive, Danni, aveva però ammesso che l'assetto intero della valle ne sarebbe stato alterato e che forse c'era anche da pensare a soluzioni
alternative come l'eolico.
Insomma si era davvero sicuri che sia l'una che l'altra diga non creassero più problemi di quanti ne risolvano? Si era a conoscenza che il lago artificiale creato anni fa nel piacentino, a Lugagnano, ha attorno il deserto e non certo un eldorado turistico? Che produce sempre meno elettricità perchè tende sempre più a interrarsi? Che il suo colore non è azzurro ma grigio, per la sedimentazione delle argille che la presenza stessa dell'invaso ha contribuito ad erodere ancor più massicciamente nell'alta valle?
La stessa situazione si creerebbe in val d'Enza. Qualsiasi diga farebbe retrocedere l'erosione a monte accrescendola e scavando in alto le argille rosse la cui sedimentazione non potendo sfogarsi più giù si
fermerebbe tutta nel lago, riempiendolo in pochi anni. Il che vuol dire che ci si ritroverebbe con un lago torbido e di colore rosso che significherà zero attrattiva turistica. Un lago che si riempie in fretta
vuol dire aempre meno produzione di energia elettrica. Un lago torbido e un'acqua carica di sedimenti in soluzione significa una spesa molto più massiccia per la sua depurazione e addio ai soldi facili della sua vendita.
Sia nell'uno che nell'altro caso gli scenari e i numeri economici prefigurati sarebbero stati da correggere o addirittura da cancellare.
Da ultimo, il peso della massa d'acqua avrebbe avuto un pesante effetto sulla stabilità dei versanti argilloso-calcarei, facendoli franare e con essi i boschi.
Una valle disastrata, ecco cosa ci si sarebbe dovuti aspettare.
Molto meglio puntare sul fotovoltaico. Meglio le Esco municipali, capitalizzandole con quello che c'è : scuole, immobili pubblici, terreni e ottenere mutui con cui intestarsi la proprietà degli impianti. Con gli incentivi pubblici investire sull'economia locale creando posti di lavoro. Non altro.
Anche i comuni indebitati, in questo modo, potrebbero seguire l'esempio di Monchio e investire nella ristrutturazione delle case del borgo. Non è il progetto della Provincia, quello del fotovoltaico insieme, che ha
seminato solo briciole ai comuni dando la gran parte dei soldi degli incentivi alle aziende e alle finanziarie.
E anche l'assessore Danni, poi, si era detto d'accordo con le Esco comunali.
Gli applausi e le strette di mano dei montanari per il forestiero e il suo discorso fuori dalle righe.
Poi la fine e i conciliaboli tra i guerreggianti in provvisorio armistizio.

Parma 13- 6 - 2011
Serioli Giuliano

sabato 28 maggio 2011

Scoppia il caso Laterlite E Paolo Rabitti fa paura

E' un Foro Boario gremito di cittadini quello che ha accolto venerdì sera, a Fornovo, i relatori dell'incontro “Il co-inceneritore di Rubbiano, impatto sanitario ed ambientale”, organizzato da Rete Ambiente Parma, assieme al comitato “Rubbiano per la vita”.
Nonostante il colpevole silenzio dei media, almeno duecento persone hanno seguito sino a tardi l'incontro, concluso con un acceso dibattito, a cui ha partecipato anche il sindaco di Fornovo Emanuela Grenti.
La serata pubblica aveva lo scopo di dare una puntuale informazione su un tema troppo a lungo marginalizzato, ma meritevole di ampia divulgazione e conoscenza, vista la portata e le implicazioni del non piccolo problema.
Come fondatore del comitato “Rubbiano per la vita”, Gianluca Ori ha elencato i punti salienti della vicenda. E' dal 2000 che lo stabilimento Laterlite di Rubbiano, nato sul territorio negli anni '60 contemporaneamente allo stabilimento Barilla, è stato autorizzato dalla Provincia di Parma a utilizzare al posto del gas metano, rifiuti tossico nocivi, per alimentare il forno che produce argilla espansa, le famose palline Leca, un prodotto che l'azienda presenta come ecologico.
L'autorizzazione ambientale integrata (Aia), che ha dato il via a questa modificazione, riporta cifre ragguardevoli, come le 65 mila tonnellate di rifiuti combusti all'anno, che hanno di fatto stravolto le emissioni ambientali dello stabilimento.
Un cambio di lavorazione che per 5 anni è stato tenuto sottotraccia, ignari tutti i cittadini, nonostante abbia cambiato totalmente l'impatto dell'azienda sul territorio, e che da ormai dieci anni continua senza sosta.
Il comitato Rubbiano per la vita, nato il giorno dopo che la notizia della trasformazione dell'impianto in un co-inceneritore di rifiuti fu rivelata, ha proposto oggi di fare chiarezza sulle emissioni e sulla loro nocività.
Un monitoraggio Arpa del 2007 aveva evidenziato la positività alla mutagenesi di tutti i test messi in campo, con valori altissimi che non hanno altresì portato ad alcuna conseguenza.
Laterlite, in uno stabilimento gemello di Boiano, Campobasso, è stata condannata penalmente nel 2007 per disastro ambientale e lesioni volontarie alla salute dei cittadini. Le parole della sentenza la dicono lunga sull'affidabilità dei controlli: “Se solo l'ente di controllo avesse adoperato la logica del buon padre di famiglia per tutelare la salute dei cittadini, forse i dati sarebbero diversi”.
Così oggi è venuta la proposta di 4 sindaci, Fornovo, Medesano, Varano, Solignano, i territori soggetti agli impatti dell'azienda, di inserire come consulente dell'osservatorio ambientale di Rubbiano il tecnico Paolo Rabitti.
Ma la proposta, portata in Provincia all'attenzione dell'assessore Castellani, è stata subito cassata, “perché Rabitti non è gradito all'azienda”.
Lo sconcerto a questo punto è evidente e la popolazione non può accettare questo tipo di imposizioni. Anzi se l'azienda è tranquilla sulle performance del proprio impianto non si riesce a comprendere come possa giudicare inopportuno un tecnico di levatura nazionale, che vanta esperienze di collaborazione con le procure di mezza Italia.
E' stata poi l'oncologa Patrizia Gentilini, dell'associazione internazionale Medici per l'Ambiente (Isde), a concentrare l'attenzione sui rischi della combustione di rifiuti, con l'imponente massa di emissioni e di ricadute ambientali, e sanitarie.
Abitiamo in un territorio, la pianura padana, già gravato da un fardello pesantissimo, quinta area più inquinata al mondo, con tassi di incidenza di malattie, tumori in particolari, sopra la norma, continuamente in crescita, in particolare tra i bambini.
Che senso ha aggiungere emissioni?
Non sarà il caso di applicare seri monitoraggi ambientali per stabilire lo stato di salute di persone e cose? Non sarà il caso di eseguire campionamenti su matrici animali quali polli e uova per stabilire una volta per tutte come stanno davvero le cose a Rubbiano?
Come mai fino ad oggi, dopo dieci anni di emissioni, gli enti preposti ancora non hanno messo in campo dei controlli di questo genere?
Il dubbio dei cittadini è un sentimento ancora lecito?
Matteo Incerti, giornalista di Radio Bruno che si interessa in particolare di ambiente, ha sottolineato la vicinanza di Laterlite con lo stabilimento Barilla, un binomio per lo meno scomodo per l'immagine del colosso alimentare, dicendosi stupito del gran rifiuto al tecnico Rabitti come consulente dell'osservatorio ambientale. Se tutto è in ordine che motivo ci può essere per respingere uno specialista che ha collaborato con tante procure italiane, dimostrando sempre le proprie capacità e l'irreprensibile valore dell'agire.
E' il momento di attrezzarsi, di rispondere alle mancanze del pubblico con azioni puntuali dei cittadini, per verificare la situazione ambientale sul posto con campionamenti ed analisi affidate a laboratori terzi indipendenti e certificati.
E' giunto di momento di non nascondere più le situazioni.
Se nulla preoccupa, se tutto è sotto controllo, che motivo c'è di titubare e di opporsi a una aperta, puntuale, completa verifica dello stato dell'arte, in modo da fugare ogni dubbio, paura, timore, che giustamente i cittadini sentono dentro.
Un appello alla trasparenza che l'ente pubblico non può più negare.
Un appello che Rete Ambiente Parma con il comitato Rubbiano per la vita faranno loro nei prossimi mesi. L'Aia di Rubbiano conclude la sua validità nel 2012. I cittadini oggi pretendono che l'azienda ritorni ad alimentare l'impianto con il gas metano che, tra i combustibili fossili, è quello con minori impatti ambientali. Aldilà della verifica degli eventuali danni fin qui provocati, questo ritorno al passato pare essere l'unica strada percorribile, la sola a poter riportare un po' di fiducia tra le popolazioni.
Nel frattempo è fuor di dubbio che se 4 sindaci hanno indicato un consulente non si può che prendere atto e dare l'incarico alla persona prescelta. Poi seguiranno i fatti, che tutti speriamo positivi per lo stato di salute dell'ambiente e dei cittadini.

Rete Ambiente Parma
Aria Acqua Suolo Risorse Energie
Comitati Uniti per la Salvaguardia del Territorio Parmense
comitato pro valparma - circolo valbaganza - comitato ecologicamente - comitato rubbiano per la vita - comitato cave all’amianto no grazie - associazione gestione corretta rifiuti e risorse – no cava le predelle

martedì 24 maggio 2011

Osservazioni PAE e NTA 2011 - Bardi

Il 15 aprile è terminato il tempo utile per la presentazione delle osservazioni al Piano Attività Estrattive del Comune di Bardi.
Il Comitato "Cave all'amianto? No grazie!" ringrazia Rete Ambiente Parma le associazioni, comitati, aziende private, cittadini, partiti e movimenti politici che, condividendo le valutazioni del nostro comitato, hanno voluto presentare osservazioni critiche all’ipotesi di consentire ancora attività estrattive su matrici ofiolitiche sul territorio comunale.
I testi delle osservazioni, a nostra conoscenza, presentate sono alla seguente pagina: osservazioni al PAE e NTA 2011.
L'osservazione presentata da reteambiente è scaricabile qui.

13/11/2010 Nasce Rete Ambiente Parma

Ambiente. Una parola che è oggi sulla bocca di tutti. Ma nella maggior parte dei casi rimane solo una parola, sintesi di un programma spesso disatteso. Si aggirano leggi, si cambiano commi e postille, si falsano dati, semplicemente per permettere a pochi lo sfruttamento di territori e risorse che invece sono patrimonio della collettività.

E’ per questo che oggi nasce Rete Ambiente Parma, un nuovo corso per il nostro territorio.
Un nuovo corso di cui noi, cittadini, siamo responsabili e costruttori in prima persona. Siamo convinti che sia la strada giusta e che possiamo insieme fare molto di più di quanto da soli abbiamo fatto finora. Si tratta di guardare avanti con fiducia e determinazione. Un gruppo di cittadini motivati è una miscela esplosiva, perché è capace di porre le domande giuste, cercare i dati sensibili e renderli noti al grande pubblico. Capace di smascherare quegli interessi che vengono propagandati come bene per la collettività e che si risolvono invece in un grande guadagno economico per pochi eletti.
E capace soprattutto di ostacolarli attingendo dalla forza comune di un gruppo ben organizzato.
Vogliamo contrastare le centrali a biomassa sovradimensionate e non sostenibili, gli inceneritori di qualunque dimensione e fonte di alimentazione, lo sfruttamento delle cave ofiolitiche presenti sul territorio della provincia, gli opifici e fabbriche che emettono un forte inquinamento ambientale.
Il nostro territorio è davvero mal ridotto! Ci sono cave dappertutto, centrali a biomasse attive ed in costruzione, inceneritori mascherati e uno nuovo in realizzazione.
In più la natura ci ha regalato una posizione geografica che tende a far ristagnare su di noi tutti i veleni che sputiamo nell’aria e sul terreno. Ci definiscono Food Valley e noi ne siamo orgogliosi e ce ne vantiamo. Ma quanti sono consapevoli dell’avvelenamento silenzioso che la nostra valle sta subendo ormai da troppo tempo? E con essa il cibo, gli animali e le persone che ci vivono.
La rete RAP, che nasce oggi, vuole cambiare le cose.
Vogliamo salvaguardare quello che rimane del nostro territorio e portarlo a nuova vita; una vita in cui le parole Ambiente e rispetto dell’ambiente, non siano contenitori vuoti, ma abbiano il vero significato che gli spetta anche nelle azioni concrete.
La nuove Rete vuole essere propositiva di un modello economico attento all'ambiente e alle persone, per andare nella giusta direzione, quella che porta vantaggio a tutti, ambiente compreso.
Un nuovo indirizzo economico che punti alle fonti rinnovabili vere, il vento, il sole, ma che nella sua progettazione tenga conto del rispetto per le persone, nelle dimensioni degli impianti, nelle distanze corrette dai centri abitati, nel rispetto per lo sguardo e per la salute.
Una economia che se ben costruita genera posti di lavoro, benessere, cultura, un modello sostenibile.
La rete che oggi inizia il suo lavoro intende dire non solo dei no ma anche molti sì, per dimostrare che è possibile una alternativa di gestione del territorio che salvaguardi tutti gli attori.



Comitato Pro ValParma - Corniglio
Comitato “Rubbiano per la vita” - Rubbiano
Comitato “Cave all'amianto no grazie” - Bardi
Circolo Val Baganza – Sala Baganza
Comitato Ecologicamente - Toano
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR