"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
Visualizzazione post con etichetta provincia Parma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta provincia Parma. Mostra tutti i post

domenica 16 giugno 2013

Per un'analisi della green economy

La green economy nel nostro paese ha avuto solo uno sviluppo speculativo.
Ha lasciato analisi e dotti discorsi ad università e ad ambientalisti accademici e si è accaparrata le energie rinnovabili.

Oggi, il loro utilizzo è in mano ad investitori grandi e piccoli ed alle mafie, i quali non si preoccupano assolutamente dei danni che possono arrecare all'ambiente ed alla salute dei cittadini.
Puntualmente, infatti, la ricerca di soluzioni innovative si è concentrata sulle tecnologie della combustione: inceneritori di rifiuti, centrali a cippato di legna, centrali ad oli vegetali, ad oli animali, pirogassificatori, quando non addirittura su biocombustibili da coltivazioni dedicate il cui effetto è di sottrarre suolo all'alimentazione umana ed animale.

La crisi economica ha fatto da moltiplicatore a tale tendenza trasformandola in dinamica strutturale.

Le amministrazioni locali, dal più piccolo comune fino a Province e Regioni, quando non del tutto escluse dal processo e ridotte a mere esecutrici del dettato governativo, ricalcano tale dinamica convogliando finanziamenti anche europei solo su tagli boschivi industriali ed impianti combustori, invece di puntare ogni euro disponibile sul risparmio energetico, vero volano del coinvolgimento diretto dei cittadini e della ripresa occupazionale nell'edilizia.

Gli incentivi pubblici, erogati dalla Cassa depositi e prestiti attraverso il GSE, vanno a premiare principalmente la cosiddetta cogenerazione fatta da tali inceneritori grandi e piccoli che producono
energia elettrica fuori mercato e che il più delle volte disperdono in aria l'energia termica, cioè tanta CO2.
Altresì, premiano centinaia di centrali a biogas alimentate non con effettivi scarti agricoli o con reflui di allevamenti animali, ma principalmente con insilati di mangimi vegetali da coltivazioni dedicate il cui effetto è sia di inquinare ulteriormente la Pianura Padana, sia di inquinare il mercato dell'affittanza agraria.
Ma non si lesinano soldi nemmeno a quei 35 parchi fotovoltaici, rigorosamente a terra, voluti dalla Provincia di Parma col suo project-financing "Fotovoltaico insieme". Soldi che, curiosamente, non finiscono nelle casse dei comuni, ma in pancia a finanziarie e a ditte costruttrici.
Un fotovoltaico che, mentre in Germania è sui tetti dei cittadini remunerandoli, nella nostra provincia occupa centinaia di ettari di suolo agricolo remunerando banche e finanziarie.

Se gli incentivi sostanzialmente premiano la speculazione, le normative le spalancano la porta accontentandosi di limiti di emissioni solo formali, cartacei e per di più autocertificati, mai realmente controllati dagli organi preposti.
Ma, soprattutto, nessuna normativa vigente prevede la coagulabilità delle emissioni in essere con lo stato dell'inquinamento già esistente, quasi che nessun ente autorizzante sapesse che l'aria della Pianura Padana è
un coacervo di inquinanti, impregnata di polveri sottili e di ossidi di azoto
.

Oggi la UE arriva a bocciare i cogeneratori a biomassa nel nostro paese dove la direttiva aria risulti violata, cioè in aree che già superano i valori limite, tipo il cogeneratore Citterio nel Comune di Felino. Le
province dell'Emilia Romagna si pronunciano per una soluzione diversa dall'incenerimento dei rifiuti, tutte tranne la Provincia di Parma, tranne Bernazzoli che deve difendere il suo accordo con Iren e
l'inceneritore di Uguzzolo.
La stessa giunta comunale di Langhirano si pronuncia contro la combustione di biomasse sul suo territorio.
Mentre nel Paes approvato dal comune di Felino è dato risalto al cogeneratore a grasso animale di Citterio, nel Paes di Sala Baganza,furbescamente, non se ne fa parola, si menzionano solo impianti a biogas e la produzione di biometano.

Evidentemente, non è vero quello che affermano amministratori sia di destra che di sinistra , che le normative vanno solo applicate.
Possono, al contrario, essere valutate e, se il caso, messe in discussione.
Gli amministratori sono eletti dai cittadini, sono i loro rappresentanti nelle istituzioni. Quando dubitano dell'efficacia di una normativa debbono sottoporla al vaglio della cittadinanza, debbono opporvisi quali
interpreti del principio di precauzione.


Nella realtà, tale ruolo di opposizione, di contrasto alla speculazione lo stanno assumendo i comitati spontanei di cittadini.
Sono ormai centinaia ed è ridicolo considerarli come conseguenza dell'effetto Nimby, del fatto che i cittadini non vogliano tali impianti solo perché vicini a casa loro.
Il loro impegno e la loro dedizione li qualifica come un nuovo movimento di lotta civile per la difesa della salute e del territorio.

Perchè il vero tema in discussione, oltre alla salute dei cittadini, è quello delle risorse naturali.

La green economy, la speculazione sulle energie rinnovabili tenderà ad appropriarsi di tutte le risorse naturali consumandole : acqua, aria, suolo e patrimonio boschivo.
Nessun limite sarà rispettato.
Dalla privatizzazione dell'acqua all'inquinamento delle falde acquifere per lo spargimento selvaggio delle deiezioni animali o dei digestati.
Dall'ulteriore inquinamento dell'aria con inceneritori tipo Citterio in zone che già superano i valori limite alla risalita dell'inquinamento su per le valli montane con l'introduzione di centrali a cippato di legna.
Dalla continua distruzione di suolo agricolo con la cementificazione in atto nei paesi della pedemontana, quegli stessi che si definiscono "comuni virtuosi", all'occupazione di centinaia di ettari di suolo agricolo da parte dei parchi fotovoltaici a terra in ogni comune della provincia.
Dal taglio boschivo selvaggio ed indiscriminato dovuto alla speculazione sulla legna da ardere al taglio industriale per la cosiddetta "pulizia dei boschi", finalizzato in realtà a costruire un mercato del cippato di legna per le centrali medesime.

E' possibile uno sviluppo alternativo delle energie rinnovabili?

Certo, a patto che non consumino risorse naturali ma le valorizzino.

Impianti a biogas di piccola taglia che utilizzino effettivi scarti agricoli, deiezioni degli allevamenti e scarti dell'agroalimentare per produrre biometano.
Impianti fotovoltaici comunali sui tetti delle case coinvolgendo i cittadini.
Impianti solari termici collegati alla ristrutturazione delle case.
Sviluppo edilizio di sola ristrutturazione dell'esistente volto principalmente al risparmio energetico.
Ristrutturazione dei borghi di montagna all'insegna del risparmio energetico per lo sviluppo di una
ricezione turistica diffusa ed accogliente.




Giuliano Serioli

lunedì 8 ottobre 2012

Ultimo appello a Mario Monti

I cittadini di Parma interpellano il Primo Ministro

Lei si presenta come l’uomo super partes chiamato a governare l’Italia in crisi, l’uomo di cultura e di grande prestigio, non politico enon anti politico, che deve fare ciò che i politici non hanno saputo o potuto fare.

Noi sinceramente Le auguriamo, nel nostro stesso interesse, che Lei riesca ad assolvere al suo non facile compito. Ed anche perquesto ci rivolgiamo a Lei.

Parma ed il suo territorio può essere un perfetto laboratorio, un banco di prova per il suo governo: come l’Italia, Parma, oberata didebiti, deve affrontare gravi problemi irrisolti, primo fra tutti quello dell’inquinamento ambientale, per essa, cuore della food valley,più essenziale e vitale che mai.

In questo non esaltante quadro, spicca e si impone come massimo ed urgente, il problema del mega inceneritore, pianificato e volutoda amministratori di varie parti politiche interessati ai grandi affari ed alle imprese colossali più che al consenso ed alle esigenze vitalidel territorio.

Inutilmente e per anni più voci si sono opposte a questo progetto, combattendo con grande civiltà ma con determinazione e costanzatra mille difficoltà perché si riconoscesse la lacunosità e l’inaffidabilità dei dati forniti e l’assurda potenzialità dell’impianto.

Anche la magistratura ha finalmente indagato e sta indagando sulle irregolarità emerse.

Oramai tutti i parmigiani hanno capito.

Ciò nonostante gli interessati sostenitori restano abbarbicati al contratto e cercano solo di ultimare i lavori per mettere tutti di fronte alfatto compiuto.

I cittadini di Parma, ben stretti attorno alla Giunta da poco eletta, non vogliono e non possono rassegnarsi e percorreranno ogni stradalecita e possibile per contrastare quel progetto e quel contratto combattuti da sempre.

Sentirsi dire che oramai è troppo tardi dopo anni di proteste e di proposte disattese perché non c’era premura è davvero inaccettabile.

Sarebbe bene per tutti, anche per Iren, trovar invece un’intesa che consenta di evitare l’irreparabile e ridurre i danni del comune edell’impresa costruttrice.

Di questo dovrebbe discutersi, con il consiglio e la regia Sua e del Suo governo.

Parma non vuole, non deve, non può permettersi di diventare una nuova Taranto!



Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR
Comitato Rubbiano per la Vita
Rete Ambiente Parma
Associazione per l'Informazione Ambientale a San Secondo Parmense

giovedì 9 agosto 2012

Un consorzio di comitati per assicurare il territorio


Nella nostra provincia ci sono ormai diversi comitati ambientali. 
Sono nati contro l'incenerimento dei rifiuti, contro le centrali a cippato di legna, contro la gassificazione delle biomasse, contro le pale eoliche, contro la combustione di oli esausti, contro le centrali a biogas da coltivazione dedicate, contro lo sfruttamento delle cave ofiolitiche e il pericolo dell'amianto.
Le normative nazionali e regionali favoriscono la speculazione della green economy, l'assalto alla diligenza degli incentivi pubblici, senza i quali tale produzione sarebbe antieconomica. Lo sviluppo delle energie rinnovabili è possibile solo a patto di non consumare le risorse naturali, il suolo, l'acqua, l'aria e i boschi.

E' una linea sottile. In ballo c'è la nostra salute, le produzioni di qualità dell'agro-alimentare, lo sviluppo stesso della nostra economia. 
A nostro avviso gli incentivi dovrebbero essere appannaggio delle amministrazioni locali per progetti mirati al bene comune, favorire l'autonomia energetica di allevatori e agricoltori con piccoli impianti volti a smaltire deiezioni animali e scarti agricoli.

Nel luglio del 2011 la Regione Emilia Romagna, sotta la spinta dei comitati, ha promulgato normative più restrittive in tal senso. Si parla di escludere impianti a biogas dai territori del parmigiano-reggiano. 
Di limitare le coltivazioni energetiche e il loro uso per il biogas. 
Di alimentare le centrali a biomassa solo con scarti forestali.

Non vediamo, tuttavia, l'applicazione di alcuna restrizione nelle zone del grana. Le ditte richiedenti arrivano addirittura a minacciare i comuni di rivalsa economica nei loro confronti. Le coltivazioni energetiche non andrebbero limitate ma vietate perchè, oltre a rendere infertili i suoli, oltre a sottrarre terra a coltivazioni di pregio, 
inquinano pesantemente il mercato dell'affittanza agricola. Gli scarti 
forestali esistono solo se si fanno tagli. Nessun tagliaboschi o azienda di taglio recupera le ramaglie, le abbandona. Se una cooperativa raccogliesse ramaglie, sarebbero solo quelle dei suoi tagli e solo col taglio meccanizzato, il diradamento.

Tali restrizioni ci paiono solo formali. Noi vediamo autorità locali e sindaci che, sposata l'ideologia della green economy, danno permessi fragandosene dei loro concittadini. In alternativa, vediamo sindaci che temono di opporsi a direttive che vengono dall'alto.

Per questo abbiamo deciso che il problema di ogni singolo comitato è problema di tutti. Che la forza di tutti noi può pesare molto di più in ogni singola realtà locale.

Abbiamo deciso di formare un CONSORZIO di COMITATI per impedire lo scempio del nostro territorio.

Le decisioni che prenderanno le amministrazioni, allettate dallo sviluppo della green economy, soprattutto sulle biomasse, costituiscono una minaccia per l'ambiente . Alcune località sono già  direttamente minacciate da tali decisioni, altre già si aspettano il peggio per essere state sotto minaccia in passato, altre ancora hanno il sospetto che presto tocchi anche a loro.

Il  CONSORZIO DEI COMITATI deve essere inteso come una forma di assicurazione sul futuro.

La  proposta è di Reteambienteparma e del  comitato di Felino. Vi chiediamo di comunicare la vostra adesione per stabilire un incontro e decidere cosa fare.

Serioli Giuliano

lunedì 12 marzo 2012

Sulle biomasse


L'ambiente si interfaccia all'economia. E' sempre stato così, ma ora che lo sviluppo produttivo ha raggiunto i confini del mondo non c'è più un altrove da cui continuare a prelevare risorse gratis e senza evidenti conseguenze. Ogni aspetto del processo produttivo non può far a meno di consumare risorse in modo sempre più accelerato, sottraendole all'ambiente anche qui da noi e finendo coll'impoverirlo sempre più, se 
non addirittura con l'avvelenarlo.
Tale giustapposizione è ancora più evidente da quando il sistema produttivo si è buttato sulle risorse rinnovabili per ricavarne energia, sulle biomasse in particolare.
I campi e i coltivi alimentari sono rimaneggiati per far posto alle coltivazioni energetiche : cereali per la produzione di etanolo; piante oleaginose ( colza e soia ) per ricavare biodisel; insilato di mais, sorgo erbaceo e pioppeti biennali per alimentare inceneritori per la produzione di energia elettrica.
I boschi, che la Comunità Europea dichiara patrimonio intoccabile, vengono diradati per alimentare il mercato della legna da ardere, il mercato del pellet e quello del cippato con cui alimentare inceneritori termoelettrici.
Ora, perfino le biomasse animali non sfuggono a tale predazione.
Per il sistema agroindustriale è molto più conveniente bruciare scarti di macellazione da cui ricavare elettricità e incentivi pubblici che non produrre mangimi.
Produrre sta diventando secondario. Principale è far soldi, accrescere il budget finanziario.

Rossano Ercolini, di ambientefuturo, ha stilato una lista di centrali a biomassa per produrre elettricità che costellano tutto il nostro paese, ma che hanno infarcito in modo particolare la Puglia e la Calabria.
Centrali funzionanti a Cutro, Rossano,Laino, Strongoli,Crotone, Rende (in Calabria) per più di 1.200.000 tonnellate di biomasse bruciate. A Casarano, Monopoli, Massafra, Molfetta, Manfredonia( in Puglia) per più di 700.000 tonnellate di biomasse bruciate.
Tutte di proprietà di aziende del Nord o straniere, come ENEL, MACCAFERRI, MARCEGAGLIA, ERIDANIA, attirate dalla massa di soldi facili degli incentivi.
Ma altre decine di progetti di centrali tra i 10 e i 50 Mw sono già presentati ai comuni del Sud per la VIA, per bruciare olio di palma e scarti di legname da deforestazione fatti arrivare da oltreoceano via nave nei porti di Taranto e Crotone.
Pare proprio che il Pdl abbia spianato la strada a Confindustria per l'accaparramento degli incentivi pubblici, i certificati verdi, i soldi delle nostre bollette.
Anche al Nord sono sorte centrali a biomassa di grossa taglia, tipo quella da 38 Mw a Brunico, ma quasi tutte sono concentrate in Alto Adige e in Trentino. Sono nate per bruciare scarti di segheria  (segatura) e ricavarne calore ad uso industriale o da riscaldamento, come quasi tutte quelle presenti nei paesi alpini o nella scandinavia. Ma dopo gli accordi di KYOTO (1997) e la loro adozione da parte della Comunità Europea (2002), gli stati le hanno dotate di incentivi per produrre energia elettrica.
Da allora fanno cogenerazione, cioè producono anche energia elettrica. 
Hanno raggiunto una potenza complessiva di 150 Mw e bruciano circa 250.000 tonnellate di cippato annue. Ma quasi niente viene dal taglio dei boschi, se non segatura dal taglio dell'industria del legno che importa anche molto legname dall'estero. Il resto del cippato viene dall'Appennino o addirittura da Rotterdam via nave. Così le abetaie non 
vengono tagliate e il preziosissimo turismo non ne risente. I soldi ricavati li hanno investiti nel teleriscaldamento recuperando il calore prodotto nelle centrali e sostituendo così il gasolio da riscaldamento.
Furbi, hanno messo soldi anche nei filtri, non limitandosi a quelli meccanici a ciclone, ma introducendo quelli a maniche ed elettrostatici, molto più costosi, per ovviare il più possibile alle emissioni nocive. 
Hanno potuto farlo perchè, come afferma Federico Valerio, le centrali a cogenerazione diventano economiche sopra i 20 Mw, quando il loro rendimento diventa più efficiente.
Sulla base dell'esperienza dell'Alto Adige, Spinelli e Seknus, rispettivamente del CNR e dell'università di Friburgo, hanno fatto una ricerca nel Nord-est per cercare di costruire un mercato del cippato che permettesse  l'approvigionamento di centrali per il teleriscaldamento.
La conclusione cui sono giunti è che il mercato della legna da ardere è più conveniente di quello del cippato, per cui sarebbe  necessario far nascere da zero delle cooperative di taglio industriale che, oltre al tondame, fossero in grado di utilizzare anche le ramaglie e i cimali, in pratica tutto quello che i boscaioli lasciano sul posto a marcire. In pratica, secondo loro, le regioni dovrebbero finanziare tali cooperative 
dotandole di harwester a bracci allungabili per il taglio a pianta intera, di trattori con rimorchi e di cippatrici.  Strumenti che permetterebbero loro di fare il taglio industriale. Questo consisterebbe nel diradamento al 50% dei boschi, ricavando circa 50 tonnellate per ettaro.
Attualmente i boscaioli applicano il taglio raso nel ceduo con rilascio di matricine ed ottengono circa 100 t. per ettaro.
In pratica costoro teorizzano che i boschi delle Prealpi e dell'Appennino potrebbero essere dimagriti del 50% per dar vita a piccole centrali sotto il Mw, a filiera corta, per produrre teleriscaldamento ed elettricità.
Il Pd del Piemonte ha adottato in pieno tale studio, formulando nel 2009 il progetto Bresso che prevedeva il diradamento dei boschi per alimentare decine di centrali a cogenerazione a filiera corta per produrre da biomasse almeno il 10% dell'energia necessaria alla Regione.
Il WWF si oppose fermamente.
La regione Toscana, l'Emilia R. e il Pd seguono la stessa strada dei finanziamenti per sviluppare il taglio industriale, il diradamento dei boschi e la costruzione di un mercato del cippato.
Parlano, però, solo di filiera corta e di centrali per il teleriscaldamento. Certo che, a differenza dei paesi prealpini popolosi e con un'industria turistica fiorente, il teleriscaldamento in borghi appenninici semiabbandonati sembra proprio un controsenso : 3/4 delle case sono chiuse quasi tutto l'anno e la gente ha la legna da bruciare 
gratis.
Eppure ne vogliono costruire a decine.
Proprio Dall'Olio, il competitor di Bernazzoli alle primarie del Pd a Parma è quello che in un documento della Provincia afferma che nella nostra montagna se ne potrebbero costruire una trentina.
Finanziate coi fondi FAS (fondi aree sottoutilizzate : 3/4 dalla UE e 1/4 dalla Regione), tali centrali si stanno diffondendo nei paesi semiabbandonati della montagna.
Sono considerate virtuose perchè non si propongono di fare cogenerazione per produrre anche energia elettrica e quindi non accedono agli incentivi per trarne profitto. Sono considerate sostenibili perchè a filiera corta (rifornite nell'ambito locale, massimo 70 Km).

In realtà sono antieconomiche, inquinanti e non producono lavoro.

Ne sono una prova le 3 centrali funzionanti nella nostra montagna.
In quella di Borgotaro-ospedale (700 Kw, costo 500.000 euro) hanno dovuto smettere di bruciare cippato fresco perchè bruciava male, aveva un basso rendimento calorifico e produceva grandi quantità di fumo e di  ceneri.
Hanno dovuto rifornirsi di cippato di legna stagionata ( meno umida) e ricorrere alla centrale a metano, ancora esistente nell'ospedale, per abbattere i bassi termici di quella a cippato ed evitare così di appestare l'aria di un  ospedale.
In quella di Monchio (923 Kw, costo 650.000 euro) hanno già speso altri 100.000 euro in teleriscaldamento ( costo 500 euro al metro) solo per allacciare 5 edifici comunali. Funziona solo al 20% della sua capacità e brucia il 50% in più di cippato perchè l'umidità di questo ne abbassa il rendimento e ne aumenta di molto le emissioni e le ceneri. Queste arrivano in pratica al 5% della massa bruciata (150 q. su 3.000 q.).
Dove smaltirle? Nei boschi, naturalmente. Ma in un ettaro di bosco, stando alla normativa, ce ne possono andare solo 8 o 10 q. e poi per 30 anni non se ne parla più.
Finirà che riempiranno i boschi di cenere, che non è solo composta di di K, Ca e Mg, macroelementi della fertilità, ma anche di metalli pesanti in quantità tossica per il sottobosco.
Nella centrale di Palanzano (700 Kw, suddivisa in 2 caldaie da 350 Kw, costo 426.000 euro) di fronte agli stessi problemi di Monchio nel bruciare cippato fresco (50% di umidità, con forti emissioni nocive e grosse quantità di ceneri) hanno pensato di bruciare pellet di provata tracciabilità (10% di umidità e dieci volte in meno di emissioni e ceneri).
A quel punto devono essersi anche detti che la centrale era inutile e costosa.
Sarebbe bastato dotare i 5 edifici di caldaie automatiche a pellet da 60 Kw di potenza, capaci di riscaldare fino ad 800 m2 di superficie e dal costo di 36.000 euro (iva e installazione comprese), detraibili al 55% in 10 anni. In tal modo il costo reale di ognuna di loro sarebbe stato di 16.000 euro e quello complessivo di 80.000
In sostanza, la centrale di Borgotaro, pur inquinante e fuori luogo all'interno di un ospedale, dal punto di vista della combustione del cippato costituisce un'anomalia irripetibile e costosa.
La centrale di Palanzano ha dimostrato che bruciare cippato fresco ricavato dal taglio industriale a pianta intera è un'assurdità in termini di rendimento e di emissioni, al punto da ridursi a bruciare pellet, combustibile costoso e tipico delle caldaie famigliari.
La centrale di Monchio, con il suo basso rendimento, le emissioni nocive e l'alta percentuale in peso di ceneri costituisce l'effettivo prototipo di resa delle altre quattro centrali di cui è già stato stanziato il finanziamento nella nostra provincia : Neviano, Calestano, Berceto e Varano Melegari.

L'impressione è che questi inceneritori costosi e sottoutilizzati finiranno per fare anche cogenerazione. Una volta installati e fallito il collegamento del teleriscaldamento coi privati, le amministrazioni diranno che è uno spreco non ricavare anche energia elettrica e stupido non intascare i soldi degli incentivi.
A quel punto, però, il problema emissioni nocive e volume di ceneri diventerà molto più grosso.
Infatti il rendimento delle centrali nel fare cogenerazione è così basso (15- 18%) che occorrerà bruciare 5 volte più cippato che non per produrre solo calore.
Occorrerà, come del resto era stato preventivato in Piemonte, un diradamento massiccio dei boschi, già fortemente intaccati dalla speculazione della legna da ardere.

Le centrali a biomassa del nostro Appennino diventeranno così un'ulteriore fattore di degrado della montagna, contribuendo al rimaneggiamento dei boschi, al consumo di acqua (raffreddamento delle caldaie), all'infertilità dei suoli (ceneri), all'inquinamento dell'aria.
Il tutto senza minimamente creare occupazione o traino per la già disastrata economia locale.
Soldi buttati, che andrebbero diversamente investiti nella ristrutturazione dei borghi per il risparmio energetico e per lo sviluppo turistico di qualità.


Serioli Giuliano

mercoledì 19 ottobre 2011

Sala Baganza : altra puntata del "fotovoltaico insieme" della Provincia

E' entrato in funzione il 28 Agosto scorso ma inaugurato ieri, 15 ottobre, il parco fotovoltaico di Castellaro di Sala Baganza. L'impianto ha una potenza di 243 Kwe ed è in grado di produrre 240.000 Kw annui. La spesa è stata di 693.000 euro, a totale carico della ditta Sthrold di Reggio Emilia che incamererà anche il totale degli incentivi statali per i prossimi vent'anni. Alla tariffa di 0,263 euro per Kw prodotto ( tariffa agosto 2011) la ditta costruttrice introiterà nei vent'anni 1.302.000 euro, quasi il doppio dell'investimento effettuato. 
Al comune andranno 21.000 euro annui, in pratica i soldi che Enel pagherà alla ditta per la vendita dell'energia prodotta alla tariffa di 0,09 euro a Kw e che la ditta girerà al comune. 

La Provincia si vanta di aver portato nel nostro territorio oltre 120 milioni di euro di investimenti per costruire parchi fotovoltaici in project-financing in quasi ogni comune. Non si capisce, tuttavia, di cosa si vanti. L'energia elettrica è tutta acquistata da Enel a 0,09 euro, la metà di quanto la fa poi pagare ai cittadini. I soldi degli incentivi, versati dalle nostre bollette, finiscono tutti in tasca a finanziarie e ditte private. Ai comuni non va nè elettricità a basso costo, nè la massa dei soldi delle nostre bollette per investirli od usarli a nostro vantaggio. A loro in pratica resta solo un affitto per gli ettari occupati dai parchi fotovoltaici. Una compensazione, non altro. Hanno forse sbagliato quei piccoli comuni come Monchio, Neviano e Montechiarugolo che hanno fatto debiti per intestarseli diventandone proprietari ? Non ci pare proprio. Con gli incentivi realizzati e la vendita dell'elettricità hanno i fondi per le rate del debito e gli resta un gruzzolo consistente da investire in altre iniziative come l'avvio della ristrutturazione dei borghi per il risparmio energetico o per l'impianto di biodigestori per lo smaltimento delle deiezioni animali degli allevamenti industriali. Un'amministrazione provinciale avrebbe dovuto garantire anche che il fotovoltaico finisse sui tetti, come tutti a parole si auguravano, e invece occupa ettari su ettari di superficie agricola che dopo vent'anni di uso dei pannelli perderà del tutto la sua fertilità. Gli impianti sui tetti delle case avrebbero coinvolto anche i cittadini in cambio di un minor costo dei loro consumi di elettricità. 

Insomma, il fotovoltaico come energia rinnovabile è probabilmente la maggior occasione di rinnovamento dell'assetto energetico del territorio e la maggior occasione di democrazia energetica ed economica. Non sfruttare i soldi delle nostre bollette per questo ci pare un grave errore. 

Serioli Giuliano

mercoledì 31 agosto 2011

Voce ai cittadini: storica sentenza del TAR Piemonte

Ottime notizie da http://www.greenews.info:
Il cittadino ha diritto di sapere puntualmente dalle amministrazioni pubbliche perché le sue osservazioni non sono state accolte. La partecipazione del cittadino e dei comitati ai procedimenti amministrativi, con memorie e documenti, trova dunque ampia applicazione nelle valutazioni ambientali e nelle procedure di formazione degli strumenti urbanistici.
La sentenza n. 718/2011 del TAR Piemonte (Dott.Franco Bianchi, presidente, Dott. Ariberto Sabino Limongelli, estensore), ha portato all'annullamento di un provvedimento amministrativo per violazione dell’art. 10 della legge 241 del 1990, norma in virtù della quale l’amministrazione ha l’obbligo di esaminare memorie scritte e documenti presentati da soggetti portatori di interessi pubblici o privati, nonché di interessi diffusi costituiti in associazioni e comitati, ai quali possa derivare un pregiudizio dal provvedimento.

Nell’accogliere il ricorso la pronuncia del TAR ha annullato il provvedimento riconoscendolo illegittimo. Correttamente la sentenza rileva che “la funzione della partecipazione del cittadino al procedimento amministrativo attraverso la prospettazione di osservazioni e controdeduzioni è quella di far emergere interessi, anche spiccatamente privati, che sottostanno all’azione amministrativa discrezionale, in modo da orientare correttamente ed esaustivamente la stessa scelta della pubblica amministrazione attraverso una ponderata valutazione di tutti gli interessi (pubblici e privati) in gioco per il raggiungimento della maggiore soddisfazione possibile dell’interesse pubblico. E se ciò non comporta che l’amministrazione sia tenuta ad accogliere le osservazioni del privato, un rilievo invalidante del provvedimento amministrativo deve invece riconoscersi quando sia provato che l’amministrazione non abbia neppure esaminato le osservazioni e le controdeduzioni formulate dall’interessato a seguito della rituale comunicazione dell’avviso di avvio del procedimento (Consiglio Stato, Sez. IV, 22 ottobre 2004, n. 6959; Consiglio di Stato, sez. IV, 29 aprile 2002, n. 2280)
Questa sentenza calzerà a pennello con la situazione di "Cave All'Amianto? No Grazie" e di tutti i soggetti che hanno presentato osservazioni al Piano delle Attività Estrattive, se l'amministrazione Comunale di Bardi non le considererà con la dovuta attenzione non motivando l'eventuale non recepimento delle stesse.

sabato 6 agosto 2011

Provincia e Fotovoltaico: insieme per la speculazione?

Si chiama “Fotovoltaico insieme” il progetto della Provincia per fare in modo che in ogni comune venga allestito un campo solare che produca energia elettrica.
L'amministrazione ha dichiarato di di essere riuscita ad attirare nel nostro territorio ben 120 milioni di euro di investimenti. I parchi fotovoltaici crescono come funghi e non c'è comune che non ci stia.

Ma qualcosa non è chiaro.

Quando si vanno a leggere gli articoli della Gazzetta si vengono a sapere altri fatti, altre informazioni.
A Fidenza, a fronte di un parco fotovoltaico della potenza di 998 Kwh, costato 3,8 milioni di euro e che produrrà 1,2 milioni di Kwh, il comune incassa solo 100.000 euro, mentre il volume degli incentivi prodotto dall'impianto sarà invece di 530.000 euro.
A Varsi, a fronte di un impianto di 800 Kwh di potenza, che dovrebbe rendere circa 400.000 euro di incentivi, il comune ne introita solo 50.000.

Come mai?

La risposta è semplice. Le amministrazioni locali si occupano solo dell'affitto del terreno, e tutto il resto se lo intasca chi ha allestito il progetto.
A Roccabianca il comune incamererà solo 100.000 euro, anzi 80.000 perché 20.000, dice il scrive il giornalista della Gazzetta, li dovrà dare alla Provincia per le consulenze.
Anzi, ancora meno. Spetterà ancora al comune pagare l'affitto al proprietario del terreno, che è un privato.

Qualcosa non torna.

Tutti ormai sanno che il fotovoltaico, con gli incentivi, rende circa il 12% annuo del capitale investito. Quasi tutte le banche sono disposte a concedere mutui ai municipi per impiantare campi fotovoltaici fino ad un massimo di 5 milioni di euro.
Anche se le banche chiedono interessi del 6%, gli incentivi sono sufficienti a ripagare mutuo ed interessi e resta sempre un gruzzolo da utilizzare, soprattutto perché nel frattempo il costo dei pannelli tende continuamente a diminuire.
Perché allora ogni comune della provincia non fa in modo di dotarsi di impianti energetici propri? Perché non copiare Monchio, che utilizzerà una parte dei proventi degli incentivi per ristrutturare le case del paese ai fini del risparmio energetico?
O meglio ancora come Fornovo che, costituita una E.S.Co., coinvolge i cittadini stessi e i loro tetti nell'impianto, facendo lavorare artigiani del luogo all'installazione.
Se l'energia rinnovabile è un'occasione di diffusione di nuova impresa nel territorio, come tutti concordano, non si capisce perché ogni comune non ne possa diventare il motore.
Non si capisce perché gli incentivi, prelevati dalle nostre bollette, debbano finire nella maggior parte dei casi in tasca ad aziende già ampiamente consolidate ed estranee al mondo del lavoro locale, sia per la progettazione che per l'installazione.
Certo, si può capire che piccoli comuni di montagna o della bassa non si sentano tecnicamente attrezzati per farlo da soli. Ecco allora che si capirebbe l'intervento della Provincia per sussidiarli, integrando le loro capacità. Non certo per sostituirsi ad essi, delegando ai privati sia il lavoro che il finanziamento e gli introiti. O peggio, addirittura per chiedere quel 5% ai comuni che ha il sapore di un balzello per non dire di peggio.
I soldi degli incentivi vengono da tutti noi e devono principalmente finire in tasche pubbliche. Devono servire a finanziare opere e servizi per il bene comune e rivitalizzare quell'imprenditoria minuta che è alla base della democrazia economica.
Ma questo non sembra proprio l'intento del meccanismo messo in piedi dalla Provincia.
Un impianto fotovoltaico sui tetti riceve una tariffa di incentivazione, un impianto a terra ne ricava una inferiore.
I parchi fotovoltaici di cui stiamo parlando, quelli da 1Mwh,in gran parte vengono installati a terra. Se un'azienda o una finanziaria se li intestassero, ne fossero i proprietari, percepirebbero 0,30 euro di tariffa onnicomprensiva. Per i comuni, al contrario, sia che l'impianto sia sui tetti, sia che sia a terra la tariffa onnicomprensiva è la stessa, quella massima, cioè 0,44 euro.

Tutto questo, nelle intenzioni, è per favorire i Comuni.
Ma le cose nella pratica vanno diversamente.

Nel conto energia che fa capo al Gse è prevista la possibilità di cedere la concessione ventennale di cui si è intestatari ad altri, ad una banca, ad una finanziaria. Una volta che, con atto notarile, la concessione ventennale è passata alla finanziaria, è questa che riceve tutti i soldi della incentivazione.

Il meccanismo della Provincia funziona proprio in questo modo.

L'amministrazione, attraverso il project-financig, raccoglie investitori disposti a mettere i soldi. I comuni si intestano il parco fotovoltaico da costruire e quando arriva l'omologazione dal Gse cedono la concessione ventennale alla finanziaria, che si tiene la tariffa onnicomprensiva corrispondente all'energia prodotta, cioè tutti soldi degli incentivi.
Ma in quel modo intasca il massimo della tariffa garantita ai comuni, gli 0,44 euro a Kwh e non gli 0,30 euro che spetterebbero ad una normale azienda privata.
In tal modo, le finanziarie truffano legalmente il Gse per 0,14 euro a Kwh.
Moltiplicando gli 0,14 euro per i 30 milioni di Kwh prodotti da tutti gli impianti coinvolti, circa 24 parchi fotovoltaici come affermato dalla Provincia, si ottengono circa 4.200.000 euro che, moltiplicato 20, gli anni di concessione, fanno circa 84 milioni di euro.
Questo l'importo totale che le finanziarie agguantano al Gse e che, guarda caso, corrisponde a più dei due terzi del capitale che hanno investito.
Tutto il resto degli incentivi è quindi per loro guadagno netto, grasso che cola.
Ma andiamo avanti.

L'energia che viene prodotta e che fa scattare gli incentivi è energia elettrica, ha un valore definito, cioè 0,09 euro a Kwh, e viene venduta a quel prezzo all'Enel.
Un impianto da circa 1 Mw di potenza produce mediamente 1200 Mwh, cioè 1.200.000 Kwh.
Provate voi a fare i conti. Sono circa 108.000 euro.
Proprio quei centomila euro da cui eravamo partiti, a Fidenza: i soldi che il comune si prende da tutta la storia.
In altre parole, le finanziarie girano ai comuni solo i proventi della vendita all'Enel dell'elettricità prodotta.
Anzi, un po' meno perché c'è da dare qualcosa alla Provincia che ha organizzato il project-financing attraverso l'assessorato all'ambiente.
Pare siano 20.000 euro ad impianto.
Alle finanziarie va la massa dei soldi degli incentivi. Alla fine coi circa 30 Mw installati e i 120 milioni di euro investiti si prenderanno circa 15 milioni annui per venti anni, cioè 300 milioni.


I comuni non avranno nemmeno l'energia elettrica gratis, ma solo pochi spiccioli, chi più chi meno.
Ma soprattutto non avrranno colto l'occasione di diventare impresa, di essere in grado di produrre progetti e lavoro.

Alla Provincia andrà la sua piccola percentuale per il disturbo che, però, moltiplicata per 24,il numero degli impianti, fa una cifra niente male.
Appunto per questo si chiama "fotovoltaico insieme".
Ma insieme a chi, in realtà? Insieme alla speculazione, ci sembra di poter dire.
E questa massa di denaro che circola, a quali tasche giunge?


Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma
Aria Acqua Suolo Risorse Energie
Comitati Uniti per la Salvaguardia del Territorio Parmense

comitato pro valparma - circolo valbaganza - comitato ecologicamente - comitato rubbiano per la vita - comitato cave all’amianto no grazie - associazione gestione corretta rifiuti e risorse – no cava le predelle