"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
Visualizzazione post con etichetta sostenibilità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sostenibilità. Mostra tutti i post

lunedì 8 ottobre 2018

Energia, ambiente, sostenibilità


L'economia liberista e la finanza internazionale che la governa non trovano ostacoli alla loro espansione energivora.
Il consumo non riguarda però soltanto l’energia, ma soprattutto l'ambiente naturale dal quale essa viene estratta.
Tutte le amministrazioni locali cercano di contemperare, a parole, l'uso paesaggistico e turistico del bosco con "la sua valorizzazione economica".
E’ il mantra di oggi.
Sono consapevoli che i loro progetti di valorizzazione turistica dell'Appennino sono del tutto falliti. Parlano di coesistenza dei due aspetti, quando invece ormai puntano principalmente alla liberalizzazione del taglio boschivo.
L'ultimo fatto è la vendita all'impiedi di un'abetaia di 20 ettari nella zona di Succiso per 0.80 euro a quintale per 4.500 quintali complessivi.
L'ha venduta il Consorzio omonimo ad una ditta austriaca e ne ricaverà la miseria di neanche 40.000 euro.
Non è un caso isolato. La regione ha fatto nascere consorzi forestali per organizzare minutamente tale spoliazione dei boschi, in modo da non comparire direttamente.
I consorzi raggruppano proprietari privati e proprietà pubbliche indivise, le comunalie. Ci sono sempre meno cooperative di taglio locali. I consorzi vendono ettari di bosco a ditte che sfruttano il
lavoro nero di extracomunitari. Questo avviene soprattutto perché si è sviluppata enormemente la produzione di stufe a pellet, oltre che quella di centrali a biomassa.
La domanda di legna da ardere dipende quindi dallo sviluppo del settore industriale della combustione, che ha sostituto completamente il gpl in montagna.
I bomboloni del gpl, quando non dismessi, servono solo a cucinare. A riscaldare si è tornati ad usare la legna.
Nei nostri monti, la green economy ha prodotto solo combustione di biomasse di legna. Con uno sviluppo abnorme di emissioni di polveri sottili e sostanze cancerogene, come il benzopirene. Ma la combustione di pellet si è sviluppata soprattutto nell'alta pianura. I cilindretti di pellet derivano dalla lavorazione ad alta temperatura e pressione della legna sminuzzata.
Siamo arrivati al punto che le autorità che favoriscono i tagli boschivi sono le stesse che dal 1° ottobre 2018 impongono di non accendere le stufe a pellet sotto i 350 metri di altitudine, nella fascia di alta pianura dove è massima la loro diffusione e dove costante è la nube di polveri gravemente nocive alla salute.
Sono temi con cui occorre confrontarsi da subito.
Si tende a credere che tecnologie innovative risolveranno qualsiasi problema, ma non è ciò che sta avvenendo. Le innovazioni tecnologiche nella combustione di biomasse non riescono a garantire filtri sufficienti a fermare l'emissione di polveri, come il gravissimo dato di emissione di benzopirene in Trentino Alto Adige conferma, e quindi portano all'abnorme sviluppo di sostanze nocive nella pianura Padana, già congestionata dai fumi industriali.
Al punto che dopo aver venduto centinaia di migliaia di stufe si è arrivate al paradosso di vietarne l'accensione.
Non occorrono tanto tecnologie, quanto strategie per affrontare la questione delle risorse naturali con una popolazione che cresce esponenzialmente.
Per affrontare i temi ecologici impellenti, l'enorme espandersi dell'urbanizzazione nel pianeta, le migrazioni che non cesseranno perché spinte sempre più dall'impoverimento dei più e dal vorticoso circolare di immagini di ricchezza del primo mondo.
L'immaginario attuale ci ripropone di continuo una soluzione globalista dei problemi, intesa come sviluppo economico-finanziario incessante. Ma è pura mitologia. Occorre pensare invece a soluzioni per il piccolo, per micro comunità immerse nella natura, opposte a metropoli senza fine come suggerisce l'attuale economia di scala. Architetture semplici, integrate nella natura, invece di grattacieli che superino le nuvole come nelle metropoli.
Occorre pensare alla montagna e ai boschi come ad un bene da conservare ed accrescere non solo per lo sviluppo turistico, ma soprattutto per piccoli insediamenti produttivi agricoli e di allevamento animale. Non ha senso che non ci siano mucche al pascolo in montagna e che siano costrette in allevamenti industriali in cui non vedono mai il cielo e l'erba, come a Selvanizza, Monchio e Tizzano.
Il progresso non è tanto nell'evoluzione tecnologica quanto in quella morale, in cui inquadrare lo sviluppo industriale medesimo.
La produzione di merci non deve essere fine a se stessa, cioè tesa alla massimizzazione del profitto e alla distruzione di risorse, ma contemperare la conservazione delle stesse. Anche perché una produzione di merci sempre più massiccia ci porterà presto alla loro invendibilità, ad una crisi di sovraproduzione che creerà un'ennesima crisi finanziaria, come le attuali bolle del debito preconizzano.
Occorre pensare il futuro come liberazione da ogni forma di prevaricazione, liberazione da ogni domesticazione dell'uomo attraverso immagini di potere e ricchezza. Occorre fermare tutto questo, investire più sull'innovazione sociale che tecnica.
Occorre un'innovazione che scardini il principio della proprietà e della divisione del lavoro che la società automatizzata dovrebbe addirittura amplificare.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma
salvaguardia e sostenibilità del territorio

venerdì 9 maggio 2014

La montagna e la sostenibilità delle rinnovabili

L'Ente Parco scende in città a promuovere eccellenze e meraviglie dell'Appennino, ma neanche una parola sui disastri che decorano la nostra montagna, tra strade sfondate e imponenti frane.
Non una parola sul taglio generalizzato dei boschi e sulla speculazione della legna da ardere.
Non una parola sui progetti regionali e provinciali che prevedono l'impianto di centrali a cippato in ogni borgo di ogni valle.
Non una parola sulla sostenibilità dei finanziamenti alle rinnovabili che vengono convogliati verso la combustione delle biomasse e della legna.
Non una parola sulla necessità di prevenire, per impedire che la montagna rimanga sola e avulsa dall'economia del paese e da progetti industriali in grado di rilanciarla.
Il Patto dei Sindaci è un’iniziativa che parte dall’Unione Europea nel 2008 per coinvolgere le città europee nel percorso verso la sostenibilità energetica e ambientale e per ridurre le emissioni inquinanti del 20% entro il 2020.


I Paes, piani di azione delle energie sostenibili, sono degli elenchi di progetti con cui le amministrazioni intendono perseguire l’obiettivo.
Diversi comuni della nostra provincia hanno già presentato il Paes, infilandoci un po’ di tutto.
Sia perché si è arrivati tardi, dopo che la speculazione si era già fatta in quattro per ottenere via libera a inceneritori e incentivi, sia perché quelli contenuti nei Paes non sono progetti concreti, ma voli pindarici destinati a rimanere tali.
Del fotovoltaico non parla più nessuno, perché gli incentivi ormai sono finiti.
Dell'eolico meglio non parlare più, perché la gente di montagna si è giustamente ribellata alla cementificazione delle vette e dei crinali, con le finanziarie che farebbero man bassa degli incentivi.
Restano il risparmio energetico e le bioenergie, cioè centrali a combustione di biomasse e centrali a biogas.
Ci si riempie la bocca di risparmio energetico, ma le detrazioni fiscali non bastano.
Occorre un piano industriale per finanziare l’edilizia di recupero al netto del consumo di suolo, in modo che intere aree vengano restituite a suolo agricolo.
Il biogas che finora ha preso piede in centinaia di centrali è il biogas da coltivazioni dedicate, da mangimi animali insilati, contenenti clostridi, e per questo motivo bloccati nel parmense.
Si tratta di pura speculazione che ha inquinato il mercato dell'affittanza agricola a tutto danno delle produzioni agroalimentari umane ed animali.
Viviamo sotto una cappa di polveri e di inquinanti che copre l'intera valle Padana ed arriva quasi alle cime. Qualsiasi processo industriale di combustione, pur piccolo, che si aggiunga a quelli già esistenti, è un'assurdità, perché aggiunge altri inquinanti ad una zona a rischio salute.
La Regione, la Provincia e alcuni sindaci vogliono impiantare in montagna una serie di centrali a combustione di cippato, senza alcun filtro per le emissioni.
Produrre energia elettrica bruciando legna è un'assurdità energetica perché l'efficienza va dal 10%(come a Monchio) ad un massimo del 15%.
C'è una lobby di industriali che investe e fa ricerca solo nella combustione dei rifiuti e delle biomasse: Hera, A2a e Iren con i loro inceneritori, Termoindustriale con i motori endotermici per i cogeneratori, Aiel con le sue caldaie industriali a cippato e poi gassificatori, pirogassificatori e altre diavolerie tutt'atro che rinnovabili.
Si è scelta così una strada a senso unico, indipendente dall'opinione della gente e dall'esigenza di rispettare l'ambiente.
E' la lobby stessa a dettare i progetti regionali sulle rinnovabili e gli stessi limiti delle emissioni nocive ben superiori a quelli europei.
I progetti di taglio generalizzato per la produzione di cippato e la combustione vanno fermati.
La pianura padana è costellata da una quantità enorme di allevamenti industriali di animali.
Le loro deiezioni costituiscono un grave problema per i suoli e per le falde acquifere.
Centrali a biogas che trattino tali liquami produrrebbero energia rinnovabile davvero sostenibile, il biometano.
Biometano da autotrazione, ma soprattutto da mettere in rete, collegata a quelle già esistenti del metano.
Centrali il cui digestato, depurato dell'ammoniaca in eccesso, potrebbe sostituire i concimi di sintesi, i concimi ricavati chimicamente dal petrolio e dai suoi derivati.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma
9 maggio 2014


www.reteambienteparma.it - info@reteambienteparma.it