"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
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giovedì 20 dicembre 2018

Rischi idrogeologici a Colorno

Comunicato stampa dell'ing. Roberto Colla membro del coordinamento per i rischi idrogeologici, del gruppo AMO - COLORNO:
Il giorno 7 dicembre presso la sala del consiglio comunale di Colorno, si è svolto un importante incontro riguardante le opere realizzate da Aipo ed Enti assimilabili (Autorità di bacino e Bonifica Parmense) per le difese idrauliche dei territori. 
Le dettagliate descrizioni di opere nei centri abitati rivolte a difese puntuali dei punti critici hanno evidenziato da subito una impostazione idraulico/filosofica molto discutibile. Si è parlato di milioni di euro spesi in interventi tesi a rinforzare strutture portanti sempre in crisi per le enormi pressioni idrodinamiche nelle fasi di piena. Ricordo, molto stupito, di un dilemma su aperture vetrate con wasistas (?!) per far sfiorare i portici della Reggia....Oppure di rinforzi dei ponticelli soggetti a incoerenti spinte trasversali. Se questi denari fossero stati messi a disposizione per sottrarre definitivamente le piene dai centri abitati, oggi non ci sarebbero più problemi. E così si è chiesto ai tecnici di Aipo come mai non si sono indirizzati verso le cosiddette "tracimazioni controllate" nonostante la pubblicità fatta. Secondo loro trattavasi esclusivamente di far sormontare dalle acque le arginature esistenti in zone ben definite. Caso raro. Secondo noi trattasi invece di ogni presidio idraulico teso a scaricare le acque in aree esterne all'alveo, come diversivi, traverse, scolmatori, sfiratori, ecc. fattibili in ogni conformazione geomorfologica, come ad esempio nell'alveo inciso del Baganza. Chiariti i termini, sono iniziati i dubbi. Forti dubbi. Interesse di Aipo è continuare a lavorare puntualmente per tentare di difendere i centri abitati agendo in funzione dei livelli di piena, peraltro in perenne aumento, vuoi per le piogge pazze di oggi, vuoi per le continue diminuzioni degli attriti dovuti a folli disboscamenti o interventi in alveo. Soprattutto facendosi finanziare a suon di milioni. Ma non certo per costruire opere definitive. Un Sindaco accorto allora dovrebbe cominciare ad avere anch'esso i nostri dubbi; in Università hanno sofisticati programmi che determinano le zone esondabili dei bacini fluviali in funzione delle portate, egli dovrebbe utilizzarli per appaltare le facili opere di pubblica utilità per una difesa definitiva, semplicemente facendosi dirottare i finanziamenti continuamente mal spesi da Aipo. In pratica si tratterebbe per lo più di scavare canali derivatori verso laghetti di accumulo, molto utili per l'irrigazione estiva. Progettazione scartata, come affermato da Aipo, con motivazioni assolutamente risibili: costi eccessivi e mancanza di aree esondabili. È esattamente l'opposto. I costi sarebbero decine di volte inferiori e le aree esondabili nei bacini pluviali di pianura sono praticamente infinite.....ma soprattutto il tutto si risolverebbe in pochi mesi. Altro importante risultato sarebbe la verifica, per quanto occorrer possa, della inutilità delle costose e devastanti casse di espansione. Ma in tal modo.....ad Aipo cosa resta? 
Forse però la situazione più delicata e assurda spetta ai perenni alluvionati. Mentre le esondazioni/tracimazioni controllate/programmate difenderebbero in maniera veloce ed efficace i centri abitati, l'impostazione di Aipo lascia tutto tal quale ed incerto per anni a venire. Compreso la cassa di espansione di Casale, la quale, anche se realizzata, potrebbe non essere di capacità sufficente. Oltretutto nessuno sa cosa succede con determinate piogge nel bacino che sottende l'alveo nel tragitto verso Colorno!. La prova è che, secondo i loro sofisticati (?!) calcoli, Colorno non si sarebbe dovuta allagare con la piena ultima di un anno fa. Quindi ai calcoli nessuno deve più credere. Chi, come noi, li ha sperimentati sa che, ad iniziare dalle piogge storiche, dai coefficienti di attrito o di permeabilità e per finire alle portate solide, molto meglio è l'esperienza del barcaiolo/pescatore.
Ing. Roberto Colla
Coordinatore rischi idrogeologici
AMO - COLORNO

domenica 11 febbraio 2018

Dighe e casse, il disastro è servito

Esporre con competenza e chiarezza le proprie idee.
Per favorire un’opposizione convinta e informata alle decisioni imposte dal potere amministrativo e politico.
La sicurezza della pianura si determina in montagna, mantenendo l'effetto spugna del manto boschivo.


La realtà attuale vede invece un disboscamento dissennato con tagli a raso.
Una sicurezza che non si costruisce attraverso dighe in montagna, la cui acqua trattenuta è la stessa che verrebbe a mancare nelle conoidi dei torrenti al loro sbocco nell'alta pianura.
Reteambiente ha già spiegato come impedire le alluvioni attraverso invasi a lato dei torrenti in cui sversare le piene e se necessario col rialzo degli argini e l'introduzione di fioratoi con cui allagare tratti di campagna a cui poi rifondere i danni. Un concetto di difesa attiva, già in parte delineato dal Consorzio di bonifica.
La spesa sarebbe molto inferiore a quella della grande opera, diga o cassa che sia.
Il problema di Colorno che va sott’acqua è causato, oltre che dall'imperizia nel far funzionare la cassa sul Parma, soprattutto dal fatto che il torrente si restringe molto nella bassa e l'acqua si innalza in proporzione. Per risolvere il problema di Colorno dovrebbe essere costruita una piccola cassa in golena prima dell'abitato, che metta definitivamente in sicurezza il paese.
I sindaci dicono che in montagna, in alcune decine di anni, il bosco ha preso il posto dei prati. Altrettanto vero è che da una decina di anni il taglio del bosco è invasivo, speculativo, industriale. Taglio raso con rilascio di matricine.
Piante sottolissime sempre sotto la norma (che prevede almeno 10 cm. di diametro delle stesse) che vengono spezzate regolarmente dalla neve e scalzate dall'acqua dei temporali. Quello che resta è un terreno fortemente acclive, privo di piante le cui radici siano in grado di trattenere il suolo, e costellato di cespuglieti per almeno dieci anni. Un bosco che tornerà a svolgere la sua funzione solo dopo venti o trent'anni.
Un cespuglietto in terreno fortemente acclive non trattiene il suolo come fanno le radici di un bosco. Questi versanti devastati con piogge forti franano a valle.
E' già successo a Pietta, a Marra, a Boschetto, ovunque i tagli si siano combinati con le frane.
Altro problema la scorta d'acqua per usi molteplici, che le casse d'espansione non affrontano nemmeno (devono sempre rimanere vuote). Qualcuno pensa di risolvere con dighe in montagna come la proposta di Franzini a Vetto.
Meglio sarebbe trattenere l'acqua delle piene in invasi lungo l'asta dei torrenti e usarla per innaffiare nella stagione secca. E' un'estensione della difesa attiva della Bonifica.
Il rilascio vitale minimo a valle di una diga, cui accennano i propugnatori delle dighe, quali falde rimpingua? Quelle di montagna? Ma lì la falda è già a livello superficiale. Mentre l'interruzione della corrente di subalveo che la diga comporta fa mancare l'acqua proprio dove è carente d'estate, in pianura, nelle conoidi alluvionali di sbocco dei torrenti.
In altre parole, che senso ha trattenere l'acqua in montagna con una diga, se la stessa fa mancare l'acqua in pianura?
E' assurdo.
Una diga in montagna, poi, per ripagare la spesa della cementificazione, dovrebbe produrre energia elettrica. Ma per produrla occorre che l'acqua nella diga sia al colmo o quasi perchè ci sia un salto sufficiente a mettere in moto la turbina. Ma allora quell'acqua non può andare da nessuna parte, non può essere portata giù per uso irriguo.
Inoltre, una diga crea un lago, cioè un consumo di suolo e di bosco. Quella massa d'acqua importante tende a basculare sui versanti, costituisce un fattore di pressione e di erosione sugli stessi, già portati di loro, per struttura sedimentaria, ad essere franosi.
Il lago sarò fonte di ulteriori condizioni di instabilità dei versanti.
Sono soluzioni senza vantaggi, ma con disastri assicurati.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma
salvaguardia e sostenibilità del territorio

lunedì 15 gennaio 2018

Incubo California

L'estate 2017 ha rappresentato per la California un vero incubo: colpita da una terribile siccità, km e km quadrati di boschi hanno preso fuoco, migliaia di alberi sono andati in fumo.


Arrivato l'inverno, l'incubo continua.
Nei giorni scorsi, infatti, piogge battenti hanno letteralmente dilavato via quelle colline ormai prive di manto boschivo, determinando colate di fango che hanno distrutto case e strade.
Ma non è solo un problema americano.
Piogge mai viste hanno provocato anche nel nostro territorio diversi disastri: l'allagamento della città di Parma ad opera del Baganza nel 2014 e quella di Colorno nel 2017.
Ma anche la siccità ha colpito duramente campagne e coltivi emiliani.
Dietro la spinta delle popolazioni colpite, le autorità locali e la Regione Emilia Romagna hanno predisposto e già approvato un progetto di cassa d'espansione sul torrente Baganza per evitare future alluvioni. Per far fronte alla siccità, la Regione ha stanziato 8 milioni di euro finalizzati all’aumento della capacità di captazione della rete degli acquedotti. 
L'assessore Paola Gazzolo, inoltre, ha predisposto un tavolo in cui valutare la realizzazione di una nuova diga in montagna, forse a Vetto, come da tempo propongono gli amministratori locali.
Per affrontare siccità e inondazioni sono davvero necessarie dighe, casse e cemento con una spesa prevista  per la sola cassa di espansione di 55 milioni di euro?
Sulle dighe si è espresso con autorevolezza il geologo Luigi Vernia. “Una diga in montagna - afferma-  bloccherebbe la corrente di sub alveo del torrente, quella che alimenta le varie conoidi dell'alta pianura, dalle quali l'acqua affluisce nei pozzi per i coltivi “ .
Che senso avrebbe raccogliere acqua con una diga se poi la si perde nell'alta pianura e non la può utilizzare durante la siccità?
D'altra parte che senso ha un invaso di 4,7 milioni di metri cubi, la cassa d'espansione, che deve sempre restare vuoto per fronteggiare eventuali alluvioni future?
Va trovata una soluzione che affronti entrambi i problemi: siccità ed alluvioni.
Sarà sufficiente aumentare la capacità di captazione da nuove sorgenti per far fronte alla siccità? Forse per le esigenze degli acquedotti di alcuni comuni, ma non certo per le esigenze della campagna, per i coltivi.
Infatti, il Consorzio di Bonifica già da tempo ha individuato aree di scavo per laghetti in cui conservare l'acqua per irrigazione.
Stranamente aree troppo vicine ad insediamenti urbani, come a Medesano, che suscitano la protesta degli abitanti.
Il principio di difesa attiva, su cui si fonda l'azione del Consorzio, pare corretto.
Addirittura questa azione sembra una solida alternativa alla cassa stessa, alla cementificazione che questa comporta ed ai guai conseguenti. 
Certo è che tale pratica deve basarsi sulla partecipazione attiva dei cittadini, delle amministrazioni locali e dei contadini. Non può essere calata dall'alto come successo a Medesano, suscitando ulteriori problemi e paure nelle popolazioni.
Crediamo sia possibile affrontare le piene del Baganza con un piano di difesa attiva capace di coinvolgere popolazione e contadini in un progetto di rialzo degli argini ed in un sistema di sfioratoi che porti l'acqua di piena in una serie di cave e opere di scavo a fianco del torrente.
Acqua che nei periodi di siccità dell'alta pianura è possibile riutilizzare.
E se l'eventuale alluvione fosse maggiore delle opere di contenimento è sempre possibile aumentare lo sfioramento fino ad allagare aree di campagna di agricoltori che partecipano al progetto, a cui rifondere i danni.
L'eventuale indennizzo ai contadini coinvolti sarebbe comunque inferiore alla spesa per la cassa d'espansione. I soldi risparmiati si potrebbero impegnare in una una cassa più piccola da costruire in aree golenali della bassa pianura, per proteggere dalle piene l'abitato di Colorno.
E cosa c'entra la California?
Se la principale attività industriale del nostro Appennino diventerà il taglio raso dei boschi, le piogge battenti, che il cambiamento climatico ci sta già mandando, faranno in poco tempo colare il fango giù dai monti, spazzando via interi paesi.
L'effetto spugna del manto boschivo, che permette di fermare il diluvio d'acqua per poi rilasciarla poco alla volta, rimarrebbe solo un ricordo del passato.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma
salvaguardia e sostenibilità del territorio

domenica 28 maggio 2017

Il secco no di sindaci e popolazione alla cassa Aipo

Giovedì scorso a Felino l’assemblea
per discutere della cassa di espansione sul Baganza

Positiva assemblea giovedì 25 al cinema di Felino: tanta gente, tanti sindaci della val Baganza, politici come il deputato Giuseppe Romanini del Pd ed anche Cesare Azzali dell'Upi.
Ma, soprattutto, interventi veri sulla cassa d'espansione, sul torrente Baganza, sull’alveo disastrato e sui problemi della valle, dei suoi versanti boscati.


Organizzata dal Comitato del Casale, da Rete Ambiente Parma e dall'opposizione di sinistra in consiglio comunale, l’incontro ha messo subito al centro la discrepanza tra un manufatto così impattante sul territorio e un'asta di torrente abbandonata a se stessa nella sua parte montana.
Come volere testardamente mettere insieme una scarpa e una ciabatta.
Come se l'alluvione non fosse arrivata proprio dai pendii, da quei versanti ripidi e soggetti a taglio raso, da quel profilo di torrente il cui alveo si è abbassato lasciando terrazzi pensili non più inondabili dalle piene, in cui si è costruito e sottratto spazio all'acqua.
Quello che manca nel progetto Aipo è proprio l’assenza della valutazione dell'impatto territoriale dell’opera.
Gli ingegneri ci hanno frastornato di dati, slides e numeri per raccontarci quanto sia perfetto il loro manufatto, la loro cattedrale nel deserto, ma il problema vero è che non hanno messo nel progetto la riqualificazione dell'alveo del torrente.
Non hanno spiegato come ripristinarlo per metterlo in grado di affrontare le piene di un futuro in cui il cambiamento climatico si farà sentire.
Non hanno tenuto conto minimamente della gente, della necessità di informarla e consultarla in corso d'opera, mentre cresceva l'impianto progettuale.
E soprattutto si è omessa la comparazione tra il loro progetto e altri studi alternativi esistenti, come quello della Provincia del 2015, che prevede 3 casse lungo l'alveo, di impatto minore e con metà spesa.
Ma se il SIA (lo studio di impatto ambientale) è stato così platealmente insufficiente, come’è possibile arrivare a chiudere la VIA (la valutazione di impatto ambientale) con delle semplici osservazioni?
I sindaci sono stati invitati a portare il loro contributo e la risposta è stata un netto rigetto del progetto Aipo di una sola cassa, come mai prima avevano fatto, sostenendo invece lo scenario delle tre casse di espansione.
Perché non dirlo prima?
I sindaci hanno risposto di non avere le competenze per contraddire i progettisti e per scegliere diversamente.
Ma il principio di precauzione è lo strumento affidato proprio a loro per limitare i rischi di salti nel buio.
I sindaci non possono delegare le decisioni sull'ambiente del loro territorio solamente a tecnici.
Devono acquisire i pareri e sulla base di quelli decidere, consultando i cittadini.
La consigliera regionale Barbara Lori non ha saputo spiegare perché non sia stato posto all'assemblea dell’Emilia Romagna il contrasto tra l'opinione del territorio e il progetto di cassa.
Giuseppe Romanini ha espresso l'opinione che a questo stadio dell'iter sia difficile tornare indietro, manifestando così la confusione di posizioni che ci sono all'interno del PD parmense nell'avallare un progetto dettato in ultima analisi dalla Regione.
Un esponente del Comitato alluvionati del Montanara si è detto d'accordo con la posizione degli organizzatori dell'assemblea e disponibile a fare fronte comune nei confronti della Regione.
Con l'appoggio del Comitato alluvionati ora è possibile dispiegare con più forza l’opposizione alla cassa AIPO, presentando in Regione l’istanza sull'alternativa, controfirmata dai sindaci del territorio e divulgata pubblicamente attraverso i mezzi di informazione.
Finalmente è emersa pubblicamente l’opinione diversa del territorio sul progetto della cassa di espansione Aipo.
Un secco no dei sindaci e della popolazione che ora deve essere tenuto in seria considerazione.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma

salvaguardia e sostenibilità del territorio locale

martedì 23 maggio 2017

No alla Cassa Aipo, il 25 maggio assemblea a Felino

L'assemblea del 25 maggio sarà un’occasione di informazione e dibattito sul progetto della cassa d'espansione del Baganza, un momento dove tutte le osservazioni critiche fatte al progetto AIPO possano trovare espressione ed avviare un serio confronto.
La necessità di una cassa d'espansione che metta in sicurezza la città è fuori discussione, soprattutto dopo l'alluvione dell'ottobre 2014.
Ma serviva una corretta comunicazione ai soggetti interessati e contestualità tra consultazione e avanzamento della progettualità, con un esame approfondito dell'impatto ambientale dell'opera, come prevede la UE e la Regione.


Una SIA effettiva, cioè uno studio di impatto ambientale in cui il progetto dell'opera sia comparato a studi alternativi esistenti.
Nel progetto di cassa di AIPO invece è stato sostanzialmente disatteso lo studio di impatto ambientale, comparando il progetto in atto con lo studio preliminare del progetto stesso.
E’ mancato il confronto con lo studio della Provincia del giugno 2015, quello delle tre casse in serie lungo l'asta del torrente.
Un progetto ingegneristico, quello di AIPO, che tratta il nodo di Colorno e disattende completamente la parte montana del torrente, un progetto disorganico e disomogeneo.
L'impatto dell'opera va considerato per tutta l'asta e soprattutto per la sua parte a monte.
Non si può glissare sull'abbassamento dell'alveo di 1,5 metri per l'eccesso di prelievo di ghiaia.
Occorre anche prendere in esame la conseguente diminuita capacità di alimentazione degli acquiferi, con formazione di terrazzi pensili e perdita di piane inondabili da cui dipende la capacità di laminazione naturale del torrente.
Come va valutata con attenzione la diminuzione dei tempi di corrivazione dell'acqua piovana lungo i versanti per perdita di manto boschivo dovuta a tagli matricinati sconsiderati.
C’è la necessità indifferibile di introdurre traverse per trattenere sedimenti in alveo contribuendo così al suo rialzo.
L’opera deve prevedere l'uso plurimo: non solo laminazione delle piene, ma anche ricarica degli acquiferi e uso irriguo dell'acqua invasata.
Infine da non dimenticare l'impatto dell'opera sulle abitazioni e costruzioni adiacenti, per il pericolo di crepe dovuto al compattamento delle argille.
Riteniamo disattesa la direttiva UE, nonché della Regione Emilia Romagna, del 2000/2006 sull'impatto ambientale di ogni opera idrica.
Appare più confacente alle esigenze di impatto ambientale lo studio della Provincia del 2015 che, prevedendo una serie di casse lungo l'alveo stesso, teneva conto direttamente dei punti sopra considerati.
Tre casse in alveo, una a Calestano, la seconda al Casale di Felino e la terza in zona Beneficio, nel comune di Collecchio.
Argini perimetrali di contenimento della cassa di Calestano di 9 metri, per limitare l'impatto sulle acque sotterranee. Capacità di invaso di 625.000 metri cubi.
Argini della cassa del Casale di 5 metri, mentre la capacità di invaso è di 2.300.000 metri cubi.
Quindi parte della cassa è in ipogeo, cioè ricavabile da bacini di cava già esistenti.
Stessa quota degli argini a Beneficio, con capacità di invaso di 700.000 metri cubi, utilizzando in parte bacini di cava già esistenti.
Il problema del nodo di Colorno con cui AIPO ha motivato la necessità di un'opera mastodontica al Casale di Felino, con argini di 16 metri, è più facilmente risolvibile con una piccola cassa in area
golenale nel corso della Parma, a valle della città.
Anche considerando che tutta l'area a valle della stessa è a rischio esondazione, per l'eccesso di cementificazione che rende una area molto vasta praticamente impermeabile a fronte di un evento piovoso particolarmente intenso, come si prevede per il futuro.

Rete Ambiente Parma
Vivere il Cambiamento
Comitato cittadini del Casale


salvaguardia e sostenibilità del territorio locale