Pubblicato il sito "speciale boschi" con contenuti curati da Roberto Cavanna.
"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)
lunedì 27 maggio 2013
San Vitale
Egregio Direttore,
Questa bellissima immagine della nostra frazione fino al 1980 il paesaggio è rimasto presso ché invariato.
Dall'800 alla fine del 900 il paesaggio inizia a mutare con un paio di stabilimenti di prosciutti e qualche casa.
Dal 2000 costruiscono nella piccola piazza un condominio molto alto rispetto al profilo delle abitazioni esistenti. in compenso nella parte alta del paese grazie al recupero dei privati una parte del paese è stata ristrutturata senza grosse variazioni rispetto all'esistente. Resta lo stabile più antico che versa in condizioni pietose e pericolanti. la parte naturalistica nonostante l'incuria fino ad un mese fa è rimasta immutata, dalla fotografia, alle spalle del paese possiamo vedere "Il Montirolo" coltivato a vigneto fino agli anni 60, sulla sommità e lungo la strada si possono intravedere dei cipressi secolari e due stabili di piccole dimensioni a servizio del vigneto. La scorsa settimana passando da San Vitale per andare a Neviano Rossi resto basito nel vedere uno sbancamento enorme sulla sommità del "Montirolo", non ci sono cartelli che indichino cosa stanno facendo. Con tutti i posti che ci sono ma devono proprio costruire li! Tanti, troppi. si riempiono la bocca con citazioni del tipo "salviamo il paesaggio" e nessuno si accorge che si sta cambiando un paesaggio storico. Per fare una pista nel fiume ho dovuto chiedere autorizzazione al Ministrero dei Beni Culturali, qua sbancano una collina cambiano un paesaggio e nessuno dice niente. Guastare il "Montirolo" è cancellare la storia di un paese, è stato il parco giochi di tante generazioni, è stato fonte di sostentamento per chi lo ha coltivato, è stato un' avamposto durante la guerra e molte altre cose. nessuno fino ad ora neanche la pista di motocross si erano permessi di distruggerlo. Oggi qualcuno lo ha fatto. Perché?
Roberto Reverberi
Circolo ValBaganza
domenica 19 maggio 2013
Incenerimento, combustione e cogenerazione
La combustione di rifiuti solidi urbani, di biomasse solide (legna), di
olio grezzo vegetale ( colza e altri) o di olio da grasso
animale, è a tutti gli effetti incenerimento, cioè trasformazione di
materia in gas nocivi per il clima, l'ambiente e la salute.
Tale combustione produce direttamente energia termica, utilizzabile per
uso riscaldamento o industriale. Tale energia termica, poi, se
applicata ad una turbina, può produrre anche energia elettrica. In tal
caso si ha cogenerazione, cioè doppia produzione di energia, termica ed
elettrica.
Ma non è la cogenerazione ad essere sbagliata, è la combustione di rifiuti solidi o di biomasse ad esserlo.
Infatti se con un impianto a biogas produciamo biometano, cioè trasformiamo la materia organica in gas naturale e poi lo bruciamo per produrre energia termica ed elettrica non è la stessa cosa che produrla da un inceneritore.
E' a tutti gli effetti produzione di energia da fonti rinnovabili in modo sostenibile per l'ambiente.
E allora, la lotta dei comitati contro le centrali a biogas, direte voi?
I comitati si battono contro le centrali a biogas speculative, quindi sovradimensionate rispetto agli scarti organici.
Contro le centrali a biogas che utilizzano coltivazioni dedicate( mais, sorgo etc.) sottraendo suolo agricolo alla produzione di alimenti per l'uomo e gli animali. Le stesse che inquinano il mercato dell'affittanza agricola perchè, avendo bisogno di molti ettari su cui spandere il digestato, possono permettersi di offrire più soldi di un normale coltivatore.
Quelle stesse centrali che utilizzano solo in parte deiezioni animali e invece soprattutto insilati di mangimi vegetali con grave pregiudizio ( formazione dei clostridi) per le produzioni alimentari di eccellenza come il grana.
Centrali speculative e sovradimensionate hanno anche emissioni odorigene e di ossidi di azoto lesive per l'ambiente.
Ma centrali a biogas dimensionate agli effettivi scarti agricoli, alle reali deiezioni degli allevamenti e agli scarti delle aziende agroalimentari possono costituire una soluzione di molti problemi del nostro territorio,sia dal punto di vista dello smaltimento che da quello dell'autoproduzione di energia sostenibile in loco.
Se Citterio ha circa 1170 tonnellate annue di scarti dalla lavorazione del prosciutto è assurdo che voglia costruire un impianto di rendering per colare il grasso ed un inceneritore per bruciarlo, costosi ed inquinanti. Basterebbe una centrale a biogas da 100 Kw per biodigestare quel materiale organico, ricavarne biogas, trasformarlo in biometano, bruciarlo in un piccolo cogeneratore ed ottenere circa 700 Mw annui di elettricità, superiori al suo fabbisogno che è di 300 Mw, ed altresì circa 2.000 Mw termici per abbattere i suoi consumi di metano.
E' bruciare biomasse che è nocivo. Ma bruciare biometano al posto del metano permette di sostituire una fonte fossile con una rinnovabile. Permette di risparmiare, perchè lo si ricava dagli scarti. Può far parte sul serio di un PAES che rispetti l'ambiente in cui viviamo.
Per questo, a margine dell'assemblea di Sala, mi sono permesso di dire che il PAES andava approvato.
Pur non essendo d'accordo con tante cose che vi erano scritte, non ultimo il teleriscaldamento condominiale da combustione di cippato, mi è parso che dovessimo sottolineare il grosso fatto politico che in quel PAES si parlasse solo di rinnovabili da biogas e non fosse indicato quale processo energetico virtuoso, come invece in quello di Felino, l'incenerimento degli scarti tipo Citterio.
In tutte le cose c'è un fondamentale ed un secondario. Qui il fondamentale è rilevare quel fatto, associarlo alla presa di posizione della giunta di Langhirano per poterlo usare politicamente contro l'amministrazione di Felino e la Provincia, contro il loro dettato.
Diversamente, non si fa politica, ma solo testimonianza del proprio minoritarismo o, peggio, ideologismo ad ogni costo.
Giuliano Serioli
Ma non è la cogenerazione ad essere sbagliata, è la combustione di rifiuti solidi o di biomasse ad esserlo.
Infatti se con un impianto a biogas produciamo biometano, cioè trasformiamo la materia organica in gas naturale e poi lo bruciamo per produrre energia termica ed elettrica non è la stessa cosa che produrla da un inceneritore.
E' a tutti gli effetti produzione di energia da fonti rinnovabili in modo sostenibile per l'ambiente.
E allora, la lotta dei comitati contro le centrali a biogas, direte voi?
I comitati si battono contro le centrali a biogas speculative, quindi sovradimensionate rispetto agli scarti organici.
Contro le centrali a biogas che utilizzano coltivazioni dedicate( mais, sorgo etc.) sottraendo suolo agricolo alla produzione di alimenti per l'uomo e gli animali. Le stesse che inquinano il mercato dell'affittanza agricola perchè, avendo bisogno di molti ettari su cui spandere il digestato, possono permettersi di offrire più soldi di un normale coltivatore.
Quelle stesse centrali che utilizzano solo in parte deiezioni animali e invece soprattutto insilati di mangimi vegetali con grave pregiudizio ( formazione dei clostridi) per le produzioni alimentari di eccellenza come il grana.
Centrali speculative e sovradimensionate hanno anche emissioni odorigene e di ossidi di azoto lesive per l'ambiente.
Ma centrali a biogas dimensionate agli effettivi scarti agricoli, alle reali deiezioni degli allevamenti e agli scarti delle aziende agroalimentari possono costituire una soluzione di molti problemi del nostro territorio,sia dal punto di vista dello smaltimento che da quello dell'autoproduzione di energia sostenibile in loco.
Se Citterio ha circa 1170 tonnellate annue di scarti dalla lavorazione del prosciutto è assurdo che voglia costruire un impianto di rendering per colare il grasso ed un inceneritore per bruciarlo, costosi ed inquinanti. Basterebbe una centrale a biogas da 100 Kw per biodigestare quel materiale organico, ricavarne biogas, trasformarlo in biometano, bruciarlo in un piccolo cogeneratore ed ottenere circa 700 Mw annui di elettricità, superiori al suo fabbisogno che è di 300 Mw, ed altresì circa 2.000 Mw termici per abbattere i suoi consumi di metano.
E' bruciare biomasse che è nocivo. Ma bruciare biometano al posto del metano permette di sostituire una fonte fossile con una rinnovabile. Permette di risparmiare, perchè lo si ricava dagli scarti. Può far parte sul serio di un PAES che rispetti l'ambiente in cui viviamo.
Per questo, a margine dell'assemblea di Sala, mi sono permesso di dire che il PAES andava approvato.
Pur non essendo d'accordo con tante cose che vi erano scritte, non ultimo il teleriscaldamento condominiale da combustione di cippato, mi è parso che dovessimo sottolineare il grosso fatto politico che in quel PAES si parlasse solo di rinnovabili da biogas e non fosse indicato quale processo energetico virtuoso, come invece in quello di Felino, l'incenerimento degli scarti tipo Citterio.
In tutte le cose c'è un fondamentale ed un secondario. Qui il fondamentale è rilevare quel fatto, associarlo alla presa di posizione della giunta di Langhirano per poterlo usare politicamente contro l'amministrazione di Felino e la Provincia, contro il loro dettato.
Diversamente, non si fa politica, ma solo testimonianza del proprio minoritarismo o, peggio, ideologismo ad ogni costo.
Giuliano Serioli
venerdì 3 maggio 2013
Recyclass, meno discarica più riciclo
Un indice di efficienza anche per il packaging
http://www.comunivirtuosi.org/video/rifiuti/rifiuti-news-dal-mondo/meno-discarica-e-pi-riciclo-per-la-plastica-con-recyclassIl consumo di plastica ha avuto nei decenni un trend in costante crescita in virtù delle caratteristiche di versatilità e durabilità del materiale e dei suoi costi contenuti. Secondo l'ultima edizione di “Plastics – the Facts 2012", report statistico sull'industria europea delle materie plastiche riferito al 2011, la produzione di materie plastiche a livello mondiale è aumentata di quasi 10 milioni di tonnellate (+3,7% ) rispetto al 2010 arrivando a toccare i 280 milioni di tonnellate.
L'Europa ha contribuito con 58 milioni di tonnellate (+2%), con un volume trasformato di 47 milioni di ton (+1,1%).
Secondo il Libro verde “Una strategia europea per i rifiuti di plastica nell’ambiente” - pubblicato dalla Commissione UE il 7 marzo 2013 - , troppa plastica finisce in discarica con uno spreco enorme di risorse che dovrebbe essere evitato potenziando il riciclaggio che ad oggi si attesta mediamente al 24%.
A finire in discarica è infatti il 48,7% della plastica raccolta nell'UE, soprattutto imballaggi, mentre il 51,3% viene incenerito per produrre energia. Sulla base dei dati diffusi da Plastic Europe riferiti al 2012 si legge che su un totale di 25,1 milioni di tonnellate di rifiuti plastici raccolte sono state circa 10,3 milioni di tonnellate a finire in discarica e 14,9 milioni recuperate (con riciclo meccanico o recupero energetico).
«Modalità più sostenibili di produzione della plastica e una migliore gestione dei rifiuti, in particolare, tassi di riciclo più alti – si legge nel capitolo 3 del Libro Verde - , offrono un potenziale significativo per il miglioramento dell'efficienza delle risorse. Allo stesso tempo, esse contribuirebbero a ridurre le importazioni di materie prime, nonché le emissioni di gas serra».
«La necessità di salvaguardare le risorse naturali e migliorare l'efficienza delle risorse, - continua il Libro Verde - potrebbe essere uno stimolo per incrementare la sostenibilità della produzione di materie plastiche. Idealmente tutti i prodotti di plastica dovrebbero essere completamente riciclabili. Il riciclaggio inizia già nella fase di progettazione del prodotto.
Pertanto, la progettazione del prodotto può diventare uno degli strumenti essenziali per l'attuazione della Roadmap sull'efficienza delle risorse recentemente adottata».
Purtroppo la situazione europea attuale è sintetizzata in questo passo della pubblicazione: «Bassi tassi di riciclaggio ed esportazione dei rifiuti di plastica per il ritrattamento in altri Paesi rappresentano per l'Europa una perdita importante di risorse non rinnovabili, nonché di posti di lavoro. Il potenziale di riciclaggio della plastica viene ancora sfruttato in minima parte”.
In Italia secondo i dati forniti da Corepla vengono immesse annualmente al consumo poco più di 2 milioni di tonnellate di imballaggi. Considerando quella parte legata ai consumi domestici che finisce nella raccolta differenziata - quantificabile in 1.400.000 tonnellate - si arriva a raccoglierne non più della metà.
Nel 2012 sono state riciclate 773.410 ton, pari al 37,3% dell'immesso al consumo. La percentuale include il contributo proveniente dal circuito del riciclo indipendente al Conai che ha gestito il 46% del totale riciclato.
Restando nell'ambito dei rifiuti urbani il nostro paese ha una percentuale media di rifiuti avviati al recupero pari al 33%, che ci colloca a quasi dieci punti al di sotto della media europea (la metà di Austria, Belgio e Germania). E' pertanto evidente che abbiamo ancora parecchia strada da fare per arrivare al traguardo del 50% di riciclo di materia al 2020.
Questo è infatti l'obiettivo di riciclaggio che la direttiva UE 2008/98, già recepita nel nostro ordinamento, pone ai paesi membri entro il 2020: "la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine (...) sarà aumentata complessivamente almeno al 50 % in termini di peso".
E' necessario riciclare maggiori quantità di plastica
Il lancio di Recyclass è avvenuto il 25 aprile scorso da parte dell'associazione Plastics Recyclers Europe, l'associazione europea dei riciclatori di materie plastiche.
La progettazione attuale del packaging - denuncia l'associazione - minaccia il raggiungimento dei target di riciclo europei. La chiave di volta per un effettivo riciclo del packaging in plastica sta nel suo design.
La raccolta differenziata non può garantire il riciclo del packaging quando il suo design impedisce un completo svuotamento del contenuto o quando le combinazioni tra polimeri o altri componenti impediscono o compromettono processi di riciclo eco-efficienti.
Per deviare gli ingenti quantitativi di materie plastiche dalle discariche o termovalorizzatori verso gli impianti di riciclaggio, nel rispetto della gerarchia di gestione dei rifiuti dell'UE, la riciclabilità deve diventare uno dei criteri guida prioritari nel design del packaging.
Recyclass è lo strumento che Plastics Recyclers Europe ha sviluppato per guidare i progettisti verso un design che non sia solamente orientato alla riciclabilità ma alla scelta delle migliori opzioni possibili per un riciclo eco-efficiente.
Si tratta di un sistema di classificazione valido per tutta Europa che attribuisce una classe di riciclabilità a un qualsiasi packaging in plastica tramite lettere dalla A alla G, sulla falsariga delle sette classi di efficienza energetica dell'UE per gli elettrodomestici.
"E' da parecchi mesi che lavoriamo a questo progetto. Siamo in una fase preparatoria di test del nostro modello che sta avvenendo in diversi paesi europei con il coinvolgimento di diversi Partner Tecnici. Il nostro obiettivo è arrivare a presentare Recyclass alla Fiera di settore Interpack 2014 di Duesseldorf ,a maggio, con un evento speciale dedicato", dice Paolo Glerean coordinatore del progetto.
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
venerdì 19 aprile 2013
Il greenwashing di Laterlite
Esiste, tra Val Taro e Val Ceno, un nuovo eden, la fabbrica dei sogni.
Un paradiso terrestre nel quale rifiuti speciali e pericolosi vengono co-inceneriti senza produrre alcun danno ambientale, come più volte ribadito dall’azienda stessa.
Stiamo parlando dello stabilimento Laterlite di Rubbiano e delle zone di ricaduta delle emissioni del suo grande camino da 100 mila metri cubi/ora.
Il giornalino “Greentoso” (?), finanziato dalla Comunità Montana Ovest e distribuito in tutte le scuole medie ed elementari del territorio come strumento per la diffusione di buone pratiche di educazione ambientale, presenta, nel suo ultimo imperdibile numero di marzo 2013, una pagina interamente curata dalla multinazionale che produce argilla espansa co-incenerendo ogni anno 60 mila tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi.
Nella fiabesca ricostruzione, però, si legge delle palline di argilla espansa come di “soffici pop corn”, cotti in grandi forni e poi lasciati all’aria a “stagionare come salumi”. Leggiamo anche che Laterlite “riduce l’inquinamento e limita l’uso di energie non rinnovabili” (mentre invece gli oli esausti inceneriti dal bruciatore sono evidentemente considerati alla stregua di sole-acqua-vento). Abbiamo poi gli animaletti del Parco Taro e Ceno che si rifugiano tra gli alberi piantati dall’azienda, in un indeterminato e gioioso tripudio bucolico. Una descrizione poi dello straordinario “family day alla Laterlite” durante il quale i bambini hanno avuto l’imperdibile occasione di arrampicarsi su montagne di palline e di farsi truccare dai supereroi ed i genitori hanno potuto gustare una superlativa torta fritta.
Naturalmente nemmeno una parola sul processo di lavorazione adottato per ottenere le palline, nell’ambito del quale oli esausti ed emulsioni oleose vengono coincenerite, producendo una notevole quantità di emissioni al camino, che ricordiamo, sono fortemente mutagene e contengono diossine, metalli pesanti, policlorobifenili, ossidi di azoto e zolfo, ecc.
Un processo a forte impatto ambientale, che prevede una AIA (autorizzazione integrata ambiente) e come ribadito durante l’ultima riunione pubblica dal Dott. Pirondi di AUSL , presenta criticità sotto il profilo dell’impatto sanitario.
Ci lascia sbigottiti e disarmati il fatto che sia addirittura un ente pubblico, la Comunità Montana, a spendere soldi per produrre questo tipo di strumenti divulgativi. Un co-inceneritore di rifiuti pericolosi che diventa un esempio ambientale, un modello da replicare, una guida per l’educazione ambientale di un bambino.
Chiediamo a Bassi, sindaco di Varano e presidente della Comunità Montana, se ritenga corretto l’utilizzo di questi stratagemmi da parte di un’azienda palesemente intenzionata a mettere in pratica un’opera di greenwashing veramente stucchevole.
Vorremmo anche chiedere a tutti i sindaci dei comuni, che costituiscono la Giunta della Comunità Montana, se siano al corrente dei contenuti e dei modi del progetto “Greentoso” e se condividano la divulgazione nelle scuole del loro territorio di queste informazioni.
E’ davvero avvilente constatare come proprio le istituzioni garanti del territorio, della salute e della tutela ambientale si rendano complici di messaggi fuorvianti ed ingannevoli. Una, ennesima, brutta pagina (in questo caso letteralmente) di questa vicenda, in cui i cittadini chiedono spiegazioni e trasparenza, ma in cambio ottengono porte sbarrate e provocazioni.
Nel frattempo, dopo 4 mesi dalla conclusione della conferenza dei servizi, ancora non esiste il testo dell’autorizzazione. Intanto Laterlite, forse innervosita dalla visita di Arpa e Carabinieri (che hanno riscontrato infrazioni nello stoccaggio di rifiuti e sotto-prodotti) ha diffidato, tramite i suoi legali, addirittura il Comune di Solignano, reo di aver consegnato ad una associazione della documentazione relativa al procedimento AIA .
Invitiamo i cittadini a partecipare numerosi alla prima seduta pubblica dell’Osservatorio Ambientale, sabato 20 aprile ore 10,00 presso la sala del circolo di Rubbiano.
Tocca ai cittadini riprendersi il futuro.
Comitato Rubbiano per la Vita
Un paradiso terrestre nel quale rifiuti speciali e pericolosi vengono co-inceneriti senza produrre alcun danno ambientale, come più volte ribadito dall’azienda stessa.
Stiamo parlando dello stabilimento Laterlite di Rubbiano e delle zone di ricaduta delle emissioni del suo grande camino da 100 mila metri cubi/ora.
Il giornalino “Greentoso” (?), finanziato dalla Comunità Montana Ovest e distribuito in tutte le scuole medie ed elementari del territorio come strumento per la diffusione di buone pratiche di educazione ambientale, presenta, nel suo ultimo imperdibile numero di marzo 2013, una pagina interamente curata dalla multinazionale che produce argilla espansa co-incenerendo ogni anno 60 mila tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi.
Nella fiabesca ricostruzione, però, si legge delle palline di argilla espansa come di “soffici pop corn”, cotti in grandi forni e poi lasciati all’aria a “stagionare come salumi”. Leggiamo anche che Laterlite “riduce l’inquinamento e limita l’uso di energie non rinnovabili” (mentre invece gli oli esausti inceneriti dal bruciatore sono evidentemente considerati alla stregua di sole-acqua-vento). Abbiamo poi gli animaletti del Parco Taro e Ceno che si rifugiano tra gli alberi piantati dall’azienda, in un indeterminato e gioioso tripudio bucolico. Una descrizione poi dello straordinario “family day alla Laterlite” durante il quale i bambini hanno avuto l’imperdibile occasione di arrampicarsi su montagne di palline e di farsi truccare dai supereroi ed i genitori hanno potuto gustare una superlativa torta fritta.
Naturalmente nemmeno una parola sul processo di lavorazione adottato per ottenere le palline, nell’ambito del quale oli esausti ed emulsioni oleose vengono coincenerite, producendo una notevole quantità di emissioni al camino, che ricordiamo, sono fortemente mutagene e contengono diossine, metalli pesanti, policlorobifenili, ossidi di azoto e zolfo, ecc.
Un processo a forte impatto ambientale, che prevede una AIA (autorizzazione integrata ambiente) e come ribadito durante l’ultima riunione pubblica dal Dott. Pirondi di AUSL , presenta criticità sotto il profilo dell’impatto sanitario.
Ci lascia sbigottiti e disarmati il fatto che sia addirittura un ente pubblico, la Comunità Montana, a spendere soldi per produrre questo tipo di strumenti divulgativi. Un co-inceneritore di rifiuti pericolosi che diventa un esempio ambientale, un modello da replicare, una guida per l’educazione ambientale di un bambino.
Chiediamo a Bassi, sindaco di Varano e presidente della Comunità Montana, se ritenga corretto l’utilizzo di questi stratagemmi da parte di un’azienda palesemente intenzionata a mettere in pratica un’opera di greenwashing veramente stucchevole.
Vorremmo anche chiedere a tutti i sindaci dei comuni, che costituiscono la Giunta della Comunità Montana, se siano al corrente dei contenuti e dei modi del progetto “Greentoso” e se condividano la divulgazione nelle scuole del loro territorio di queste informazioni.
E’ davvero avvilente constatare come proprio le istituzioni garanti del territorio, della salute e della tutela ambientale si rendano complici di messaggi fuorvianti ed ingannevoli. Una, ennesima, brutta pagina (in questo caso letteralmente) di questa vicenda, in cui i cittadini chiedono spiegazioni e trasparenza, ma in cambio ottengono porte sbarrate e provocazioni.
Nel frattempo, dopo 4 mesi dalla conclusione della conferenza dei servizi, ancora non esiste il testo dell’autorizzazione. Intanto Laterlite, forse innervosita dalla visita di Arpa e Carabinieri (che hanno riscontrato infrazioni nello stoccaggio di rifiuti e sotto-prodotti) ha diffidato, tramite i suoi legali, addirittura il Comune di Solignano, reo di aver consegnato ad una associazione della documentazione relativa al procedimento AIA .
Invitiamo i cittadini a partecipare numerosi alla prima seduta pubblica dell’Osservatorio Ambientale, sabato 20 aprile ore 10,00 presso la sala del circolo di Rubbiano.
Tocca ai cittadini riprendersi il futuro.
Comitato Rubbiano per la Vita
martedì 9 aprile 2013
Legambiente premia la centrale a biomassa di Borgotaro
Dove
sta la virtù?
Dopo
aver premiato la centrale a grasso animale di Pegognaga, a dispetto
dei comitati di cittadini che si battono contro tali inceneritori e
le loro emissioni nocive, Legambiente raddoppia e premia anche una
centrale a cippato a Borgotaro.
La
medaglia d'argento di Legambiente, per “le migliori pratiche, va a
Bioenergy, all'Ausl di Parma ed alle Comunalie di Borgotaro, per la
locale centrale a cippato dell'ospedale.
Nel
commentare tali “migliori pratiche” l'associazione è però
costretta ad ammettere che l'ospedale valtarese, per coprire il
carico termico invernale, usa anche il gas metano, ma solo “nei
picchi di maggiore intensità”.
In
realtà il responsabile che sovraintende la centrale stessa, ha
spiegato in una assemblea alla Comunità Montana di Borgotaro che per
ridurre le emissioni del camino, e per aumentare il rendimento della
caldaia, la grande centrale non viene spenta mai.
La
caldaia infatti è mantenuta sempre accesa al 70% della sua potenza,
perché le maggiori emissioni nocive si hanno proprio nella fase di
accensione e spegnimento.
D'inverno
integrano il calore prodotto con quello della centrale a metano che,
nel progetto, avrebbe dovuto rimanere spenta.
Il
cippato che usano, poi, non è quello dei normali sfalci da potatura
per la pulizia dei boschi, come ampiamente propagandato, ma il
cippato di legna stagionata due anni: un anno all'aperto ed un anno
al coperto. Un accorgimento attuato delle comunalie per minimizzare
le emissioni, che però costa molto caro: la legna stagionata due
anni, infatti, viene venduta sul mercato anche a 18 euro al quintale.
Questa
medaglia è senza significato alcuno, senza alcun preteso risparmio.
L'esempio
di Borgotaro, bruciare cippato stagionato, non sarà certo seguito
dalle altre centrali esistenti o in cantiere, che bruceranno invece
cippato fresco, di legna vergine, con tutte le notevoli emissioni
nocive e le abbondanti ceneri del caso.
Giuliano
Serioli
giovedì 4 aprile 2013
A Langhirano stop all'inceneritore a grasso animale
- Rettifica -
Lunedì sera il pubblico ha gremito la sala consiliare del municipio, per sentire cosa si decideva sul
progetto di centrale a biomassa di Cozzano.
Il sindaco ha proposto una variante al Rue (regolamento edilizio-urbanistico) in cui la cogenerazione di scarti di lavorazione del prosciutto non sia consentita all'interno del territorio comunale, almeno fino a che non sia predisposto un piano delle energie rinnovabili che dimostri la loro sostenibilità.
Bovis quindi ha sospeso l'iter in corso per il cogeneratore di Cozzano, richiesto da Gualerzi e Beretta, facendo dire al suo assessore che nel territorio si preferisce sviluppare le rinnovabili tramite il sole, l'acqua, il vento.
L'energia da biomasse non convince, confligge con la vocazione agroalimentare e turistica del territorio.
La minoranza di destra si astiene.
La gente conta, i comitati hanno le idee chiare, il sindaco Bovis ne ha tratto le conseguenze.
Questa volta ha vinto il buon senso e l'attenzione alle preoccupazioni e richieste dei cittadini.
La decisione di Langhirano dovrebbe fare scuola in tutto il territorio per indicare una strada maestra che salvaguardi le aree vocate, il diritto alla salute, i marchi di prestigio che il mondo ci invidia, ma che noi spesso buttiamo via, dando per scontato che nulla li possa corrompere.
Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma
19 marzo 2013
Lunedì sera il pubblico ha gremito la sala consiliare del municipio, per sentire cosa si decideva sul
progetto di centrale a biomassa di Cozzano.
Il sindaco ha proposto una variante al Rue (regolamento edilizio-urbanistico) in cui la cogenerazione di scarti di lavorazione del prosciutto non sia consentita all'interno del territorio comunale, almeno fino a che non sia predisposto un piano delle energie rinnovabili che dimostri la loro sostenibilità.
Bovis quindi ha sospeso l'iter in corso per il cogeneratore di Cozzano, richiesto da Gualerzi e Beretta, facendo dire al suo assessore che nel territorio si preferisce sviluppare le rinnovabili tramite il sole, l'acqua, il vento.
L'energia da biomasse non convince, confligge con la vocazione agroalimentare e turistica del territorio.
La minoranza di destra si astiene.
La gente conta, i comitati hanno le idee chiare, il sindaco Bovis ne ha tratto le conseguenze.
Questa volta ha vinto il buon senso e l'attenzione alle preoccupazioni e richieste dei cittadini.
La decisione di Langhirano dovrebbe fare scuola in tutto il territorio per indicare una strada maestra che salvaguardi le aree vocate, il diritto alla salute, i marchi di prestigio che il mondo ci invidia, ma che noi spesso buttiamo via, dando per scontato che nulla li possa corrompere.
Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma
19 marzo 2013
mercoledì 27 marzo 2013
Una proposta di legge chiude le cave di Pietre Verdi
Commento al disegno di legge d’iniziativa dei senatori
CASSON, FILIPPI MARCO, BUBBICO, FEDELI, IGNAZIO MARINO, AMATI, GRANAIOLA,
FORNARO, BORIOLI, FABBRI,depositato in Senato il 15 / 03 / 2013
"Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell'ambiente dall'amianto, nonché
delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di amianto."
Nella legislazione italiana in materia di amianto c’è ancora tanto da fare. Non sono solo carenze legislative; si tratta anche di norme aberranti e probabilmente anticostituzionali.
"Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell'ambiente dall'amianto, nonché
delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di amianto."
Nella legislazione italiana in materia di amianto c’è ancora tanto da fare. Non sono solo carenze legislative; si tratta anche di norme aberranti e probabilmente anticostituzionali.
Nel vastissimo e
articolato contesto sanitario/previdenziale/ambientale legato alla
contaminazione da amianto, i comitati e le associazioni che si battono per la
proibizione all’estrazione e utilizzo, a qualsiasi titolo, della “pietra verde”
hanno ottenuto da numerosi parlamentari dell’ attuale legislatura il
riconoscimento della fondatezza delle proprie istanze.
Dunque, per la prima
volta a livello parlamentare dal 1996, la questione "Pietre Verdi"
esce dal limbo dei problemi oscurati dalla politica asservita alle lobby.
Nei
numerosi incontri avuti in quest’ultimo anno con figure istituzionali, come
componenti del CNA (comitato nazionale amianto) abbiamo sottoposto la questione
“Pietre Verdi” in tutta la loro complessità richiedendo che il Parlamento
adottasse una modifica di legge che proibisse l’uso delle “Pietre Verdi”.
L’articolo
13 corrisponde esattamente al testo da noi proposto. Ringrazio il Sen. Casson
per aver condiviso la necessità di proporre al Parlamento la proibizione
assoluta all’utilizzo delle Pietre Verdi. Certo il
percorso è ancora lungo e carico di insidie, ma noi siamo tenaci !
Fabio Paterniti
martedì 26 marzo 2013
Comitati e Consorzio
Cozzano, venerdì 22 marzo.
All'assemblea contro l'inceneritore a grasso stesso pienone del lunedì dell'assemblea comunale di Langhirano.
Gente di montagna che ha capito le intenzioni solo speculative dei grossi prosciuttai a danno della salute di tutti e del territorio.
La presenza del sindaco Bovis è servita a rimarcare la decisione del comune di lunedì scorso di applicare una variante di carattere ambientale al RUE : non sono consentiti all'interno del territorio comunale impianti di combustione di biomassa di alcun tipo; solo energie rinnovabili da acqua, sole e vento e impianti a biogas, per le aziende agricole, di potenza non superiore ai 200 kW.
Grande soddisfazione per gli esponenti del comitato del Poggio presenti.
Finalmente un'amministratore ha il coraggio di sposare la loro lotta contro Citterio, il contrario di ciò che ha fatto il sindaco di Felino Lori.
La presa di posizione di Bovis può costituire il precedente per mettere in discussione, dal punto di vista ambientale, anche l'autorizzazione urbanistica con cui il comune di Felino ha dato il via libera a Citterio
per l'inceneritore.
Applauditissima, poi, la presa di posizione del prosciuttificio Folzani di Felino che stigmatizzava il comunicato con cui il presidente del Consorzio del prosciutto negava la sua partecipazione all'assemblea di Cozzano.
Tanara, infatti, presidente del Consorzio del Prosciutto, ha detto di no all'assemblea. Non gli interessava confrontarsi con la gente del comitato. Ci ha tenuto, però, ad elargire le sue perle di saggezza, il
suo pensiero di industriale "responsabile".
Le sue parole : ".. un argomento vitale come quello della salute pubblica richiede sempre e necessariamente il metodo della razionalità.
Ogni altra modalità di discussione o di denuncia, infatti, rischia di far prevalere l’emotività e le ideologie.. È per questo motivo che preferiamo non aderire all'invito proposto. "
Evidentemente pensa di liquidare i comitati di Cozzano e del Poggio come fossero preda di chissà quale estremismo ideologico, mentre tra di loro non c'è nessun partito e nessuna professione ideologica. O come preda dell'effetto Nimby, come non volessero quegli impianti nel cortile di casa.
Come se dopo l'autorizzazione a Citterio, il contagio di far soldi bruciando il grasso non si fosse già trasmesso ad altri, coinvolgendo tutta la foodvalley.
Contro gli umori di pancia, la razionalità! Dice il nostro.
Ma è razionale bruciare grasso animale al Poggio?
E' razionale che, invece di spedire un camion al giorno di scarti all'industria del petfood, si accenda un motore che ha la cilindrata di 10 grossi camion perennemente in moto 24 ore su 24?
Che in un anno immettono nell'aria 3500 t. di CO2, 12 t. di ossidi di azoto, 5 t. di CO, 1 t. di polveri sottili e sicuramente anche DIOSSINA?
Ha senso che il presidente del Consorzio si investi di responsabilità sociale, sottintendendo che è ciò che manca ai comitati?
Non è piuttosto vero il contrario?
I comitati, battendosi contro la non sostenibilità ambientale dell'inceneritore, si battono anche per la vocazione agroalimentare del territorio, per la sua vocazione a produzioni di eccellenza, quale il
prosciutto stesso.
Cosa che non si può dire certamente di Citterio, il cui unico fine sono gli incentivi europei e la tariffa onnicomprensiva del GSE.
E ancor meno del Consorzio che non si preoccupa neanche del danno che le emissioni provocheranno al suo prodotto. Del danno di immagine che deriverà a tanti piccoli produttori come la Folzani che non seguono la
politica dei grandi prosciuttai.
Serve davvero il PAES, un piano di azione per lo sviluppo delle energie rinnovabili, come è venuto a dirci il prof. Setti dell'Università di Bologna, basito appena ha saputo dell'inceneritore autorizzato proprio
lì a Felino dove teneva la sua conferenza.
Il PAES, finirà che lo faranno i comitati assieme agli amministratori, questi si davvero socialmente responsabili.
Cozzano 22-03- 2013
Reteambienteparma
Serioli Giuliano
All'assemblea contro l'inceneritore a grasso stesso pienone del lunedì dell'assemblea comunale di Langhirano.
Gente di montagna che ha capito le intenzioni solo speculative dei grossi prosciuttai a danno della salute di tutti e del territorio.
La presenza del sindaco Bovis è servita a rimarcare la decisione del comune di lunedì scorso di applicare una variante di carattere ambientale al RUE : non sono consentiti all'interno del territorio comunale impianti di combustione di biomassa di alcun tipo; solo energie rinnovabili da acqua, sole e vento e impianti a biogas, per le aziende agricole, di potenza non superiore ai 200 kW.
Grande soddisfazione per gli esponenti del comitato del Poggio presenti.
Finalmente un'amministratore ha il coraggio di sposare la loro lotta contro Citterio, il contrario di ciò che ha fatto il sindaco di Felino Lori.
La presa di posizione di Bovis può costituire il precedente per mettere in discussione, dal punto di vista ambientale, anche l'autorizzazione urbanistica con cui il comune di Felino ha dato il via libera a Citterio
per l'inceneritore.
Applauditissima, poi, la presa di posizione del prosciuttificio Folzani di Felino che stigmatizzava il comunicato con cui il presidente del Consorzio del prosciutto negava la sua partecipazione all'assemblea di Cozzano.
Tanara, infatti, presidente del Consorzio del Prosciutto, ha detto di no all'assemblea. Non gli interessava confrontarsi con la gente del comitato. Ci ha tenuto, però, ad elargire le sue perle di saggezza, il
suo pensiero di industriale "responsabile".
Le sue parole : ".. un argomento vitale come quello della salute pubblica richiede sempre e necessariamente il metodo della razionalità.
Ogni altra modalità di discussione o di denuncia, infatti, rischia di far prevalere l’emotività e le ideologie.. È per questo motivo che preferiamo non aderire all'invito proposto. "
Evidentemente pensa di liquidare i comitati di Cozzano e del Poggio come fossero preda di chissà quale estremismo ideologico, mentre tra di loro non c'è nessun partito e nessuna professione ideologica. O come preda dell'effetto Nimby, come non volessero quegli impianti nel cortile di casa.
Come se dopo l'autorizzazione a Citterio, il contagio di far soldi bruciando il grasso non si fosse già trasmesso ad altri, coinvolgendo tutta la foodvalley.
Contro gli umori di pancia, la razionalità! Dice il nostro.
Ma è razionale bruciare grasso animale al Poggio?
E' razionale che, invece di spedire un camion al giorno di scarti all'industria del petfood, si accenda un motore che ha la cilindrata di 10 grossi camion perennemente in moto 24 ore su 24?
Che in un anno immettono nell'aria 3500 t. di CO2, 12 t. di ossidi di azoto, 5 t. di CO, 1 t. di polveri sottili e sicuramente anche DIOSSINA?
Ha senso che il presidente del Consorzio si investi di responsabilità sociale, sottintendendo che è ciò che manca ai comitati?
Non è piuttosto vero il contrario?
I comitati, battendosi contro la non sostenibilità ambientale dell'inceneritore, si battono anche per la vocazione agroalimentare del territorio, per la sua vocazione a produzioni di eccellenza, quale il
prosciutto stesso.
Cosa che non si può dire certamente di Citterio, il cui unico fine sono gli incentivi europei e la tariffa onnicomprensiva del GSE.
E ancor meno del Consorzio che non si preoccupa neanche del danno che le emissioni provocheranno al suo prodotto. Del danno di immagine che deriverà a tanti piccoli produttori come la Folzani che non seguono la
politica dei grandi prosciuttai.
Serve davvero il PAES, un piano di azione per lo sviluppo delle energie rinnovabili, come è venuto a dirci il prof. Setti dell'Università di Bologna, basito appena ha saputo dell'inceneritore autorizzato proprio
lì a Felino dove teneva la sua conferenza.
Il PAES, finirà che lo faranno i comitati assieme agli amministratori, questi si davvero socialmente responsabili.
Cozzano 22-03- 2013
Reteambienteparma
Serioli Giuliano
mercoledì 6 marzo 2013
Rubbiano, l'autorizzazione fantasma
Lo scorso 18 dicembre la Provincia di Parma, come ente responsabile, ha confermato la chiusura positiva dell’iter autorizzativo per il rinnovo dell'Aia, riguardante il coincenerimento di rifiuti speciali pericolosi di Laterlite, a Rubbiano.
Il provvedimento ha ottenuto il via libera in sole tre sole sedute della conferenza dei servizi, suscitando stupore per la celerità davvero sorprendente con la quale viene nuovamente rilasciata un’autorizzazione molto discussa e contestata.
Sono passati tre mesi e dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) non vi è traccia.
Il rinnovo, come detto, è avvenuto a tappe forzate, ma per il momento nessuno vedere il documento.
Le linee guida di una nuova autorizzazione devono tendere ad un miglioramento complessivo degli standard ambientali.
Per questo il comitato Rubbiano per la vita chiede che si renda pubblica l’Aia.
Vorremmo verificare quali sono le misure adottate per ridurre sensibilmente le emissioni in atmosfera, passaggio obbligato per alleggerire l’impatto ambientale, in aderenza con la direttiva vigente.
I temi dell’informazione e della trasparenza sono importanti.
Non è stato possibile partecipare come comitato alla conferenza dei servizi, rimasta off-limits per i cittadini.
Contiamo quindi che a breve ci sia la convocazione del rinnovato Osservatorio Ambientale, per approfondire con gli enti preposti le motivazioni che hanno portato al rinnovo e le novità introdotte ai fini del miglioramento degli impatti.
Ci pare del tutto evidente che consideriamo scontata la consegna del documento di AIA in tempi brevi: non è pensabile che ci voglia più tempo per distribuire un documento che per approvarlo.
Comitato Rubbiano per la Vita
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