"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)

martedì 26 maggio 2015

La reale funzione del bosco

Una visione che nel nostro Appennino sta inesorabilmente svanendo

Gli indirizzi del nuovo piano regionale forestale dell'Emilia-Romagna ci costringono ad una sfilza di codici, sigle, allegati, acronimi...
Tutto per sentirci ripetere i principi ecologici, paesaggistici, sociali, idrogeologici, di crescita della biodiversità come rituale obbligato.


In realtà il succo del discorso finisce per essere tutto sulla legna da ardere, sulla sua commercializzazione e sulle bioenergie, cioè la combustione di cippato.
Gli stanziamenti da parte della Regione, infatti, vanno solo lì.
Il “riconoscimento dei servizi ecosistemici resi dalle foreste” avrebbe davvero senso se fosse legato ad esempio a fenomeni come l'allagamento della città per l'alluvione del Baganza, per spiegarne le motivazioni e realizzare una seria prevenzione, che parte proprio dal bosco e dalle sue capacità di trattenere le acque meteoriche.
I “servizi ecosistemici” forniti dai boschi sono essenziali per tutto il territorio.
Rappresentano la salvaguardia della biodiversità di flora e fauna, la regimazione e purificazione delle acque, il consolidamento del suolo, la produzione di legname d’opera e di combustibile, la produzione di eccellenze come i funghi, e funzionano come luogo di svago, di ricreazione educativa ed estetica, e infine e soprattutto aiutano la stabilizzazione climatica.
I boschi, infatti, consentono di fissare nella biomassa vegetale l’anidride carbonica atmosferica.
Una tonnellata di CO2 viene sottratta da 18 metri cubi di biomassa legnosa in piedi o all'impianto, come si dice.
Il patrimonio boschivo o forestale svolge un’insostituibile funzione di regolazione climatica che compensa le emissioni dovute all’uso di combustibili fossili prodotti principalmente nelle zone industrializzate di pianura.
Perché dunque non porsi l'obiettivo che a questi “servizi naturali” sia riconosciuto un corrispettivo economico che vada a vantaggio di chi contribuisce al mantenimento dell’ecosistema, come sostiene da anni dall'ingegner Massimo Silvestri?
Come abbiamo visto, coloro che si occupano di foreste, stanno agendo nell’ottica dell’uso delle biomasse forestali come materia da bruciare in sostituzione dei combustibili fossili, mentre ciò che importa sempre più per il nostro territorio è incrementare la funzione di resilienza dei boschi nei confronti dei veleni della pianura padana.
Ciò che importa è la quantità di CO2 che viene stoccata nella biomassa, non quella che viene bruciata.
Le nostre foreste crescono mediamente di 4 metri cubi all'anno per ogni ettaro boscato.
L'accrescimento forestale quindi porta alla fissazione di sempre maggior CO2.
Una volta certificate le risorse forestali perché non venderle come titoli con asta pubblica, conservando intatto l'apparato boschivo accresciuto?
La Regione Piemonte ha dato notizia nel 2013 dei primi interventi di gestione forestale che produrranno crediti tra i 30 e i 35 euro per tonnellata di CO2 vantati dagli operatori forestali, corrispettivi di debiti la cui compensazione viene richiesta, su base volontaria, dagli operatori economici .
Tali interventi verrebbero utilizzati per compensare le emissioni di settori industriali “energeticamente intensivi” ed “obbligati” alla riduzione delle emissioni: cementifici, inceneritori, industrie metallurgiche, industria dell'alluminio.
Una valorizzazione dei crediti di fissazione di carbonio forestale attorno a 35 €/t di CO2 consentirebbe di compensare il proprietario del fondo con un importo circa eguale a quello che lo stesso riceve da un’azienda di taglio boschivo.
Con la differenza che il bosco rimarrebbero in piedi.
Una tonnellata di CO2 corrisponde circa a 14 tonnellate di legna in piedi che, se tagliata al prezzo corrente di 6,5 euro/t., darebbe circa 70 euro, cioè il doppio di quanto verrebbe pagata da chi acquista il bosco per tagliarlo e di cui la metà andrebbe al proprietario del bosco stesso.
In tal modo si costituirebbero effettivamente consorzi di proprietari di boschi, ora esistenti solo sulla carta, in grado di sviluppare una corretta pianificazione delle utilizzazioni boschive, lasciate ora al taglio selvaggio ed indiscriminato.
I proventi andrebbero a coprire l’insostituibile funzione ecologica che questi territori montani, economicamente marginalizzati, hanno nella compensazione degli squilibri apportati all’ambiente dalle zone industrializzate, restituendo loro dignità e valore e fornendo una concreto sostegno al loro sviluppo turistico-commerciale.
Uno scenario che nel nostro Appennino sta inesorabilmente svanendo.

Giuliano Serioli
26 maggio 2015

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

giovedì 23 aprile 2015

L’aggressione al nostro territorio continua senza sosta

Sono ancora i tagli a caratterizzare gli scenari delle terre alte

Il tratto della Val Baganza che va da Calestano a Tavolana, tra il Monte Croce e il Monte Castello, e uno dei più suggestivi e spettacolari la cui bellezza è dovuta soprattutto all’integrità del manto boschivo. Ma è anche un luogo ad alto rischio idrogeologico per la presenza di diverse frane attive e, in particolare, quella della Riva dei Preti.


Il Monte Castello; la foto è stata scattata un anno fa.

Purtroppo anche in questa zona è iniziata l’attività di taglio che in breve porterà un forte degrado paesaggistico e, allo stesso tempo, aumenterà ulteriormente il già alto rischio idrogeologico privando questo territorio della sua naturale protezione.


In questa foto, scattata nei giorni scorsi, si può osservare, in alto a destra, linizio di un taglio su un ripidissimo pendio proprio sopra la frana della Riva dei Preti. Al momento il taglio è ancora limitato ma, molto probabilmente proseguirà, togliendo una naturale protezione in una delle zone più problematiche del nostro territorio.


Se i tagli continueranno in questa zona, oltre ad aumentare il rischio idrogeologico, causeranno un grave degrado paesaggistico così com'è avvenuto sul Montagnana.
La foto sottostante, scattata nello scorso febbraio da Canesano, mostra la condizione in cui si trova attualmente il Monte Montagnana.


Questa foto, scattata nei giorni scorsi, mostra il taglio effettuato di recente sotto la strada provinciale in un luogo (il castello di Ravarano) tra i più caratteristici della nostra valle. Si osservi la fortissima pendenza e l’estrema precarietà del territorio da un punto di vista idrogeologico.


Si è poi provveduto con un escavatore a realizzare una strada al solo scopo di trasportare la legna. Questa strada resterà nei prossimi anni priva di manutenzione e modificherà il deflusso delle acque piovane con effetti del tutto imprevedibili.


La costruzione di questa strada è stata autorizzata dall'ufficio tecnico del comune?

È stata fatta una valutazione dell’impatto che una simile opera ha sull'integrità del territorio?

È mai possibile che chiunque, con un escavatore, possa aprire piste, sbancare i pendii, ecc., senza alcuna valutazione del rischio che ciò comporta?

Come è possibile consentire la realizzazione di queste opere che sfregiano la bellezza del nostro territorio e aumentano il rischio del dissesto al solo scopo di trasportare poche migliaia di euro di legna?


Il Monte Scaletta e il Castello di Ravarano una delle zone più suggestive della nostra valle fortemente minacciata da un sfruttamento predatorio delle risorse boschive.

Cosa prevede la normativa

I boschi documentati in queste pagine, come la stragrande maggioranza dei boschi del nostro territorio, non sono boschi cedui (tagliati regolarmente ogni 20/25 anni) ma bensì cedui invecchiati (cedui semplici che hanno saltato uno o più turni di ceduazione) o cedui composti (boschi in cui si trovano contemporaneamente piante dalto fusto e polloni originati dalle ceppaie). Per questa tipologia di boschi lart. 59 delle PM e PF (Prescrizioni di Massima e di Polizia Forestale della Regione Emilia Romagna) prevede che venga favorita la conversione ad alto fusto.

Lart. 15 prevede inoltre che nelle aree forestali aventi una pendenza superiore al 100% e nelle frane attive e recenti venga favorita levoluzione naturale della vegetazione. I boschi in questione presentano entrambi queste caratteristiche.

Infine per ciò che riguarda lapertura di strade per lesbosco lart. 20 prevede quanto segue:

L'apertura e l'allargamento nonché la manutenzione ed il ripristino che comportino movimento di terreno di strade e piste forestali e mulattiere possono essere effettuati solamente previa autorizzazione ai sensi dell'art. 34 della L.R. n. 47/1978 e, laddove esistenti, nel rispetto delle previsioni dei Piani economici vigenti (art. 10 della L.R. n. 30/1981).
L' Ente delegato competente per territorio al fine di contenere fenomeni erosivi a carico delle scarpate può imporre l' inerbimento delle stesse o comunque la loro stabilizzazione attraverso interventi di ingegneria naturalistica.
Analogamente, l'Ente delegato, al fine di ridurre l'eventuale dissesto idrogeologico o fenomeni erosivi, può imporre il ripristino della vegetazione, mediante impianto artificiale, nei luoghi adibiti all'asportazione dei prodotti boschivi, qualora non si valuti opportuna la conservazione per le utilizzazioni future delle vie di esbosco e dei piazzali di deposito e di prima lavorazione aperti temporaneamente.

La strada in questione, come tutte le altre, vengono tracciate con brutali sbancamenti dagli escavatori e poi abbandonate a se stesse senza alcun intervento di manutenzione.


La normativa vigente, se propriamente applicata, consente uno sfruttamento sostenibile delle risorse forestali senza mettere a repentaglio lintegrità del territorio e le sue bellezze naturalistiche.

Ci domandiamo come mai le nostre amministrazioni e in particolare lUnione Montana (ex Comunità Montana) a cui è delegato il rilascio delle autorizzazioni di taglio, non abbiano a cuore lintegrità e la salvaguardia del nostro territorio?



sabato 11 aprile 2015

Dalla TiBre alla TiTre, una bufala milionaria

Dalla TiBre alla TiTre, una bufala milionaria
La Tirreno Brennero è il nostro Tav: oggi pomeriggio la manifestazione

La cosiddetta Tirreno Brennero, autostrada che collegherebbe il mare con le Alpi, è una bufala.
Non verrà mai costruita per intero, semplicemente per mancanza di fondi.
Il tratto tra Fontevivo e Trecasali, Titre, la cui costruzione sta per partire, rimarrà monco, si perderà nella campagna.
Come l'immagine surreale di una strada che non va da nessuna parte.
Perché farlo allora?
Perché è in autofinanziamento di Autocisa.


E dove trova i soldi? Aumentando del 7,5% i pedaggi autostradali tra il 2011 ed il 2018.
Li ha già presi e continuerà a prenderli dalle nostre tasche.
Semplice come passare sotto il varco del Viapass.
La Tibre è un vecchio progetto degli anni '70, rimasto nel cassetto, finché il rinnovo della concessione ad Autocisa in cambio di investimenti da parte della stessa non lo ha fatto riemergere dell'album degli orrori.
E' tornato il progetto, l'opera rimane inutile.
Non per chi costruisce.
Autocisa ha avuto la proroga della concessione, ha raccolto i soldi dagli ignari automobilisti, una ditta di costruzioni nota ha già vinto l'asta.
Pura speculazione, grasso che cola solo per alcuni, un affare obbligato e giusto per l'Unione Industriali.
D'altra parte, a suo tempo, la Provincia di Bernazzoli ed i Comuni attraversati dall'opera avevano dato il loro benestare, in cambio di alcune compensazioni ridicole ed invasive.
Si era opposto solo il Comitato di Trecasali, Ctt, nato contro la centrale a cippato da 130.000 tonnellate di Eridania, che poi alla fine non si è fatta.
Ora si tratta di mettersi a fianco del Comitato, per impedire che aborto stradale venga alla luce.
Si tratta di impedire che terreni agricoli essenziali per la produzione del parmigiano-reggiano vengano svenduti, asfaltati e persi per sempre.
Ci si meraviglia anzi che il Consorzio Parmigiano non si sia mai espresso e continui a tacere.
Sabato 11 aprile alle ore 15 si svolgerà la manifestazione a Trecasali e Sissa.
TiBre TiTre? Diventerà la nostra Tav!

Giuliano Serioli
11 aprile 2015
Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense