"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)

mercoledì 27 marzo 2013

Una proposta di legge chiude le cave di Pietre Verdi


Commento al disegno di legge d’iniziativa dei senatori CASSON, FILIPPI MARCO, BUBBICO, FEDELI, IGNAZIO MARINO, AMATI, GRANAIOLA, FORNARO, BORIOLI, FABBRI,depositato in Senato il 15 / 03 / 2013
"Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell'ambiente dall'amianto, nonché
delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di amianto."


Nella legislazione italiana in materia di amianto c’è ancora tanto da fare. Non sono solo carenze legislative; si tratta anche di norme aberranti e probabilmente anticostituzionali.
Nel vastissimo e articolato contesto sanitario/previdenziale/ambientale legato alla contaminazione da amianto, i comitati e le associazioni che si battono per la proibizione all’estrazione e utilizzo, a qualsiasi titolo, della “pietra verde” hanno ottenuto da numerosi parlamentari dell’ attuale legislatura il riconoscimento della fondatezza delle proprie istanze.

Dunque, per la prima volta a livello parlamentare dal 1996, la questione "Pietre Verdi" esce dal limbo dei problemi oscurati dalla politica asservita alle lobby.

Nei numerosi incontri avuti in quest’ultimo anno con figure istituzionali, come componenti del CNA (comitato nazionale amianto) abbiamo sottoposto la questione “Pietre Verdi” in tutta la loro complessità richiedendo che il Parlamento adottasse una modifica di legge che proibisse l’uso delle “Pietre Verdi”.

L’articolo 13 corrisponde esattamente al testo da noi proposto. Ringrazio il Sen. Casson per aver condiviso la necessità di proporre al Parlamento la proibizione assoluta all’utilizzo delle Pietre Verdi. Certo il percorso è ancora lungo e carico di insidie, ma noi siamo tenaci !

Fabio Paterniti

martedì 26 marzo 2013

Comitati e Consorzio

Cozzano, venerdì 22 marzo.

All'assemblea contro l'inceneritore a grasso stesso pienone del lunedì dell'assemblea comunale di Langhirano.
Gente di montagna che ha capito le intenzioni solo speculative dei grossi prosciuttai a danno della salute di tutti e del territorio.
La presenza del sindaco Bovis è servita a rimarcare la decisione del comune di lunedì scorso di applicare una variante di carattere ambientale al RUE : non sono consentiti all'interno del territorio comunale impianti di combustione di biomassa di alcun tipo; solo energie rinnovabili da acqua, sole e vento e impianti a biogas, per le aziende agricole, di potenza non superiore ai 200 kW.
Grande soddisfazione per gli esponenti del comitato del Poggio presenti.
Finalmente un'amministratore ha il coraggio di sposare la loro lotta contro Citterio, il contrario di ciò che ha fatto il sindaco di Felino Lori.
La presa di posizione di Bovis può costituire il precedente per mettere in discussione, dal punto di vista ambientale, anche l'autorizzazione urbanistica con cui il comune di Felino ha dato il via libera a Citterio
per l'inceneritore.

Applauditissima, poi, la presa di posizione del prosciuttificio Folzani di Felino che stigmatizzava il comunicato con cui il presidente del Consorzio del prosciutto negava la sua partecipazione all'assemblea di Cozzano.

Tanara, infatti, presidente del Consorzio del Prosciutto, ha detto di no all'assemblea. Non gli interessava confrontarsi con la gente del comitato. Ci ha tenuto, però, ad elargire le sue perle di saggezza, il
suo pensiero di industriale "responsabile".
Le sue parole : ".. un argomento vitale come quello della salute pubblica richiede sempre e necessariamente il metodo della razionalità.
Ogni altra modalità di discussione o di denuncia, infatti, rischia di far prevalere l’emotività e le ideologie.. È per questo motivo che preferiamo non aderire all'invito proposto. "
Evidentemente pensa di liquidare i comitati di Cozzano e del Poggio come fossero preda di chissà quale estremismo ideologico, mentre tra di loro non c'è nessun partito e nessuna professione ideologica. O come  preda dell'effetto Nimby, come non volessero quegli impianti nel cortile di casa.
Come se dopo l'autorizzazione a Citterio, il contagio di far soldi bruciando il grasso non si fosse già trasmesso ad altri, coinvolgendo tutta la foodvalley.

Contro gli umori di pancia, la razionalità! Dice il nostro.

Ma è razionale bruciare grasso animale al Poggio?

E' razionale che, invece di spedire un camion al giorno di scarti all'industria del petfood, si accenda un motore che ha la cilindrata di 10 grossi camion perennemente in moto 24 ore su 24?

Che in un anno immettono nell'aria 3500 t. di CO2, 12 t. di ossidi di azoto, 5 t. di CO, 1 t. di polveri sottili e sicuramente anche DIOSSINA?
Ha senso che il presidente del Consorzio si investi di responsabilità sociale, sottintendendo che è ciò che manca ai comitati?
Non è piuttosto vero il contrario?

I comitati, battendosi contro la non sostenibilità ambientale dell'inceneritore, si battono anche per la vocazione agroalimentare del territorio, per la sua vocazione a produzioni di eccellenza, quale il
prosciutto stesso.

Cosa che non si può dire certamente di Citterio, il cui unico fine sono gli incentivi europei e la tariffa onnicomprensiva del GSE.

E ancor meno del Consorzio che non si preoccupa neanche del danno che le emissioni provocheranno al suo prodotto. Del danno di immagine che deriverà a tanti piccoli produttori come la Folzani che non seguono la
politica dei grandi prosciuttai.

Serve davvero il PAES, un piano di azione per lo sviluppo delle energie rinnovabili, come è venuto a dirci il prof. Setti dell'Università di Bologna, basito appena ha saputo dell'inceneritore autorizzato proprio
lì a Felino dove teneva la sua conferenza.

Il PAES, finirà che lo faranno i comitati assieme agli amministratori, questi si davvero socialmente responsabili.

Cozzano 22-03- 2013
Reteambienteparma
Serioli Giuliano

mercoledì 6 marzo 2013

Rubbiano, l'autorizzazione fantasma


Lo scorso 18 dicembre la Provincia di Parma, come ente responsabile, ha confermato la chiusura positiva dell’iter autorizzativo per il rinnovo dell'Aia, riguardante il coincenerimento di rifiuti speciali pericolosi di Laterlite, a Rubbiano.
Il provvedimento ha ottenuto il via libera in sole tre sole sedute della conferenza dei servizi, suscitando stupore per la celerità davvero sorprendente con la quale viene nuovamente rilasciata un’autorizzazione molto discussa e contestata.
Sono passati tre mesi e dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) non vi è traccia.
Il rinnovo, come detto, è avvenuto a tappe forzate, ma per il momento nessuno vedere il documento.
Le linee guida di una nuova autorizzazione devono tendere ad un miglioramento complessivo degli standard ambientali.
Per questo il comitato Rubbiano per la vita chiede che si renda pubblica l’Aia.
Vorremmo verificare quali sono le misure adottate per ridurre sensibilmente le emissioni in atmosfera, passaggio obbligato per alleggerire l’impatto ambientale, in aderenza con la direttiva vigente.
I temi dell’informazione e della trasparenza sono importanti.
Non è stato possibile partecipare come comitato alla conferenza dei servizi, rimasta off-limits per i cittadini.
Contiamo quindi che a breve ci sia la convocazione del rinnovato Osservatorio Ambientale, per approfondire con gli enti preposti le motivazioni che hanno portato al rinnovo e le novità introdotte ai fini del miglioramento degli impatti.
Ci pare del tutto evidente che consideriamo scontata la consegna del documento di AIA in tempi brevi: non è pensabile che ci voglia più tempo per distribuire un documento che per approvarlo.

Comitato Rubbiano per la Vita

giovedì 14 febbraio 2013

Monitoraggio sanitario, a Rubbiano cittadini di serie B?

“Garantire sicurezza al territorio e ai cittadini. E’ questo l’obiettivo dell’attività di monitoraggio programmata, su mandato delle istituzioni, dall’Ausl di Parma prima dell’avvio del termovalorizzatore”.
Con queste rassicuranti parole inizia il comunicato stampa diramato dalla Provincia di Parma a seguito della presentazione del progetto di sorveglianza sanitaria che servirà ad evidenziare gli eventuali effetti nocivi delle emissioni del costruendo inceneritore di Parma.
Non un gran sollievo per i cittadini coinvolti nelle zone di ricaduta, che almeno potranno controllare il livello di peggioramento del territorio in cui vivono legato all’incenerimento di 130 mila tonnellate all’anno di rifiuti, perché certamente la condizione non potrà migliorare.
Noi che viviamo a Rubbiano, Ramiola, Fornovo, ecc. , invece, un impianto di co-incenerimento di rifiuti speciali pericolosi lo abbiamo già, a due passi dai centri abitati, con emissioni inquinanti, ampiamente certificate, ma per noi nessun piano di monitoraggio e analisi. Si tratta dello stabilimento di Laterlite, per il quale la Provincia stessa autorizza il co-incenerimento di 65 tonnellate all’anno di oli esausti ed emulsioni oleose.
O, perlomeno, queste erano le quantità autorizzate dall’AIA in scadenza a fine 2012. Della nuova autorizzazione infatti non sappiamo nulla, la conferenza dei servizi è rimasta off-limits per i rappresentanti dei cittadini.
Il comitato però non si è dato per vinto ed ha inviato alla stessa conferenza le proprie considerazioni e richieste.
Una di queste riguarda proprio l’esecuzione di uno studio epidemiologico e di monitoraggi sulle matrici ambientali, al fine di approfondire il tema dell’impatto sanitario e verificare se ciò possa essere riferibile alle emissioni di Laterlite.
Naturalmente per fare questo serve studiare precisamente le zone di ricaduta, in relazioni ai venti, alle correnti ed ai fenomeni climatici come l’inversione termica. Abbiamo anche chiesto l’analisi di matrici biologiche: aria, acqua, vegetali, licheni, ma soprattutto tessuti di bioaccumulo, come il grasso animale ed il latte materno sempre nell’ottica di approfondire l’argomento.
Di tutto ciò ancora nulla. Chiediamo che al più presto ciò che è stato pianificato per l’inceneritore di Parma possa essere proposto ed attuato anche qui, tra Val Ceno e Val Taro, dove le emissioni del camino di Laterlite da ormai oltre un decennio rilasciano in atmosfera, diossine, PCB, metalli pesanti, furani, composti organici volatili e molti altri inquinanti che pur essendo monitorati , senza dubbio contribuiscono a render critica la situazione ambientale.
Nell’incontro pubblico del 16 novembre, a Rubbiano, il dott. Pirondi (Ausl) ci disse che lo studio si può fare, ma mancano le risorse.
Noi crediamo che le risorse vadano trovate, perché la tutela del territorio, della salute e dell’ambiente non prevedono compromessi. Crediamo che non sia solo un problema di risorse, ma molto dipenda alla volontà di percorrere la strada della trasparenza e della chiarezza.
Leggiamo nel comunicato della Provincia, che è stato l’ente stesso ad imporre le attività di monitoraggio ad Enia (oggi Iren), sull’Autorizzazione Integrata Ambientale. Non capiamo perché a Parma sì e a Rubbiano no. Eppure l’attività di co-incenerimento è parificata a quella di incenerimento puro, a livello normativo Laterlite è sottoposta agli stessi limiti emissivi.
Allora perché non agli stessi controlli? Agli stessi monitoraggi a tutela del territorio?
Attendiamo fiduciosi, d’altronde gli attori protagonisti, a Parma come a Rubbiano sono gli stessi, la Provincia, l’Arpa , l’Ausl, i sindaci del territorio, non siamo e non ci riteniamo cittadini di serie B ed è per questo che pretendiamo che ogni iniziativa a tutela e garanzia di ambiente e salute che riguarda l’impianto di Parma si debba prevedere per quello di Rubbiano che oltre tutto è un impianto privato e non ha nessuna funzione pubblica.

Comitato Rubbiano per la Vita

venerdì 4 gennaio 2013

Vogliamo scegliere l'aria: nessuna delega alla nostra salute!

Il 9 gennaio si terrà una seduta monotematica del Consiglio comunale di Parma dedicata al costruendo inceneritore di Ugozzolo, i cui minacciosi camini crescono ogni giorno, sospinti dagli interessi economici della multiutility Iren e delle lobbies politico-economiche collegate.

Per noi è importante che quel giorno i cittadini si ritrovino a rappresentare i propri interessi e quelli del territorio in cui vivono.

Non abbiamo altro da difendere, se non l’ambiente e la salute.

Vogliamo che la politica faccia una scelta di campo ben precisa e non il solito stucchevole elenco di buoni propositi. Gli amministratori pubblici hanno il dovere, al di là di norme e regolamenti, di dirci da che parte stanno.

Noi non vogliamo un inceneritore che appesti l’ambiente e soffochi la raccolta differenziata per i prossimi 20 anni.
C'è bisogno di cambiamento. Spreco e consumismo ci hanno portato sull'orlo del baratro.

La produzione e la gestione dei rifiuti saranno il termometro di un possibile e auspicabile cambiamento. L’assurda idea di costruire un inceneritore da 130 mila tonnellate/anno nel cuore della food valley fa a pugni con la logica ed il buon senso.

Questo impianto è stato pianificato e voluto da tutti i partiti, uniti in un connubio di interessi e di poteri, fatto di speculazioni sui soldi pubblici e a danno dei cittadini che ripagheranno il debito attraverso salatissime tariffe.

E il danno verrà dopo la beffa. Respireremo gli aerosol di diossine, polveri sottili e metalli pesanti provenienti dal forno e non basterà il boschetto mangia polveri, sponsorizzato dall’ex presidente di Enia, Allodi.

Non saranno nemmeno sufficienti i super filtri declamati dal suo successore Viero, perché, come ci spiega una letteratura ormai corposa, nessun dispositivo è in grado di intercettare polveri sottili e nano polveri prodotti da questi impianti, sostanze che arrivano direttamente nei polmoni e da lì, nel sangue, producendo effetti non ancora del tutto conosciuti.

Noi vogliamo che il principio di precauzione sia adottato specie su argomenti così delicati, come la salute delle persone e la tutela dell’ambiente.

Assistiamo ogni giorno ad una politica fatta di dibattiti penosi, di accuse e repliche su argomenti inventati e di nessun interesse.

Alcune settimane fa Parma ha ospitato il ministro dell’ambiente Clini, che preferisce mantenere e difendere gli interessi privati dell’Ilva nonostante l’incremento di tumori tra i tarantini sia arrivato al 400%. Clini è stato intervistato sul tema dell’inceneritore di Parma ma a lui non interessa l’ambiente, la salute, le emissioni nocive. La sua risposta “non c’entro niente, se avete deciso di farlo sono fatti vostri” è la misura della classe politica che ci amministra.

In Consiglio si discuterà del futuro di questo territorio, capiremo se questa città intende svoltare verso un nuovo modello di sviluppo, basato sulla riduzione, il riuso, il riciclo, la ricerca.

Oppure se ancora una volta il partito trasversale avrà la meglio sul bene comune, sulla salute nostra e dei nostri figli. Non siamo più disposti ai compromessi, siamo uniti più che mai in difesa dei beni comuni, dell’aria, dell’acqua.

Con noi ci saranno alcuni produttori agricoli locali, che offriranno i loro prodotti genuini, coltivati senza pesticidi e altre porcherie.

Saranno con noi per dimostrare che un altro mondo è possibile.

E' possibile un sistema più equo, rispettoso, solidale.

La gestione dei rifiuti è un anello fondamentale di questa catena, è la cartina al tornasole del livello di civiltà di un popolo.



ASSOCIAZIONE GESTIONE CORRETTA
RIFIUTI E RISORSE DI PARMA – GCR

lunedì 26 novembre 2012

La Regione benedice la cogenerazione da legna

Di fronte ad un pubblico di sindaci, amministratori e funzionari, il sindaco di Monchio Moretti ha annunciato che la centrale termica a cippato, andata in funzione un anno fa, d'ora in poi farà anche cogenerazione, produrrà energia elettrica e incamererà gli incentivi pubblici.
A benedire l'iniziativa il vicepresidente della Regione, Simonetta Saliera.
"Un cerchio virtuoso si chiude, ha affermato. Dal fotovoltaico al teleriscaldamento per gli anziani,  dai nuovi posti di lavoro creati con la cooperativa di taglio al cippato fornito da questa per la produzione di energia elettrica della centrale."
Le centrali a cippato per i borghi dell'Appennino, propugnate da Dall'Olio e dalla Provincia, a sentir loro dovevano produrre solo calore e bruciare limitate quantità di legna.
Ora si apprende che il progetto prevedeva anche la cogenerazione, che Moretti fa solo l'apripista della politica della Regione, che d'ora in poi in montagna si brucerà molto di più.
Si perchè, essendo molto basso il rendimento di una centrale a legna, per produrre anche energia elettrica occorrerà 10 volte più cippato che non per produrre solo calore.
Per intenderci, la  centrale di Monchio l'anno scorso ha bruciato 3.000 quintali di cippato ma l'anno venturo, con la cogenerazione, ne brucerà 30.000 quintali, cioè 30 ettari di bosco.
A parte ogni considerazione sulle emissioni nocive che assumeranno carattere industriale, ammorbando l'aria della fascia dei crinali, si deve aver ben chiaro che ogni anno si dovrà tagliare una bella fetta di boschi.
Alla faccia della sostenibilità, considerando che tali tagli si sommeranno a quelli già in atto per la speculazione sulla legna da ardere.
Ha senso finanziare una cooperativa di taglio industriale quando  la montagna viene già predata selvaggiamente della sua risorsa legna?
Ha senso buttare più di un milione di euro di fondi europi, regionali e provinciali in un progetto che produce poca energia ad un costo altissimo di risorse naturali?
Non è forse più ragionevole investirli nel risparmio energetico, ristrutturando i borghi e creando immediato lavoro nell'edilizia, a sua volta volano dell'attività turistico-ricettiva?

Nell'assemblea questo discorso non abbiamo potuto farlo, ci è  stato impedito.
La partecipazione e la pluralità delle voci non abitano più qui.

Serioli Giuliano

martedì 6 novembre 2012

Laterlite, l'ambiente, la salute

Sabato 20 ottobre Laterlite ha illustrato sulla Gazzetta di Parma la propria attività, proponendosi come società sensibile ai temi ambientali e con un irrilevante impatto sul territorio.

Oggi sarebbe davvero difficile autorizzare un impianto privato di co-incenerimento di rifiuti pericolosi, tenendo conto del principio di precauzione, del buon senso e della legge, che impone una distanza minima di 500 metri dal primo centro abitato, regola che ci illumina sul potenziale 
impatto di impianti insalubri di prima classe come è quello di Laterlite.

Il comitato Rubbiano per la vita non ha mai negato la legittimità di un’attività privata, autorizzata al coincenerimento di 65000 tonnellate all'anno di rifiuti pericolosi nell'ambito della propria attività, ma desidera dare voce ai cittadini che pongono domande sul potenziale impatto ambientale e quindi sanitario, data la quantità delle emissioni inquinanti, ancorché normate dalla legge vigente. Purtroppo gli annunci dell’azienda non contribuiscono a rasserenare e tranquillizzare le persone che vivono nei pressi di tale realtà, un territorio, ricordiamolo, fortemente antropizzato, di grande pregio naturalistico, situato al centro della food valley.

Il comitato da sempre vuole essere attento alle criticità ambientali con particolare attenzione alle possibili conseguenze sulla salute umana e per questo si muove su tre obiettivi principali:

1) La riduzione degli inquinanti immessi in atmosfera, che come prescrive Aia (Autorizzazione Integrata Ambiente), devono diminuire; 
2) L'integrazione, intensificazione e trasparenza dei controlli eseguiti da Arpa, organo preposto; 
3) L'informazione puntuale sull'autorizzazione e sui dati forniti.

Ci pare doveroso entrare nel merito delle questioni, per dare il nostro contributo.

Ci poniamo alcune domande.

Laterlite è in grado di garantire che le sostanze inquinanti che immette in atmosfera, ancorché sotto la soglia di legge, non abbiano un impatto ambientale e quindi sanitario, così come l’estrema positività al test sulla mutagenesi di tutto ciò che esce dal camino?

Perché la diossina immessa in atmosfera negli ultimi 5 anni, si è moltiplicata 50 volte, attestandosi agli 0,5 grammi del 2011, travisando lo spirito dell’Aia?

Perché il valore degli ossidi di azoto Nox (pericoloso inquinante) è pubblicato ridotto di circa il 50% rispetto ai valori realmente emessi, in contrasto col principio di trasparenza?

Perché ai cittadini non è consentito partecipare alla conferenza dei servizi, momento decisionale molto importante in cui si possono modificare le caratteristiche di questi impianti?

In mancanza di risposte esaurienti e definitive, non ci pare che identificarsi, come fa Laterlite, come una azienda leader nel proprio settore ci metta al riparo dalle possibili conseguenze provocate sull'ambiente.

Il comitato si è fatto promotore di alcune analisi su matrici ambientali che, senza accusare nessuno, tanto meno Laterlite, hanno evidenziato uno stato di salute del territorio in cui viviamo perlomeno critico.

Per questo motivo i nostri sforzi si moltiplicheranno per raggiungere gli obiettivi individuati.

Una riflessione particolare crediamo vada fatta su come si liquida, forse in modo frettoloso, il potenziale impatto ambientale, insistendo sul fatto che le emissioni sono a norma di legge e certificate dai controlli dell’ente preposto.

Ricordiamo che nemmeno i camini dell'Ilva di Taranto presentano valori emissivi fuori legge, ma si ritiene ora che l’accumulo nel tempo abbia provocato le gravi conseguenze che sono agli onori della cronaca in questi giorni, considerazione che ci spinge a consigliare a tutti la massima prudenza.

Altra doverosa precisazione riguarda i rifiuti pericolosi trattati a Rubbiano, diversamente da quanto riportato dall'azienda, destano in noi preoccupazione. Nel 2010, sono state trattate, tra l’altro, emulsioni per circuiti idraulici, codice CER 130105, emulsioni oleose, codice CER 130507, emulsioni per macchinari, codice CER 120109, rifiuti pericolosi, che apparentemente non sembrano avere caratteristiche tali da poter sostituire il gas metano, in quanto a potere calorico come prescrive l’Aia vigente.

Dalle considerazioni espresse dall'amministratore delegato apprendiamo che il mercato ha subito una forte contrazione valutata in un calo del 50% dal 2007, cui però non ha corrisposto un dimezzamento dei rifiuti pericolosi trattati che sono utilizzati da allora in quantità invariata.

Se l’utilizzo dei rifiuti pericolosi è strettamente legato alla produzione, non si comprende come a un calo di produttività non sia seguito un corrispondente calo dei rifiuti utilizzati.

Il comitato intende proporre questi e altri argomenti di discussione che ritiene meritevoli di attenzione e approfondimento, nella sede legittima che è l’Osservatorio Ambientale, che il 4 luglio scorso vide con unanimità di consensi la sua rinascita.

Purtroppo ad oggi non è stato ancora convocato.

Non vi è alcuna intenzione persecutoria né diffamatoria da parte del Comitato Rubbiano per la Vita nei confronti di Laterlite.

Riteniamo invece che si stia aprendo solo ora un legittimo dibattito sulla gestione del territorio, che democraticamente riguarda tutte le sue componenti, ma soprattutto i cittadini che su quel territorio ci vivono con le proprie famiglie ed hanno il diritto di essere informati e di conoscere nella massima trasparenza, tutte le scelte strategiche che riguardano grandi impianti industriali come Laterlite.

Comitato Rubbiano per la Vita

sabato 3 novembre 2012

comitato al Poggio ( no cogeneratore ad olio animale)

Un cogeneratore a olio animale sta per essere installato al Poggio di S.Ilario , frazione di Felino.
Questo impianto verrà costruito a fianco di uno stabilimento che produce prosciutto di Parma e che affetta lo stesso prosciutto nelle vaschette.

Cos'è un cogeneratore a olio animale?
In questo impianto gli scarti della lavorazione del prosciutto, cioè ossa e grasso, verranno triturati e cotti fino ad ottenere olio animale, usato poi come combustibile in un motore a cogenerazione che produrrà energia elettrica.

Un cogeneratore a olio animale inquina?
Usare i grassi colati come combustibile in un motore causa emissioni di ossidi di azoto in misura superiore al gasolio, e i depositi che si formano agli iniettori del motore causano emissioni del ‘particolato’ .
Il particolato, anche noto come ‘polveri sottili’ , è l'inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell'atmosfera.

Quali effetti ci sono sulla salute umana?
Il particolato ha effetti diversi sulla salute umana ed animale; grazie alla piccolissime dimensioni queste particelle possono raggiungere laringe, trachea, polmoni e alveoli, e qui rilasciare parte delle sostanze inquinanti che trasportano; tra i disturbi attribuiti al particolato fine e ultra fine vi sono patologie acute e croniche a carico dell'apparato respiratorio (asma, bronchiti, enfisema, allergia, tumori) e cardiocircolatorio (aggravamento dei sintomi cardiaci nei soggetti predisposti).

Quali effetti ci sono sull'ambiente?
Questo pulviscolo ha effetti nella propagazione e nell'assorbimento delle radiazioni solari, sulla visibilità atmosferica e nei processi di condensazione del vapore acqueo, cioè favorisce smog e nebbie.

Perché le nostre amministrazioni pubbliche e sanitarie permettono la realizzazione di questi impianti nei nostri centri abitati ?
Perché si permette ad una industria alimentare che produce cibo che noi consumiamo tutti i giorni di costruirsi a fianco un impianto tanto inquinante ?
Perché espongono le nostre famiglie, i prodotti della nostra terra (prosciutti e formaggi) a questo inquinamento?
Che sviluppo sostenibile , quale tutela ambientale ci può mai essere se si bruciano prodotti più inquinanti di quelli attualmente usati?

Noi siamo contrari a questo impianto che inquinerà per sempre il nostro futuro.

Dacci il tuo sostegno,
questa terra è anche tua.

giovedì 25 ottobre 2012

Pietre Verdi, ultimo atto?

La risoluzione Sel Verdi è stata approvata in assemblea regionale e impegna la Giunta ad andare verso la graduale chiusura e riconversione delle cave ofiolitiche presenti sul suolo regionale.

Nel 2010 la proposta similare del Movimento 5 Stelle era stata bocciata dalle stessa aula, tra l'indifferenza generale.

La rivincita del 5 Stelle è però arrivata con la decisione del comune di Parma di vietare l'utilizzo delle pietre verdi su tutto il territorio comunale, un atto che ha fatto da apripista per il pronunciamento regionale.

Per la fine dell'anno dovrebbe vedere la luce una nuova legge sulle cave, che recepirà le indicazioni emerse dal voto assembleare.


Era stata la stessa regione, nel 2004, con lo studio Pietreverdi,

http://www.arpa.emr.it/pubblicazioni/amianto/generale_1281.asp

a mettere nero su bianco i rischi connessi con l'attività di estrazione di questa particolare pietra nera, tenera e poco costosa per la lavorazione, ma dal grande impatto ambientale e sanitario, visto che contiene fibre di amianto in quantità differenti in base alla tipologia.

Nello stesso volume si era sottolineato come “l’OMS ha riconosciuto l’impossibilità di individuare un valore soglia di concentrazione di fibre di amianto nell’aria al di sotto del quale non ci sia rischio.”

Nel territorio di Parma e Provincia esistono molti giacimenti affioranti, 8 le cave attive, ed in particolare a Bardi, Pietranera, e a Borgotaro, Roccamurata, si sono attivati comitati di cittadini per fare luce sulla situazione e richiederne la chiusura.

Si tratta di Cave all'amianto no grazie, http://www.caveallamiantonograzie.info/

e No Cava Le Predelle http://www.roccamurata.com/

In Italia, è possibile dimensionare il fenomeno dei decessi per malattie asbestocorrelate intorno ai 3.000 casi l'anno. E a morire non sono solo i lavoratori, ma anche le persone il cui unico torto è stato quello di abitare nelle vicinanza di un sito contaminato.

La triste contabilità delle vittime in Italia raggiungerà un picco tra il 2015 e il 2018, mentre in Europa occidentale le proiezioni si attestano su 500.000 morti nei primi 30 anni del 2000.

Il fermo no alle cave ofiolitiche arriva anche da scienziati esperti: “Solo una comunità irresponsabile può decidere di manipolare, movimentare e commercializzare una merce a rischio cancerogeno; la ratio di questa scelta pare essere unicamente il margine di profitto economico per chi coltiva la cava”, Prof. Vito Totire - medico del lavoro, docente di igiene e sanità pubblica Università di Venezia.

Insomma l'evidenza del rischio sanitario c'è.

Che ci siano ancora delle cave aperte che liberano in atmosfera questa micidiali fibre sembra davvero una assurdità. Non sarà mai troppo presto per chiuderle definitivamente.


Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR