"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)

sabato 14 gennaio 2012

Trecasali 13-01-2012

Trecasali 13-01-2012

In questi ultimi tempi sul scenario del POLO INDUSTRIALE ENERGETICO di ERIDANIA SAN QUIRICO TRECASALI si è innescata una situazione di sconcerto:  dal revamping della centrale termoelettrica Edison, alla rimessa in marcia delle caldaie del Lievitificio, tre provvisorie allo zuccherificio per la campagna, l' impianto biogas, la presentazione del progetto biomasse da parte del' Eridania ed in prossimità a questo un allevamento di 300mila capi di galline ovaiole con annesso impianto di biomasse con la pollina, più la TI-BRE e l'autostrada CIS PADANA.
Mi sembra un quadro preoccupante, perché solo, come è attualmente la situazione non c'è più margine per altre attività del genere. Questa prospettiva desta molta preoccupazione e deve fare riflettere tutti livelli Istituzionali, partendo dal Comune di Trecasali la più vicina ai cittadini, deve farsi carico di una situazione del genere prima che sia troppo tardi.
Per questo propongo al Sindaco di convocare un Consiglio Comunale straordinario con lo spirito coalizione di unità comunale, per fermare tutti gli interventi e i progetti che sono in atto in quella zona. Coinvolgendo i comuni limitrofi e la Provincia, per chiedere alla Regione di revocare quel punto della delibera: Individuazione dei siti per gli impianti di energie da fonti rinnovabili n 51 del 26-7-2011 che in parole povere dice che le aziende saccarifere possono fare tutto, nello stesso tempo si toglie l'autonomia ai Comuni di gestire il proprio territorio, rendendoli inutili. Non vorrei che fra qualche anno i Sindaci siano chiamati a deliberare il blocco degli impianti come il blocco del traffico in questi giorni.
Per questo fermare tutti i progetti in atto non vuole dire debolezza o paura di restare poveri qualche giorno in più, ma avere il coraggio di affrontare il futuro con un ottica più sensibile al territorio e vicina ai cittadini con l'opportunità di rilanciare la fiducia alle istituzioni.

Gianni Bertoncin

mercoledì 11 gennaio 2012

Una mail al Sindaco e ai consiglieri di Bardi


Segnaliamo una iniziativa del blog pocodetto.wordpress.com che sta avendo un certo successo a sostegno della nostra battaglia contro le cave di pietre verdi, le cosiddette "cave all'amianto".

Diffondete il più possibile, anche se ormai i tempi sono brevi.

Ecco il link all'iniziativa:  "Amianto da bonificare? Si, … anzi no!"

Grazie a tutte le persone che ci stanno aiutando facendo sentire la propria voce.

lunedì 9 gennaio 2012

Lettera ai sindaci





Bardi 09 / 01 / 2012                    
                                                           Ai Sindaci dei   "Comuni ofiolitici"                                                                  delle valli del Taro e del Ceno

                     e p. c. a Vasco Errani Presidente Regione Emilia Romagna   

                                                                                              Loro sedi

Lettera aperta                                                                              

Oggetto : Amianto/ Cave/ Salute

                                                              La Regione Emilia-Romagna ha reso nota il 30 settembre scorso la mappatura aggiornata dei siti contaminati da amianto, evidenziando la loro cospicua presenza in Valtaro–Valceno.
Questa mappatura ha individuato e inserito solo i siti più estesi.
Un'elementare logica di tutela sanitaria avrebbe richiesto che i sindaci, nella loro funzione di massima autorità sanitaria, si fossero da tempo fatti parte diligente, al fine di completare i rilievi sul territorio, finalizzandoli quantomeno ad individuare una priorità di interventi.
Sarebbe così stato possibile prevenire gli interventi di emergenza sanitaria, come è recentemente avvenuto nel comune di Borgo Val di Taro, che nel prossimo futuro, stante l’attuale disinteresse, diventeranno sempre più necessari e frequenti.
Per inciso la prima mappatura delle contaminazioni da amianto risale al 2005, mentre il decreto applicativo sulle metodiche di bonifica è del 1996, e la legge quadro che vietò l’uso dell’amianto e dei materiali contenenti amianto, disponendo la bonifica dei siti contaminati, risale addirittura al 1992.
Dunque da 19 anni tutti gli amministratori pubblici sanno, eppure ancora non vi è consapevolezza e ancora lunga è la battaglia contro l'amianto, nonostante quanti da tempo si battono in tutta Italia perché questa tematica rientri nelle priorità assolute della politica e della Amministrazione Pubblica.
Al problema dei manufatti in cemento-amianto, obiettivamente una grave situazione a dimensione nazionale, si aggiunge nelle nostre valli quello delle cave ofiolitiche, che disperdono in ambiente nuove fibre di amianto, un vero e proprio argomento tabù, che dovrebbe invece sollecitare i cittadini più consapevoli e intellettualmente attivi.
Dopo due anni di continui tentativi di richiamare all'attenzione il tema della salvaguardia sanitaria e ambientale, dobbiamo amaramente constatare che la regola prevalente che regge le comunità è il tornaconto personale o lobbistico, spesso perseguito a danno altrui.
Comunità tenute volontariamente nel limbo della mancata informazione, che si accontentano di una modesta gestione burocratica del ruolo pubblico, che non potranno mai svolgere quella funzione di controllo e stimolo democratico necessario e urgente.
Sul tema cave, in attesa di conoscere le determinazioni che il Comune di Bardi adotterà, ci limitiamo ad alcune considerazioni.
Assistiamo oggi al paradosso di Piani delle Attività Estrattive, approvati o in itinere, che prevedono il rilascio di nuove concessioni a cavare inerti in siti dichiarati dalla Regione contaminati da amianto e quindi soggetti per legge a bonifica.
Tutto questo sta avvenendo  “alla faccia della gente e della logica”.
Per volontà di una politica scellerata, nella quale il ruolo dei sindaci è decisivo, queste valli sono diventate il più grande polo estrattivo ofiolitico esistente in Italia.
Quanto ancora dobbiamo aspettare per vedere il coraggio civico di portare dentro i consigli comunali questa problematica?
In una recente intervista il presidente della giunta regionale Vasco Errani ebbe a dichiarare che la regione da lui amministrata è l’unica in Italia dove non si apre una cava che il sindaco non voglia.
Il silenzio generalizzato delle Istituzioni è stato irreversibilmente svelato.

Fabio Paterniti
(portavoce di Cave all’amianto no grazie )

www.reteambienteparma.it  -  info@reteambienteparma.it
comitato pro valparma - circolo valbaganza - comitato ecologicamente - 
comitato rubbiano per la vita - comitato cave all’amianto no grazie - 
associazione gestione corretta rifiuti e risorse – no cava le predelle –
associazione per l'informazione ambientale a san secondo parmense



giovedì 29 dicembre 2011

CENTRALI TERMICHE A CIPPATO: INQUINANTI ED ANTIECONOMICHE

"Poco più di un anno fa mi sono collegato in video conferenza ( con SKIPE) con il comitato "No Centrali a Biomasse" di Villadossola, a pochi chilometri da Domodossola. Durante la conferenza ho chiarito come le biomasse siano un combustibile povero e inquinante e che la prassi consueta di quasi tutti gli impianti a biomasse che si propongono in Italia, sia quella di buttare letteralmente all'aria, come calore non utilizzato, oltre il 70% dell'energia termica delle biomasse bruciate."              (Federico Valerio)
Quello cui fa qui riferimento Federico Valerio, noto chimico Genovese, sono inceneritori a cippato di legna per produrre energia elettrica e per incamerare certificati verdi da incentivi pubblici. 
Impianti, sottolinea, che lasciano inutilizzato il 70% dell'energia termica prodotta.
Federico Valerio afferma comunque che tutti gli inceneritori a legna bruciano un combustibile povero ed inquinante.
Lo prendiamo in parola e andiamo oltre. Sosteniamo che sono inquinanti ed antieconomici anche i piccoli inceneritori sorti per produrre solo energia termica. Per intenderci, quelli sotto il Mw di cui Regione e Provincia stanno finanziando l'installazione in tutto l'Appennino. 3 sono già funzionanti e 5 sono già stati finanziati. Dall'Olio, funzionario della Provincia e candidato alle primarie del Pd, ha firmato un documento che comproverebbe la larga disponibilità di legna utilizzabile dal punto di vista energetico nonostante i massicci tagli dovuti alla speculazione sulla legna da ardere, arrivando ad affermare che di tali inceneritori a cippato se ne potrebbero installare, senza problemi, addirittura una trentina nei borghi del nostro Appennino.
Gli argomenti addotti per giustificare tale scelta sono ormai dei mantra, frasi fatte ripetute ad ogni piè sospinto e ritenute certezze intoccabili. Sarebbe il caso, invece, di sottoporli a giudizio critico.

il primo mantra è dato dalla certezza che la combustione delle biomasse non contribuisca all'effetto serra. Viene detto che la stessa CO2 assorbita durante la crescita viene restituita durante
la combustione. Cioè sarebbero impianti a somma zero di emissioni CO2.
In astratto è vero : la CO2 emessa è quella incorporata nel legno. 
Ma non si considera il fattore tempo. In natura le piante hanno una vita di molte decine di anni e ne impiegano altrettanti, una volta morte, a seccarsi, marcire, diventare humus e rilasciare CO2. 
Nel concreto dalla combustione di cippato di legna viene emessa anidride carbonica in quantità industriale che gli ettari di bosco, tagliati per fornirlo, impiegheranno anni prima di avere la massa arborea sufficiente a ricatturare la stessa quantità di CO2 di prima.

il secondo mantra è dato dalla certezza che una centrale termica a cippato, fornendo teleriscaldamento in sostituzione delle vecchie caldaie a legna delle case, abbia emissioni meno nocive di queste e che l'aria dei borghi in inverno diventi addirittura più salubre.
Sbagliato. La gente ha già provveduto in questi ultimi anni a dotarsi di moderne caldaie funzionanti sia a pellet che a legna, con abbattimento dei fumi. La caldaia è programmata per accendersi automaticamente col pellet ed è poi rifornita manualmente di legna durante la giornata. Il pellet ha un contenuto idrico dell'8%. La legna usata è secca, stagionata due anni, ha un contenuto di umidità inferiore al 20% e produce basse emissioni, ulteriormente abbattute dal filtro della caldaia. 
La centrale a biomassa, al contrario, brucia cippato fresco con umidità del 50-60%. Produce una cattiva combustione con eccessi di fumi e con residui di ceneri anche del 5%. Ma soprattutto supera ampiamente il range massimo di 100 mg/m3 di polveri previsto dalla normativa nazionale.     
L'ingegner Saviano della SIRAM, la ditta costruttrice della centrale a cippato dentro l'ospedale di Borgotaro, ha dovuto inventarsi alchimista per dosare la quantità di calore della caldaia a metano con quella della caldaia a cippato in modo che questa avesse la minor quantità di emissioni e di ceneri possibile per un ospedale e ha dovuto approviggionarsi di cippato di legna stagionata, per non dover servirsi di cippato fresco, così difficile da bruciare e così inquinante.

Il terzo mantra è dato dalla certezza del risparmio con la centrale a cippato.
Forse è vero rispetto al gasolio che si usava prima, ma non rispetto ad altre possibilità.
Il costo di una centrale come quella di Palanzano, con due caldaie da 350 Kw l'una, è di 426.000 euro e il costo di quella di Monchio, da 926 Kw, è di 650.000 euro. Il costo aggiuntivo della rete di teleriscaldamento è di 500 euro al metro. Monchio ha già speso 100.000 euro solo per una parte della rete di teleriscaldamento. Il comune di Palanzano, viste le conseguenze nel bruciare cippato fresco : grandi emissioni di fumi e grosse quantità di ceneri, è passato a bruciare pellet. Costa di più ma rende molto di più, ha emissioni e ceneri 10 volte inferiori al cippato fresco. Forti di questa esperienza avrebbero risparmiato molto di più mettendo caldaie a pellet in ognuno dei 5 fabbricati del comune, senza bisogno dei costi del teleriscaldamento. Una caldaia automatica a pellet da 60 Kw di potenza, capace di riscaldare una superficie di 800 m2, costa 36.000 euro( iva e installazione comprese), detraibili al 55% in 10 anni. Il costo reale diventerebbe di 16.000 euro.
Con neanche 100.000 euro avrebbero risolto il problema e avrebbero potuto destinare il resto dei finanziamenti  regionali ad interventi di ristrutturazione per il risparmio energetico, creando così anche lavoro.

- il quarto mantra è che non si intacca il patrimonio forestale perchè il cippato deriva solo dalla pulizia dei boschi. Falso. La pulizia dei boschi la si faceva una volta quando la legna era poca e la gente tanta. Ora non la fa più nessuno, tantomeno i boscaioli o le cooperative di taglio. 
Il cippato fresco, anzi, deriva proprio dal taglio meccanizzato del bosco, dall'esbosco a pianta intera, con cui il tronco diventa tondame da lavoro e i rami e il cimale, una volta tagliati, vengono subito cippati con foglie e tutto il resto. Per un tale taglio meccanizzato è prevista anche l'apertura di nuove strade e quindi un'ulteriore rimaneggiamento del bosco ed una sua maggiore esposizione al taglio generalizzato già in atto per la speculazione sulla legna da ardere che ha già superato la sostenibilità e che sta intaccando la rinnovabilità.

Il quinto mantra è che l'investimento strutturale nel teleriscaldamento sia necessario nei piccoli borghi perchè gli anziani non sono più in grado di essere autonomi nemmeno a casa loro. Risibile. Per chi non ce la fa ci sono le case di riposo attrezzate.
Sono necessari, invece, investimenti strutturali per creare lavoro, cosa che le centrali a cippato non fanno minimamente. Investimenti per la ristrutturazione dei borghi finalizzata al risparmio energetico ed alla ricezione agrituristica ed ospitativa, capaci di creare lavoro nell'edilizia e nell'indotto e a seguire nel turismo, ormai moribondo.

Ma nella nostra montagna, altrettanto grave dell'abbandono dei borghi e della mancanza di lavoro
è il taglio dei boschi causato dalla speculazione sulla legna da ardere. Le tonnellate di cippato che bruceranno nelle decine di future centrali termiche si andranno a sommare alle migliaia di tonnellate di legna che ogni anno vengono portate via su camion, con grave dissesto per i boschi, i versanti dei monti e le strade delle valli. 
Su circa 300.000 tonnellate potenzialmente prelevabili dai boschi del nostro Appennino, stando ai dati delle comunità montane, nel 2009 ne sono state effettivamente tagliate 190.000, sotto la voce di autoconsumo. Ma questa parola in borghi semiabbandonati è ormai un eufemismo, valida quando le case erano tutte abitate, ma non certo ora che lo è una casa su quattro.
Tutta quella legna viene portata via dal nostro territorio e venduta a caro prezzo chissà dove. 
Il prezzo di mercato della legna da ardere stagionata 3 mesi è di 11 euro al quintale, arriva anche a 18 euro se stagionata 2 anni. 
Di quei soldi in montagna resta ben poco.  Gli anziani dei borghi che fanno tagliare i loro boschi di proprietà incamerano solo 1.000 euro all'ettaro. 
La gran parte dei soldi del taglio finisce però giù in città.  
A coloro che vi si sono trasferiti da tempo e che hanno conservato la proprietà della casa e di appezzamenti boschivi. Certo, qualche boscaiolo in ogni borgo mette in tasca un pò di più, 4 o 5.000 euro per ogni ettaro tagliato, ma non si arricchisce di sicuro col sudore della sua fronte. 
Nè quel pò di euro in più che girano per i borghi ne cambiano l'assetto economico.
Ma soprattutto finiscono nelle tasche dei commercianti e grossisti della filiera del legno che non torneranno certo ad investirli lassù.
I dati degli ettari richiesti al taglio nel 2011 non sono ancora disponibili, ma non lo sono nemmeno quelli del 2010, nonostante siano stati richiesti per un anno intero. Tutti i boscaioli dicono che si è tagliato molto di più, forse molto più del doppio e che sono nate delle aziende che hanno assunto in nero extracomunitari che tagliano a più non posso e pagati un tanto a m3. 
A confermare l'enormità dei tagli e il mancato rispetto spesso delle regole minime sono le parole stesse del sindaco Bovis di Langhirano ad un'assemblea aperta del Pd sullo stato della montagna del settembre scorso : " Se dovessimo punire quest'anno chi ha sgarrato dalle regole dei tagli, dovremmo comminare ammende per alcune decine di migliaia di euro. Ma non so se è il caso di farlo : alcune aziende fallirebbero."
Ma se i tagli hanno ormai superato la sostenibilità e stanno intaccando la rinnovabilità dei nostri boschi, non si può più accettare che le autorità amministrative impongano il silenzio ai funzionari preposti. La risorsa verde dei boschi non è "il nuovo petrolio su cui siamo seduti", come affermato da un funzionario della Provincia, ma una risorsa preziosa che va salvaguardata proprio nell'interesse della montagna, di chi vi abita e del suo futuro possibile.
"Ogni burocrazia si adopera per rafforzare la superiorità della sua posizione mantenendo segrete le sue informazioni e le sue intenzioni. Cerca di sottrarsi alla visibilità del pubblico, perchè questo è il modo migliore per difendersi dallo scrutinio critico." ( Max Weber )

Serioli Giuliano

martedì 27 dicembre 2011

Amianto a Borgo Val di Taro

Amianto a Borgo Val di Taro ma non solo: sarebbe utile che anche negli altri comuni delle valli parmensi si facesse una lista dei siti da bonificare, a integrazione della mappatura regionale del 30-09-2011 (le cave di pietre verdi sono già incluse nella lista) Tanti tetti in ethernet si vedono percorrendo le nostre valli.
http://www.caveallamiantonograzie.info/2011/12/amianto-borgo-val-di-taro.html

giovedì 22 dicembre 2011

AMIANTO IN OGNI DOVE


La Regione Emilia - Romagna il 30/09/2011 ha reso nota la mappatura aggiornata dei siti contaminati da amianto, e in Valtaro – Valceno  ne risultano parecchi. Questa mappatura ha individuato e inserito solo i siti più estesi. Una elementare logica di tutela sanitaria avrebbe voluto che i Sindaci, nella loro funzione di autorità sanitaria, si fossero fatti parte diligente al fine di completare i rilievi sul territorio, finalizzati quantomeno ad individuare una priorità di interventi. Questo lavoro consentirebbe di prevenire almeno interventi di emergenza sanitaria che, nel prossimo futuro, stante l’attuale disinteresse, si renderanno sempre più frequenti.
Ricordo per inciso che la prima mappatura delle contaminazioni da amianto risale al 2005, che il decreto applicativo sulle metodiche di bonifica è del 1996, che la legge basilare che vieta l’uso dell’ amianto e dei materiali contenenti amianto e  dispone la bonifica dei siti contaminati è del 1992. Dunque da 19 anni tutti gli Amministratori Pubblici sanno.
Parlare più diffusamente sul tema mi imporrebbe di dare testimonianza di quanti  da tempo si battono in tutta Italia perché questo problema rientri nelle priorità assolute della politica e della  amministrazione pubblica.
Al problema dei manufatti in cemento-amianto, nelle nostre valli si aggiunge quello delle cave ofiolitiche che disperdono in ambiente nuove fibre di amianto, un vero tabù che dovrebbe risultare insopportabile per i cittadini più consapevoli e intellettualmente attivi.
Sul tema cave, sul   FORUM  di riferimento di Borgotaro, ho fatto qualche intervento totalmente ignorato. Negli ultimi in ordine di tempo scrivevo:
"Devo costatare con rammarico profondo che ancora oggi su questo tema la comunità Borgotarese non vuole riflettere, e quello delle cave ofiolitiche non è un problema localizzato, non riguarda solo il territorio di Bardi e di Borgotaro,  circostante alle aree di cava, ma coinvolge tutti i comuni e gli abitanti delle valli del Taro e del Ceno.
Da qualche mese seguo i dibattiti su FORUM  e ho potuto apprezzare la libertà di pensiero e la preparazione di molti interventi, ma sul tema il silenzio continua; ho l’impressione che la vicenda della cava di Roccamurata sia vissuta dalla maggioranza dei borgotaresi come problema locale, di pochi cittadini. Una impressione che mi turba parecchio e che vorrei mi venisse confutata.
Di questa problematica mi occupo ormai da due anni e mi sono radicato nella convinzione che nascondere e negare sarà sempre più difficile; e allora, Signori miei, rinviare ulteriormente una presa di coscienza  collettiva è autolesionismo puro.
"
 
Oggi assistiamo all’ultimo paradosso di avere dei Piani delle Attività Astrattive, approvati o in itinere, che prevedono il rilascio di nuove concessioni a cavare inerti in siti dichiarati dalla Regione contaminati da amianto, alla faccia della gente, della logica: la cava "Le Predelle", la cava "Groppo di Pietranera", la cava "Groppo di Goro", ma non solo, perché come ho già avuto modo di sostenere queste valli sono diventate, per volontà di una politica scellerata, il più grande polo estrattivo ofiolitico esistente in Italia.
Quanto ancora dobbiamo aspettare per vedere il coraggio civico di portare dentro i Consigli Comunali questo tema? In una recente intervista il presidente della giunta regionale Vasco Errani ebbe a dichiarare che la regione da Lui amministrata è l’unica in Italia dove non si apre una cava che il Sindaco non voglia.

Fabio Paterniti

sabato 17 dicembre 2011

Ospedale di Borgotaro, il cippato inquina. L'esposto ad Arpa e la risposta di Usl

Abbiamo denunciato in questi giorni la grave situazione venutasi a creare all'ospedale di Borgotaro, dove una centrale a biomassa a cippato, inaugurata da pochi mesi, sta creando non pochi problemi all'ospedale stesso, degenti ed operatori compresi.
La segnalazione, sviluppata in un esposto ad Arpa, verteva su diversi aspetti della vicenda, mettendo alla berlina le false rassicurazioni inerenti la corretta impostazione del progetto e lo sviluppo della sua messa in pratica.
Ieri Arpa-Usl hanno risposto tramite l'ufficio stampa (non proprio l'organo maggiormente deputato, ma ci dobbiamo accontentare), ammettendo di fatto che qualcosa non funzioni.
I problemi della centrale termica a cippato all'interno dell'ospedale di Borgotare rimangono diversi ed importanti, che qui è importante rimettere in evidenza, per far capire lo stato dell'arte della vicenda e cercare di porre rimedio a difetti macroscopici che fino a ieri erano stati del tutto ignorati, sostituiti da toni trionfalistici sull'aver realizzato un gioiello, che oggi si mostra appannato, e molto.

1) La tubazione in cui vengono convogliate le emissioni si presenta a livello del tetto, mentre dovrebbe esserci un camino più alto della sommità degli edifici di almeno 3 metri, per permettere un congruo allontanamento dei fumi
2) Una parte delle emissioni tende così a ristagnare all'interno dello spazio cortile dell'ospedale, soprattutto in caso di depressione delle condizioni atmosferiche, appestandone l'aria
3) Il ricambio d'aria delle sale di degenza e delle cucine, anche se attraverso i filtri, avviene pur sempre come scambio tra quella interna viziata e quella esterna, che con la nuova centrale si presenta nelle condizioni di cui sopra
4) La combustione di cippato di legna emette polveri sottili che nessun filtro a multiciclone, come quello esistente nell'impianto, può minimamente trattenere. La combustione della lignina e della cellulosa del cippato, inoltre, produce diossina che nessun filtro attuale può catturare.

La stessa Arpa, rispondendo alla nostra denuncia, comparsa su ParmaRepubblica.it del 15 dicembre scorso, ha dovuto ammettere che ripenserà alla possibilità di far applicare ulteriori sistemi di filtrazione.

Come dire, accidenti ci hanno beccato!

Giuliano Serioli

ASSEMBLEA BIOMASSE DEL 12 dicembre a BORGOTARO

Lo staff della provincia, Dall'Olio e Ferrari, il presidente della comunità montana ovest Bassi, nonchè sindaco di Varano, hanno annunciato e presentato la costruzione di 5 nuove centrali a cippato finanziate in
parte dalla Regione, a Berceto, Calestano, Neviano e Varano Melegari, oltre ad una più piccola alla fattoria di Vigheffio.
Ma il senso vero dell'incontro era tutto nella presentazione dei dati di funzionamento della centrale a cippato dell'ospedale S.Maria di Borgotaro da parte dell'ing. Saviano della Siram, la ditta costruttrice, e del dott. Francescato dell'AIEL, la filiera dell'energia da legno.
La cura dei tecnici nel monitorare i livelli della combustione nella centrale li ha portati a dosare la potenza della centrale a cippato su standard che permettessero contemporaneamente anche l'uso della caldaia a metano. Da quel che si è capito, hanno fatto in modo di non spegnere mai la centrale a cippato, mantenendola su valori che, alla bisogna, potessero essere integrati dall'intervento di quella a metano perchè le maggiori emissioni nocive si avevano proprio nelle fasi di spegnimento e di accensione della centrale a cippato. Solo con l'uso combinato delle due caldaie, a detta loro, è stato possibile smussare i bassi valori
della combustione del cippato e diminuire i volumi delle emissioni di polveri, facendoli rientrare nel range previsto dalle normative vigenti.
Ma da solo questo non sarebbe bastato, a detta dell'ing. Saviano. E' stato necessario ancorare la qualità del cippato e il suo stesso prezzo alla sua effettiva produttività in kw/h. A questo si è giunti, ha continuato Mortali, della comunalia fornitrice, con la miscelazione di vari tipi di pezzature di cippato, con l'aggiunta di segatura da segheria, ma soprattutto cippando solo legname stagionato ( abete e castagno ).
Tutti questi sforzi per rimanere nei range previsti dalla normativa. Ma proprio perchè si è all'interno di un ospedale, noi non crediamo che questo basti. Non crediamo che basti un filtro a multiciclone, capace solo di abbatere la fuliggine, a garantire dalle emissioni nocive gli ammalati, come ha invece assicurato il dott. Francescato, che però ha dovuto ammettere che sarebbe meglio aggiungere anche un filtro a maniche. Per questi motivi abbiamo dato seguito ad un esposto all'ARPA.
Inoltre, ci pare evidente che la modulazione di potenza attraverso due caldaie, di cui una a metano, non sia trasferibile alle altre centrali a cippato esistenti o in progetto e neppure ci pare possibile si possa realizzare tutta quella cura nella selezione del cippato che da altre parti è solo di legna fresca e stivato all'aperto.
Tutto questo, infatti, non lo si trova nelle centrali di Palanzano e di Monchio, nè lo si troverà nelle altre cinque centrali che saranno costruite. Perchè il cippato da pulizia dei boschi, come dice di volere la Provincia, ha un contenuto idrico elevato , anche più del 50%, producendo emissioni elevate ed un residuo di ceneri anche del 5%.
E' per questo motivo che il comune di Palanzano, dopo l'esperienza negativa col cippato fresco da pulizia del bosco, ha deciso di bruciare pellet fornito da una piccola ditta artigiana del vicino comune di Ramiseto che ne garantisce la tracciabilità. Il pellet è prodotto dal cippato per compressione ed ha un contenuto idrico inferiore al 10%, praticamente è asciutto. Col pellet, a detta dello stesso ufficio tecnico del comune, hanno emissioni e residui di cenere insignificanti, pari ad un decimo di quelle precedenti.
Il pellet ha un potere calorifico fino a 5 Kw per Kg, mentre nel cippato fresco si va da 1,5 a 1,8 kw per kg , circa 3 volte meno. Questo è il motivo per cui il pellet, pur costando 27 euro a quintale, avendo una resa molto più alta del cippato permette al comune di Palanzano non solo di avere molto meno in emissioni, ma anche di spendere meno : 16.000 euro contro i 18.000 euro dei 3000 q. di cippato che Monchio brucia per
riscaldare i medesimi edifici pubblici.
Ma a questo punto viene naturale chiedersi perchè spendere tanti soldi in queste centrali : 426.000 euro a Palanzano, 650.000 euro a Monchio, senza considerare la ulteriore spesa per il tracciato del teleriscaldamento. Perchè buttare i finanziamenti regionali in questi inceneritori inquinanti quando basterebbe dotare quegli stessi edifici comunali di normali caldaie a pellet automatizzate, come già sta facendo la gente dei borghi, il cui costo è molto inferiore e per di più detraibile al 55% dalla dichiarazione dei redditi in tre anni. E utilizzare, invece, tutti i finanziamenti per il risparmio energetico, cominciando a ristrutturare i borghi a tal fine e incentivando, in tal modo, una adeguata ricezione turistica assolutamente mancante.
Tali finanziamenti muoverebbero l'edilizia, coinvolgerebbero le piccole aziende artigiane del luogo, darebbero una continuità di lavoro che tratterrebbe i giovani dall'andarsene altrove, oltre a porre le condizioni necessarie per uno sviluppo turistico attualmente moribondo.

Parma 15/12/2011

Giuliano Serioli

domenica 13 novembre 2011

LA FOOD VALLEY MINACCIATA

Da più voci risulta che la food valley sia gravemente minacciata. Dalla Gazzetta dell'8 novembre si evince che Sartori, vicepresidente di Asser, associazione regionale dei suinicultori, afferma che le aziende con meno
di dieci capi chiudono perchè gli allevatori sono anziani e non c'è ricambio in famiglia e che le aziende con più di 100 capi chiudono perchè più capi vuol dire più costi a prezzi di vendita invariati. Come mai, invece, crescono le aziende con un numero di capi tra 10 e 100?
Sono più agevolate nello smaltimmento o meno sottoposte a controlli?
Non esiste una disciplinare sulle coscie che imponga la loro produzione locale, vietando l'importazione? Non esiste alcuna tracciabilità?
Le coscie di prosciutto vengono infatti ormai in gran parte importate dalla Romania perchè numerosi allevamenti suini hanno chiuso essendo troppo costosi gli impianti minimamente richiesti per lo smaltimento
delle deiezioni. Gli stessi allevamenti bovini, tutti rigorosamente industriali, stanno gravemente intasando di ammoniaca le falde e i suoli in pianura, quando non addirittura inquinando bellamente i torrenti in cui scaricano impunemente, come lungo l'Enza, il Cedra etc.
"La svolta negativa in zootecnia, afferma il dott. Cunial, è avvenuta alla fine degli anni 70 quando sono nati i mangimifici che riconvertono spesso rifiuti (vedi oli esausti e diossina nelle galline ) in alimenti zootecnici, slegando completamente la produzione animale dal suolo agricolo che prima era necessario per l'alimentazione degli animali e per lo spargimento delle deiezioni, inoltre l'inquinamento è divenuto
altissimo passando dal letame al liquame : un'autentica bomba per le falde perchè contiene azoto altamente solubile (nitrico nitroso ed ammoniacale). Il letame maturo ha tutto l'azoto in forma organica e quindi non solubile in acqua, inoltre ha un odore caratteristico non sgradevole, ma la politica soprattutto europea ha spinto verso la direzione sbagliata, inoltre posso testimoniare che si controllano le cose formali e non si vuole intervenire sull'inquinamento reale. I nitrati che si trovano nelle acque e nell'acquedotto di Parma arrivano
soprattutto dalle zone collinari ed appenniniche che alimentano le reti acquedottistiche. Mi è capitato di trovare negli acquedotti anche valori 6 volte superiori alla norma, ma se chiedi i dati ti danno dei
valori medi perodici. Per il prosciutto servirebbe il censimento dei capi così che si scoprirebbe che i suini italiani sono meno della metà ! 
Altro che trifoglio, l'importazione di balle di fieno da qualsiasi parte è ormai la norma e per ovviare alla disciplinare del parmigiano per quanto riguarda gli ettari in rapporto al numero di capi in stalla, pare si ricorra all'affitto senza il governo dei tagli, solo per essere formalmente in regola.
Tali allevamenti industriali stanno colonizzando anche la montagna, risalendo le valli fino ai crinali. Infatti dai dati del censimento bovino del 2010 risulta che le aziende con numero di capi tra 100 e 500
sono in crescita e ne sono a conferma le stalle sorte tra Selvanizza e Monchio, tra Selvanizza e Rigoso e tra Neviano e Lagrimone.
Come potranno suoli, torrenti e falde sempre più inquinati sostenere un processo industriale che sembra non porsi limiti di quantità di prodotto, mirando solo ad una speculazione forsennata e improvvida? 
Come ci si può basare solo su una tracciabilità igienica formale per produrre un alimentare che si pretende di elevata qualità e non soprattutto sull'eccellenza dei sapori che solo la qualità artigianale delle lavorazioni può garantire, insieme alla sostenibilità del tutto per l'integrità del territorio? Non è una mia affermazione, ma di Mutti dell'omonima azienda produttrice di conserve di pomodoro.
Una strada potrebbe essere quella dei biodigestori anaerobici per produrre metano dalle deiezioni e di quelli aerobici per produrre compost, fertilizzante naturale. Il comune di Montechiarugolo aveva accennato ad un progetto in tal senso, ma pareva dimensionato sullo smaltimento dell'intero comprensorio che dalla città andava fino a Neviano, con gli ovvi problemi di traffico e sostenibilità.
In ogni caso non se ne è più saputo niente.
Da ultimo ho saputo dal mio fornitore di prosciutto, cui è stato proposto, che un sacco di aziende si sono buttate sulle rinnovabili per specularci, producendo energia elettrica e incamerando incentivi dalla combustione di olio di colza importato da chissà dove. Se fosse una cosa diffusa sarebbe un'ulteriore fattore di inquinamento della valley.

Parma 10 -11 -2011
Serioli Giuliano

venerdì 4 novembre 2011

Albo pretorio, Informatizzazione e Trasparenza


Le Leggi 9 gennaio 2004, n. 4, e Legge 69/2009 ( nate con la finalità di migliorare l’accessibilità agli atti amministrativi e l’introduzione e utilizzo, nella circolazione e conservazione dei documenti delle P.A., su base elettronica) è portata come argomento per giustificare l’abolizione dell’albo pretorio fisico che consentiva a tutti i cittadini di visionare gli Atti Pubblici. Sono convinto che la legge impone il formato elettronico come unico mezzo di trasmissione degli atti solo fra Enti ( fonte questa di produzione di innumerevoli copia cartacee e non certo per risparmiare la carta di una unica copia per l’albo). Nelle comunicazione ai cittadini non è possibile né praticata la comunicazione esclusiva su base informatica poiché ciò richiederebbe l’obbligo per ogni cittadino di dotarsi di idoneo supporto informatico di ricezione. Ci e stato obbiettato che la pubblicazione su carta all’Albo Pretorio non ha più alcun valore legale ma ai fini della funzione informativa ciò è irrilevante a maggior ragione nelle more dell’attivazione di una posizione informatica, di consultazione, presso la sede comunale ,sostitutiva dell'albo cartaceo. Alla luce del comportamento attuale di molte P.A. sorge fra le tante possibili una domanda :

- Gli uffici comunali si rifiuteranno in futuro di rilasciare copia conforme su base cartacea di documenti?

In realtà credo che nel rapporto con i cittadini le P.A. continueranno a scrivere su carta per adempiere a una miriade di richieste e per un notevole numero di anni a venire. Una magnifica occasione per le Amministrazioni opache di complicare, con interpretazioni di comodo, l’accesso agli atti. Un problema in più per arrivare alla trasparenza amministrativa. Invito i cittadini civicamente attivi ad effettuare le verifiche delle prassi adottate dalle P.A. I resoconti provenienti dal territorio potranno servire a fotografare il livello di opacità esistente.

Fabio Paterniti