"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)

venerdì 1 giugno 2012

Risposta di Rete Ambiente Parma alla Meo

Accolgo le sue precisazioni e volentieri rispondo.
Nelle considerazioni del comunicato fatto ieri riprendevamo il comunicato di Reteambienteparma del 15-09-2011, in cui si rendeva noto della visita ad Eridania di S.Quirico di Pierluigi Ferrari, vicepresidente Provincia, e Tiberio Rabboni, assessore regionale all'agricoltura, che riferivano all'azienda in merito alla VIA depositata dall'azienda il 27 luglio in regione, come da lei confermato.
La notizia era comparsa il 10-09-2011 su "Gazzetta di Parma" e "La Sera". 
Nell'articolo si affermava espressamente che la visita era da mettere in relazione alla concessione della VIA,  da considerarsi ormai cosa fatta come per lo stabilimento di Russi. 
Lei stessa, consigliere Meo, nella sua interpellanza chiedeva quali impianti più inquinanti  andassero chiusi, in caso di rilascio dell'autorizzazione per tale progetto di centrale a biomassa.
Quindi, a quel tempo, anche per lei la Regione era tutt'altro che contraria alla chiusura positiva per Eridania della VIA e al rilascio dell'autorizzazione.
Di più, era girata voce nel comune di Trecasali che il procedimento della VIA fosse stato aperto il 27 e chiuso lo stesso 5 agosto seguente, senza attendere le considerazioni di comuni interessati e comitati.
I giornali riportavano, infatti, lo sconcerto del sindaco di Trecasali perchè dalla Regione non c'era stata nessuna risposta alle considerazioni di inopportunità per la centrale depositate dalla giunta e dal consiglio comunale. 
Il sindaco, a quel punto, aveva deciso di opporsi al progetto, proponendo che l'impianto a biomasse si riducesse all'effettivo bisogno energetico dell'azienda, cioè  massimo 2 o 3 Mwe con un consumo di cippato di "sole" 30.000 t. annue.
Il nostro comunicato, apparso negli organi di stampa e on line, non era stato  smentito da nessuno.
Solo nel novembre successivo Bernazzoli e Provincia si dicevano contrari all'impianto per motivi di opportunità ambientale, chiedendo un tavolo di consultazione tra azienda, istituzioni locali, Provincia e Regione, ovviamente per addivenire ad un compromesso, presumibilmente la soluzione proposta dal sindaco di Trecasali.  
Tutto questo, dopo che diversi consigli comunali della "bassa" si erano espressi decisamente contro l'impianto a biomassa.
Impressione nostra e di tanti altri era che la Regione avesse già una sua opinione al riguardo e fosse arrivata ad un accordo con Sadam Eridania, che la Provincia avesse già avallato la cosa e che solo l'opposizione determinata della popolazione abbia prima ritardato e poi bloccato il parere favorevole della Regione.
Solo a questo punto devono essere parse significative alla  giunta regionale le sue interpellanze ed interrogazioni tese a non considerare l'Eridania di S.Quirico non assoggettabile, come invece quella di Russi, alle più stringenti norme della Regione. 
La sua interpellanza, consigliera  Meo, a nostro avviso meritoria e degna di stima, deve essere apparsa, a quel punto, alla Regione come l'unica strada percorribile per non perdere del  tutto la faccia sia verso i cittadini che verso la stessa azienda Sadam- Eridania.
Per tutte queste considerazioni, anche se il procedimento della VIA è rimasto formalmente aperto fino ai nostri giorni, ci sentiamo di affermare che Regione e Provincia fossero favorevoli alla centrale di S.Quirico e che solo l'opposizione dei cittadini, del  comitato e dei comuni abbia imposto alle istituzioni di cambiare parere. 
Nostra convinzione è che, stanti gli  alti valori dei Pm 10 nell'area e l'opposizione dei cittadini, abbiano proposto ad Eridania un dimagrimento della centrale fino a 3 Mwe. 
A quel punto l'interesse speculativo per l'azienda si era ridotto a tal punto da  farla desistere del tutto, come sabato scorso ha comunicato.

Onestamente, consigliere Meo,  per quanto tempo le sue interpellanze affinchè il progetto di centrale a biomassa di S. Quirico fosse assoggettato a norme più stringenti sono rimaste inascoltate dalla giunta regionale?

Per quanto riguarda la sua proposta di moratoria di nuovi impianti a biomasse e biogas in Regione, peraltro richiesta a gran voce da comitati di cittadini e sindaci, ci vede totalmente d'accordo con lei. 

Serioli Giuliano

giovedì 31 maggio 2012

Precisazioni di Gabriella Meo


Gentile Giuliano Serioli,

ho seguito la vicenda della centrale a biomasse di Trecasali e mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni al suo post di ieri.

Come ho accennato nel mio recente comunicato stampa (che può trovare a questo link http://www.gabriellameo.it/2012/05/trecasali-salta-la-centrale-a-biomasse/) e come ha giustamente ricordato anche lei, Eridania Sadam, nell’annunciare il ritiro del progetto, ha citato come cause della sua decisione, oltre alla decisa opposizione dei Comuni, anche la normativa regionale sulle biomasse divenuta più stringente e le intenzioni del Governo di rivedere l’ammontare degli incentivi per le fonti rinnovabili.

Non è esatto, invece, affermare che il progetto sarebbe stato autorizzato, nel settembre 2011, da Provincia e Regione con la Valutazione di Impatto Ambientale. Infatti, la procedura di autorizzazione e valutazione è stata attivata da Eridania il 27 luglio 2001 (con lettera che allego), è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione (di cui allego un estratto) n. 170 del 23 novembre 2011 e, fino a pochi giorni fa, era ancora in corso, come può verificare direttamente accedendo al sito della Regione Emilia-Romagna, nella pagina relativa alle valutazioni ambientali http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/servizi-on-line/valutazioni-ambientali.
Quindi, nessuna autorizzazione è stata rilasciata dalla Regione a Eridania per realizzare la centrale a biomasse di Trecasali.

Per quanto riguarda la normativa regionale sulle biomasse, e principalmente la Delibera di Assemblea legislativa n. 1570 del 26 luglio 2011, essa prevede che non siano assoggettati gli impianti “che siano previsti nei progetti di sviluppo o riconversione del settore bieticolo-saccarifero, in attuazione della normativa comunitaria e nazionale in materia, ivi compresi gli impianti derivanti dagli accordi interprofessionali sottoscritti in data 15 novembre 2010 fra le Associazioni bieticole con Eridania-Sadam COPROB/Italia Zuccheri, e Unionzucchero.”

Quindi, in sintesi, la centrale a biomasse di Russi può non applicare le stringenti norme regionali in quanto trattasi di riconversione di un ex zuccherificio, quella di Trecasali no, ed è questo passaggio che, grazie alle mie interrogazioni ed interpellanze, alla fine è risultato chiaro (allego la risposta alla mia ultima interpellanza), contrariamente a quanto cercava di far intendere Eridania.

Tutto ciò per spiegare che la presa in giro, se di presa in giro si può parlare, non è certo venuta da Provincia o Regione che hanno semplicemente seguito le procedure vigenti.

Colgo l’occasione per segnalarle anche gli altri interventi che ho diffuso in questi mesi sul progetto di Trecasali e sulla proposta di una moratoria regionale delle centrali a biomasse e biogas avanzata dal nostro Gruppo assembleare :
http://www.gabriellameo.it/2012/01/trecasali-serve-una-alternativa-alle-biomasse/
http://www.gabriellameo.it/2011/09/giusto-il-no-a-trecasali-pr-alla-centrale-a-biomassa/
http://www.gabriellameo.it/2012/03/una-moratoria-regionale-sugli-impianti-a-biogas/

Cordiali saluti

Gabriella Meo

Allegati:
Richiesta ERIDANIA
Estratto BUR
Interpellanza
Linee guida energie rinnovabili



mercoledì 30 maggio 2012

La centrale a biomassa di Trecasali non si fa più

In occasione di un incontro coi sindacati, avvenuto sabato 26 in provincia, Sadam-Eridania ha annunciato il ritiro del progetto di centrale a biomassa.
E' la vittoria del comitato di Trecasali.
Oltre ad aver mobilitato i cittadini, il comitato è riuscito a convincere i sindaci e le amministrazioni comunali dei paesi limitrofi ad opporsi al piano speculativo di Eridania.
Questo prevedeva di bruciare 150.000 t. annue di cippato di legna, con emissioni gravemente nocive per la salute degli abitanti della "bassa" e con una pesante sottrazione di suolo agricolo agli usuali coltivi alimentari, da adibire a pioppeti triennali per alimentare il forno inceneritore.
Eridania cita espressamente la decisa opposizione dei comuni come causa del suo ritiro.
Accenna anche alla normativa più stringente della Regione e all'intenzione del governo di abbassare il volume degli incentivi.
In realtà Regione e Provincia, nel settembre scorso, avevano autorizzato il progetto con la VIA.
Poi, la mobilitazione del comitato e l'opposizione dei consigli comunali aveva costretto la Provincia a far marcia indietro : c'erano le elezioni al comune di Parma in vista.
Che sia vero, come afferma la consigliera regionale Meo, che la Regione non abbia applicato la deroga per gli zuccherifici alla sue normative sulle biomasse?
E allora la conferma della VIA per la  centrale a biomassa di Russi, anch'essa in deroga?
Non è vero, poi, che il governo Monti non intenda incentivare le biomasse. Ha addirittura previsto lo stanziamento di 100 milioni di finanziamenti espressamente per centrali a biomasse e biogas nel mezzogiorno.
In ogni caso  Provincia e Regione ci devono una spiegazione. Anzi la devono al comitato di Trecasali, che per tanto tempo si è visto da loro preso in giro.

Serioli Giuliano

martedì 1 maggio 2012

Basta giocare con la salute delle persone !

Nel secondo appuntamento del ciclo “Le mani sulla montagna” dal tema “Cave in ofiolite e rischio amianto”, tenutosi il 21 aprile a Borgo Val di Taro, un qualificato relatore aveva sostenuto che, sulla base dei dati desunti da documenti ufficiali, il numero di casi di mesotelioma nei comuni ofiolitici del parmense sarebbe risultato doppio rispetto alla media regionale. Con comunicazione del 27-04, il relatore ci informava che, ad una verifica successiva dei dati con il responsabile del ReNaM, l'ipotesi non poteva essere sostenuta. Dunque la "pistola fumante" in forma di dato statistico, non sarebbe stata ancora trovata! Un vero peccato perchè, quando il riscontro dovesse arrivare, agli organi sanitari non resterebbe altro che contare i morti. Una storia questa che ci pare sia già stata raccontata nelle aule dei tribunali e dalle famiglie delle vittime. Noi non attenderemo inerti! La battaglia continuerà fino alla chiusura per legge di tutte le cave con la presenza accertata di amianto. Per meglio capire il preoccupante presente, sarà utile inquadrare la problematica nel contesto normativo e alle luce delle determinazioni pubbliche recenti. Dai primi anni '50 venne accertata la relazione medico-scientifica tra il mesotelioma maligno e l’amianto. Prima che la politica italiana ne prendesse atto sono passati però 40 anni. Solo nel 1992 venne portata a compimento la legge 257 ed occorsero, perché diventasse pienamente operativa, altri 4 anni. Quattro anni che per le lobbies non passarono inutilmente. Nel D.M. 14 maggio 1996, contravvenendo al principio generale della legge, fu autorizzata la prosecuzione dell’escavazione delle matrici minerali dalle quali veniva estratto l’amianto. Nel silenzio generalizzato, con il concorso attivo di Comuni, Province e Regioni, si consentì per legge di avvelenare persone e territorio. Solo pochi sapevano, quei pochi hanno taciuto. Per anni sono state negate a cittadini e amministratori inadeguati, informazioni importanti. Le uniche a parlare a voce alta sono state le associazioni e nel 2004 il sorprendente, per alcuni aspetti, documento Arpa “Progetto regionale pietre verdi” scandalosamente disatteso e "congelato" dal governo della regione Emilia Romagna e da tutta la classe politica. Oggi al vecchio insulto dell’allegato 4, se ne aggiunge uno nuovo: il censimento Arpa del 30 settembre 2011 ha inserito fra i siti contaminati da amianto naturale le cave ofiolitiche, ma ancora una volta i tre livelli decisionali, comune, provincia, regione si sono fatti gioco della logica più elementare, non adottando provvedimenti coerenti con la finalità della legge 257. Ancora in questi giorni, a livello politico assistiamo ad un indegno teatrino, che preannuncia nuovi trucchi. Nuovi studi, nuove indagini, un congruo numero di anni per accertare quello che è già chiaro da decenni. E ancora nuove regole, controlli ferrei. Nel frattempo per questa classe dirigente l'importante è che le cave ofiolitiche restino in attività e i cittadini non si allarmino. Se oggi il fronte della battaglia contro l’utilizzazione e la dispersione di fibre di amianto in Italia è ancora aperto, lo dobbiamo ad una norma probabilmente illegittima e anticostituzionale. Di questo aspetto investiremo ufficialmente il parlamento italiano e europeo, ma è facile prevedere che il percorso richiederà tempo. A livello locale c’è molto da fare perché i ruoli decisivi sulla questione, contrariamente a quanto si è voluto far credere per anni, restano in capo alle amministrazioni comunali e agli organi di controllo sanitario, tecnico, giudiziario. Sarà utile chiarire anche alcuni aspetti relativi ai ruoli delle istituzioni pubbliche, troppo spesso travisati o dimenticati. Nel recente caso del PAE del Comune di Bardi si è voluto attribuire ai pareri favorevoli rilasciati da Ausl e Arpa il significato improprio di dichiarazione di non pericolosità della escavazione in matrice ofiolitica, dimenticando che la lunga lista di prescrizioni è una palese dichiarazione del contrario. Chiedere o attendersi dagli organi di controllo sanitario e tecnico un divieto ad una attività prevista per legge, significa non comprendere ruolo, competenze, responsabilità. In effetti il compito di Ausl e Arpa in questa procedura deliberativa è sostanzialmente regolato e limitato dal principio “conforme, non conforme”. Ben diverso è il ruolo dell’amministrazione locale e del Sindaco. Questo ruolo viene esercitato? E come? Su questo fronte abbiamo un bagaglio di esempi talmente negativi da compromettere il rapporto fiduciario tra cittadini e classe dirigente. Oggi è assolutamente vitale che una cittadinanza attiva si riappropri della funzione di controllo, ritorni ad un ruolo attivo nella vita della comunità pretendendo dai propri amministratori il massimo della trasparenza nel processo decisionale. Abbiamo tutti estremo bisogno di cittadini che ci mettano la faccia e che entrino nel palazzo comunale, non per chiedere e ottenere “favori”, ma per consultare gli atti pubblici, saggia pratica anche sotto il profilo della difesa dei propri legittimi interessi, sia individuali che collettivi. Fabio Paterniti Cave all'amianto no grazie

lunedì 23 aprile 2012

Biomasse a Palanzano: una tresca tra sindaci?

Il comitato contro le biomasse di Palanzano ha contatto Rete Ambiente Parma cercando solidarietà.

Tutti devono sapere dell’ulteriore scempio che stanno per fare alla montagna: boschi tagliati e trasformati in cippato e un costante via e vai di letame per le strade delle valli (300 tonnellate al giorno). Il comitato ha denunciato da tempo a Provincia e Regione l’iter delle autorizzazioni comunali, ma pare che, oltre a generici attestati di solidarietà, le istituzioni non possano vietare ciò che proprio le loro normative autorizzano. Si teme che quanto prima il sindaco Maggiali conceda la Dia anche per l’impianto a biogas a Nacca di Vaestano. (la Dia per l’impianto che brucerebbe cippato di legna e resti di digestato è già stata concessa dal sindaco di Palanzano il 16 gennaio scorso).

Il comitato di Palanzano è riuscito ad ottenere un fac-simile dell’atto notarile con cui 8 o 9 allevatori si sono costituiti quali richiedenti l’autorizzazione degli impianti.

Da questo atto si evince che le loro stalle spaziano come dislocazione dal crinale alla collina: praticamente mezza montagna. Alla faccia della sostenibilità e degli impianti a Km 0.

A detta del comitato metà di tali stalle sono già chiuse o stanno per fallire.

In ogni caso nessuno dei richiedenti si è mai presentato con un piano industriale che spieghi come si intenda costruire i due impianti, il cui costo è stimato grosso modo in 8 milioni di euro.

Il comitato è convinto che gli allevatori siano solo dei prestanome e che dietro ci sia l’ex sindaco di Palanzano Carlo Montali, che si era già espresso a loro favore quando era sindaco.

Sarà vero?

L’ex sindaco, una volta ottenuti i permessi, sarebbe disponibile a cedere agli effettivi speculatori tutta la partita. Illazioni o realtà?

Il comitato è altresì convinto che l’attuale sindaco Maggiali, per patti pregressi tra politici della stessa area politica, non possa rifiutare a Montali queste Dia

Questo è il fatto che viene suggerito, in attesa delle eventuali smentite: un accordo tra il sindaco attuale ed il sindaco uscente per portare a termine tutto il progetto.

Perfino Legambiente di Reggio Emilia ha espresso la sua reprimenda su questo indirizzo che va contro la sostenibilità: “Qui si sta esagerando. Due impianti, l’uno vicino all’altro ed entrambi da 999 Kw di potenza, sono solo un modo per eludere le autorizzazioni delle istituzioni preposte (Provincia e Regione). In un posto come Nacca, dove la strada è una carraia e con l’Enza lì a due passi, il rischio idrogeologico è troppo alto”.

Tutto vero, badate.

Ma non una parola Legambiente la dice sui 40.000 quintali di legna tagliata dai boschi ogni anno per alimentare la centrale a biomassa e niente neppure sul via vai di camion di letame tra Albazzano e Miscoso, tra Tizzano e Ramiseto, tra Neviano e Palanzano.

Tutto questo per Legambiente è sostenibile, visto che per loro la montagna può essere predata delle sue risorse in nome delle energie rinnovabili, diventate il nuovo mantra con cui la speculazione intasca i nostri soldi.

Gabriella Meo, consigliere regionale, ha fatto un’interrogazione sulle due centrali di Palanzano.

E’ arrivata anche a domandarsi come mai la Regione stanzi soldi per centrali a cippato quando bruciarlo è così inquinante. Non basterebbe, si chiede, che gli edifici comunali si dotassero di caldaie a pellet come già fatto dalla gente di montagna a casa propria?

E’ proprio quello che Rete Ambiente Parma va dicendo da tempo. Tutti soldi buttati che non creano lavoro e che aprono la strada ad un ulteriore disboscamento.

Ma soprattutto che aprono la strada a speculatori che vogliono mettersi in tasca i soldi delle nostre bollette, devastando la montagna e predando le sue risorse naturali.

Giuliano Serioli

sabato 14 aprile 2012

Coincenerimento a Rubbiano quali prospettive?

Venerdì 13 ore 21, Fornovo. Sala civica stracolma. Gente in piedi.

Parla per primo, in collegamento Skype, Marco Caldiroli, chimico, esponente di medicina democratica. Disanima tecnica approfondita, la sua, dei problemi da combustione degli oli esausti d'acciaieria, conferiti e bruciati nello stabilimento Laterlite di Rubbiano.
A suo avviso i limiti fissati nell'autorizzazione di impatto ambientale ( AIA ) sono poco cautelativi specie il valore annuo che è spropositato.
Dal suo discorso si evince che ogni provincia è autonoma nel determinare i valori dell'AIA, cioè che è necessario adeguarli alle caratteristiche del territorio e dell'impianto stesso.
Caldiroli invita le autorità a considerare in modo più restrittivo tali valori.
Occorre ricordare che in Ottobre scade l'autorizzazione dell'autorità provinciale a Laterlite per lo smaltimento termico degli oli.
Segue l'intervento di Stefano Raccanelli, chimico esperto di microinquinanti e direttore del laboratorio INCA di Venezia che sviluppa una minuziosa analisi del processo di formazione delle diossine, collegandole ai risultati significativi di analisi condotte in loco su alcune matrici biologiche ( latte materno e carne di avicoli ).
Gli esiti delle analisi rilevano presenza di diossina ed elevata possibilità di fattori mutagenetici.
Gianluca Ori del Comitato Rubbiano per la Vita ( aderente a RETEAMBIENTEPARMA), rende noto che l'osservatorio ambientale, cui dovrebbero partecipare i sindaci di Solignano, Fornovo, Varano e Medesano, nonchè Provincia ed Ausl ed il comitato stesso, non è ancora stato convocato.
A ravvivare la serata è la presenza del sindaco di Medesano, Bianchi.
Alla precisa domanda di cosa farebbe se Laterlite continuasse a boicottare l'osservatorio e ad ottobre riottenesse l'AIA per continuare a bruciare gli oli, risponde in politichese col solito cerchiobottismo.
Cioè non dice assolutamente niente.
La cosa fa inviperire una ragazza di Rubbiano che accusa tutte le varie autorità locali di totale inadempienza dai loro doveri verso la gente e la sua salute. E reiteratamente gli chiede se è disposto, in quanto sindaco e quindi massima autorità sanitaria in loco, a chiedere la chiusura di Laterlite se questa dovesse continuare ad essere sorda ad
ogni richiesta della gente.
Il dibattito si allarga sull'effettiva volontà degli enti preposti ad effettuare controlli sanitari efficaci soprattutto in relazione agli allevamenti zootecnici intensivi del nostro territorio e al grave inquinamento del suolo e delle falde
acquifere che determinano.

Serioli Giuliano

lunedì 9 aprile 2012

BREVE NOTA INFORMATIVA SULL'IMPIANTO EOLICO DEL PASSO S. DONNA (BORGOTARO)



LA DITTA EOLICA PARMENSE srl HA PRESENTATO UN PROGETTO DI PARCO EOLICO SUL SANTA DONNA DALLE DIMENSIONI TALI DA ESSERE DEFINITO, A RAGIONE, UNA "CALAMITA' INNATURALE". ESSO PREVEDE L'EREZIONE DI TRE GIGANTESCHE PALE DELL'ALTEZZA COMPLESSIVA DI 150 METRI L'UNA E DELLA POTENZA DI 3,37MW. PER DARE L'IDEA DELLE DIMENSIONI SI FA PRESENTE CHE RISULTERANNO PIU' ALTE DEL GRATTACIELO PIRELLI DI MILANO. L'IMPATTO SUL PAESAGGIO SARA' DEVASTANTE ED IL VALORE DELLE TERRE E DELLE CASE CHE SI AFFACCERANNO SU QUEST'IMPIANTO SUBIRANNO, A SECONDA DELLA DISTANZA DA ESSO, UN CONSEGUENTE DEPREZZAMENTO, IN NESSUN MODO COMPENSATO, PER QUANTO RIGUARDA LA COMUNITA' DELLA VAL NOVEGLIA. A BORGOTARO SI PARLA DI UNA COMPENSAZIONE DICIRCA 100.000 EURO L'ANNO PER LE CASSE COMUNALI. BRICIOLE IN CONFRONTO AL VALORE CHE MOLTE FRAZIONI PERDERANNO IN APPETIBILITA' RESIDENZIALE. ESISTE ANCHE IL PROBLEMA IMPATTO LAVORI. SEMPRE DAL PROGETTO SI LEGGE CHE IL "BILANCIO TOTALE MOVIMENTI TERRA" SARA' DI 41.172 METRI CUBI ( UN VOLUME SUFFICIENTE PER RIEMPIRE 3166 CAMION, TENENDO CONTO CHE LA TERRA, SE "MOVIMENTATA" AUMENTA DEL 20% IL PROPRIO VOLUME. ESISTE ANCHE IL PROBLEMA SALUTE.; DA NUMEROSI STUDI FATTI ALL'ESTERO EMERGE CHE ABITARE NEI PRESSI DI QUESTI MEGA IMPIANTI (IN MONTAGNA LA DISTANZA DI SICUREZZA SUPERA  I TRE CHILOMETRI IN LINEA D'ARIA) PUO' PROVOCARE LA "SINDROME DA TURBINA EOLICA" CON SINTOMI CHE VARIANO DALLA SENSAZIONE DI INSTABILITA', VERTIGINE, RONZIO AURICOLARE, NAUSEA, DISTURBI DEL SONNO SINO ALL'EMICRANIA E TACHICARDIA ( DA "VIA DAL VENTO, SINOPSI DEI PROBLEMI DI SALUTE DALLA VICINANZA DI TURBINE EOLICHE: A.B.RODRIGUEZ).  SEMPRE SECONDO I DATI FORNITI DALLA DITTA STESSA IL RUMORE GENERATO DALLE TURBINE SI AGGIRERA' SUI 106 Db CHE CORRISPONDONO IN POTENZA A QUELLO GENERATO DA UN MARTELLO PNEUMATICO O AL RUMORE PERCEPITO NEL TROVARSI AD ESSERE IN PRIMA FILA AD UN CONCERTO POP. CON TRE ROCK STARS DI QUEL GENERE CHE NOTTE E GIORNO DARANNO CONCERTO SUL SANTA DONNA. SARA' POI DURO PER I CACCIATORI TROVARE SELVAGGINA NELLA ZONA PER MOLTI CHILOMETRI ATTORNO. PER QUANTO RIGUARDA LE CASE PIU' VICINE, COSTA DI SOPRA E PRATO DELLE FEMMINE, AVREMO "SOLO” 60 DB, PARI AL SUONO EMESSO DA UNA PERSONA CHE PARLA A VOCE ALTA: BELLA COMPAGNIA! SOPRATUTTO DI NOTTE. MA QUELLO CHE NUOCE ALLA SALUTE NON E' TANTO IL FRACASSO UDIBILE (CHE COMUNQUE E' UNO BELLO STRESS) MA LE COSI' DETTE ONDE A BASSA FREQUENZA, PROPRIO QUELLE CHE NON SI SENTONO MA CHE CAUSANO I DISTURBI SOPRA RICORDATI. E' QUANTO MENO  AUSPICABILE CHE GLI ABITANTI DELLA VAL NOVEGLIA  SI ATTIVINO PRESSO L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI BARDI, AFFINCHE' PONGA IL PROPRIO PARERE NEGATIVO ALLA REALIZZAZIONE  DI QUEST'OPERA . PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!

giovedì 5 aprile 2012

Un problema per la città: falde acquifere e deiezioni animali

La disinfezione rappresenta il trattamento più diffuso nella depurazione degli acquedotti e, nella maggior parte dei casi, è anche l’unico realizzato sull’acqua prima della sua distribuzione. 
Lo scopo della disinfezione è quello di abbattere la carica batterica e virale,  mantenendo un minimo di agente disinfettante nell’acqua per impedire la formazione e lo sviluppo di microrganismi endogeni (es. ferrobatteri) o esogeni da liquami animali introdotti nella rete idrica. 
Gli agenti disinfettanti utilizzati nelle reti acquedottistiche sono l’ipoclorito di sodio (NaClO)ed il biossido di cloro (ClO2), più largamente utilizzato. 
L'acqua pescata dall'acquedotto cittadino in falda è carica di nitrati.
Le maggiori fonti di nitrati per le acque sono rappresentate dall'inquinamento biologico degli agglomerati urbani e dai liquami provenienti dai suoi rifiuti, dai fertilizzanti in agricoltura, dagli scarichi di automobile, dai processi di combustione, ma soprattutto dai liquami di stalla.
Le procedure di smaltimento dei liquami sono regolate dalla legge, ma è molto difficile verificare il rispetto delle diverse capacità di assorbimento dei terreni, perché la superficie necessaria all'azienda può essere affittata o asservita. 
E' questo il modo con cui le aziende che non dispongono del terreno necessario in rapporto agli animali allevati (caso frequente negli allevamenti industrializzati o intensivi, detti "senza terra"), possono stipulare dei contratti di affitto o asservimento con diversi proprietari di terreni. 
Questo sistema si presta facilmente a frodi. 
Lo stesso terreno potrebbe essere utilizzato per più allevamenti; le attività di controllo rispetto a questa eventualità sono oggi tanto scarse quanto difficili. 
A tal proposito Mutti, titolare dell'omonima azienda agroalimentare, afferma categoricamente che le attività di controllo, sia sanitario che delle normative DOP, sono solo formali, mirate all'apparenza esteriore o alle risultanze meramente cartacee.
Tali difficoltà nei controlli rendono inoltre possibile l'effettuazione di svuotamenti irregolari, purtroppo frequenti, anche nei corsi d'acqua, in momenti in cui è improbabile subire un controllo, come nei giorni festivi o nelle ore notturne, oppure in occasione di piogge intense e durature; il tutto con danni difficilmente quantificabili per l'ecosistema dei corsi d'acqua superficiali.
Un altro punto negativo è la pratica frequente di utilizzare per lo spandimento le coltivazioni arboree, come i pioppeti, perché, anche se l'eventuale eccesso di liquami non crea conseguenze negative per le piante, esso favorisce il ruscellamento e la confluenza dei liquami nei corsi d'acqua superficiali proprio per l'impossibilità fisica del terreno ad assorbirli.
In condizioni di concimazione normale, il materiale organico nei sistemi di lavorazione naturale del terreno viene decomposto dai microrganismi presenti nel terreno e convertito in un complesso di composti organici. In altre parole viene trasformato in humus. 
Quest'ultimo è essenziale alla ritenzione ed al movimento dell'acqua nel terreno contenendo così le strutture stesse del suolo e le tracimazioni di fiumi e canali.
In condizione di concimazione normale i microrganismi mineralizzano le sostanze organiche con produzione di nitrati, fosfati e sali di potassio. Per la complessità del meccanismo in essere, il complesso minerale nutritivo è rilasciato gradualmente, secondo le naturali richieste delle piante.
Quando invece il contenuto in sostanza organica è basso, come nel caso tipico del trattamento con liquami, la concimazione con i liquami apporta facilmente minerali in eccesso (azoto, fosforo e potassio) rispetto alle richieste fisiologiche delle piante ed alle capacità di ritenzione del terreno.

Il conseguente inquinamento determina serie conseguenze per la qualità delle acque potabili, con rischi per la salute umana.


Elevati contenuti di azoto nel suolo possono tradursi in eccessive concentrazioni di nitrati nei vegetali, soprattutto ortaggi, con conseguenti rischi per i consumatori; infatti i nitrati si possono unire alle ammine a livello dello stomaco e formare nitrosammine, riconosciute come sostanze cancerogene. 
Infine, non si deve dimenticare che, attraverso i reflui, passano nell'ambiente anche i resti dei farmaci assunti dagli animali che influiscono sulla vita dei vegetali, del suolo e dei consumatori stessi.
Al riguardo la normativa recita:
"La ns. Regione ha adottato col r.r. 6/95 una disciplina specifica per l’utilizzo dei reflui zootecnici.
Viene ribadito il principio dell’utilizzazione agronomica, ossia l’e. z. deve essere usato su di una superficie potenzialmente suscettibile di coltivazione, e per scopi agricoli.
La concimazione attraverso l’apporto di refluo zootecnico al terreno costituisce normale pratica agricola, tuttavia essa soggiace al limite del carico massimo di azoto, posto a protezione delle falde acquifere sotterranee, pari a 340 kg. per ettaro, calcolato come media annuale dell’azienda agricola. E’ data inoltre facoltà di sfruttare fondi non appartenenti all’azienda, dietro scambio di fieno per letame."
Proprio per questo, significativa al riguardo è l'ordinanza che prevede il dimezzamento del carico massimo di azoto, 174 kg invece dei 340 Kg della normativa, per una estesa area della nostra provincia : dalla linea collinare Pastorello-Neviano Arduini fino alla città. Provvedimento reso noto da Confagricoltura su un'intera pagina della Gazzetta di Parma circa 15 giorni orsono, a testimonianza di un aggravamento dello stato delle falde acquifere, del loro inquinamento. 
Senza che l'istituzione accennasse minimamente a tali conseguenze.
Era proprio tale silenzio ed i numeri ad essere estremamente significativi.
Inquinamento, peraltro, ulteriormente comprovato dalle più recenti bollette Iren per la città, in cui la spesa per la depurazione è ormai arrivata a circa la metà di quella per l'acqua medesima.

Serioli Giuliano

lunedì 2 aprile 2012

Salute e Ambiente: un convegno scientifico di alto livello organizzato da Isde Parma

Era gremita di medici questa mattina la sala convegni dell'hotel Villa Ducale di Moletolo, in  occasione del convegno scientifico organizzato dall'Isde sull'interazione tra ambiente e salute, con il patrocinio dell'Ordine dei Medici di Parma.

Una mattinata intensa e fitta di interventi che ha permesso agli oltre cento medici presenti di approfondire tematiche troppo spesso tenute in disparte nell'iter di aggiornamento tradizionale.

Dopo il saluto di Pierantonio Muzzetto, presidente dell'Ordine, la parola è passata ai relatori.

“I fattori di rischio ambientali come determinanti della salute umana” è stato il tema affrontato da Manrico Guerra, di ISDE Parma, il quale ha sottolineato la importante relazione tra la qualità ambientale e lo stato di salute di una popolazione.

Alle 9,30 è stata la volta di Paolo Crosignani, epidemiologo dell'Istituto Tumori di Milano e responsabile del Registro Tumori ed Epidemiologia Ambientale, che ha affrontato gli “Effetti a breve e a lungo termine dell'inquinamento atmosferico sulla salute umana”, un secondo scalino per illustrare le conseguenze sulla salute umana dell'esposizione a fattori inquinamenti

E' stata poi data la parola a Pier Anselo Mori, dirigente medico di pneumologia-endoscopia toracica dell'azienda ospedaliero-universitaria di Parma. Nel suo intervento è stato fatto il punto sulla salute dei parmigiani, in particolare per quanto riguarda l'apparato respiratorio. La relazione aveva come titolo: “Inquinamento e patologie respiratorie; la situazione di Parma”.

L'oncologa Patrizia Gentilini, Isde Forlì, ha trattato invece gli “Effetti sulla salute umana, in particolare infantile, da emissioni di industrie insalubri: Inceneritori e impianti a Biomasse”, focalizzando l'attenzione sulla tipologia di sostanze, e sulla loro pericolosità, tipica di alcune industrie insalubri, che spesso vengono celate dietro presentazioni fuorvianti.

“Inquinamento e salute umana: dalla Genetica all’Epigenetica” è stata la relazione presentata da Ernesto Burgio, presidente Scientific Office ISDE - International Society of Doctors for the Environment, che ha sviluppato il tema della nuove scoperte sugli effetti a lungo termine dell'inquinamento, capace di portare modificazione anche a livello di codice genetico, e quindi sviluppando modificazioni che si trasmettono alle generazioni future.

E' seguito l'intervento di Lorenzo Brambilla, cardiologo e direttore sanitario della Fondazione Don Carlo Gnocchi di Parma, che ha parlato di “Inquinamento urbano e patologie cardiovascolari”.

Maria Cirelli, dirigente Medico Ausl di Parma Responsabile di LDPARE dell'Ospedale di Borgo val di Taro ha poi affrontato il tema “Cave ofiolitiche e amianto: alle origini del problema”, mettendo in evidenza come il problema sia ancora sottovalutato nonostante questo materiale sia ormai fuori legge da anni.

Ultima importante relazione quella di Ruggero Ridolfi, direttore U.O. Immunoterapia e Terapia Cellulare Somatica I.R.S.T. Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori di Meldola, Forlì, dal titolo “Progetto Ambiente e Tumori AIOM: come riconsiderare la Prevenzione Primaria", uno stimolante approfondimento su quanto ancora non si fa per la salute primaria,.

Alle relazioni è seguita la discussione e gli interventi dei medici presenti, uno scambio importante e proficuo che ha favorito un aggiornamento complessivo sulla relazione tra ambiente e salute secondo gli studi più recenti pubblicati dalla comunità scientifica.

Per Parma la mattinata di studi ha costituito una “prima” molto importante nella direzione del riconoscimento del ruolo sempre più importante del medico nella prevenzione delle malattie e nella individuazione di tutti quegli elementi di disturbo e di rischio presenti in ambiente, spesso frutto di scelte sbagliate e non pienamente consapevoli da parte dei decisori e dalle amministrazioni locali.


Associazione Medici per l'Ambiente Isde Italia – Sezione di Parma