"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)

sabato 26 ottobre 2013

Montagna: tagli e centrali


Il paesaggio della nostra montagna cambia in peggio, comincia ad allarmarci.
Boschi come groviere, strade sfondate dai camion che portano via legna, frane, interruzioni di strade, sempre meno turisti e sempre meno gente nei paesi.
Non si tratta più di autoconsumo, come la burocrazia si ostina ancora a chiamare i tagli.
Che il fabbisogno della gente rimasta nei borghi è irrisorio rispetto a quanto tagliato.
E' un'altra cosa, vero e proprio taglio industriale, speculazione economica.

Soldi che restano in montagna?
Ben pochi. La gran parte vanno a chi commercia legna in pedemontana.
Altri vanno ai proprietari dei boschi, in gran parte da tempo residenti in città.
Altri ancora vanno a remunerare l'acquisto di macchinari per il taglio ed il trasporto.
Certo, tanti tagliano e qualcosa si mettono in tasca. Ma la gran massa dei tagli viene fatta da imprese nate dal nulla e che utilizzano gente dell'est europa pagandola in nero e a resa. Soldi, di cui praticamente niente resterà in montagna.
Versanti spogliati e strade sfondate, quindi, cui non corrisponde un'economia.
Nessun giovamento alla vita dei paesi, nè lavoro per trattenere i giovani.

La legge c'è, permette ai proprietari dei boschi di tagliare fino ad un massimo di 6 ettari.
Ma è una legge che non tiene conto della speculazione sulla legna da ardere.
Se il mercato inducesse la gran parte di chi possiede boschi a tagliarli per far soldi, complice una ulteriore recrudescenza della crisi economica, e tutti tagliassero, chi li potrebbe fermare? Questa legge?
Sicuramente no.
Occorre preoccuparsi di non intaccare la rinnovabilità dei boschi e di non accrescere il degrado idrogeologico.
Occorre un piano annuale dei tagli che ne tenga conto e che non possa essere eluso e superato.

Molti amministratori sostengono le tesi dei tagliatori.

“L'abbandono dei boschi è palese e non è positivo. Una politica delle comunità montane che possa permettere la nascita di qualche centrale a biomassa che permetta la produzione di elettricità e di teleriscaldamento non farebbe male e permetterebbe di monitorare e tenere puliti i boschi, garantendo la giusta turnazione delle piante, la pulizia del sottobosco ed in ultimo ma non meno importante garantire lavoro a territori che continuano a spopolarsi a causa di mancanza di lavoro”.
Finanziamenti di Regione e Provincia per la montagna sono, infatti, solo finalizzati dotare di macchinari di taglio le comunalie e soprattutto ad impiantare centrali termiche a cippato.
Non si comprende cosa voglia dire creare posti di lavoro nel taglio dei boschi. Il lavoro lo crea già il taglio speculativo e selvaggio, lo crea il mercato della legna da ardere.
Dotare di mezzi meccanici di taglio una comunalia significa dare man forte a tale mercato senza regole,
incentivare le comunalie a far parte di tale meccanismo perverso.
D'altronde, la cosa è del tutto coerente alle affermazioni di funzionari  ed amministratori :
qualcuno ha detto che 'siamo seduti su un nuovo petrolio e neanche ce ne accorgiamo';
altri dice che potremmo anche tagliare tutto quello che è ricresciuto nei boschi da quarant'anni a questa parte senza preoccupazione alcuna per la rinnovabilità.
Anche se la rinnovabilità annuale, il 4% di tutta la massa boschiva, è decretata dalla Regione come non superabile.

Ormai chi abita in montagna per riscaldarsi non usa più il gpl, nè tantomeno il gasolio, entrambi carissimi. La gente è tornata a bruciare legna nei camini, nelle stufe, dotandosi anche di moderne stufe a pellet o stufe miste pellet-legna. In montagna, da sempre, si usa legna che brucia bene, legna stagionata due anni : un anno all'aperto ed uno al chiuso, in modo che il suo tenore di umidità sia inferiore al 20% ed abbia un alto rendimento di calore.
Perchè allora impiantare centrali a cippato per produrre calore per il teleriscaldamento?
Centrali da 500 Kw a 1.000 Kw di potenza?
Dicono, per fare economia. Non ha senso, non certo rispetto alla legna e al pellet!
Dicono, per avere meno emissioni nocive rispetto alle vecchie stufe a legna.
Ma le centrali bruciano cippato fresco, con umidità elevata, basso rendimento,
senza alcun filtro per abbattere le emissioni nocive!
Dicono, il filtro c'è, è il multiciclone. Ma no, serve solo a raccogliere le ceneri volanti!
Dicono, la maggioranza della gente sono anziani che non ce la fanno più a ricaricare la stufa.
Non è vero, un anziano che non ce la fa più viene accolto nella casa protetta.
Dicono, per creare posti di lavoro. Non è vero,le centrali sono completamente automatizzate!

Parchè buttare tutti quei soldi nelle centrali termiche e non nel risparmio energetico?
Perchè non avviare la ristrutturazione dei borghi per un'accoglienza turistica diffusa che creerebbe subito posti di lavoro nell'edilizia?

Forse perchè l'intento inconfessato delle amministrazioni è di produrre poi elettricità con le centrali, come sta facendo Monchio?
Ma sarebbe una follia! La legna ha un rendimento bassissimo.
Bruciare i boschi per produrre un po di elettricità? Davvero pazzesco!
Però, badate bene, era ciò che teorizzava nel 2009 Mercedes Bresso, ex governatore Pd del Piemonte:
centrali elettriche a legna dal diradamento di tutti i boschi della regione.

Serioli Giuliano

venerdì 25 ottobre 2013

Bannone, carte in tavola

Bannone, carte in tavola

Da una parte il profitto di una azienda, dall'altra il benessere dei cittadini. I sindaci da che parte stanno?



Salone pieno al circolo Arci di Bannone, dove oltre un centinaio di persone si sono riunite per discutere della centrale a combustione di pollina che si vuole impiantare a S.Maria del Piano.

Il progetto è del proprietario del locale allevamento industriale di tacchini (75.000 capi), ed è finalizzato all'incasso dei 250.000 euro di incentivi disponibili.

La dichiarazione è dello stesso titolare, una settimana fa all'assemblea di Rivalta.

I presenti sono quindi già informati che trattasi di un progetto speculativo.

Il sindaco Mari di Traversetolo e Cavatorta di Lesignano, che hanno organizzato l'incontro, sono chiaramente imbarazzati.

I cittadini sono tanti e il nervosismo è palpabile.

Si rumoreggia ed è chiaro da che parte stiano i residenti.

Gli amministratori esordiscono alla Ponzio Pilato, indicando nella conferenza dei servizi l'organo che prende le decisioni nel merito, con il coordinamento della Provincia.

Poi arriva la solita dichiarazione di incompetenza tecnica nel fare le giuste valutazioni.

Ma l'affermazione suscita le risate dei presenti.

Il sindaco è o non è la massima autorità sanitaria? E' il grido della platea.

I cittadini non hanno dubbi. E' un no fermo alla centrale.

Allora i sindaci, Cavatorta in particolare, tirano fuori il PAES.

Nel piano di attivazione delle energie rinnovabili, appena approvato, è prevista la combustione di biomasse. E' cosa buona e sana sostituirla ai combustibili fossili, altrimenti Kyoto va a farsi friggere. C'è poi la previsione di leggi e normative europee e nazionali contro cui non si può andare. Infatti il sindaco Bovis di Langhirano, che si era opposto, è sotto scacco da parte delle autorità e del suo stesso partito, il Pd.

Ma le cose non stanno proprio così.

Il comitato di Trecasali, ad esempio, ha ottenuto il pronunciamento dei sindaci della bassa contro la centrale a biomassa (cippato di legna) dell'Eridania, da 13 Mwe, su cui c'era già l'accordo di Provincia e Regione. E il progetto andò a picco.

Non devono essere i cittadini a dover decidere cosa mettere e cosa no nel PAES?

Non devono essere loro a decidere cosa fare del loro territorio?

Non sono i cittadini a dover decidere in ultima istanza?

I sindaci rispondono di sì, a decidere devono essere i cittadini.

Ne prendiamo atto.

Quello che si vorrebbe fare a Santa Maria del Piano non è un piccolo impianto.

Per far funzionare un cogeneratore ORC da 120Kw/h che produca elettricità, è necessaria una caldaia da 1.200 Kw di potenza; sono necessarie 3.000 tonnellate di pollina, che produrranno circa il 7% di ceneri tossiche, cioè 200 tonnellate annue, da smaltire.

Ovviamente le emissioni che andranno in aria sono proporzionate a tale volume di ceneri, anche se la ditta che fornisce la caldaia dichiara che le emissioni rientrano nei valori delle normative vigenti.

In ogni caso polveri, ossidi di metalli pesanti, ossidi di azoto e diossina finiranno nell'aria dei centri abitati della zona, contravvenendo alla "Direttiva Aria" della UE che dice che un nuovo impianto non solo non deve far aumentare gli inquinanti in zona, ma dovrebbe abbassarli.


Giuliano Serioli

domenica 13 ottobre 2013

Lesignano e la pollina

Un impianto di cogenerazione da combustione di pollina da 150 Kwe, come  quello che vogliono impiantare a S. Maria in Piano (Lesignano), prevede di bruciare e gassificare circa 400 kg/h, cioè 9,5 t. al giorno, quindi 3.000 t. annue per produrre 150 Kw/he.
Infatti ha un rendimento bassissimo, circa del 13%. Circa 3.000 Nm3/h sono i gas emessi, vale a dire circa 22 milioni di Nm3 annui. Produrrà circa 1.100 Mwe bruciando pollina per 7800 ore annue.
Accederà a più di 250.000 euro di incentivi pubblici. ( 257 euro a Mwe ).
L'allevamento in questione ha 75.000 tacchini che producono circa 2.66o t. annue di pollina.

Avrebbe un sistema di depurazione fumi composto da : 1- un depolveratore a ciclone per la raccolta della fuliggine 2- un reattore a secco per l'abbattimento di sostanze acide ed adsorbimento di metalli pesanti tramite l'immissione ed il mescolamento nei fumi di calce idrata, Ca(OH2), e carboni attivi. Le reazioni chimiche di abbattimento producono dei sali : CaCl, CaF, Ca2SO4, Ca2CO3 che verranno recuperati dal filtro successivo. 3- un filtro a maniche in PTFE, un materiale microporoso sintetico ( politetrafluoroetilene) che trattiene polveri(anche PM2,5) e i sali che si diceva prima, che verrebbe pulito con aria compressa in contropressione.

Naturalmente la ditta proponente dichiara che le emissioni rientrano nei limiti previsti dalle normative, è ormai una filastrocca che raccontano tutti. Di fatto si avranno ulteriori emissioni di monossido di carbonio, di ossidi di azoto, di anidride solforosa, di ossidi di metalli pesanti.
In pratica sia il ciclone che il filtro a maniche raccolgono ceneri fini ( ben 180 t.) che dovranno essere portate in discarica, anche se ditta dichiara addirittura che faranno da concime per il terreno.
Ma tali filtri non sono sufficienti a trattenere le polveri sottili e le nanopolveri, cui si attaccano le diossine e che finiranno in atmosfera.
Occorrerebbe un elettrofiltro,ma è troppo costoso e allora niente.

La pollina è un ottimo concime naturale, ma uno degli effetti collaterali della pur sacrosanta "direttiva nitrati", cioè della necessità di diminuire la quantità di azoto per ettaro, è che si sta favorendo la termogassificazione della pollina per produrre energia elettrica anche se con un rendimento ridicolo ( 13%) e con emissioni nocive per l'ambiente.

In gran parte, la concimazione dei terreni è ormai fatta con fertilizzanti chimici, sovraccarichi di azoto e privi di sostanza organica.
I fertilizzanti agricoli sono ormai un optional : vicino ad allevamenti industriali sono sparsi in eccesso, da altre parti in misura anche nulla.
Fare a meno o diminuire la concimazione chimica vuol dire mettere un freno alla lisciviazione dell'azoto di sintesi o minerale, il primo a finire nella falda acquifera,inquinandola, rispetto all'azoto organico.
Se si riduce ulteriormente la concimazione da reflui animali e l'azoto di origine organica i terreni diventano infertili, polverosi, perchè privi di struttura humica.
Il carico di azoto degli avicoli è inferiore a quello degli altri animali da allevamento.

Perchè, allora, bruciare pollina ed avere emissioni nocive e ceneri dell'ordine del 7% del combusto, come nell' impianto di cogenerazione da combustione di pollina da 150 Kwe, che vogliono impiantare a S. Maria in Piano( Lesignano) ?

Semplice. Perchè è la soluzione più facile,anche se la più impattante sull'ambiente, per accedere agli incentivi.

MOLTO MEGLIO SAREBBE FARE UNA CENTRALE A BIOGAS PER DIGESTARE LA POLLINA.

La digestione anaerobica della pollina è di particolare importanza dato l'elevato potenziale energetico della matrice.
Problematica, però, per la biodigestione è l'elevato contenuto di azoto minerale ( acido urico) che in quelle proporzioni inibirebbero sviluppo batterico da cui prende avvio il processo.
Tale contenuto di azoto deve essere ridotto attraverso un pretrattamento volto alla formazione di un sale, il solfato d'ammonio, recuperabile come concime al posto di quelli sintetici, come si diceva più sopra.
Il pretrattamento della pollina consiste nello strippaggio dell'ammoniaca con acido solforico e con recupero del solfato d'ammonio con uno scrubber.
In tal modo può essere digestata anche pollina fino al 100%.

Con gli insilati la resa di metano è di 100 m3/t, con le deiezioni animali è il doppio.

La tecnica dello strippaggio con aria a pressione prevede il passaggio dell’ammoniaca, presente nel liquame in soluzione acquosa, in forma gassosa nell'aria. Il flusso gassoso così prodotto viene intercettato da uno scrubber( torre di lavaggio) che cattura l’ammoniaca presente, per contatto con una soluzione acida, in modo da produrre un sale di ammonio stabile.
Si tratta di un processo che necessita di quantità notevoli di energia termica; la sua applicazione, quindi, non può fare a meno della disponibilità di una fonte energetica a basso costo, come quella che potrebbe essere fornita da un impianto di digestione anaerobica, il cui biogas venga utilizzato per produrre anche energia termica necessaria allo strippaggio.

Dove finisce l'Ammoniaca strippata?

Nella maggior parte dei casi l'Ammoniaca che viene prodotta dall'impianto di strippaggio viene assorbita tramite un processo che utilizza come liquido di lavaggio una soluzione di Acido Solforico: per ogni kg di Ammoniaca occorrono 3 kg di acido solforico.
In questo modo si ottiene un sale, il Solfato d'Ammonio, che può essere gestito come un inerte.

Il Solfato di Ammonio è un ottimo fertilizzante.

Giuliano Serioli

domenica 6 ottobre 2013

Taglio boschi

Ancora tagli. Le immagini parlano da sole.
Perché l'uomo è tanto ingordo di risorse?
Un consumo più accorto non assicurerebbe una maggiore durata dell'economia del taglio della legna?
Chi ne pagherà le conseguenze quando il limite sostenibile verrà evidentemente e decisamente sorpassato, sarà innanzitutto chi vive in questi luoghi, il turismo ne risentirà per il degrado ambientale e l'economia della legna soffrirà una drastica ma necessaria riduzione delle quantità tagliabili. Naturalmente, sempre che non si intenda tagliare fino all'ultimo albero, come gli abitanti dell'Isola di Pasqua, per poi trasferirsi tutti in città!

Bocca del lupo, Riana, Comune Monchio





Monte Matalla, Nirone, Comune Palanzano



Monte Lama, Comune di Bardi


martedì 17 settembre 2013

Centrale a cippato a Novoleto di Pontremoli

La relazione tecnica di Renovo SPA dichiara espressamente che la centrale a cippato di Novoleto :
Dovrebbe avere potenza di 999Kwe ( e di 3,5 Mw).
Lavorerebbe a ciclo continuo, 24h giornaliere, per 333 giorni annui, corrispondenti ad un totale di 7.992 ore annue.
Con emissioni di 17.000 Nm3/h di fumi, cioè circa 136.000.000 Nm3 di fumi annui.
Brucerebbe 18.000 t/a di cippato di legna vergine, biomassa da potatura di vigneti, oliveti, alberi da frutto. Nonchè vinacce e sansa di olive.
Il cippato dovrebbe avere un potere calorifico di 2.200 Kcalorie/Kg, cioè di 2,6 Kwe/Kg.
Avrebbe un residuo di ceneri di circa 1400 t/a ( 690 t. di ceneri sotto griglia+ 710 t. di ceneri da filtro a ciclone e filtro a amaniche).
Dovrebbe collocare in apposita discarica tale residuo di cenere.
Avrebbe un sistema di depurazione fumi composto da : 1- un depolveratore a ciclone per la raccolta della fuliggine 2- un reattore a secco per l'abbattimento di sostanze acide ed adsorbimento di metalli pesanti
tramite l'immissione ed il mescolamento nei fumi di calce idrata, Ca(OH2), e carboni attivi. Le reazioni chimiche di abbattimento producono dei sali : CaCl, CaF, Ca2SO4, Ca2CO3 che verranno recuperati
dal filtro successivo. 3- un filtro a maniche in PTFE, un materiale microporoso sintetico ( politetrafluoroetilene) che trattiene polveri(anche PM2,5) e i sali che si diceva prima, che verrebbe pulito con aria compressa in contropressione. 4- un reattore catalitico selettivo (SCR) per abbattere gli NOx con immissione di urea o ammoniaca( NH3).

Considerazioni


  1. Anche se non viene detto, si deduce dalla quantità di ceneri dichiarate che la loro percentuale rispetto alla biomassa bruciata è dell'8%.
    Una quantità enorme che ha un corrispettivo direttamente proporzionale di emissioni in aria.
  2. Se il potere calorifico dichiarato è di 2,6 Kw/Kg, ogni ora verrano bruciati 1000Kw/ 2,6Kw/Kg, cioè 80 Kg; ma se il rendimento della centrale per produrre elettricità è del 10% si dovrà bruciare 10 volte tanto, cioè 3800 Kg, cioè 38 quintali.
    Ma bruciando 38 q./h per 7992 ore annue non dà le 18.000 t. dichiarate, bensì ne dà 30. 369.
    Crediamo inoltre che tra sansa, potature e ramaglie, il cippato conterrà principalmente corteccia e avrà una elevata umidità, quindi è probabile che si abbassi ulteriormente il suo potere calorifico. Più ragionevolmente sarà di 2 Kw/Kg e quindi occorrerà ancora più cippato, forse 36-38.000 t/a.
  3. La depurazione, abbiamo visto, è composta da un ciclone, un reattore a secco, un filtro a maniche ed un reattore catalitico selettivo(SCR) per gli NOx.
    Il ciclone o multiciclone è un banale depolveratore meccanico che serve solo ad abbattere la fuliggine.
    Il reattore a secco è di fatto l'assorbimento chimico di inquinanti gassosi tramite l'iniezione nei fumi di calce idrata, Ca(OH)2. I prodotti di reazione della calce sono dei sali inerti che vengono poi trattenuti dal filtro a maniche.
    Il filtro a maniche serve a trattenere le ceneri volanti che il ciclone non raccoglie e per trattenere i prodotti della calce del reattore a secco.
    In pratica sia il ciclone che il filtro a maniche raccolgono ceneri fini ( ben 700 t.) che dovranno essere portate in discarica. Ma non sono sufficienti a trattenere le polveri sottili e le nanopolveri, cui si attaccano le diossine e che finiranno in atmosfera.
    Il reattore catalitico selettivo (SCR) serve ad abbattere gli ossidi di azoto con l'aggiunta di urea nei fumi. Tuttavia ne finirà ugualmente in atmosfera una notevole quantità, dai 200 ai 400 mg/Nm3, come dichiara la relazione tecnica stessa,cioè circa 40 t. annue.
    Vista la quantità enorme di polveri emesse, manca l'elemento principale di depurazione per le polveri, costituita dal filtro elettrostatico che normalmente si trova in questi impianti ( vedi centrali a cippato di Brunico,Dobbiaco).
    L'elettrofiltro è composto da fili metallici sospesi tra piastre metalliche di raccolta; a tali fili è applicata una elevatissima tensione, fino a 100 KV.
    Evidente il motivo per cui lo si è omesso, perché è costoso, sia il suo impianto che la sua gestione. Se poi la sua efficienza aumenta, raddoppia il suo costo.
    Ma l'elettrofiltro è fondamentale per abbattere efficaciemente le polveri, ha un'efficienza del 90%.
  4. L'approviggionamento di 30.000 t/a di cippato a filiera corta ( max 70 Km) significa disboscare ogni anno 3 Km2 d'Appennino con taglio raso.
    Il taglio raso matricinato o con novellame, caratteristico del bosco ceduo, produce infatti circa 100 t. di legna da ardere. Ne occorrerebbero quindi 300 di ettari, cioè appunto 3 Km2. Pare che 8.000 t. possano essere reperite in loco e le altre? Probabilmente dai tagli nella montagna della provincia di PR.
  5. Le quantità di emissioni annue della centrale,stando ai dati forniti dalla relazione tecnica, sono : 5 t. di polveri, 13 t. di CO ( monossido di carbonio), 40 t. di NOX (ossidi di azoto), 13 t. di SO2(anidride solforosa), 6 q. di NH3 ( ammoniaca), 1 q. di metalli pesanti.
    Oltre naturalmente a 4.000 t. di CO2( anidride carbonica) la cui produzione dalla combustione, come è noto, è di 500 g. per ogni Kwe prodotto.
    Infine diossine e furani che loro stessi ammettono vengano prodotte,anche se a sentir loro in quantità infinitesimali. Quello che non dicono è che non si smaltiscono in alcun modo, ma tendono ad accumularsi al suolo anno dopo anno sui vegetali che mangeremo e sull'erba che mangeranno gli animali di cui ci ciberemo.



Serioli Giuliano

giovedì 29 agosto 2013

In giro per la montagna





Si sale in auto per le nostre valli e ci si accorge che le strade sono rovinate. Uno pensa che la causa sia il dissesto idrogeologico, le frane che hanno colpito la nostra montagna con le piogge della primavera ed è anche vero, ma non solo. Più si prosegue e più è chiaro che le strade sono letteralmente sfondate. Il piano stradale in molti punti fa delle conche, degli avvallamenti che solo un traffico costante di mezzi pesanti ha potuto provocare, non certo delle automobili.
Poi, si sale ancora e si vedono ai lati delle strade degli slarghi, delle piazzole che prima non c'erano. Piazzole colme di legna tagliata, pile di tronchetti da un metro.
Si sale ancora e le file di tronchetti tagliati, in certi punti, contornano quasi ininterrottamente la strada. Si alzano gli occhi al bosco e si cominciano a vedere anche dalla strada grandi buchi nei boschi, dove la pendenza dei versanti sconsiglierebbe di lasciarli praticamente denudati e in balìa del dilavamento delle acque
di scorrimento quando arriveranno le piogge.
Questo è il paesaggio attuale della nostra montagna: boschi coi buchi come fossero gruviera e strade sfondate dai camion che portano via la legna dei tagli.

Qualche amministratore dice "è indubbio che l'abbandono dei boschi sia palese ed evidente per i più svariati motivi e che questo non sia poi così tanto positivo lo denunciano i roghi estivi, che spesso derivano proprio da autocombustione degli arbusti abbandonati nel sottobosco. Una politica delle comunità montane che possa permettere la nascita di qualche centrale a biomassa che permetta la produzione di elettricità e
di teleriscaldamento non farebbe male e permetterebbe di monitorare e tenere puliti i boschi, garantendo la giusta turnazione delle piante, la pulizia del sottobosco ed in ultimo ma non meno importante garantire
lavoro a territori che continuano a spopolarsi a causa di mancanza di lavoro principalmente. Poter garantire elettricità a piccole comunità montane e teleriscaldamento sarebbe un'idea ecologica e ragionevole."

Si potrebbe rispondere che i roghi estivi per autocombustione accertati in italia si possono contare sulle dita di una mano, il restante è dato da incendi dolosi dettati da interessi vari e in più dall'incuria di chi
opera pulizie del sottobosco con il fuoco che gli sfugge.
Ma sollevare il problema degli incendi boschivi nel nostro Appennino è solo un pretesto, come del resto parlare di pulizia del bosco.


Discorsi che servono solo a far passare la speculazione dei tagli boschivi senza alcuna limitazione di fatto e a far accettare l'impianto di centrali a cippato di legna nei borghi.

Quasi mai le condizioni di rinnovabilità vengono valutate e rispettate.
Si ha l'impressione che ci stiamo mangiando i boschi e se il prelievo sarà folle come per altri combustibili a chi ci segue lasceremo una copia dell' isola di Pasqua.

Sarebbe utile leggere i regolamenti forestali dove si può vedere i tempi per le turnazioni del taglio della legna nelle zone montuose. Sono tempi lunghi e lunghissimi rapportati alle aspettative del taglio economico.
Questo permette a chiunque di rendersi conto quanto sia importante la sostenibilita di un prelievo regolamentato e non dettato dalla speculazione.
Ma la speculazione sulla legna da ardere oggi la fa da padrona. Senza un piano di tagli programmati che rispetti la rinnovabilità dei boschi, la proprietà privata e una legge che non pone alcun vincolo, se non quello
dei 6 ettari massimi contigui tagliabili, porteranno al disastro nel nostro Appennino.
Una montagna non solo sempre meno abitata e senza un'economia, ma spelacchiata al punto che non si potrà nemmeno più ipotizzare una ripresa del turismo.

Vi è l’opinione diffusa che le caldaie a cippato possano essere alimentate anche solo con cippato proveniente da scarti di potatura urbana, di potatura ripariale o con le ramaglie abbandonate nei boschi dai tagli economici .
Occorre precisare che ciò non è vero: le ramaglie in generale e quindi anche gli scarti di potatura urbana composti per lo più da rami e rametti di piccole dimensioni formano un cippato troppo ricco di corteccia che poi produrrebbe nelle caldaie problemi di combustione e più ancora la produzione di un quantitativo di ceneri
troppo elevato, fino al 5%. Per questi motivi le ramaglie possono comparire nel cippato solo in percentuali non superiori al 30% rispetto alla frazione di cippato composto invece da tronchi e parti legnose di
maggiori dimensioni.
Ad un tenore di cenere così elevato corrisponde una quantità di emissioni in aria delle stesse proporzioni : ossidi di azoto, particolato, ossidi di metalli pesanti e diossina e un malfunzionamento della combustione stessa, perchè il cippato di corteccia è più umido e provoca un minor rendimento della centrale.
Il sistema più utilizzato per la depurazione fumi di una centrale a cippato è il ciclone o multiclone che funziona in questo modo: il gas di scarico viene fatto passare in un condotto conico in cui, per effetto della forza centrifuga sviluppata da aria forzata, si ha il deposito delle particelle sulle pareti del ciclone e per la forza di gravità queste precipitano sul fondo dove in seguito vengono raccolte.
Queste ceneri, a differenza di quelle sotto brace grossolane, sono ceneri polverose e contengono in maggior quantità metalli pesanti nocivi ( piombo, zinco e cadmio).
In uscita, il gas che va al camino risulta ancora inquinato da particelle di piccole dimensioni che il sistema non riesce a separare.

Le emissioni con elevate quantità di polveri sottili sono il principale problema dei biocombustibili solidi, delle biomasse legnose in particolare.
Un recente studio, condotto con i criteri di analisi dei cicli di vita (LCA) ha stimato che, in un impianto di teleriscaldamento, il passaggio dal gas naturale al gas prodotto dalla combustione e gassificazione del
cippato di legna aumenterebbe di 6,2 volte l’impatto di inquinanti con significativi effetti sulla salute.

E' vero che il taglio della legna crea soldi, ma la maggior parte non restano in montagna.
Ogni ettaro sottoposto a taglio raso o con novellame ha prodotto quest'anno circa 13.000 euro.
Mille euro al proprietaio del bosco, che può essere un anziano del posto ma nei due terzi dei casi è uno che sta in città ed ha la seconda casa con terreno. Cinquemilamila euro vanno chi taglia, che può essere un boscaiolo o uno del posto ma anche uno coi soldi che fa tagliare in nero da gente dell'est.
per chi taglia ci sono da considerare,però, le spese per materiali, trattore e altri mezzi meccanici.
Il rimanente va a grossisti della pedemontana che rivendono la legna al minuto.
Più o meno, il 75% del denaro proveniente dai tagli non resta in montagna, va in pianura, in città o altrove. Va anche alle ditte che producono mezzi meccanici e di taglio.

Senza un progetto di tagli programmato, la nostra montagna sarà spelacchiata dalla speculazione, preda del dissesto idrogeologico e sempre più povera e abbandonata.

Serioli Giuliano

lunedì 24 giugno 2013

Risorse naturali e sviluppo sostenibile


Negli ultimi vent'anni l'espressione sviluppo sostenibile è stata fatta propria sempre più spesso dai politici.
Perché dà loro carta bianca nel rapporto tra economia ed ambiente.
Consente, infatti, di fissare degli obiettivi ma perseguendo qualsiasi strategia.
La debolezza di tale concetto sta proprio nel fatto che non dice cosa bisogna fare e cosa non fare.
Invece di ripromettersi uno sviluppo sostenibile sarebbe meglio affrontare una per volta le cose insostenibili.
Per risolverle.
Meglio che stilare progetti di PAES che rischiano di rimanere astratti, non applicati.
Con le energie rinnovabili e la green economy l'espressione sviluppo sostenibile è diventata di uso comune.
Proprio per questo a noi interessa soprattutto ciò che è insostenibile per l'ambiente per combatterlo.
Insostenibile è principalmente consumare le risorse naturali.
Consumare vuol dire anche usare male, ma significa soprattutto ridurre.
Tale cattivo uso è particolarmente evidente quando si vuole ricavare energia dalle biomasse.
Se si pensa di produrre energia dalla combustione degli scarti di risorse naturali si commette un doppio errore.
Da una parte si immettono nell'aria inquinanti pericolosi per la salute e per l'ambiente che si sommano a quelli già esistenti.
Dall'altra è fatale che si tenda a generalizzare tale metodo di produzione arrivando a consumare direttamente
le risorse naturali quando gli scarti non bastino più. Come è il caso delle centrali a cippato di legna vergine che dipenderanno sempre più dal consumo di superficie fogliare dei boschi.
O come quello degli scarti animali sottratti sempre più all'industria del pet-food per la produzione di grasso colato da bruciare in impianti tipo Citterio.
Similare è l'esito della produzione di biocombustibili da coltivazioni dedicate, perché così si sottraggono ettari alla produzione di alimenti e, con la concimazione chimica e i diserbanti, si consuma la risorsa naturale suolo, reso infertile dalla mancanza di elementi organici.
Oggi, tale utilizzo è in mano alla speculazione ed alle mafie. Essi non si preoccupano dei danni che possono arrecare all'ambiente ed alla salute dei cittadini
La ricerca di innovazione, infatti, si è concentrata soprattutto sulle tecnologie della combustione: inceneritori di rifiuti, centrali a cippato di legna, centrali ad oli vegetali, ad oli animali, pirogassificatori.

Le amministrazioni locali, dal più piccolo comune fino a Province e Regioni, quando non del tutto escluse dal processo e ridotte a mere esecutrici del dettato governativo, ricalcano tale dinamica convogliando finanziamenti anche europei solo su tagli boschivi industriali ed impianti combustori, invece di puntare ogni euro disponibile sul risparmio energetico, vero volano del coinvolgimento diretto dei cittadini e della ripresa occupazionale nell'edilizia.

Gli incentivi pubblici vanno a premiare principalmente la cosiddetta cogenerazione fatta da tali inceneritori grandi e piccoli che producono energia elettrica fuori mercato e che il più delle volte disperdono in aria l'energia termica, cioè tanta CO2.
Altresì, premiano centinaia di centrali a biogas alimentate non con effettivi scarti agricoli o con reflui di allevamenti animali, ma principalmente con insilati di mangimi vegetali da coltivazioni dedicate il cui effetto è sia di inquinare ulteriormente la Pianura Padana, sia di inquinare il mercato dell'affittanza agraria.

Se gli incentivi premiano principalmente la speculazione, le normative le spalancano la porta accontentandosi di limiti di emissioni solo formali, cartacei e per di più autocertificati, mai realmente controllati dagli organi preposti.
Ma, soprattutto, nessuna normativa vigente prevede la coagulabilità delle emissioni in essere con lo stato dell'inquinamento già esistente, quasi che nessun ente autorizzante sappia che l'aria della Pianura Padana è un coacervo di inquinanti, impregnata di polveri sottili e di ossidi di azoto.

Oggi la UE arriva a bocciare i cogeneratori a biomassa nel nostro paese dove la direttiva aria risulti violata, cioè in aree che già superano i valori limite, tipo il cogeneratore Citterio nel Comune di Felino.

Nostro compito è denunciare e combattere tale insostenibilità.



Giuliano Serioli

Amianto, la battaglia finale

Dopo l'onda emotiva della sentenza di Torino non ci si può fermare.
Le associazioni esposti e parenti vittime dell’amianto, le associazioni ambientali, i comitati che da anni si battono perché l’enorme problema amianto possa trovare soluzione con una legge del Parlamento Italiano, devono proseguire la loro azione.

E' inaccettabile che tutto rallenti e sopisca all'interno di una più generale emergenza sanitaria e ambientale.
Chiediamo pertanto alle forze politiche presenti in Parlamento di inserire questo tema tra le priorità sanitarie e ambientali e l'occasione per farlo c'è.
Il DDL “Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell'ambiente dall'amianto, nonché delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di amianto” è stato depositato in Senato il 15/03/2013 primo firmatario Felice Casson.
La proposta si prefigge di riunire in un testo legislativo unico la complessa questione amianto, con la finalità di correggere le storture e le lacune delle norme vigenti.
Il disegno di legge intende poi preordinare al meglio le modalità per una più efficace prevenzione sanitaria, tutela economica per gli esposti, censimento e piano di bonifica delle aree contaminate dall'amianto, e il divieto (art.13) all’estrazione e l’utilizzo delle pietre verdi,come definite ai sensi del decreto del Ministro della sanità 14 maggio 1996.
L’articolo 13 è il fulcro della battaglia civile di “Cave all'Amianto? No grazie!”,successivamente condivisa da Rete Ambiente Parma e Coordinamento Nazionale Amianto, sostenuta da Isde Italia ed altre molteplici sigle dell'ambientalismo e del volontariato sanitario.
E' fondamentale cancellare l’allegato 4 del DM 14 maggio 1996.
Superato l'allegato 4, l'estrazione di amianto ricadrebbe automaticamente nel settore estrattivo sotto il principio più generale, per il quale è vietato commercializzare materiali con contenuto di sostanze dichiarate cancerogene superiore allo 0,1%.
Questa infatti è la norma che causa prima di ogni altra il perdurare della dispersione di nuove fibre di amianto in ambiente.

L'antefatto.

Il parlamento italiano varò nel 1992 la legge n.257 dal titolo “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”. Il decreto attuativo fu emesso nel 1996, quando il governo emanò il DM 14 maggio 1996 dal titolo “Normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l'amianto... (omissis)”.
Il titolo non inganni. Il decreto all'allegato 4, “Criteri relativi alla classificazione ed all'utilizzo delle pietre verdi in funzione del loro contenuto di amianto”, di fatto ha consentito di continuare a cavare amianto; si è autorizzato anche l’apertura di nuove cave, a patto che il materiale estratto non liberasse amianto in ambiente al di sopra di determinate concentrazioni.
La procedura di controllo è talmente macchinosa da essere dichiarata inapplicabile da ARPA Emilia Romagna. ARPA Valle d’Aosta afferma che il tout-venant (prodotto) della miniera di Balangero (la più grande cava di amianto d’Europa con una concentrazione di amianto dal 6 all’8%) dopo la frantumazione primaria e secondaria rilascia in ambiente una grande quantità di fibre di amianto, ma sottoponendo il tout-venant della miniera di Balangero alle metodiche previste dall'allegato 4 il minerale risulterebbe “non pericoloso”.
Si tratta anche in questo settore di far valere il principio secondo il quale i materiali più pericolosi devono essere sostituiti con altri a minor impatto negativo.



Altro punto importante è fissare termini perentori affinché le regioni completino il censimento dei siti contaminati da amianto industriale e naturale.
Il censimento delle cave contaminanti su ofiolite affidato dalla legge alle Regioni è a tutt’oggi incompleto.
Questa è la premessa necessaria affinché tali siti possano essere dichiarati contaminati da amianto naturale. In tal senso si è mossa la Regione Emilia Romagna, anche se la stessa consente ancora di cavare in quei siti che ARPA ha già dichiarato contaminati.
Nel piani di bonifica dall'amianto sarà importante inserire anche i siti oggetto di escavazione,abbandonati e mai naturalizzatati, come peraltro già previsto dalle leggi vigenti - ma disattese-, secondo un nuovo calendario perentorio compatibile con le risorse disponibili.


Fabio Paterniti
Cave all'amianto? No grazie!
http://www.caveallamiantonograzie.info/


Approfondimenti

Comitato Cave all’amianto No Grazie: dossier cave

Sentenza del Consiglio di Stato
Commento alla sentenza

Risoluzione ISDE Italia

Le Pietre Verdi secondo Edoardo Bai Istituto dei Tumori Milano

ARPA Valle d’Aosta Commento Indice di rilascio DM 14 maggio 1996

Un esempio di contaminazione industriale: Ex Cemamit di Ferentino

Un esempio di contaminazione civile

Dossier Dott. Vito Totire medico del lavoro Ausl Bologna

Rete Ambiente Parma – Cave ofiolitiche rischio negato

lunedì 17 giugno 2013

Lesignano e la pollina

Un impianto di cogenerazione da combustione di pollina da 150 Kwe, come quello che vogliono impiantare a S. Maria in Piano (Lesignano), prevede di bruciare e gassificare circa 400 kg/h, cioè 9,5 t. al giorno, quindi 3.000 t. annue per produrre 150 Kw/he.
Infatti ha un rendimento bassissimo, circa del 13%. Circa 12 mln Nm3 annui sono i gas emessi. Produrrà circa 1.200 Mwe e accederà a circa 330.000 euro di incentivi pubblici.
Ma 10.000 tacchini producono 400 t. annue di pollina. Da dove il resto?

La pollina è un ottimo concime naturale, ma uno degli effetti collaterali della pur sacrosanta "direttiva nitrati", cioè della necessità di diminuire la quantità di azoto per ettaro, è che si sta favorendo la termogassificazione della pollina per produrre energia elettrica anche se con un rendimento ridicolo ( 13%) e con emissioni nocive per l'ambiente.

In gran parte, la concimazione dei terreni è ormai fatta con fertilizzanti chimici, sovraccarichi di azoto e privi di sostanza organica.
I fertilizzanti agricoli sono ormai un optional : vicino ad allevamenti industriali sono sparsi in eccesso, da altre parti in misura anche nulla.
Fare a meno o diminuire la concimazione chimica vuol dire mettere un freno alla lisciviazione dell'azoto di sintesi o minerale, il primo a finire nella falda acquifera,inquinandola, rispetto all'azoto organico.
Se si riduce ulteriormente la concimazione da reflui animali e l'azoto di origine organica i terreni diventano infertili, polverosi, perchè privi di struttura humica.
Il carico di azoto degli avicoli è inferiore a quello degli altri animali da allevamento.

Perchè, allora, bruciare pollina ed avere emissioni nocive e ceneri dell'ordine del 7% del combusto, come nell' impianto di cogenerazione da combustione di pollina da 150 Kwe, che vogliono impiantare a S. Maria in Piano (Lesignano)?

Semplice. Perchè è la soluzione più facile,anche se la più impattante sull'ambiente, per accedere agli incentivi.

La digestione anaerobica della pollina è di particolare importanza dato l'elevato potenziale energetico della matrice.
Problematica, però, per la biodigestione è l'elevato contenuto di azoto minerale ( acido urico) che in quelle proporzioni inibirebbe lo sviluppo batterico da cui prende avvio il processo.
Tale contenuto di azoto deve essere ridotto attraverso un pretrattamento volto alla formazione di un sale, il solfato d'ammonio, recuperabile come concime al posto di quelli sintetici, come si diceva più sopra.
Il pretrattamento della pollina consiste nello strippaggio dell'ammoniaca con acido solforico e con recupero del solfato d'ammonio con uno scrubber.
In tal modo può essere digestata anche pollina fino al 100%.

Con gli insilati la resa di metano è di 100 m3/t, con le deiezioni animali è il doppio.

La tecnica dello strippaggio con aria a pressione prevede il passaggio dell’ammoniaca, presente nel liquame
in soluzione acquosa, in forma gassosa nell'aria. Il flusso gassoso così prodotto viene intercettato da uno scrubber (torre di lavaggio) che cattura l’ammoniaca presente, per contatto con una soluzione acida, in 
modo da produrre un sale di ammonio stabile.
Si tratta di un processo che necessita di quantità notevoli di energia termica; la sua applicazione, quindi, non può fare a meno della disponibilità di una fonte energetica a basso costo, come quella che potrebbe essere fornita da un impianto di digestione anaerobica, il cui biogas venga utilizzato per produrre anche energia termica necessaria allo strippaggio.

Dove finisce l'Ammoniaca strippata?

Nella maggior parte dei casi l'Ammoniaca che viene prodotta dall'impianto di strippaggio viene assorbita tramite un processo che utilizza come liquido di lavaggio una soluzione di Acido Solforico: per ogni kg di Ammoniaca occorrono 3 kg di acido solforico.
In questo modo si ottiene un sale, il Solfato d'Ammonio, che può essere gestito come un inerte.

Il Solfato di Ammonio è un ottimo fertilizzante.


Serioli Giuliano