"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)

giovedì 31 marzo 2016

Stato di salute

Un Pianeta sotto tiro

Dello stato di salute del pianeta si ricordano ogni tanto le istituzioni.
Compito dei media, poi, suonare la grancassa della retorica.
Da Kyoto al Cop 21 di Parigi, un susseguirsi di proclami dei quali l'assetto industriale bellamente se ne infischia.
L'ideologia liberista che guida la finanza del mondo ha ben altro a cui pensare.


Ad esempio la bolla del debito che si sta gonfiando.
Debiti degli stati per salvare banche, cui sommare debiti delle aziende e dei consumatori.
Se i 4/5 della ricchezza vanno ad 1/5 della popolazione, tutti gli altri possono comprare solo di che sopravvivere.
Ma i soldi veri di quel quinto vanno solo al 10% della popolazione, l'altro 90% può comprare solo a rate, indebitandosi.
Mutui con cui le banche creano denaro dal denaro, ma anche insolvenze e debiti inesigibili.
Una bolla che crea deflazione, depressione e blocco degli investimenti.
Per un futuro a tinte fosche. Un futuro di guerra.
Quasi che la spada di Damocle del cambiamento climatico non sia già sufficiente preoccupazione.
Si sta incrementando follemente l'antropizzazione del pianeta, come se le risorse naturali fossero infinite.
Così le considera l'apparato industriale: risorse infinite e gratuite.
Gratis aria, acqua e suolo.
L'avvelenamento dell'aria da polveri lo paghiamo noi col costo della sanità.
Siamo sempre noi a pagare l'inquinamento dell'acqua da scarichi industriali e allevamenti.
In bolletta il costo della depurazione è ormai pari a quello dell'acqua stessa.
Il rimaneggiamento del suolo agricolo per la cementificazione ci costa alluvioni e allagamenti nelle città.
Paghiamo tutto noi, senza alcun vantaggio, solo veleni, sovraffollamento e guerra.
Dicono che l'energia da fonti rinnovabili ci salverà, ma è già diventata green economy, speculazione anche questa.
All'apparato industriale se ne aggiunto un altro, quello dei cogeneratori a biomassa che bruciano legna ed olio.
Quella biomassa proviene dal taglio delle foreste pluviali per creare piantagioni di colza e palme da cui ricavare olio.
Ma pazienza, dicono, tanto il saldo è zero. Una stupida menzogna.
Oltre a quel verde tagliato che non cattura più CO2, la deforestazione butta in aria il carbonio stivato nel suolo che è molto di più.
Quei combustori di biomassa sono qui da noi, in Europa, e le loro emissioni si sommano a quelle dell'industria.
E con quali criteri le istituzioni fissano le normative per quelle emissioni?
Saranno criteri compatibili con l'economicità del processo industriale o compatibili con la salute della gente?
La risposta è nella cappa di polveri sottili che copre le aree industriali d'Europa e della fabbrica-mondo che è ormai la Cina.
E’ nelle normative tedesche che sono 3 volte più stringenti delle nostre.
E com'è lo stato di salute del nostro cortile? Della Pianura Padana?
Ad inizio anno i giornali hanno pubblicato un dato statistico preoccupante, un picco di mortalità nel 2015 superiore dell'11,3% a quella del 2014. Una crescita paragonabile solo agli anni delle due guerre mondiali.
Il dato è nazionale, ma è altamente presumibile che si riferisca alla parte più inquinata, la Pianura Padana.
Quello che colpisce è la quantità di sforamenti dai 50 microgrammi di PM 10, di polveri sottili. Tutta la Pianura ne è costellata.
Polveri di cui 1/3 deriva dal traffico veicolare e dall'industria, 1/3 dalla combustione domestica di legna ed 1/3 dalla ricombinazione secondaria in aria dell'azoto degli allevamenti zootecnici industriali. Azoto derivato dall'ammoniaca degli spandimenti di letame.
Senza contare le emissioni nocive di circa un migliaio di centrali a biogas (500 solo in Lombardia), alimentate principalmente con mangimi vegetali da coltivazioni dedicate.
Complessivamente, la bellezza di 40 miliardi di N/m3, tra cui, oltre alle polveri, ossidi di azoto, ossidi di metalli, benzopirene, diossina.
Chi produce eccellenze alimentari in questa valle continua a far finta di niente.
Noi continuiamo nel nostro ruolo di Cassandre.
Per dire dell'urgenza di rinunciare alla combustione di biomasse, ai cogeneratori delle centrali a biogas, producendo solo biometano, proveniente dallo strippaggio dell'ammoniaca, risolvendo così l'inquinamento delle falde acquifere e la formazione di particolato secondario da azoto ammoniacale.

Giuliano Serioli
31 marzo 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

lunedì 21 marzo 2016

Salviamo il Paesaggio


La Rete delle oltre 1.000 organizzazioni che hanno dato vita al Forum nazionale dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio “Salviamo il Paesaggio” chiede che si approvi rapidamente una legge efficace per arrestare il consumo del suolo e propone di migliorare il testo del Disegno di Legge in procinto di passare all’esame dell’Aula alla Camera dei Deputati.

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martedì 8 marzo 2016

Io uccidio (la natura)

Le prove dello scempio in un sopralluogo curato dalle associazioni ambientaliste Centro Studi Monte Sporno, Legambiente, Lipu, Lesignano Futura, WWF, Rete Ambiente Parma

La devastazione a Mulazzano Ponte: alla faccia del taglio selettivo.
Il sopralluogo è stato effettuato lo scorso 5 marzo.

Lasciamo parlare le immagini

Com’era il bosco con sorgenti che avevamo chiesto di risparmiare dal taglio

Ecco com’è ridotto adesso: Foto scattata circa dallo stesso punto della precedente. Non c’è più traccia della sorgente.

Questo è quello che rimane del bosco davanti ai salumifici.

Nel tratto più a valle della zona dei salumifici è stato eliminato il filare di alberi presente sulle sponde: ora non è rimasto nulla.

Devastazione del pioppeto maturo.



Gli strumenti del microchirurgo: pinzetta

Gli strumenti del microchirurgo: coppia di bisturi.




domenica 6 marzo 2016

TerremoTriv

La rovina sale dagli abissi

Trivellare si o no, si chiede Leonardo Maugeri.
Lui è l'esperto che tre anni fa aveva predetto la capacità di sviluppo del fracking.
700 gli additivi chimici utilizzati nelle operazioni di fracking per l’estrazione di shale oil e shale gas secondo l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (EPA).


"In linea generale no, quando la trivellazione ha per oggetto formazioni dalle prospettive modeste o incerte e rischia di diventare una sorta di accanimento terapeutico contro il sottosuolo e l'ambiente. Certamente no, se le attività di esplorazione e sviluppo non seguono le migliori pratiche ambientali e sia possibile un costante ed effettivo monitoraggio pubblico".
La risposta di un tecnico come Maugeri ha un sapore chiaro e definitivo. Le trivelle nel nostro Paese, al di là di qualsiasi giudizio di valore sull'uso di carburanti fossili, costituisce un accanimento contro l'ambiente.
Mister terremoti, il professor Leonardo Seeber, è uno dei più noti sismologi mondiali, docente al Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University.
Afferma: “L’Italia si profila lungo un contatto tra placche tettonicamente attive. Di recente, si è anche capito che le attività ingegneristiche possono alterare lo stato meccanico della crosta terrestre in maniera sufficiente da triggerare terremoti. Triggerare significa anticipare un terremoto che senza l’intervento umano sarebbe accaduto più tardi. Quindi, rispondo di sì, l’attività estrattiva di idrocarburi è ben conosciuta come un agente che può alterare lo stato meccanico crostale in maniera sufficiente da triggerare terremoti”.
Le trivellazioni in pianura padana.
Le numerose trivellazioni avvenute nel corso degli anni avrebbero modificato l'equilibrio geologico dell'area compresa tra le province di Modena e Ferrara. A conferma di questo collegamento ci sarebbe l'epicentro di quasi tutte le scosse tra Finale dell'Emilia, Cento e San Felice sul Panaro.
Uno dei vertici di questo triangolo, Finale dell'Emilia, è all'interno di una concessione mineraria per l'estrazione sia di petrolio che di gas: la concessione Mirandola, ex Eni ceduta da qualche anno alla controllata di Gas Plus Padania Energia.
Questa concessione è attiva, con otto pozzi, da nove anni.
Esiste anche la possibilità di inquinamento di falde acquifere. Quest'ultima un'ipotesi è “purtroppo assolutamente realistica “, si legge nel documento in cui si fa riferimento l'incidente del lago del Pertusillo in Basilicata, dichiarato “senza vita” a causa di inquinamento da idrocarburi. “Incidenti che purtroppo possono sempre verificarsi, laddove si lavora con sostanze pericolose, infiammabili, inquinanti, tossiche”.
La zona della pianura padana più vicina la Po, il cui substrato è formato da limo misto a sabbie, è soggetta a liquefazione, cioè alla perdita di resistenza. Si ha cioè il cedimento di un terreno sottoposto a pressioni o vibrazioni. Alla liquefazione si possono associare lesioni negli edifici, subsidenza e altri effetti meno devastanti che tuttavia possono produrre gravissimi danni.

Giuliano Serioli
6 marzo 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

mercoledì 2 marzo 2016

Waste Land o la Terra Perduta

No, non è l'ode di Thomas Eliot, ma la Pianura Padana che rischia di diventare terra desolata.
In tante città del Nord siamo ormai ben oltre la soglia dei 35 sforamenti annui oltre i 50 microgrammi per metro cubo di polveri PM10, che è il limite massimo consentito.
In realtà si tratta di PM 2,5, il particolato fine che veicola benzopirene e diossine, sostanza ancora più pericolosa.
I blocchi del traffico in centro servono solo a battere un colpo, a dire che le istituzioni sono consapevoli della situazione.
In realtà sono colpevolmente responsabili.
La cappa di piombo che ci sovrasta è carica di innumerevoli fattori di inquinamento.


Quello industriale, degli inceneritori di rifiuti, della combustione di biomasse, del traffico veicolare,
della green economy e dei cogeneratori (500 centrali a biogas solo in Lombardia), del riscaldamento domestico (soprattutto da stufe a legna, a pellet e caminetti) ed infine l'inquinamento originato dalla dagli allevamenti zootecnici.
L'ammoniaca che si sprigiona dalle deiezioni animali e dai digestati sparsi sul terreno, si combina con l'azoto e lo zolfo presenti nell'aria originando particolato secondario, piccole particelle di nitrato e solfato d'ammonio. L'azoto ammoniacale, insieme al riscaldamento da legna ed al traffico veicolare, è quindi uno dei principali inquinanti dell'aria.
Ma lo è anche per i suoli e le falde acquifere.
L'eccesso di spandimenti di letame e digestati da biogas nei terreni agrari finisce per dare concentrazioni tali di ammoniaca da infertilizzare i suoli.
Tale eccesso scende poi verso la falda acquifera inquinandola attraverso la lisciviazione dei nitrati.
E' proprio la stessa green economy a riempire il vaso di Pandora degli inquinanti.
Green che diventa quasi una sottile, mortale presa in giro.
I PAES (piani attivazione energie sostenibili) sono pieni di cervellotiche applicazioni dell'energia verde, ma sono poi le lobby finanziarie a cavalcarne la concretizzazione.
Sono i cogeneratori che bruciano il biogas delle mille e più centrali, spuntate come funghi velenosi in questa nostra desolata campagna, in quelle terre alte abbandonate ai camini.
Alimentate con mais e triticale, sottraggono terreni agricoli alle coltivazioni alimentari, impestandoli con ancor più diserbanti e pesticidi.
E' la lobby dei combustori a propinarci la favola triste che bruciare è bello. A raccontarci che centrali a cippato e stufe a pellet si servono della migliore tecnologia esistente, senza aggiungere che hanno emissioni di polveri almeno 300 volte maggiori del metano e del GPL.
Mentono, approfittandosi della crisi e spingendo il governo a concedere loro incentivi.
Cosa fare allora?
Eliminare gli incentivi alla lobby dei combustori.
Limitare il taglio selvaggio della legna in montagna, demandando le quote di taglio ai consorzi di proprietari in modo che i soldi restino in montagna.
Imporre alle istituzioni di togliere gli incentivi a chi alimenta le centrali con coltivazioni dedicate.
Incentivare solo impianti alimentati da reflui zootecnici e di taglia proporzionata alle dimensioni dell'allevamento, senza alcun bruciatore o cogeneratore.
Favorire, con lo strippaggio dell'ammoniaca e la sua neutralizzazione in solfato d'ammonio, la produzione di biometano da mettere in rete o da autotrazione.
Ne guadagnerebbero in qualità e pubblicità tutte le eccellenze alimentari della Pianura Padana.
Cosa pensano di fare i consorzi delle nostre eccellenze alimentari della pedemontana?
Far finta di niente e tacere ancora?
A furia si stare tutti zitti, perderanno l'uso della parola.
E sarà troppo tardi quando ne avranno coscienza.

Giuliano Serioli
2 marzo 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

venerdì 5 febbraio 2016

Tibre, presa in giro milionaria

La chiamano Tirreno-Brennero, dovrebbe collegare La Spezia con le Alpi, ma è solo una presa in giro.
Collegherà Fontevivo a Trecasali e finirà lì, in mezzo ai campi di bietole che Eridania non vuole più.
Non verrà mai costruita per intero. E' nello SbloccaItalia, ma è solo un proforma, non ci sono fondi.


Il tratto la cui costruzione vogliono far partire serve solo alla ditta Pizzarotti, per incamerare soldi.
I nostri. Quelli versati ai caselli della Parma-mare, il 7,5% degli scontrini di pagamento dal 2011 ad oggi.
Perché farla allora?
Appunto perché è in autofinanziamento da Autocisa.
Ha già preso i soldi e continuerà a prenderli dalle nostre tasche.
Semplice come passare sotto il varco del Telepass.
La Tibre è un vecchio progetto degli anni '70, rimasto nel cassetto finché il rinnovo della concessione ad Autocisa in cambio di investimenti da parte della stessa non lo ha fatto riemergere dall'album degli orrori.
E' tornato il progetto, l'opera rimane inutile.
Autocisa ha avuto la proroga della concessione, ha raccolto i soldi dagli ignari automobilisti e una ditta di costruzioni ha già avuto l'appalto. Pura speculazione, grasso che cola solo per alcuni, un affare obbligato e giusto per l'Unione Industriali.
D'altra parte, a suo tempo, la Provincia di Bernazzoli e i Comuni attraversati dall'opera avevano dato il loro benestare, in cambio di compensazioni ridicole ed invasive.
Si era opposto solo il comitato di Trecasali, CTT, nato contro la centrale a cippato da 130.000 tonnellate di Eridania, che poi non si è fatta.
Il comitato di Trecasali era riuscito a portare tutti i sindaci della bassa dalla sua parte contro il progetto della mega centrale, così che Regione e Provincia erano rimaste col cerino in mano dell'autorizzazione già concessa, non sapendo più che fare.
La quadra l'avevano trovata chiedendo ad Eridania di ritirare la richiesta della centrale a cippato.
In quel modo, con l'unità e dal basso, comitato e cittadini avevano vinto.
Ora si tratta di fare la stessa cosa.
Chiedere a tutti i sindaci coinvolti che non si sono ancora pronunciati, di farlo, di rinunciare a qualsiasi compensazione proposta.
E' un'azione che solo un presidio permanente a Trecasali può fare, coinvolgendo i cittadini in manifestazioni ed assemblee a cui chiamare le autorità locali e cittadine per un confronto pubblico.
Quel confronto di contenuti e posizioni che "Gazzetta di Parma" impedisce dobbiamo costruirlo noi, con i social network e con la presenza sul territorio.

Giuliano Serioli
5 febbraio 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

giovedì 4 febbraio 2016

Stiamo tutti fermi o ci muoviamo subito?

In questi ultimi giorni sono comparsi su Facebook moltissimi post in cui molti di noi si lamentano dell'assurdo incremento dei tagli boschivi a tutti i livelli e manifestano gravissima preoccupazione per il nostro futuro: per il calo dell'ossigeno, l'aumento di CO2 e per quel che il taglio indiscriminato e massivo delle piante può provocare per l'equilibrio del territorio.
Le poche foto sono solo alcuni esempi.


Credo che di fronte a tutto ciò non sia più possibile limitarsi a stigmatizzare il fenomeno, ma penso che si debba avviare una forte, fortissima azione di protesta e di richiesta di un vero e proprio stop a questo massacro che ritengo un vero e proprio Harakiri per l'umanità e l'integrità dell'ambiente.
Occorre muoversi subito perché è ormai chiaro che questo è solo l'inizio di un processo che rischia di farci trovare in un vero e proprio deserto nel giro di pochissimi anni: non più di 10 nel migliore dei casi.
Si dovranno coinvolgere tutte le istituzioni e costringerle ad intervenire tirando la testa fuori dalla sabbia in cui l'hanno cacciata per non vedere ciò che sta succedendo.
C'è solo ignoranza? C'è solo sottovalutazione? O ci sono anche responsabilità, inadempienze, sottovalutazioni o magari addirittura complicità?
Iniziamo a proporci l'obiettivo di una grande manifestazione pubblica che veda la partecipazione di chi ha a cuore il futuro del nostro pianeta, dei nostri figli, dei nostri nipoti.
Non lasciamo il nostro futuro in mano a chi lo mette a repentaglio consentendo questo scempio diffuso e arrogante.
Discutiamo, informiamo, mettiamoci in gioco.
Io son davvero stanco di questa pratica selvaggia e dissennata e desidero intraprendere un percorso di lotta ed ho molta voglia (direi quasi il bisogno) di metterci la faccia.
Chi ha intenzione di farlo insieme a me e a chi ci starà si metta in contatto e dia dei suggerimenti.
Creiamo un gruppo che serva a coordinarci? Fondiamo un'Associazione? Chiediamo alle forze politiche di lanciare insieme a noi un'iniziativa per proporre una legge molto più restrittiva? C'è qualche associazione ambientalista che intende fare la sua parte e fare anche da riferimento organizzativo per lanciare l'iniziativa passando dalle parole ai fatti?
Confrontiamoci e iniziamo: magari all'inizio saremo pochi, ma ritengo che in breve tempo si possa allargare di molto la base di "chi ci sta".


Claudio Del Monte

martedì 2 febbraio 2016

Cascinapiano, il bosco che non c'è più

Il taglio di sistemazione nell'alveo del Parma a Cascinapiano ha rovinato il patrimonio boschivo lungo il torrente.
Dopo lo straripamento rovinoso del Baganza del 2014, le amministrazioni comunali si sono preoccupate di prendere le precauzioni che avevano dimenticato in passato.


Dovrebbe trattarsi di un taglio selettivo, per eliminare solo le piante secche, ammalate, inclinate o all'interno dell'alveo.
Il taglio viene appaltato ad una ditta privata a compensazione, cioè a costo nullo per il Comune e il lavoro pagato con il legname disboscato.
Ovviamente il guadagno per la ditta è tanto maggiore quanto più taglia. Infatti l'area viene completamente denudata.
Per Marco Romano, consigliere comunale a Langhirano coinvolto a livello tecnico nel taglio, si è trattato di un buon lavoro che era necessario fare.
Per Paolo Piavani, biologo ed ecologo del Centro Studi Monte Sporno, non era necessario fare un taglio del genere, perché il greto è largo e in caso di piena non ci sarebbero problemi: “Bisogna tagliare gli alberi dove è stretto, altrimenti può essere controproducente. La vegetazione, infatti,
rallenta la corrente, fa da tampone alla piena. A Langhirano hanno tagliato alberi grossi che non davano problemi, era un bosco maturo. Togli gli alberi pericolanti, ci sta, ma non togliere tutto. Se dai l'appalto ad una ditta che fa biomasse non pensa a selezionare. Hanno dato l'appalto ad una ditta che produce cippato, lo fa gratuitamente, ma a patto di poter tagliare tutto”.
Andrea Ferrari, esponente di “Salviamo il Paesaggio”, aveva postato le foto del dissennato esbosco.
Si sta creando una filiera di esbosco perversa tra produttori di cippato ed alcune amministrazioni comunali.
Pare evidente che queste abbiano poche competenze idrauliche, poco interesse per il verde pubblico e viceversa intendano favorire il rifornimento delle famigerate centrali a cippato del nostro Appennino, che, è bene sapere, non sono dotate di alcun filtro contro polveri sottili, benzopirene ed IPA.
Emissioni altamente nocive per malattie polmonari e cardiovascolari ed altamente cangerogene.

Giuliano Serioli
2 febbraio 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

domenica 24 gennaio 2016

Sostenibilità ambientale, un mantra scarico

La conferenza sul clima di Parigi ha fissato la soglia massima di aumento della temperatura a 1,5°, da non superare in alcun modo.
Da notare che il 26 novembre 2015 la CO2 ha raggiunto il valore di 400,69 ppm e secondo i climatologi è già quello il valore corrispondente all'aumento di temperatura da non superare.
Chissà come intendono fare per non farlo crescere più nemmeno di una virgola.


La decisione dovrebbe spingere l'industria a velocizzare la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, con una quota crescente di energie rinnovabili ed un progressivo abbandono dei combustibili fossili.
La domanda che ci si pone è con quali criteri l'industria metterà in pratica l'indirizzo.
Facile, quelli del tornaconto economico e del profitto.
Quindi energia dal vento e dal sole, ma solo con incentivi e pochi riguardi per l'ambiente.
Per pale eoliche sulle cime, nessun limite al taglio dei boschi per strade di servizio.
Il fotovoltaico, poi, quasi tutto a terra.
In Italia è costruito così per oltre il 70%, alla faccia del consumo di suolo.
Ma il peggio è ricavare energia da biomasse.
La Ue pontifica su riuso, riciclo e riutilizzo dei rifiuti, tra cui rientrano anche biomasse, ma nel contempo ne prevede la combustione: inceneritori e cogeneratori.
La combustione di biomasse, unitamente a quella del biogas da coltivi dedicati, è ora il settore industriale più incentivato anche dal nostro governo.
Si è sviluppata una vera e propria lobby europea della combustione: dagli inceneritori di rifiuti, ai pirogassificatori, ai cogeneratori a cippato di legna, ai cogeneratori a oli vegetali e a grasso animale.
Tutto è diventato biomassa combustibile, dalle coltivazioni dedicate ai boschi delle nostre montagne, addirittura i residui grassi ed ossei delle lavorazioni alimentari fin'ora impiegati nella produzione di alimenti per animali da compagnia e in quella dei cosmetici.
Questa lobby sta sperimentando sulla nostra pelle tecnologie solo in parte conosciute.
Non ha assolutamente in mente le ricadute ambientali delle emissioni, gli basta che queste siano in linea con normative solo cartacee, addirittura diverse da nazione a nazione e notoriamente più accondiscendenti in Italia.
Un esempio di tutto ciò sono le centrali a cippato del Trentino Alto Adige, che vantano la loro efficienza nel produrre elettricità e insieme calore per il teleriscaldamento dei paesi.
Ora si sono accorti che i valori del benzopirene (molecola altamente cancerogena) disperso in aria ambiente sono superiori al livello massimo consentito.
E quegli amministratori non sanno più che fare.
Che dire, poi, di un inceneritore, voluto a tutti i costi da Provincia e Pd, che per funzionare a regime vuole importare rifiuti da fuori provincia perché la raccolta differenziata è già al 70% e lo affama. Che per diventare ancora più remunerativo economicamente per Iren, già si prefigura di fargli bruciare 190.000 t. di rifiuti provenienti da chissà dove.
Alla faccia delle 130.000 t. massime previste e delle ulteriori polveri sottili per gli sforamenti già troppo numerosi dai massimi consentiti (50 microgrammi/Nm3).
Fuori città invece la novità consiste in un persistente odore di patatine fritte nel territorio del comune di Felino.
No, non si tratta di una sagra prolungata, purtroppo.
E' il frutto della combustione di scarti animali. Quell'odore non è innocuo, è causato dall'emissione di acroleina, sostanza tossica e cangerogena di cui la gente si è ben resa conto, per cui ha raccolto centinaia di firme portate all'amministrazione.
Ma la giunta di Felino mostra di non preoccuparsi della cosa.
Parla di un osservatorio da mettere in piedi ma senza tempistiche né dettagli su chi ne farà parte. E la storia si trascina da 3 anni.
Nonostante la lungaggine, la maggioranza è insofferente verso le opposizioni, che sollevano il problema. Non dialoga con loro, toglie loro la parola perché toccano un tasto dolente su cui ci sono gravi responsabilità.
Una delle conseguenze degli sforamenti ripetuti dai massimi consentiti di PM10 è la recente notizia su tutti i giornali del picco di aumento delle morti nel 2015 rispetto all'anno precedente (+11,3%). Riguarda l'intero Paese, ma crediamo sia molto maggiore nella Pianura Padana, per la cappa di piombo che la sovrasta.
Nei paesi del nostro Appennino la gente già ne parlava la scorsa estate.
Ci si era accorti della crescita di morti per tumore e malattie polmonari in diversi borghi.
Il benzopirene nell'aria per il ritorno massiccio al riscaldamento a legna?
Le centrali a cippato di legna, come in Alto Adige, ma qui addirittura senza alcun filtro?
L'unico elemento serio di contrasto a tutti questi veleni è proprio il manto boschivo del nostro Appennino.
Ma la sua capacità di captare CO2 e trasformarla in ossigeno è sempre più insidiata dai tagli generalizzati finalizzati alla vendita di legna in pianura.
Ora c'è una novità in più. La piena del Baganza del 2014 ha stimolato le amministrazioni ad occuparsi degli alvei.
Fanno tagliare le piante in alveo e le piante morte sulle sponde ripariali e le pagano con la stessa legna di risulta. Il problema è che quelle ditte tagliano tutto e soprattutto sulle sponde stesse,
dove la funzione di assestamento delle radici è fondamentale proprio durante le piene.
Sono comparse cataste di legna sia in val Parma che in val Baganza.
Da una pulizia doverosa degli alvei si è passati al taglio indiscriminato della superficie boscata che trattiene le sponde.
La stessa situazione verificatasi nel Bolognese, lungo le sponde del torrente Savena, 50 mila piante abbattute.
Evviva la biodiversità.

Giuliano Serioli
24 gennaio 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

venerdì 8 gennaio 2016

La giunta di Felino e l'osservatorio ambientale

Nell'ultimo consiglio comunale di Felino, il 21 dicembre scorso, la giunta comunale si è espressa sull'osservatorio ambientale.
L'ha fatto tramite il vicesindaco Elisa Leoni, dando assenso formale alla richiesta dei cittadini arrivata all'amministrazione.
L'Osservatorio Ambientale è stato richiesto con una una petizione sottoscritta da 244 adesioni, in relazione alla presenza sul territorio di un impianto a biomasse.


Malfunzionante fin dall'inizio, la popolazione è fortemente preoccupata per gli odori e le probabili
emissioni nocive che ne fuoriescono.
Già dall'8 aprile 2014 il Consiglio Comunale si era espresso per tale osservatorio, ma la giunta non aveva dato alcun seguito. Ora ripete la sua adesione senza volerne discutere i contenuti con chi l'ha presentata e con la stessa opposizione in Consiglio che l'ha sostenuta.
Non se ne preoccupa minimamente.
Non si interroga su quale rappresentanza di cittadini debba partecipare come posseditrice di interessi.
Oltre agli organi competenti, Asl e Arpa, c'è il Comitato del Poggio da anni attivo sul problema.
Ma il comitato non viene considerato.
Ancor meno sarà invitata Rete Ambiente Parma che la Lori, autrice effettiva della variante edilizia, ha bollato come propagatrice di paure ingiustificate.
Nemmeno si chiede con quali modalità di funzionamento e tempi di realizzazione si possa giungere al monitoraggio delle emissioni e valutare il da farsi.
La giunta stessa, d'altra parte, ha appena approvato una variante urbanistica in cui si prevede la possibilità che vengano costruiti nuovi impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile presso
stabilimenti produttivi del settore agroalimentare con particolare riferimento ad impianti alimentati genericamente da grassi di origine animale.
"Art 11.19 Impianti tecnici (U.19): alla norma vigente si aggiunge che gli impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti e per la valorizzazione dei residui di lavorazione artigianale ed industriale quando realizzati da soggetti privati dovranno utilizzare esclusivamente materie prodotte dall'attività insediata per la quale l'impianto viene realizzato..."
Dicendo di limitarsi ad usare prodotti propri delle aziende, ne autorizza di fatto la combustione.
E' il via libera ad altri impianti a biomasse animali simili a quello esistente.
La giunta di Felino, unica in tutta la Food Valley, non si preoccupa della sostenibilità ambientale della combustione di biomasse.
Ha messo addirittura la combustione del grasso nel suo PAES, come fonte rinnovabile di energia.
Il solo Comune ad averlo fatto.
Perché dovrebbe davvero impegnarsi a dar vita ad un osservatorio ambientale?
Perché permettere ai cittadini di pesare le emissioni nocive degli impianti che ha autorizzato e che ha ancora intenzione di autorizzare?
Non ha neanche permesso che se ne discutesse in Consiglio.
L'osservatorio ambientale? Sono più urgenti le elezioni amministrative!

Giuliano Serioli
8 gennaio 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense